3 giugno
13 tappa: da santa irene a santiago
suona la sveglia, la prima di tutto il cammino.
un grillo canta dentro la notte.
il mio zaino, un vaso di ortensie secche, la pendola che ticchetta.
quel "ben arrivata, anima pazza".
camicia, aria fredda, bastoncini dimenticati.
tornare a recuperarli, la porta per fortuna solo accostata alle mie spalle.
una luminaria accesa nella notte, onirico da film.
camminare nel buio.
inoltrarsi nel bosco - "hai trovato il lupo, chica italiana?".
due pellegrine davanti a me.
"ti aspetto davanti all'accampamento".
risate anche alle 6.30 del mattino.
i pellegrini davanti a noi diventano sempre di più.
siamo gruppo, fiume, fiumana.
incediamo tutti - un passo dopo l'altro.
incediamo tutti - santiago aspetta.
incediamo tutti - santiago è lì.
incediamo tutti - santiago è qui.
pensavo mi avrebbero dato fastidio, tutti questi pellegrini intruppati insieme.
invece no: sono morbida, indulgente, aperta. qualcuno potrebbe usare l'aggettivo tollerante.
c'è spazio per tutti, sono solo una minuscola, immensa parte di un tutto più vasto.
siamo.
insieme siamo.
solo insieme siamo: umanità altra, in cammino, a cercare, a cercarsi.
andiamo.
un passo.
dopo un passo.
dopo un passo.
"era ora", colazione al chilometo 15.
"ma dai, eccoti, pensa te".
italiano, amico di p. e f., ci eravamo visti un'unica volta a berducedo,
"allora? come va? dove sono gli altri?".
"p. ha mollato".
"come ha mollato?".
"ha mollato. a lugo".
p., quello del: "arrivata?"
"da più di qualche minuto"
"bene, posso smettere di preoccuparmi"
"mi bado da sola. vai tranquillo".
pensa te.
ci sono cammini.
e cammini diversi.
"accanto all'aeroporto di lavacolla c'è una chiesetta, dobbiamo fermarci a sellare. lo dice la mia guida"
[m. continua a essere teutone nell'animo, non ci si può fare niente].
aeroporto, chiesetta, zaino appoggiato.
musica giusta oltre la porta aperta.
gradini.
una ragazza, italiana e turigrina.
[glielo leggi addosso ai turigrini, che lo sono. lo dicono i vestiti, gli zaini, il grado di sporcizia dei calzini, il modo in cui stanno, si muovono, sono].
e però.
e però questa ragazza.
questa ragazza sui gradini di questa chiesa, avvolta da questa musica, dentro questi ultimi chilometri del suo breve andare, scoppia a piangere.
ed è così bella, mentre piange.
così vera.
così umana.
così viva.
così qui.
così fragile.
così affidata.
così pellegrina.
così immensamente, íntimamente pellegrina.
la guardo.
la guardo avvolta dalla stessa musica che avvolge me.
mi commuovo.
"sei bella, sai. sei così bella, con quelle tue lacrime".
vorrei dirglielo.
non le dico niente.
m. seduto al bar, caffè e sigaretta.
butto un occhio al telefono.
whatsapp: "te la ricordi a.?".
certo che me la ricordo.
no.
no.
no.
ca**o.
ca**ooooo.
nooooo.
io questa roba non voglio leggerla.
io questa roba non voglio saperla.
io questa roba non può esistere.
io questa roba non deve esistere.
invece, ca**o.
invece sì.
esiste.
esiste terribile.
esiste orrenda.
i vecchi pellegrini lo dicono sempre: "l'arrivo a santiago ti sorprende ogni volta. non sai mai come arrivarai su quella piazza, cosa avrai nel cuore, che vita ti batterà addosso".
stavo arrivando a santiago regina della mia vita - passione, respiro, vita, passi, entusiasmo, felcità, allegria, essere, cuore a battere forte, vita a splendere.
invece, ca**o.
invece all'improvviso.
18 anni, una porta chiusa dall'interno, un legno sfondato, una stanza vuota.
com'è possibile?
come ca**o è possibile?
com'è possibile non trovare alternative, non riuscire neanche a immaginarle, neanche a sognarle?
com'è possibile sempre?
com'è possibile a quell'età lì, così nuovo?
come fa quella madre?
che lacrime piange?
da che viscere lo tira fuori, quel dolore lì, il più maligno di tutti?
come fa a uscirne?
come farà a respirare, vivere, amare, sorridere da adesso in poi?
l'arrivo a santiago mi soprende ancora una volta.
i miei ultimi chilometri, la piazza, la nostra cattedrale alla fine di questo primitivo sono solo di a. e di f.
è figlio suo.
potrebbe essere figlio mio.
potrebbe essere figlio di chiunque di noi.
"vieni, camminiamo in silenzio".
ferma in uno slargo, la ragazza che prima piangeva.
mi avvicino.
"posso? posso abbracciarti? eri così vera, prima, davanti a quella chiesetta, tu, il tuo zaino, le tue lacrime. mi hai commosso. sei bella. sei bella di vita quando batte forte. poi sai, un attimo dopo averti visto ho avuto una di quelle notizie che definirle di merda sarebbe un eufemismo, e non so. prima non te l'avevo detto, quanto eri bella, e però ora non dirtelo mi pare uno spreco, quindi ecco, te lo dico, ecco, te l'ho detto".
glielo dico di parole.
glielo dico di braccia che stringono e stringono forte.
dentro quell'abbracciare piango, con almeno 10 chilometri di anticipo sulla commozione probabilmente pianificata dalla guida alemanna.
un passo.
dopo un passo.
dopo un passo.
sempre.
anche quando sei straziato dal dolore.
anche quando niente ha senso.
anche quando tutto crolla.
un passo.
dopo un passo.
dopo un passo.
non c'è altro da fare.
davanti a me tre ragazzine italiane parlano di un cane: me le mangerei, per questo discorso insulto che stanno facendo ai margini di dolore e cattedrale.
i passi davanti alla tv gallega, mood inadeguato.
i ponti sopra l'autostrada.
il cartello stradale che mi ricordavo ma non trovo più.
il cartello lgbt-friendly.
"ancora un caffè?", "no. stavolta proprio no. adesso voglio solo arrivare. adesso voglio solo essere arrivata".
l'ingresso in città che me lo ricordavo infilarsi dentro la vita che procedeva oltre la presenza pellegrina, ora invece è un affondare appiccicoso dentro il pilgrim-mercimonio: tatoo, desajunos, albergues, bar, menù del dia, platos combinads, spillette, altri tatoo.
un nugolo di bambini - passino i turigrini, la folla degli ultimi chilometri, il cammino che è cambiato - ma avvicinarsi alla cattedrale con 200 nani in gita scolastica con i loro maestri no, non ce la posso fare.
ad un semaforo sfodero la milanese che è in me: il verde è solo una convenzione, rosso e via.
attraverso ribelle, allungo passo.
mi lascio alle spalle m., i nani, gli altri pellegrini.
vado.
vado sola.
poi eccola, eccola lì.
oltre i tetti, sopra le case, alla fine di questa via.
"per la cattedrale?", troppo che manco, non mi oriento.
passi veloci.
discesa.
gradini.
gaita.
passaggio coperto.
eccomi.
wow.
eccomi.
ci sono.
ci sono ancora una volta.
casa.
casa.
casa.
che regalo che è.
che regalo che è stato poterci tornare.
piazza.
cattedrale a svettare.
infiniti pellegrini.
solo io.
solo i miei passi.
solo il mio cammino.
wow.
sto.
non sono neanche emozionata.
sono solo a casa.
ed è infinitamente, immensamente meglio.
casa.
tu - santiago - sei la mia casa.
lo sei da molto.
lo sarai sempre.
sei il mio posto.
sei il posto dove io sono più io.
e questo è.
"ci sono"
"ci sei".
non c'è altro da dire.
chi sa sapere, sa.
chi sa sentire, sente.
chi sa vibrare, vibra.
il mio cuore accolto.
i miei passi accolti.
il mio andare accolto.
la mia follia, la mia vita tanta, il mio cuore a battere forte accolti.
ali e radici, follia e stare.
"sei qui. sei qui con me. ti ho portato dentro ogni mio sguardo, ogni mio passo, ogni mio respiro. ora qui. ora qui insieme".
arriva m.
abbracciarsi.
i passi condivisi.
lo zaino lasciato.
"non preoccuparti, te lo guardo io".
entrata laterale, messa di mezzogiorno.
"nè in anticipo [sarei stata tedesca], nè in ritardo [sarei stata italica]. esattamente sul "nel nome del padre" [elveticamente perfetta].
transetto laterale [che suerte, a posteriori].
folla.
cerco spazio.
mi muovo verso l'altare.
scavalco transenna [sono pur sempre italiana].
colonna, pavimento in marmo, stare.
turisti, pellegrini, cellulari accesi, lacrime, preghiere, semplice presenza: mi guardo attorno, c'è di tutto in questa chiesa durante questa messa.
non ascolto niente.
sto.
solo sto.
questo ho.
questo sono.
poi però.
una cosa la sento, una cosa l'ascolto: "una volta si usava per dissipare la puzza dei pellegrini arrivati sfatti sulla tomba dell'apostolo, ora l'incenso serve a traghettare in modo più lieve le nostre preghiere al cielo".
piango.
ciao, f.
ti ho portato al nostro giacomo, a.
che salgano lievi al cielo, le nostre misere preghiere.
i miei tre american boys che erano quattro all'improvviso mi passano accanto: "quando siete andati via in taxi da berducedo ero sicura che non ci saremmo rivisti più, e invece, here we are", ed è quella felicità stupita che solo alcuni incontri sul cammino.
uscire sulla piazza.
tutta la gente che c'è.
tutti i pellegrini.
la felicità ovunque ["secondo me al mondo non esiste una piazza più piena di felicità, amore, energia potente"].
le tre ragazzine che parlavano del cane.
mi erano insopportabili.
ora le vedo qui, stese per terra come tutti noi quando arriviamo, la cattedrale e i passi a brillare dentro i loro occhi.
sono così belle.
così giovani, così felici, così piene di possibilità infinite.
mi avvicino.
"posso dirvi una cosa?".
mi guardano stupite.
"voi non avete idea, ma lo capirete poi, di che regalo vi siete fatte a fare il cammino da così giovani, a poter per sempre crescere e diventarvi con il cammino addosso, a plasmare addosso al cammino la vita che sarà".
e ancora.
"questi occhi, ragazze. questi occhi. non dimenticateveli mai, questi occhi. da adesso e per sempre che sia questo sguardo la misura della vostra felicità. niente meno di così. niente meno di così".
mi sento vecchia.
mi sento madre [che l'ultima volta io ero loro, ora invece sono anche i tratti materni].
chissà.
torno alla mia vita.
vado.
sorrido.
chissà.
non so loro.
io le porterò nel cuore.
sono la nostra speranza, giovani così.
sono il nostro futuro.
sono l'unica possibilità rimasta a questa nostra umanità allo sfascio.
m. e jp. insieme davanti ad una birra sulla strada che porta all'officina del pellegrino: "vieni, ti aspettiamo".
la felicità di essere qui a santiago insieme, tutti e tre di nuovo insieme.
tutti i pellegrini che passano, gli abbracci, la gioia, la felicità.
su tutti:
* le due maltesi ["avete acqua abbastanza?" sulla discesa dalla ruta]
* la coppia di polacchi sempre avvolti da quel loro amore misurato, solido, inscalfibile, sufficiente [quelle facce da cammino che abbiamo io e lei dentro la foto in cui ci abbracciamo strette]
* b., la ragazzina che piangeva nella chiesetta di lavacolla. passa, mi vede, mi chiama, mi abbraccia. e dentro quel suo abbraccio, quel suo abbraccio di ragazza, di giovane donna, di figlia io sto e piango. "mia mamma, un tumore, l'anno prossimo il portoghese", ha fatto cento chilometri, è pellegrina più di tanti.
clare e cañas come se non ci fosse un domani: serve fare festa, farla ampia, farla allegra.
fabada e uovo, che madre - mai senza.
officina del pellegrino.
qr-code e un poco di burocrazia.
pensavo peggio.
la compostela, ma è un di più.
sta dentro il cuore, il mio cammino.
tubo di cartone e tavolino nel patio.
perdere la guida ["com'è possibile? ce l'avevo dieci minuti fa? certo che sono sicura. c'era dentro la mia credenziale che ho consegnato al bancone". e niente, se serviva un segno che questo cammino è davvero finito, direi che la scomparsa della guida lo è in maniera inequivocabile].
"ciao, ci vediamo stasera".
vanno in albergo.
non potrei mai.
in piazza.
solo questo voglio.
in piazza.
io.
solo io.
solo io, la piazza, quel pavimento, la cattedrale, il cielo, la schiena a terra, lo zaino cuscino, il
mio cammino, tutta la mia vita.
"davvero, cri? davvero?".
"così pare".
due volte in meno di dieci giorni.
"vivi, cri. vivi. vivi. vivi".
testamento.
urlo.
lacrime.
vivo.
respiro.
gratitudine.
vivrò.
respiro.
promessa.
seminario menor.
"paso mortale" fino all'ultimo, ridiamo via whatsapp.
l'ultimo check-in da pellegrina.
il cartello che mette in guardia dalle chinces [come mettere subito tutti a proprio agio].
il letto 1077 [ma quanti posti ha questo seminario? quanti seminaristi sono passati da qui? quanto era più potente e disperata, la chiesa di allora?].
un ultima doccia compartida.
muro di portici in piazza.
schiena appoggiata.
"eccoti. vieni, siediti".
mani a tenersi, dita intrecciate, sguardo commosso.
"certo che c'è posto".
fare spazio.
in tre.
noi tre: m., jp. e io.
qui.
finalmente qui.
tortilla compartida ["non posso pensare di non mangiarla", e no, non l'ho detto io].
pimientos de padron.
pulpo.
vino bianco.
dalla tasca dei pantaloni braccialetti a dire passi, amicizia, legami che solo il cammino.
"domani noi abbiamo trenta chilometri. andiamo a dormire".
in piazza da sola.
la sera calata, la meno gente, quell'aria di festa ai margini della fine.
sto.
sto per un tempo lunghissimo.
"quanto alla piazza, alla fine non si trova assolutamente nessuno. tranne sé stessi, macinati e poi sputati, uguali ma mai più. ed ogni volta è esattamente così".
esattamente.
ogni volta è esattamente così.
un "dove siete? vi raggiungo".
r., r. ed e. nel ristorante appena sotto il palazzo de los reies catolicos.
"eccovi".
"eccoti".
quella felicità-cammino.
quello stare bene insieme.
"no digo que vaya a ser facil però si duda merece la pena": dito su sua pelle, stoffa su mio polso.
entrare in piazza abbracciati.
"tu algria me queda loco": baci in bilico, tuna sotto i portici.
"dai, ancora una birra".
"possibile non ci siano bar aperti?".
"là", la calda luce gialla in fondo a questa calle che ha addosso secoli.
"devo andare. a mezzanotte e mezza chiudono la porta".
"sei arrivata in tempo?".
"mi sono persa, ma solo poco. e cmq sono arrivata in tempo".
"buonas noches, cenicienta".
seminario menor.
sonno ovunque, secoli passati.
una poltrona rossa, due italiani parlano lontani.
sto.
addosso la vita.
addosso infinita, immensa, lumionosa vita.
che roba, che è il cammino.
che roba che è arrivare a santiago.
ogni volta.
sempre.
cri