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2007 - cammino francese della cri

Grazie Cri
per ora
che devo metabolizzare
il tuo Cammino
riletto tutto

nel 2007 ero li
per la seconda volta
solo un paio di mesi dopo

però ricordo ancora
- ci sono le fotografie -
la tua accoglienza con Guido
qualche anno più tardi
su quella piazza
sotto una pioggia battente

E si, anche quella volta era stato
un Buen Camino
 
Cri che dire? Tanta emozione leggerti e alla fine anche qualche lacrimuccia per emozione è scesa dispettosa.
Grazie! :orsetto::-*
 
Grazie Cri, per averci regalato la grazia e la leggerezza delle tue parole; grazie per averci reso partecipi dei tuoi pensieri e delle tue emozioni.

L'arrivo a Santiago, "il primo", arrivo a Santiago, intendo, perchè tutti gli altri seppur belli hanno un altro sapore, è uno dei cinque motivi per cui vale la pena vivere!
Quali sono gli altri quattro, beh ... ognuno ha i suoi, ma sono convinto che questo dell'arrivo, accomuna chiunque ti abbia letto.
E fosse solo per questo, ha gioito con te.

Grazie ancora. :cuore:
Raul
 
Cri...sei unica e non trovo le parole per descrivere le emozioni che mi hai risvegliato... <3
Grazie...
 
8 giugno 2007
santiago - negriera

arrivare.
ripartire.
ancora una volta.
ancora una mattina a ripetere gli stessi gesti di sempre.
ancora una mattina a rimettere vestiti dentro sacchetti di plastica.
ancora una mattina a infilarli nello zaino.
ancora una mattina a spalmare piedi.
ancora una mattina ad allacciare scarponi seduta per terra.
ancora una mattina a rimettere lo zaino sulle spalle.
ancora una mattina a stingere cinghie affinchè il fardello diventi guanto.
ancora una volta in cammino.
ancora una volta pellegrina.

arrivare.
ripartire.
dentro ho tutto ieri.

il bicchiere di coca cola ghiacciata.
limone che mette allegria e ghiaccio a tintinnare.
una tazza di cappuccino.
tracce di schiuma ormai crosta su porcellana bianca.
quei nostri abbracci.
valgono ogni libro o diario o guida del cammino.
guardane uno, uomo in ralph lauren e tod's.
lo vedo che ci stai scrutando.
cosa pensi?
ti incantiamo?
lo sai, vero, che basta un attimo per seminare scintille? e bruciano, le scintille, è la loro natura. diventano fuoco e ardore dentro il cuore. e tu neanche sai come sia stato possibile.
stai pensando: "no, io mai"? [presunzione. non la si riconosce mai. a me ci pensò la vita, ad abbattermi presunzione che neanche sapevo fosse tale ed il mio "no, a me mai"].
guardaci, babbano.
guarda le nostre braccia - muscoli, tendini, pelle e sole.
braccia a tenersi, braccia a darsi.
e no, non dire che è impossibile.
è possibilissimo, tenersi e darsi, nello stesso attimo e per sempre.
guardale, quelle nostre braccia pellegrine.
ecco.
ecco cosa vuol dire aver condiviso la strada.
vero che lo capisci senza che io ti debba spiegare nulla?
sì.
certo che lo capisci.
non è difficile.
il difficile non è capire.
il difficile è arrendersi.
alla vita.
al cammino.
all'amore.
i saluti.
e no.
non è che se ci si saluta veloci ci si fa meno male.
chi è che se l'è inventata, questa tonteria?
forse lo stesso che dice: "i cerotti vanno strappati via in un colpo solo".
e - ululati a parte - la ceretta assicurata su ogni epidermide, dove la mettiamo?
il "wir hatten hüner".
che è vero.
da sempre lo dicono quelli che sanno, quelli che davvero sanno.
lo dicono e hanno ragione.
nessun arrivo a santiago è come il primo.
niente eguaglierà quel mio giorno di agosto lontano.
ma la pelle d'oca per fortuna vive ignara.
non sa le cose che sanno quelli che sanno.
vive.
e prospera.
lo stesso e comunque.
le quattro campanelline.
"quando le suoneremo, saremo lì. perchè noi, per noi, ci saremo sempre".
illusi e grulli.
promessa da marinaio, vestita come sempre e come tutte delle migliori e più nobili intenzioni.
c'eramo solo lì, in quella bolla di cammino.
l'luima volta insieme attorno a quel tavolino ai margini della piazza.
non ci sarremmo mai più stati davvero.
già a francoforte, neanche un mese dopo, eravamo in tre, non in quattro.
"scusate. un impegno all'ultimo. vi chiamo".
e neanche chiamò.
al telefono non rispose.
capita anche nelle migliori famiglie.
una lattina di birra nelle mani di sedad.
"ma stai scherzando? perchè no? sono sicuro che anche maometto sarebbe felice per me".
la cena da manolo tutti insieme.
e siamo tantissimi.
mani abbronzate a mescere blanco.
occhi che non hanno bisogno di parole per dire.
e dire tanto.
e dire tutto.
nel passaggio buio alla fine delle scale - noi seduti su quei gradini, ci rotolano addosso e dentro una fila di giorni e di passi a farsi collana - celtica gaita struggente e nostalgica.

arrivare.
ripartire.
dentro ho tutto ieri.

la cattedrale splendente e noi più splendenti ancora.
una notte scura di buio profondo e illuminato.
le quattro di notte passate da un pezzo.
matthias alle mie spalle, da qualche parte sotto i portici - cerca angolature perfette per foto che diventeranno memoria.
sto.
in piedi su quella piazza.
occhi e cuore a riempirsi di guglie, marmo, pinnacoli e luce.
sto.
passa il camion del lavaggio strade.
attorno ai miei piedi restano ciottoli consunti e bagnati.
sto.
sono sola.
mi brilla addosso la vita.

arrivare.
ripartire.
alla fine è tutto, tutto qui.
alla fine è sempre e solo tutto qui.

arrivare.
ripartire.
ogni volta.
ogni giorno, ogni attimo, ogni passo.
in cammino.
nella vita.
oggi - 2007.
oggi - 2020.


dentro ho tutti questo tempo prima dello ieri.
tutti gli ottocentro chilometri.
tutti questi giorni che si sono inanellati ai giorni per diventare mese, cammino, vita.

dentro il cuore,
negli occhi,
nella testa
ho confusione,
stordimento,
leggerezza,
emozione,
soddisfazione,
tristezza,
nostalgia,
amore,
stanchezza,
felicità,
gioia,
pace,
bellezza.
vita.
alla fine questo: vita.
immensa vita.

arrivare.
ripartire.
dentro, in questi nuovi passi di questa mattina - una mattina di grigio novembrino, di nebbia bassa, di torri della cattedrale mangiate via da una foschia plumbea appiccicata sulla città che già non è più nostra - la sensazione strana e destabilizzante che ci stiamo allontanando.
le conchiglie sui cippi ormai guardano dall'altra parte.
indicano una nuova via.
ed è una nuova via che conduce - va lenta e va sicura, questa nuova via - verso l'oceano.
la fine del mondo.
un'altra vita.
i raggi che sembrano di sole si allontanano verso nuovi cammini.
santiago alle nostre spalle.
la nostra meta dietro di noi.
la mia meta dietro di me.
e noi.
e io.
ancora avanti.
ancora in cammino.
è strano.
dove vuoi andare, quando sei arrivata?

no. non si è arrivati mai.
sì. ci sono ancora molti altri posti dove andare.
sì. ci sono ancora molti altri posti da raggiungere.
anche addosso a me.
anche dentro di me.
la mia meta dietro di me.
io ancora a macinare passi.
è strano.
ma va bene così.

adesso.
adesso ho voglia di mare.
di acqua a lavare via.
di corrente che scorre, sconvolge, sporca, pulisce, lenisce, lascia sedimentare.
ho voglia di finisterre.
di fine del mondo.
di niente oltre quella punta di scogli selvaggi.
ho voglia di questi cento chilometri ancora.
di questa strada.
ho voglia di questo tempo supplementare.
di questi passi ancora verso.

saranno per me, questo tempo e questi passi.
ne ho bisogno.
mi sono necessari per capire.
rendermi conto.
fare mio.
tinteggiare di chiarezza - che faccia chiaro dentro le mie stanze. che sempre faccia chiaro.

ho voglia di mare.
di ore infinite bagnata dalla sua luce.
ho voglia dell'immensità di quell'acqua.
della musica delle onde a farsi silenzio su pelle e su occhi.
ho voglia della sua profondità davanti a me.
della sua infinita potenzialità.
ho voglia di stare seduta sulla terra e guardare verso.

ho voglia di riguardare.
rileggere.
ripensare.
rivivere.
ho voglia e bisogno di rimettere cuore, testa e pensieri dentro questo mio viaggio.
ho voglia e bisogno di rimettere piedi, ricordi ed emozioni dentro questi miei passi.

ho voglia e bisogno di mare, dopo tutta questa terra.
ho voglia e bisogno di mare, prima di tornare a casa.
 
Ultima modifica:
arrivare.
ripartire.


oh si,
che la vita è sempre
arrivare
ripartire

dai Cri che è bello camminare ancora insieme a te
e grazie per permettermelo ancora
 
9 giugno 2007
negreira - olveiroa

la guida dei teutoni lo diceva.

e figurati se non lo diceva.
ancora un po' e quella guida ti dice anche il colore delle tendine alle finestre di quella cascina che incontri lì, dopo l'eucalipto numero 342

“qui non c'è niente, cri.
non ci posso credere.
che abbia sbagliato a contarli, gli eucalipti?
siamo alle solite.
chiacchieravo con te e mi sono distratto.
tu ed il tuo solito italico menefreghismo.
contare e camminare?
e no, lo sai che sono un uomo.
non riesco fare due cose insieme.
ma figurati.
no.
proprio no.
che poi.
sarebbero state tre, le cose da fare insieme: camminare, contare, chiacchierare.
impossibile.
figurati poi.
farle anche bene tutte e tre.
magari avrei anche potuto contare giusto..
certo avrei rischiato di rompermi una gamba.
comunque.
e adesso?
adesso che ho perso il conto?
problema mio, certo.
sicuramente non tuo - lo so già che adesso tu ti butti sotto quell'albero e ti schiacci una pennica.
problema mio.
non certo del redattore - dorme sonni tranquilli, quello”.

sai quella piccola fattoria a destra della quale trovi una panchina in legno

"rileggi un po’.
legno.
vero che dice legno?
mi pareva.
ma scusa.
è in cemento, questa panchina qui.
oddio.
che facciamo?
diceva in legno, la guida.
fammi vedere.
eh, sì.
vedi.
legno.
questa è in cemento.
deve esserci qualcosa che non va.
non può sbagliare, la guida.
ci sarà qualcosa che ci sfugge.
forse è legno dipinto come fosse cemento.
potrebbe essere, secondo te?
dai.
secondo me sì.
sarà così.
legno travestito .
certo che potevano essere un po' precisi.
che diamine.
se uno non sta attento, è un attimo perdersi".

attorno alla quale devi girare tre volte

"come tre volte? ma perché?”
“tre volte. c’è scritto qui. stai per caso mettendo in dubbio quello che dice la guida?”
“no, no, figurati. non mi permetterei mai.”
“tre giri dice, tre giri siano”.
“devo fare anche la giravolta, alla fine?
devo farla un'altra volta?
guardo in su, guardo in giù, do un bacio a chi voglio io.
no, non sei tu.
figurati.
in questo esatto momento ti tirerei un pugno.
e sopratutto - soprattutto - ti brucerei quella guida.
buttala, vah. che è meglio”.

per poi prendere la strada con il fondo più sdrucciolevole

“madre [vedi che qualche parola di spagnolo l'ho imparata anche io. e no, non mi prendere in giro per la pronuncia. certo, certo che non è madrilena. ma non è che perché a te t'hanno presa per argentina che devi fare la figa, adesso].
la strada con il fondo più sdrucciolevole.
questa è decisamente un'indicazione poco precisa.
no, no.
non in assoluto.
certo che no.
ma nell'elenco stilato nelle prime pagine della mia bibbia cartacea mica c'era scritto di portare il calibro.
e adesso, senza calibro, come pensi che possa fare a decidere quale strada ha il fondo più sdrucciolevole?
che poi.
bastasse solo il calibro.
serve anche quella funzione integrale che permette di calcolare frizione e sfregamento.
non è che per caso l’hanno riportata in nota?
no, dici?
mannaggia.
mannaggia a me che dormivo durante le lezioni di matematica alle superiori.
mannaggia a me che quando non dormivo facevo parole crociate nascosto sotto al banco.
mannaggia a me che poi ho studiato letteratura.
me lo diceva, la mutter: “studia qualcosa di sensato. che a riempirti la bocca e la testa di parole, cosa vuoi diventare da grande?”.
aveva ragione.
cosa diventerò da grande?
diventerò un disperso.
ecco quello che diventerò.
un disperso nella lande iberiche.
mannaggia a me e alla guida.

“cri, che si fa?”
“boh. lì c'è una freccia che grida di giallo. la seguiamo, che dici?”
“ah.
comunque le tendine di quella finestra sarebbero state bianche.
ma un lavaggio errato in lavatrice le ha stinte in rosa sporco, quasi antico, a voler essere precisi.
sul bordo del tessuto c'è disegnata una fila di orsetti.
si tengono per mano, i piccoli ursidi e hanno su una cravatta ciascuno.
blu a fiorellini verdi, ovvio.
come lo so?
secondo te?
pagina 189, secondo paragrafo, riga tre.
ci fosse una volta che leggi la guida, cri
io mi chiedo: ma come fai a camminare così poco informata?".

la guida dei teutoni lo diceva.
c'era scritto nero su bianco.
tappa lunga.
tappa noiosa.
e infatti.
questo è.
lunghezza e noia.

capita che servono, lunghezza e noia.
lì per lì non sembra.
lì per lì non sembra mai.
ti chiedi solo cosa ci fai dentro quel nulla e quel vuoto del tutto inutile.
e perchè ti tocca questa fatica qui.
e come farai ad uscirne.
e quando.
e quanto manca.
e io non voglio più.
e io non ne posso già più.
e io non ne vedo il senso.
e io proprio non ne vedo il senso.
e anzi, sai cosa.?
secondo me non c'è nessun senso.
e invece.

capita che servano, lunghezza e noia.
aiutano a chiudersi su sè stessi.
aiutano ad ascolatarsi.
aiutano a non essere distratti.
aiutano a lasciare sedimentare.
aiutano a fare due chiacchiere con i propri occhi ed il proprio cuore - da sempre i discorsi più difficili da sostenere.
aiutano?
naaa.
non è il verbo giusto.
quasi obbligano - eccolo il verbo.
quasi obbligano.
ed è obbligo pesante e salvifico.

capitano che servano, [tappe e] giorni lunghi, noiosi, apparentemente senza senso.
sono gradini.
quando sei in cima ti si disvela il mondo, limpido ed baluginante a confini lontani.
da quella quota raggiunta e fatta tua - sudore e lacrime a scriverti le guance - nuvole e cielo e orizzonte e altro e tu. finalmente tu. nella versione migliore di te stessa.
sono caselle - bastoncino su terra battuta a disegnare campane.
sono rettangoli - gesso bianco su asfalti di periferia a inventarsi spazi infiniti e bidimensionali.
lanci un soldo, sfidi il destino.
salti su un piede,cerchi equilibrio.
salti ancora, precarietà mon amour.
salti molto, dalla terra al cielo.
se ti butta bene - se davvero ti butta bene - dentro il cielo splende il sole.
e lì - lì - è davvero fatta.

per metri e metri andiamo chilometri che paiono senza senso.
non ne avrebbero, non fosse che sono chilometri che ci avvicinano all'oceano.
a lungo si cammina nella nebbia.
c'è un odore umido che pervade tutto.
lo respiriamo con ogni sorsata d'aria.
è un'umidità che riempie ogni bocca, ogni naso, ogni polmone.
rende tutto grigio.
rende tutto pesante.

poi no.
poi si alza il sole.
e vince.
e scalda.
sotto di noi - lago di nulla tra alture lontane - un orizzonte rigonfio di nuvole basse.

lunghezza e noia.
noia e lunghezza.
oltre siepi folte, rabbiosi latrano dei cani.
feroci vomitano addosso paura e spaventi.
ci casco sempre.
mi fregano ogni volta, celati alla vista pronti all'agguato vocale.
improvvisi trascinano fuori da bolle, pensieri, altro ed altrove.
basta un abbaio di gola e ferocia.
mi riprecipitano lì.
dentro questo mio andare.
un passo.
un altro passo.
un altro passo ancora.
è lunga.
sarà lunga.
ma dai.
facciamo pollyanna.
un passo, un altro passo, un altro passo ancora sono tre passi in meno.
e questa è una certezza.
piccola.
minuscola.
anche bella.

vinco una mini-vescica su un dito del piede.
è la seconda di tutto il cammino.
bene.
ma non benissimo.
avesse aspettato domani sarebbe stato meglio.
anyway.
ago e filo - almeno li ho portati per qualcosa.
ed è un attimo.
dovete reggere ancora e solo quaranta chilometri, piedini.
dai, che ce la fate.
dai, che ce la facciamo.

lo spuntino a metà pomeriggio.
un panino imbottito con platano [uno ciascuno] y chocolate [mezza tavoletta a testa].
la merenda dei campioni, senza alcun dubbio.
nonostante il profluvio di endorfine e zuccheri a risollevare il morale - a mali estremi, estremi rimedi - gli ultimi tre [ma anche quattro, ma anche cinque, ma anche sei] chilometri non passano mai.
ovvio, stanno facendo il loro.
stanno seguendo la nota "teoria degli ultimi tre [ma anche quattro, ma anche cinque, ma anche sei] chilometri".
paiono trenta o trecento.
senza la mezza tavoletta di fondente per certo sarebbero parsi tremila.

sole caldo della sera che appena inizia.
muro di horreos a farsi schienale.
biancheria lavata a lasciarsi scuotere fradicia dal vento.
schiena su pietra, ascolto de gregori.
che poi io adesso nello scrivere mi chiedo: ma come feci allora ad ascoltare de gregori?
per certo non avevo musica con me.
a memoria non stavo camminando con degli italiani.
eppure.
le parole di allora parlano chiaro.
ascoltai de gregori.
niente da capire.
pezzi di vetro.
eh.
pensa te.
 
Le guide teutoniche :rofl::rofl::rofl::rofl::rofl:

Ti dicono anche dove devi fare la pipì... e i teutonici le seguono come fosse vangelo :-)Se la guida dice 43 loro fanno 43 ... se dice 4,3 loro si fermano dopo 4,3 km :rofl::rofl::rofl:

Edo
 
Mi hai fatto scompisciare con la faccenda delle "guide teutoni!" :rofl:
Quelli col chiodo sull'elmetto si comportano davvero così: assorti a contare le virgole stampate sulla guida, dimentichi delle quattro frecce monumentali pittate sul muretto su cui hanno appoggiato gli zaini.
Quelle li vorrebbero spedire a sinistra, quasi li scongiurano di andare a sinistra; il porcomondo dei pellegrini sta andando tutto a sinistra col solo intento (una cospirazione!) di mandarli ai pazzi: poco importa, dal momento che la guida dice loro che dovrebbero, anzi,devono svoltare a destra!

Andranno a destra, ovviamente ... e nessuno li vedrà mai più!

Non fanno tenerezza? :amore:
 
I Teutoni anche quando escono a fare due passi, vanno sul sicuro,

Ed anche questa sera il "rito" della lettura dei passi lontani di Cri ha risvegliato il pellegrino sognante
Grazieeeeee
 
Ne ho visti anch'io quelli "teutoni' e come discutevano con chi diceva loro che avevano sbagliato strada, con la guida in mano andavano convinti per poi tornare indietro facendo finta di niente. :rofl:
 
10 giugno 2007
olveiroa - finisterre

l'ultima mattina di cammino.
l'ultima mattima di me pellegrina.
la sensazione strana che ho addosso.
la consapevolezza definitiva che sia ancora solo oggi.
oggi.
y nada mas.
l'idea di cominciare a camminare verso la fine del mondo.
quel punto.
quel punto esatto di fine.
e poi?
e domani?

scarponi.
zaino.
si va.
vado.

c'è un momento.
c'è un unico momento.
ed è un momento che vale ogni singolo metro di questi ottocento chilometri.
è un attimo che vale ogni singolo giorno di questo intero mese.
l'attimo in cui tiri su la testa dal passo.
ti guardi attorno.
riguardi ancora.
vuoi essere sicura.
vuoi essere ben certa.
guardi e riguardi.
eccolo.
è lì.
eccolo.
è mare.

il mare lontano, dopo tutta questa terra.
il mare lontano, dopo tutti questi chilometri.
il mare lontano, dopo tutta questa strada.
il mare lontano, dopo tutti questi passi.
il mare lontano, dopo tutta questa vita.
il mare.
lontano.
e possibile.

avvicinarsi.
avvicinarsi lenti.
al passo di sempre.
arrivare nel punto in cui si riconosce la schiuma del mare sulle onde.
fermarsi.
incantarsi.
riempirsi gli occhi di blu.
di vento.
di niente.
di tutto.
stare lì.
respirare.
stare lì.
perdersi.
stare lì.
non perdersi nulla.

guardrail.
giallo di prato in fiore.
tra l'azzurro del cielo ed il blu del mare, nero di stenti e spettrali alberi bruciati.
appiccicata alle nostre gambe, fuliggine di bosco reso carbone dalle fiamme - sulla pelle geroglifici di sporco e devastazione.
gabbiani galleggiano nel cielo ad ali spiegate. volano alti. paiono volare oltre - sarebbe grazia.
su una discesa asfaltata un albero di limoni.
dei panni volano nel vento di un cielo grigio di nuvole.
il mare - ci è compagno nei passi e nel sempre.

il primo respiro di quando respiri vento salmastro.
entra sale dentro il cuore.
si mesce al respiro.
si mischia alla vita.
l'aria di mare mi si appiccica addosso.
la sento sulla pelle.
la sento sulle labbra.
fa il solletico dentro gli occhi.
ridono, gli occhi, quando il mare ed il vento fan loro il solletico.

quasi finisterre - quasi langosteira
serve fermarsi.​
serve fermare l'attimo.​
serve fermare l'attimo perchè sia.​
serve fermare l'attimo perchè sia ora e sia sempre.​
ad un passo dalla fine.​
ad un passo dalla leggerezza.​
ad un passo dalla felicità.​
serve festeggiare.​
si festeggia.​
sole addosso.​
brezza oceanica.​
vino blanco, vino frio.​
condensa umida tra vetro e dita.​
spiaggia, oceano ed orizzonte oltre la curva trasparenza del calice.​
tintinnio allegro e dolcissimo dei nostri bicchieri che si toccano.​
e si toccano.​
e si toccano ancora.​
si brinda.​
a noi.​
al cammino.​
alla vita.​
alla felicità.​

finisterre - langosteira.

siamo arrivati.
ancora una volta.
siamo arrivati.
ne è valsa la pena.
davvero.
ne è valsa la pena.
è valsa ogni pena.
è grazia, poterlo dire alla fine di un cammino.
è grazia, poterlo dire alla fine di ogni cammino.

"it's the end of the world, as we know it, and i feel fine".
questo.
che altro?
che altro vuoi cantare?
non c'è altro, che noi si possa cantare.
non c'è altro che io possa cantare.

ombre di gabbiani e di nuvole a rincorrersi veloci sulla spiaggia.
noi lì.
scarponi levati.
calzini levati.
piedi nudi.
piedi felici.
sabbia sulla pelle.
occhi spalancati.
bocche mute.
beviamo infinito senza proferire verbo.
guardiamo immensità senza dire parola.
non ne abbiamo.
non abbiamo parole per dirci quello che siamo.
non abbiamo parole per dirci quello che abbiamo dentro.

cerchiamo conchiglie.
ci godiamo la bellezza dell'acqua a lavare gambe abbronzate e orli di pantaloncini incauti.
la sabbia del mare scorre via sotto i piedi.
le orme che lasciamo sulla sabbia bagnata - profonde e precarie, svaniscono rapide.
come sono belli, i nostri piedi.
sono pieni di vita.
sono stati bravi.
davvero.
siete stati bravi.
bravi piedini.
ci avete portato lontano.
mi avete portato lontano.
mi avete portato a me.

matthias corre incontro al sole.
gabbiani che zampettano sulla sabbia davanti a lui si involano nella loro libertà di ala selvaggia. il cielo pare essergli casa, l'infinito unica loro meta possibile.
cerco di spiegare in tedesco - ma è un tentativo maldestro e malriuscito che devasta ogni poesia - la bellezza, la meraviglia, l'incanto e lo stupore per quel punto infinito e minuscolo in cui un'onda arriva e si frange a riva.
se solo mi fosse venuta in mente quella frase di baricco: "dove inizia la fine del mare?".
sei parole.
dicono tutto.
sei parole citate e tradotte.
avrei salvato ogni poesia.

finisterre - pueblo - pomeriggio
[è per te, liam ]
ingresso in paese.​
strada che dalla spiaggia si infila tra le case.​
paesino di pescatori e pellegrini - what else?​
strade dimesse e barche a riposo - che altro?​
invece.​
invece quel paesino da niente ci accoglie al massimo del suo splendore.​
per terra fiori, resti di qualche infiorata dei giorni precedenti.​
stesi sul selciato, formano tappeto.​
ci camminiamo sopra, non c'era altro luogo dove posare i piedi.​
ci accompagna la frase saggia [saggia?] del libro di kerkeling.​
parlando del suo arrivo a santiago, scrisse: "ognuno ha l'accoglienza che si merita".​
come se la bellezza calata addosso,​
la vita che diventa dono inaspettato,​
della felicità inattesa ed improvvisa​
fossero questioni di merito.​
è vero, ci avviciniamo alla fine del mondo camminando sui fiori - non capita certo a tutti.​
gratifica il nostro ego, un arrivo così.​
pare per noi.​
pare ricompensa alla nostra fatica.​
pare tributo al nostro essere arrivati.​
"che oh. abbiamo camminato 800 chilometri e anche più, per arrivare qui. siamo stati bravi e anche bravissimi. ce lo meritiamo eccome".​
e invece.​
invece sai che c'è?​
c'è che il merito non c'entra niente.​
c'entra il caso.​
il destino.​
i tempi giusti.​
l'istante esatto.​
il luogo perfetto.​
c'entra la vita.​
a volte strizza l'occhio.​
e ti sorride benigna.​
se sei lì - se hai la ventura di essere lì, se hai la fortuna di essere lì - sorridi anche tu.​

finisterre - faro - arrivare

arrivare lì.
alla fine del mondo.
arrivare lì.
dove proprio non si riesce più ad andare avanti.
non c'è più strada, sentiero, posto altro per un ulteriore, nuovo, impossibile passo.
c'è solo mare lì in basso.
un oceano che urla di schiuma e di vita sugli scogli.
si potrebbe andare un po' a sinistra, due passi ancora - ma sarebbe imbrogliare.
mi fermo lì, in quel punto esatto.
meta precisa, a lungo sognata, oggi difficile.
pesa piombo, quell'unico punto.
frontiera ultima.
margine d'impossibilità.

mi fermo lì.
non posso fare altro.
mi siedo.
sto seduta lì.
il mare davanti.
l'oceano davanti.
davanti altri mondi.
altre vite.
nuovi sogni.
nuove speranze.
quali?

finisterra - faro - [re]stare
puzzo di fumo di vestiti che allora ancora qualcuno bruciava.​
nebbia a coprire tutto.​
nessun tramonto.​
oltre, da qualche parte, il sole.​
da qualche parte.​
chissà dove.​
sto seduta lì.​
lacrime e pioggia si mischiano sulla mia pelle.​
sale e vento mi bruciano addosso.​
sto seduta li.​
a lungo non riesco ad alzarmi.​
non trovo la forza.​
non trovo la forza per alzarmi da davanti all'oceano, dargli le spalle e fare il primo passo indietro.​

finisterra - faro - tornare

che poi.
per uscire da questo stallo inutile e malsano basterebbe davvero poco.
un colpo di muscoli, un tendine teso.
dopo 900 km di passi verso ovest, basterebbe alzarsi e fare il primo passo passo de vuelta.
il primo passo verso oriente.
il primo passo verso est.
il primo passo verso casa.
il primo passo verso la mia vita di sempre.
[dopo questo mese qui la mia vita di sempre sarà ancora la mia vita di sempre?].

fare il primo passo.
fatto.
fatto.
sto tornando.
torno.
adesso torno.

finisterra - pueblo - the day after
la luce calda del mattino a Finisterra.​
illumina di brevi raggi le case dei pescatori.​
seduta nel vento, sto.​
poi.​
poi niente.​
poi arriva quel momento.​
tocca andare.​
salgo sul pullman.​
saluti - ancora una volta.​
"che sia un buen cammino".​
che altro vuoi che ci diciamo?​
come vuoi che si salutino dei pellegrini che mai più si rivedranno - loro, che per un tempo minuscolo ed eterno hanno condiviso il cuore, ogni respiro e tutta - tutta - l'anima?​
che altro vuoi che si dicano dei pellegrini - alla fine di una storia, alla fine di ogni storia - che non sia già tutto dentro quelle due parole?​
occhi lucidi.​
tocca andare.​
vado.​
sabbia nella tasca dei pantaloni.​
due conchiglie perfette e preziose nelle mani.​
dentro la testa stanchezza.​
confusione.​
stupore.​
vita.​
amore.​

scrivevo:
sto tornando.
torno.
ora ho voglia di voi.


scrivevo:
vi abbraccio.
abbracciatemi.
 
Ultima modifica:
Ti abbraccio

si lo so,
tutte le cose belle
hanno un inizio e una fine
ed in mezzo c'è vita

però avrei voluto che quella vita durasse ancora un po'
 
... e dopo non c'è più nulla. Oltre quel mare, intendo, non c'è più nulla.
Che noi pellegrini percorriamo passi antichi e l'America, il GPS e l'aeroplano sono invenzioni moderne!

... e ti mando l'abbraccio che hai richiesto perchè lo meriti, con la speranza che possa riempire almeno un angolino di tristezza, perchè la fine del Cammino, comprende inevitabilmente anche quella.
Perchè come nel libro che hai citato, "Ognuno ha l'arrivo che si merita" e tu hai meritato un buon arrivo, tra conchiglie perfette, danza di gabbiani ed animo ricolmo di emozioni.

... e Kerkeling, invece, è solo un impostore!

:bacibaci:
 
Ti abbraccio, Cri con tanto sincero affetto...e grazie per averci fatto conoscere il tuo cammino. Le tue parole, mai banali o scontate mi hanno fatto ricordare e ripercorrere il mio primo cammino. Grazie per averci fatto compagnia nei momenti più brutti, erano momenti di evasione indispensabili e credimi sono stati di grande aiuto. Ti voglio bene cara Cri. Laura
 

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