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2007 - cammino francese della cri

4 maggio 2007
pamplona - saint-jean-pied-de-port

piove tutta la notte.
mi sveglia un tuono fortissimo.
in italia sarebbe mattino presto, qui è poco più che notte fonda.
i miei soliti problemi a settarmi sul fusorario spagnolo - mi sveglio alle 7.00 e mi stupisco che la spagna per lo più dorma ancora tutta.
l. riderebbe parecchio. e mi sgriderebbe un po', seria e bonaria.
ho un po’ di mal di gola.
il suono della pioggia per strada accompagna il mio alzarmi.
dove sono le stelle che si vedevano dal pullman?
cominciamo in salita.
mi sa che fa freddo.
lo si intuisce anche solo guardando fuori dalla finestra.

le chiavi lasciate nella toppa della porta della pensione scalcinata.
gli zaini già coperti.
il k-way addosso.
un corte ingles sull’angolo della strada - un pensiero a l., ai nostri giorni di barcellona.
uno sms del papà - ha imparato, allora. bello. lo aiuterà a non sentirmi così lontana.
qualche pellegrino per le strade - sono i primi. li scruto. tra tre giorni anche io come loro.
l’albergue da cercare - chi cerca il primo sello, io le indicazioni per sjpdp.
uomini e donne vanno al lavoro. ci danno le indicazioni giuste per muoverci in città. convivono e vivono dentro vie popolate di pellegrini. mi chiedo come debba essere. sono tutti molto gentili.
plaza del castillo. l’arcobaleno sopra un cielo nero di pioggia ripaga dei vestiti già bagnati.

l'albergue del pellegrino.
due ragazze giapponesi si stanno vestendo. mantella e zaino e mani bagnate e occhi a guardarsi.
alcuni pellegrini stanno partendo in bici. fermi sotto il portico con le inferriate, il sedere già sul sellino, un piede appoggiato a terra a tenere l'equilibrio.
un pellegrino di padova. si è perso nell’attraversare i pirenei. è già la terza volta che fa il cammino.

la prima freccia gialla.
deve essere bello.
sapere dove andare.
e andare.
non pensare più a niente.
solo a mettere un piede davanti all’altro.
cammino certo, ovunque vada.
solo fidarsi.
y nada mas.

le ragazze trentine cominciano a camminare.
io non vedo l'ora di poterlo fare.
domani.
dai, cri.
domani.
chissà da dove.
per arrivare da qui a sjpdp bisogna prendere un taxi.
costa 80 euro - devo trovare dei compagni con cui compartirlo, altrimenti non se ne fa niente.
l'alternativa è il pullman per roncisvalle di metà pomeriggio.
potrei prenderlo.
dovrei solo fare pace con l'idea di un punto di partenza diverso da quello che avevo pensato.

biblioteca in piazza.
ha anche internet gratis.
mail per tutti.
così sanno.
scrivere e scrivergli è bellissimo.

in piedi davanti alla biblioteca una napolitana queso y hamon che arriva da saragozza.
briciole di pasta sfoglia nella tasca superiore dello zaino.
continua a piovere.
k-way e fondo dei pantaloni già zuppi.
cerco un bar dove sedermi ed aspettare che apra l’ufficio del turismo.
caffè solo e diario. questa è vita. non so ancora che sarà una costante del mio andare.

le lacrime di un anziano uomo del quebec.
scivolano dolcissime e strazianti tra occhiali spessi e barba di qualche giorno.
un male al ginocchio che non passa, non può più camminare.
per lui il cammino è finito qui, a pamplona, a tre giorni dall'inizio.
si allontana.
due passi, e anche la mantella gialla - svolazzante sole di plastica dentro un cielo di pioggia - è già sparita dietro l'angolo.

una nonna autoctona.
è in giro a fare compere.
mi porta a vedere le strade della festa di san firmino.
la farmacia di sua sorella, sulla piazza dell’ayutamento - ha gli occhi che brillano, mentre mi racconta.
da queste vetrine si gode tutti gli anni la corsa dei tori.
mi chiedo cosa ci sia da godersi, ma evito di fare domande.
non credo capirei la risposta.
e no, il problema non sarebbe la lingua.

una pellegrina francese.
capelli bianchi e occhi da nonna.
pelle della faccia e delle mani cotta dal sole e dalla fatica sulla strada.
mi offre il pranzo al caffè iruna, quello di hemingway.
lei non lo sapeva, che lui veniva proprio qui a scrivere.
che qui, in questo locale che anche oggi è ancora così liberty, sono ambientate pagine e pagine dei suoi romanzi.
glielo racconto.
mi ascolta incantata.
non ne sapeva niente.
mi faccio dare il suo indirizzo.
le prometto che le spedirò fiesta in francese, una volta tornata in italia.
non lo farò mai.
quella promessa disattesa ancora mi brucia addosso.

al tavolino liberty dentro il locale liberty.
racconti di una vita.
la sua collega di lavoro che si è suicidata.
la messa che lei ha fatto dire dentro una chiesa romanica fuori da pamplona.
suo padre deportato a buchenwald.
in un attimo sono sul torino-milano della primavera di un anno prima.
due pellegrini seduti accanto a me stavano tornando a casa dal san bernardino dopo un mese sulla francigena.
il: "via, si va a santiago" di uno era stato auschwitz.
dopo aver visto quell'orrore durante un viaggio, aveva bisogno di ritrovare fiducia nell’uomo.
storia e storie che si incontrano.
cerchi che si aprono e si chiudono.

stazione degli autobus.
rivedo la pensione della notte . è così diversa nella luce buia di questo pomeriggio.
un taxi e tre compagni di viaggio: due signore più o meno 50enni e juan, della patagonia.
juan parla molto [troppo?]
gira con un’armonica a bocca in tasca.
questo è un dettaglio che mi piace.

tutta la strada fino a sjpdp.
io stamattina non avrei mai pensato di arrivarci.
ero già pronta a iniziare da roncisvalle.
sarebbe stato cammino comunque.
sarebbe andato bene comunque.

accoglienza a saint jean.
primo sello.
adesso.
adesso sì.
adesso è iniziato il mio cammino.

mi sento il mondo addosso.
mi sento dentro il mondo.
le tedesche.
l'argentino.
il ragazzo italo-libanese che è dietro la scrivania dell'accoglienza.
io italo-svizzera.
l'essere in francia oggi.
il sapersi in spagna domani.
felicità addosso.
andremo.
andrò.
e sarà.
finalmente sarà.

albergue da christiane, contessa dei piedi nudi.
gira sempre scalza.
obbliga tutti a girare scalzi per casa sua.
“perché tenere su le scarpe?”, chiede.
mi tolgo le scarpe. non mi pesa per niente.

ci accoglie in casa sua, christiane.
in corridoio, suo figlio si sta preparando per andare a giocare a calcio.
alle pareti le loro foto.
animali che girano e pentola sul fornello.
normale vita.
normale vita di una famiglia normale.
sensazione di capitare in una loro vita di sempre.
ed essere accolti esattamente lì, dentro alla loro esistenza di ogni giorno.
mi pare una delle accoglienze più belle possibili.

un salto nella chiesa di sjpdp.
un pensiero a tutti i pellegrini che da secoli passano di qui.
quanti sono?
quanti sono stati?
in che passi sto per immergermi?
che orme ricalcherò?
mi pare tutto parecchio più grande di me.

passi lenti per le stradine di questo paesino ai piedi dei pirenei.
una luce grigia di cielo che minaccia pioggia bagna tutto ed ognuno.
il profumo di cioccolato e curry.
penso a c., quando diceva: “goditi ogni attimo, cri. ogni sguardo. ogni odore”.
cioccolato e curry.
pensa te.
chi l'avrebbe mai detto che sarebbero stati questi, i primi odori legati a questo mio cammino?

racconti in camera.
parlano portoghese - srrve solo un po' di attenzione in più da parte mia.
quell'uomo sopravissuto con un altro ad un naufragio.
gli altri loro sei compagni morti in mare.
ha deciso di appoggiare sempre e per sempre i suoi piedi per terra.
cammina da 44.000 chilometri.
sono milioni di passi.
fede incrollabile.
vive offrendo i suoi servizi come giardiniere.
quello che per vivere cuce mantelle di plastica.
quella pellegrina di 89 anni che era sul cammino settimana scorsa.
[uh. se lo sa il nonno].

dopo cena, seduta al tavolo, scrivo il diario.
di fianco si parla di elezioni in francia.
di donne.
di emozioni.
di lacrime.
di risate.
del fatto che se hai voglia di piangere, piangi.
se hai voglia di ridere, ridi.
quando dicono che l’importante non è arrivare.
l’importante è partire.
anzi.
neanche.
l'importante alla fine non è neanche parire.
l'importante alla fine è decidere di partire.

sono partita.
domani partirò.
 
Cry
Hai trovato il modo per trasportarci per un mese
O almeno è quello che faccio io appena sveglio:
- aprire gli occhi
- alzarmi
- aprire il sito e cercare se hai scritto la tappa
- far su una siga
- andare in giardino a leggerti
 
Beh? Che si fa qui, si batte la fiacca?
Finora ho letto solo di grandi spostamenti in bus: quand'è che si comincia a camminare? :-))

(lo dico per il Griffo: se non scrivi non può incendiare la siga ed andare in giardino a fumare.
Poi mi diventa nervoso ... ) ::-)
 
Esatto
Se non trovo nulla mi tocca fumare andando a chattare in wapp, che però non è la stessa cosa ::-)
Dai Cry forza
 
dai.
per la sigaretta dopo il pranzo della domenica, tra balcone e ciliegio.
mica che mi diventiate nervosi.

:amore:

cri
 
5 maggio 2007
saint-jean-pie-de-port – roncisvalle

passano i primi pellegrini sulla strada oltre la finestra della camera.
li sento da dentro il sacco a pelo.
il primo risveglio in questo altrove.
il primo risveglio in questo atlrove che mi sarà casa per un mese, sperabilmente.

la ragazza portoghese.
a scriverne oggi - guccini addosso.​
la canzone della bambina portoghese.​
e poi, e poi, tutti chiusi in tante celle,
fanno a chi parla piu' forte
per non dir che stelle e morte fan paura.
che sì.​
anche le stelle possono fare paura.​
e ancora.​
le cose piu' belle e la gioia del caldo alla pelle.
la sua faccia tra le lenzuola, dentro al risveglio.
occhi pesti di prima mattina, addosso i resti di un sonno non ancora finito.
incredibile come si diventi in un attimo intimi di sconosciuti.
la nove del gemelli non è lontana per niente.

una bustina di the ricevuta in regalo.
a seguire una tazza di the compartida.
il vix vaporub, il profumo che mi lascia sulla mano sinistra.
ha lo stesso odore dei miei raffreddori da bambina.
per sempre basteranno l'odore di vix vaporub, di canfora o di sterco di mucca per catapularmi in un attimo lì, su quelle strade di spagna, dentro quell'altrove di mondo altro, per sempre mio.

i miei primi veri passi sul cammino.
sono diversi da tutti gli altri.
sono passi di vita dopo anni di sogno.
sembra bello.
mantella.

mi manca qualche moneta per pagare il caffè.
faccio per tirare giù lo zaino per prenderle.
dice il barista: "basta tu sonrisa".
che vuoi fare, se non sorridergli.
e sorridergli.
e sorridergli ancora.

attraversamento dei pirenei.
vento.
neve.
freddo.
nebbia.
qualche rara occhiata di sole.
le colline, i cavalli, la strada fatta, i sentieri lontani. disegnano geometrie nel verde, prima che siano mangiate dalle nuvole.
dei pastori. quattro mucche e un cane al lavoro.
una croce piantata per terra. altre croci accanto, a farle da cornice. sono fatte a mano.
i pellegrini che ancora e anche quest’anno sono morti cruzandos los pireneos.
davanti a noi: parecchia gente.
dietro a noi: praticamente nessuno, siamo quasi gli ultimi, partiti dopo tutti gli altri.

la felicità dentro l'esclamazione: “vedo la madonna”.
potrebbe parere blasfemo o almeno onirico.
chi ha attraversato i pirenei in una giornata di nebbia sa.

mi faceva paura, questa prima tappa.
mi aspettavo una strada completamente diversa.
pensavo fossero sentieri tra i boschi.
e invece è moltissima carrettera nel nulla.
a sera scriverò uno sms a f.: "pirenei attraversati. fanc**o i pirenei. il grosso è fatto".
[benigni ed il suo: "E il grosso è fatto", disse la mamma di Ferrara quando partorì" non sono lontani]
sulle mail per tutti e per chiunque sarò molto più diplomatica. scriverò: "i pirenei attraversati. ed è un sogno".

i fiori su al passo.
la bavosa nigra.
il fango pesante.
il bosco, davvero incantato. tra foglie nuove di un verde fresco e rami bagnati si dipana la nebbia. paesaggio da gnomi.
il cartello: 765 km hasta santiago. tantini. pollyanna direbbe: "per certo meno che stamattina".
la fontana di rolando.
il bivio e l'indecisione.
alla fine scendiamo per bricchi.

ha sulle spalle uno zaino messo tutto storto.
deve dargli molto fastidio. non serve molta fantasia per immaginarlo. basta essere andati in montagna qualche volta.
lo aiuto a sistemarlo.
dice: danke.
un attimo di silenzio.
diventa fiume.
parla.
dice.
racconta.
norbert.
dai 18 ai 43, venticinque anni di alcolismo e di droghe.
ora pulito da dieci anni, da quando ha rischiato di morire.
ha dentro riconoscenza per la vita.
nuove consapevolezze.
per questo cammina.
in tasca una bustina di tabacco da fiuto.
sniffa spesso, una presa di tabacco nell'incavo tra pollice e indice della mano sinistra.
mi fa sempre un po' impressione, quel suo gesto abitudinario e nervoso.
vuole pregare di gratitudine per questi dieci anni di vita - conquistata a morsi e avuta in dono.
trova la chiesa chiusa.
io sono sicura che chi doveva vederlo, lo ha visto. e amato.

giovanni, brasilero che toma fotos. una concha appesa al collo con uno spago.
klaus capelli lunghi. sembra sempre arrabbiato. ma lo vedo sorridere, seduto sul letto mentre parla col brasilero.
marzia, la prima ragazza italiana che incontro. dice: “davvero sei italiana? ti ho sentito parlare in ogni lingua possibile.” le faccio vedere il tricolore che porto appeso allo zaino.

roncisvalle vista dall’alto in mezzo alla nebbia.
160 posti letto in un'unica camerata.
tre file di letti a castello matrimoniali dentro altezze da medioevo.
quei lampadari.
pellegrini che arrivano da tutto il mondo - nel letto sotto il mio dormono due giapponesi.
babele di lingue parlate e comprese.
babele di vite accolte ed offerte.
è bellissimo.
bellissima la sensazione di essere a casa nel mondo.
canti gregoriani a fare da sottofondo.
uno solo è l'aggettivo da usare.
e quell'aggettivo è: suggestivo.
mi chiedo com'è oggi.
sarà ancora quello, l'aggettivo da usare?
temo di no.
e non sanno quanto si perdono, i nuovi pellegrini.

la biblioteca che c’è.
variegata e multilingue, come il mondo.
come il mondo che passa di qui.
inutile dire da dove vengono i libri appoggiati sugli scaffali.

lo scaffale: "prendi quello che ti serve, lascia quello che non usi".
avrei voluto aver scritto un elenco di quello che c'era dentro.
sarebbe stato divertente ed istruttivo.
le nostre certezze di sempre - àncore e coperte - che in 8 ore e 28 chilometri pesano piombo, sgretolandosi.

l’armadio con gli scarponi.
il fango sotto le suole.
la carta da giornale.
qualche foglio già appallottolato in una scatola - assorbenza certa, umile e pronta all'uso.
delicatezza e cura dentro il niente.

cucina aperta, zuppa sul fuoco.
i postres stanno uscendo su un vassoio.
ci ho lavorato, in una cucina.
so quanto è frenetico questo momento.
ma non si trovano helmut e marianne.
la cuoca del ristorante. pianta lì tutto per ascoltare la mia preoccupazione.
si attacca al telefono e chiama altre pensioni di qui per vedere se alla fine sono arrivati.
no, non sono arrivati.
ma arrivano - arrivano, mentre li cerchiamo - stravolti e a pezzi.
mi crolla addosso, marianne.
si abbandona a me con la sua devastazione addosso.
non lo sapevo ancora, ma la tengo stretta come mi fosse figlia. potrebbe essermi madre.
la rivedrò dopo cena.
terrà in mano due scodelle di minestra calda.
le regalerò il mio jogurth.
"es el postre del menu del peregrino. lo avevo tenuto per domani. tienilo tu".
basta poco, per esserci.
bastano due mani tese.
e voler esserci.

zuppa.
trucha y papas fritas.
yogur come postre.
agua.
non lo sapevo, lì per lì.
ma ero dentro la tradizione.
chi non ha mangiato trucha a roncisvalle?
si mangia ancora, la trucha a roncisvalle?

riesco ad arrivare in ritardo a messa.
e no, non il quatro d'ora accademico.
un'ora e mezza di ritardo.
quando le cose le faccio, le faccio per bene.
inutile dire che della messa non c'è più traccia.
mañana por la mañana.
rispetto al 2002 è un notevole progresso.
allora avrei detto: doman mañana.
e avrebbero riso tutti.

zona lavanderia nel sotterraneo [è ancora lì sotto, la lavanderia? esiste ancora un sotterraneo accessibile, a roncisvalle?]
i miei calzini lavati.
l'hospitalera dice: "dammeli".
li infila dentro la centrifuga insieme ad altri panni pellegrini.
escono già molto asciutti.
li piego in un attimo.
l’hospitalera piega panni non suoi e sorride, persa nei suoi pensieri e nelle sue mani al lavoro.
io una madre me la immagino così.
cura e amore e dedizione, a prescindere.
e sogni, anche e molti - ma questo l'ho imparato in questi anni.

nel letto.
mi abitano le immagini di infiniti altri pellegrini che arrivano da un tempo lontano anni e secoli.
musica e roncadores cullano ogni mio pensiero.
alle 22.00 rumore secco di interruttore - basta musica, basta luci.
c'era brusio.
in un attimo è silenzio.

rimaniamo noi - la nostra vita stesa grata dentro questi lettini.
rimaniamo noi - da oggi pellegrini.
 
Ultima modifica:
"Non ho moneta per pagare il caffe".
"Mi basta il tuo sorriso"!
"Che fare se non sorridere e sorridere ancora?"


E dillo che col caffè ci sarebbe stata bene una napolitanas de chocolate e magari un succo d'arancia! :rofl: :rofl:

Al di là delle facili battute ... è sempre un piacere leggerti, Cri! :cuore:
 
Meraviglioso. Grazie, grazie per aver condiviso tanto sentimento. E' arrivato al momento giusto, quella carezza attesa.....
 
Ti amo Cry
(L’ho scritto e cancellato e riscritto, perché non lo dico spesso, anzi quasi mai, ma è ciò che ho pensato leggendo)

Hai la capacità di teletrasportare con le tue parole nello spazio e nel tempo.

Molte frasi han dato un colpetto secco al cuore, ho scelto solo questa


dentro quell'altrove di mondo altro, per sempre mio
 
Raùl
E dillo che col caffè ci sarebbe stata bene una napolitanas de chocolate
mi sono riletta.
ed effettivamente sì.
la facile battuta era servita su un piatto d'argento.
:rofl: :rofl: :rofl:

Griffo
per fortuna che ero seduta, mentre ti leggevo.
ti immaginavo lì, in giardino.
sigaretta in mano.
a scrivere e cancellare.
e scrivere e cancellare.
e poi scrivere.
e premere invio.
:imbarazzo:
 
6 maggio 2007
roncisvalle – zubiri

juan durante la notte decisamente un po’ troppo nella mia cama.
lo rimetto al suo posto.
ma non va bene.
non va bene niente.
dirà: sognavo di cadere.
facciamo che gli credo.
ma anche no.

musica dalle 5.50.
luce accesa alle 6.00.
gipsy kings di prima mattina.
altro che canti gregoriani.
in attimo sono a polsa, valbondione, crans e vigo. ciao, ragazzini.

alberto di maiorca.
riccioli morbidi e neri lunghi fino alle spalle.
ma quanto è bello, sto ragazzo?
quanto?
[sì. lo ammetto. ho un debole moooolto, moooolto debole per gli uomini con i boccoli. se sono neri, poi].
di prima mattina, seduti al tavolo accanto alle lavatrici.
io scrivo e lui legge.
aveva un giornale.
ha venduto la sua quota.
di sé dice: “soy un arista”.
poi si alza.
ed esce per fare yoga.

rimango seduta.
continuo a scrivere.
scriverò molto, nei primi giorni.
poi no.
poi scriverò meno e sempre meno.
camminerò e vivrò.
passi e vita sono infinitamente meglio di qualunque parola si possa scrivere.

messa del pellegrino alle 8.30.
poi via, con tanto di benedizione.
noi in piedi lì ai piedi dell'altare.
in attesa.
della benedizione.
e di tutto, tutto il resto.
ma cosa sia il resto non lo sappiamo.
non lo sappiamo proprio.
non possiamo neanche intuirlo.
non si intuisce mai, la vita, prima che questa accada.

i primi tre chilometri.
la colazione al bar.
caffè lungo sin leche e brioche alla marmellata.
sono buonissimi.
c'è da dire che a 4 ore dalla sveglia, dopo tre chilometri di pioggerellina e di freddo, anche un tozzo di pane secco e dell'acqua mi sarebbero parsi nettare.
a distanza di anni ho esattamente appiccicata addosso quella luce verde e fradicia di umido di quella sosta lì.

ancora terra zuppa.
ancora scarponi fradici.
ancora quella zeppa di fango a fare da suola.
occhio, cri.
occhio.
è un attimo scivolare e spezzarsi algo.
scivoloni: due.
algo spezzato: zero.
per fortuna.
i miei pantaloni però hanno per certo visto giorni migliori.

in un recinto due montoni combattono sotto un cielo scuro pieno di nuvole.
il rumore delle loro corna nel silenzio del mattino.
toc.
e nello scriverlo, lo sento ancora, quel suono così cupo e così secco.
toc.

una banana compartida.
una coca cola con la cannuccia.
quel giallo di buccia e quel rosso di lattina.
brillano dentro il grigio di queste nuvole basse.

michael è altissimo, cammina da solo.
il suo zaino picchia nei rami.
ogni volta si fa la doccia.
ci sono dei vantaggi ad essere alti un metro e tre mele, come me.

sedad, vive ad amsterdam, è di origine turca.
mi chiedo cosa ci faccia sul cammino.
mi chiedo perchè cammini a piedi fino alla tomba di giacomino nostro, che per lui ed il suo popolo è da sempre santiago matamorosos.
lui?
davvero?
ma perchè?

ha almeno cinquan'anni, sedad.
ed una fanciullezza bambina dentro gli occhi.
scutano il mondo, quegli occhietti da topolino vispo.
sono pieni di gioia e gratitudine.
sono pieni di estrema gratuità.

conosce juan da tre ore.
sempre si sono parlati solo attraverso di me che traducevo dallo spagnolo all'inglese.
in un prato, seduti su sassi in mezzo all'erba bagnata, sedad regala a juan il coltello che era di suo padre.
dice: "te lo regalo, perchè io e te siamo fratelli".
fratelli?
dopo tre ore?
davvero?
ma davvero?
non ne vedevo il senso.
non ne capivo la ragione.
neanche adesso ne vedo il senso - non c'è alcun senso.
neanche adesso ne capisco la ragione - non c'è alcuna ragione.
ma.
ma tredici anni di vita mi hanno insegnato che possono bastare tre minuti, tre ore o tre giorni.
c'è della vita.
e accade.
semplicemente accade.
dopo - dopo - nulla è mai più uguale a prima.
tredici anni mi hanno insegnato che non tutto ha un senso e non tutto ha una ragione - per fortuna.
quello che per molti si potrebbe chiamare follia, per alcuni si chiama cuore che batte - e anche forte, parecchio forte.
è vita.
semplicemente ammaliante, meravigliosa vita.
ed è bellissima.
va bene così.
va molto, molto bene così.

un vecchio usa sua moglie come appoggio per camminare.
“e lei cosa usa?”
“lei usa me.”
mi viene in mente una cosa che mi raccontò papina, una e mille vite fa.
"Un giorno un ragazzo domandò ad una ragazza "Hoisi spacciai sa vida cu imi?" e lei rispose di sì. Dopo cinquant'anni, davanti a confetti color oro, lui riformulò la domanda e lei rispose ancora di sì. Adesso hanno 90 anni, a Lourdes hanno festeggiato 65 anni di matrimonio e ancora si guardano negli occhi sorridendo".
Hoisi spacciai sa vida cu imi?
vuoi finire la tua vita insieme a me?

quel vecchio incontrato e sua moglie sono sulla buona strada.
e no, non intendo questi sentieri spagnoli su cui li ho trovati.
arrivare insieme a quell'età lì è grazia.
per certo anche parecchio lavoro di bassa manovalanza.
ma grazia, sopratutto.
camminano leggeri.
si hanno.
si bastano.
che altro gli serve?

un pellegrino con uno zaino piccolissimo ci viene incontro.
cammina da santiago a gerusalemme.
mi incuriosisce.
non avevo mai pensato che si potesse fare de vuelta.

tim al tavolo dell'albergue.
tim?
pensa te.
lo ritrovo qui, dentro questi appunti presi allora con brutta grafia veloce e disordinata.
tim.
ero convinta di averlo incontrato a navarrete.
credevo di saperlo bene, che tim è stato uno dei miei 4 amici con cui ho camminato fino a santiago.
e invece.
memoriae volant [anche la mia, nonostante abbia una memoria d'elefante per dettagli insignificanti], scripta manent.
perchè dai, per certo è lui.
chi altro può chiamarsi tim, burton a parte?

seduta sui gradini dell’albergue.
un pellegrino arriva in bici e riparte subito.
vuole arrivare a roncisvalle.
altro "che prendo il taxi o prendo il bus?".
il mio quaderno aperto.
in fila contro il muro scarponi pieni di fango stesi ad asciugare.
speriamo che asciughino per domani.
speriamo che asciughino anche i miei capelli.
[avevo trent'anni. e già la cervicale di un'ultraottantenne. male. molto male].
sole dentro il pomeriggio.
sole sulla faccia.
 
Ultima modifica:
Una stupenda carrellata di "anime da Cammino": ognuno con i suoi tic, le sue stranezze ed un pizzico di nobiltà che non guasta mai.
Adesso i frequentatori dei sentieri sono molto cambiati: più attenti al contapassi che ad affratellarsi come Sedad e Juan.
Più attenti al GPS ed alla "performance" piuttosto che a "compartir platanos".

Forse è solo una mia impressione?
 
Forse è solo una mia impressione?


raul.
sono la meno indicata a risponderti.
sai che sono anni che non cammino su quelle terre.
e sai anche che l'ultimo cammino fatto - l'inglese con il nonno - è stato un cammino molto suo e mio, molto "nostro", avvolti e chiusi su noi due insieme per giorni dopo anni.

ma.
nel 2013 andai con ale a prendere il nonno a finisterre.
ale aveva 4 anni.
giravo con il passeggino.
questo quello che scrissi allora:

"perché nessuno mi ha aiutato quando cercavo di tirare fuori sotto la pioggia il passeggino incastrato nel bagagliaio del pullman?
dov'è finita la solidarietà in cui so dovrebbero aver camminato per 900 km tutti i pellegrini che erano insieme a me sul pullman che arrivava da santiago?"
oggi aggiungerei anche: non si tratterebbe neanche di compartir algo o di fratellanza pellegrina.
basterebbe essere uomini, un minimo signorili.
ma questo è.

forse la signorilità negli uomini sta scomparendo [e doverne educare tre, da questo punto di vista è una sfida che va vinta].
forse l'acidità in me sta aumentando [a diventare giovani...].
forse si condivide ancora, ma nelle stories di instagram, che è più figo e meno faticoso che sollevare passeggini.

cri
 
Mi stavo perdendo il tuo bel diario di una pellegrina in erba.

è bello rileggere le emozioni e i pensieri del pellegrino al primo Cammino.

Ci ricorda ancora una volta cosa è essenziale in un Cammino.

Quell'essenzialità che come dici tu ora si sta perdendo nelle comodità del Cammino massificato.

Ho fatto in tempo a dormire a Roncisvalle nella vecchia collegiata. Era sicuramente più sgangherata dell'albergue attuale, ma vogliamo mettere quanto era suggestivo dormire sotto quei lampadari?

La trucha credo che ancora la facciano (ormai è un piatto tipico della località) ma altre cose dubito ci siano ancora...

Un abbraccio Cri e grazie por compartir.

P.S. Ma quando devi essere orgogliosa di papà Giordano. Che bella lettera. Tuo padre aveva già capito tutto del Cammino pur non essendoci mai stato (e senza che tu gli potessi raccontare molto perchè neanche tu c'eri ancora stata). I miei genitori si sono fatti un'idea vaga del Cammino solo ora, dopo dieci anni.. X-)
 
Ultima modifica:
Raùl non è una tua impressione, purtroppo è così. La stragrande maggioranza va con musica sparata nelle orecchie e via. Fanno a gara sua a chi arriva primo sia a chi percorre più km ogni tappa.
 

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Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

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Libretto "Racconti in cammino"

I libretti di 55 pagine raccolgono i migliori racconti dei 3 concorsi letterari organizzati dal forum

Il costo comprende anche le spese di spedizione.

Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

Scudetto PPS

Lo scudetto è realizzato in stoffa e può essere cucito o incollato dove si desidera, non è termoadesivo.

Il costo comprende anche le spese di spedizione che variano a seconda della quantità ordinata.

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