E così anche questo Cammino invernale è diventato Storia, Ricordo, arricchimento umano ed esperienza da riproporre a me stesso in futuro.
Non nego che fossi un tantino preoccupato: è risaputo che non sia un animale che ama le basse temperature e l’idea di camminare in una stagione che reputo ostile, un po’ mi inquietava.
Già partire con Ryanair rappresentava, per quella parte remota ove albergano le briciole della mia vita professionale passata e sepolta dal tempo, una montagna liscia e bagnata da scalare a mani nude, però dai … ci volano tutti …!
L’atterraggio col vento al traverso non si può certo annoverare tra quelli da insegnare in aeroclub, ma come diceva un mio vecchio istruttore di volo: “Un atterraggio che ti permette di uscire dall’aeroplano con le tue gambe, sarà sempre un buon atterraggio”!
Poi il bus da Madrid a Leon, sul sedile di fianco ad un passeggero un po’ ingombrante ed alla fine l’arrivo in città alle tre di notte: esco dal bus vestito come Totò e Peppino quando scendono alla stazione centrale di Milano … cristo che caldo!
Ci sono 14 gradi! Non una bava di vento! Alle tre di notte!
Raggiungiamo l’albergo e sento già profumo di Cammino, però … però c’è una cosa che stona come un frullatore in un concerto di archi, una cosa che nelle mie immagini mentali del Cammino non può esistere, poiché nella memoria, le immagini di Cammino sono legate ai mesi primaverili o al massimo autunnali … ecco cos’è:
quell’albero di natale!
Un albero di natale?
Si, è Cammino d’inverno, lupacchiotto: è dicembre inoltrato, certo che c’è l’albero di natale!
Sorrido.
Marina e Fabrizio non ci fanno caso: per loro è il sesto o settimo Cammino in questo periodo dell’anno e così quando glielo faccio notare, mi guardano interdetti:
“C’è un albero di natale?!”
“Certo, patacca!”
Mi risponde Fabri:
“Siamo a natale, quasi!”
Sarà la prima delle innumerevoli volte che prendo del “patacca”!
Il giorno successivo questi tre pellegrini che non hanno mai camminato assieme, “si studiano”, si annusano, controllano il passo per vedere di cantare la stessa canzone, scoprendo ben presto di essere “sulla stessa frequenza”, ciò che prelude a grande affinità d’intenti, di gusti e di abitudini.
Equipaggio perfetto!
E la via si dipana sotto ad un solicello tiepido, con brevi chiacchierate, qualche battuta e tanta serenità.
Marina è un computer: non solo si ricorda tutti i bar, ma sa esattamente cosa troveremo aperto e cosa no; quale hostal prenotare (non ci deluderà mai!) e dove comprare quello che serve.
Ci affidiamo a lei come ad una efficiente “agente di Viaggio”.
Sempre col sole a scaldarci.
Cammino invernale?
Ma se ho sofferto di più a Giugno sul Norte!
Almeno qui dormi con i termosifoni accesi ed anche se fuori fa fresco (raramente freddo!) riposi che è una bellezza!
Sul Norte a giugno i riscaldamenti non te li accende manco il padreterno e tu resti col gelo nelle ossa, costretto a docce bollenti di un’ora per poterle … asciugare!
Non c’è paragone.
Il Francese d’inverno, poi, è una pacchia: niente affollamento,niente processioni di turigrini, niente sgomitate per guadagnarsi un letto, niente file nell’unico bar aperto dopo un po’ di chilometri senza; al netto dei servizi funzionanti al trenta percento (ma con l’organizzazione di Marina non ce ne siamo mai accorti!) fai il più bel Cammino di Spagna (del mondo!) nella pace più assoluta, godendoti davvero ogni passo.
Un po’ di neve salendo il Cebreiro e l’Alto de Poio: al solito vestito come babbo natale, perché la montagna… la neve … sai, è inverno … a metà salita eravamo un bagno di sudore!
Un ventaccio foriero di tempesta, rimetterà per un po’ le cose a posto, dando per la prima volta, alla stagione, la sua veste abituale.
Poi Triacastela.
Il vento ha portato pioggia.
Tanta pioggia.
A secchi.
Anzi di più.
Non ci mollerà mai per un po’ di giorni.
Tutta la Spagna è in ginocchio: non ne vedevano così tanta dal lontano … boh … ogni volta dicevano una data diversa, ma sempre si trattava di una data remota!
Ma il freddo no, il freddo non faceva parte dell’ondata di maltempo.
A Sarria ci raggiungeranno altri due Amici: Laura e Stefano, che si riveleranno da subito ottimi compagni di Viaggio (io già sapevo: eravamo assieme sulla via per Cascia!) e con loro inizieremo letteralmente a guadare … i sentieri, che ormai sono diventati torrenti a causa della pioggia incessante!
Fango, pozzanghere grandi tanto da fare provincia e circonlocuzioni per campi al fine, quasi sempre illusorio, di evitarle.
Piedi a mollo, ginocchia a volte; bastoncini che tiravano da una parte all’altra del guado, muretti smontati per fare ponticelli improvvisati e stabili quanto lo può essere un passaggio di pietre: e giù di nuovo coi piedi a mollo!
Piedi fradici, scarpe asciugate sui termosifoni, il mio è un 42 che col calore si restringe diventando un 39 scarso.
Vescica inevitabile ma ben curata da Stefano (esperienza in ambulanza: le vesciche le sistema in due secondi!).
Ed il giorno dopo tutto uguale: pozzanghere, fiumicelli, fiumiciattoli; acqua da sopra e da sotto, a volte scarsità di bar e perfino di ripari più o meno improvvisati, però sempre col sorriso e con lo spirito positivo.
Questa almeno l’ho imparata!
E così la famigliola pellegrina si sposta di paese in paese, fino al monte de Gozo dove le guglie della Cattedrale ci appaiono sotto ad un solicello pallido ma foriero di bel tempo, che la pioggia è finalmente un ricordo ed il chubasquero finirà sepolto definitivamente nel fondo dello zaino!
Mica poca cosa!
A Santiago arriviamo con l’entusiasmo dell’esserci ma anche la consapevolezza di esserci già stati e quindi niente epifanie, niente brividi, niente illuminazioni interiori che quelle fanno parte dei primi Cammini e forse di un entusiasmo “giovanile” al quale sta facendo spazio una matura consapevolezza.
Questo è ciò che ho notato.
Di fronte al Seminario Mayor ci attendono Edo, Freespirit e pure un pupazzetto di neve con un bel sorriso, il naso a carota ed il corpicino tondo e fragile con la scritta “Raul” in trasparenza: un dono piccolino ma significativo, perché attesta il riconoscimento del mio nuovo nome e l’affetto di altri due Amici sinceri.
Le foto in piazza: con lo zaino, senza zaino, con le scarpe e senza, insieme e da soli, con la Cattedrale sempre sullo sfondo, con gli abbracci e senza abbracci.
Mi attardo a chiacchierare con due ragazze coreane (una particolarmente carina ai miei occhi), che il lupo è fatto così e se nel bosco passa una cerbiatta, tenta subito di apparecchiarsi la tavola!
Ma poi la saggezza ha sempre il sopravvento e torno a fare foto con i miei, a passeggiare sul lastricato ed a lustrarmi gli occhi con la maestosità di quella facciata a noi tanto cara.
Alla famiglia si aggiungeranno alla spicciolata, nei giorni a venire, altri componenti: seguiranno abbracci e parole di benvenuto calde e sincere; persino un ritrovarsi tra me e qualcuno che aveva preso una via diversa, le nostre strade si erano divise per poi ritrovarsi giusto oggi:
“Ciao Merdina!”
“Si, vaffanculo pure tu!”
E si fa pace avvolti in un abbraccio stretto stretto.
Non servono manco le parole.
Regalone di natale perche si, domani è Natale ed io non me n’ero neanche accorto!
Infondo dentro di me lo sapevo che ero in Cammino per evitare il Natale e le sue espressioni declinate nei soliti modi:
corsa al regalo e stress di non trovare quello giusto.
Cenone e paranoia da “Oddio che tutta sta roba chi la digerisce?!”, che quando ci alziamo da tavola applaudono pure le statuine del presepe!
Folla, messaggini e telefonate con chi non senti magari da sei mesi: “Ma che vuoi dalla mia vita?”
E “Buone feste”, e “Buona fine e buon principio”, e chi è felice è ancor più felice e chi è triste lo diventa ancor di più.
Gesù Bambino? Solo un particolare, un pretesto, un modo per fare venti giorni di vacanza, spendendo solo due giorni delle proprie ferie, assestati ad arte tra un ponte e l’altro.
Eccolo lì, il natale!
D’altronde … perché affannarsi a festeggiare il compleanno di un perfetto sconosciuto? L’importante è far festa e gozzovigliare!
“O è natale tutti i giorni o non è natale mai”, come dice la canzone!
Algo mas?
Ma certo!
La pubblicità del pandoro, coi mocciosi che non fanno casino e non frignano ma sono addirittura saggi e gli adulti che sono tutti, ovviamente, più buoni.
E bisogna essere tutti più buoni.
Ed io non ne ho nessuna voglia!
La bontà a comando mi fa diventare cattivo, guarda un po’ …
Scappato dal natale che il giorno 25 è scritto sulla Compostela, altrimenti … boh …
che giorno sarebbe?
Bella così: un natale straordinario, da ricordare proprio perché non sembra natale!
Poi la famiglia “quasi” al completo, manca giusto un componente (se la memoria non mi tradisce) e ci si avvia alla volta di Finisterra.
Sempre col bel tempo.
Trovo tracce del mio passato vergate da qualche parte perché, lo confesso, una volta ho scribacchiato qualcosa dove non si dovrebbe e le intemperie hanno preservato il mio vandalismo sincero e discreto: non ce la faccio ad essere “buono”, l’ho dichiarato!
Passi a ritroso di qualche anno fa, che d’altronde quella scritta è impressa mica solo nel legno!
Ricordi a cascata.
Qualcuno di noi non si sente bene ed urge un taxi: nota negativa in un contesto altrimenti perfetto; purtroppo questi malesseri colpiranno ancora, ma non riusciranno a scalfire la serenità di questa bella famiglia pellegrina, che alla fine del Cammino dobbiamo arrivare cantando, oppure si va tutti a casa!
L’arrivo a Finisterra e poi il tramonto bello come sempre e anzi di più:
“Papina, vogliti bene quanto noi te ne vogliamo”!
Il sole di taglio le accarezza il viso mentre mi guarda con quei profondi occhi neri che esistono solo nella sua bella Isola.
“Ma io me ne voglio!”
La Tigre su un masso che prende i colori dal riflesso arancio del cielo ed il ricordo di chi è rimasto a casa a lottare: i nomi sono quelli, li sappiamo e li abbiamo nel cuore.
Poi giù, lungo la strada che porta al paese con i passi illuminati soltanto dalla luce dei cellulari e dai fari delle auto.
E’ buio.
L’indomani sarà di nuovo Cammino; verso Lires ed infine Muxia.
Altre vittime del malessere che non ci lascia in pace.
Altra gitarella al centro de salud.
Poi la sontuosa cena di capodanno al Bela Muxia con Angel e Celia perfetti padroni di casa.
I dodici chicchi d’uva giusto prima della mezzanotte, giusto il tempo di far scattare la baraonda, quella baraonda dalla quale volevo fuggire e sono fuggito.
Ci sono tantissimi conterranei e si sa, dove ci sono tanti italiani, il casino è assicurato!
Ma oggi è il 31 di Dicembre che per me vuol dire il giorno della morte di mia sorella: sono passati tredici anni, ma da allora non ho nessuna voglia di brindare, se lo faccio è solo per cortesia.
I botti fuori dalle case con la mia sorellina stesa esanime: ehi, ragazza, ti stanno salutando, li senti?
Per me i botti sono questo: meno male che in quella parte di Spagna non li fanno!
Nel pomeriggio ho acceso una candela alla Virxen de la Barca.
Dopo un tramonto poco spettacolare ed un concerto di Gaite sulla scogliera da levarti la pelle di dosso per i brividi.
E ciao, Maria Lucia!
Ma adesso sono qui,è passata da poco mezzanotte, ma il trenino “Filho Maraviiiilhaaaaa” non mi avrà!
“Mooorrruuuu num pais tropicauuuuuuuu”
Mi nascondo dietro ad un furgoncino, con Marina che è già piazzata là dietro da un po’, per gli altri, invece, non c’è stato niente da fare: un “Wof” sovrasta la musica: è Lia che si sta dando alla fuga dopo che è stata pizzicata e messa nel trenino: si salverà appena in tempo!
Sarà questione di poco, poi tutti a nanna!
Poi sarà rientro a Santiago e quindi sarà casa per ognuno di noi, famiglia pellegrina sotto al cielo gallego, che il Camino de Invierno è finito.
Come tutte le cose belle, finisce subito.
Lasciandoti la pace nel cuore, il ricordo di tanti Amici ed una gran voglia di tornare.
Grazie, grazie a tutti voi che c’eravate.
Non nego che fossi un tantino preoccupato: è risaputo che non sia un animale che ama le basse temperature e l’idea di camminare in una stagione che reputo ostile, un po’ mi inquietava.
Già partire con Ryanair rappresentava, per quella parte remota ove albergano le briciole della mia vita professionale passata e sepolta dal tempo, una montagna liscia e bagnata da scalare a mani nude, però dai … ci volano tutti …!
L’atterraggio col vento al traverso non si può certo annoverare tra quelli da insegnare in aeroclub, ma come diceva un mio vecchio istruttore di volo: “Un atterraggio che ti permette di uscire dall’aeroplano con le tue gambe, sarà sempre un buon atterraggio”!
Poi il bus da Madrid a Leon, sul sedile di fianco ad un passeggero un po’ ingombrante ed alla fine l’arrivo in città alle tre di notte: esco dal bus vestito come Totò e Peppino quando scendono alla stazione centrale di Milano … cristo che caldo!
Ci sono 14 gradi! Non una bava di vento! Alle tre di notte!
Raggiungiamo l’albergo e sento già profumo di Cammino, però … però c’è una cosa che stona come un frullatore in un concerto di archi, una cosa che nelle mie immagini mentali del Cammino non può esistere, poiché nella memoria, le immagini di Cammino sono legate ai mesi primaverili o al massimo autunnali … ecco cos’è:
quell’albero di natale!
Un albero di natale?
Si, è Cammino d’inverno, lupacchiotto: è dicembre inoltrato, certo che c’è l’albero di natale!
Sorrido.
Marina e Fabrizio non ci fanno caso: per loro è il sesto o settimo Cammino in questo periodo dell’anno e così quando glielo faccio notare, mi guardano interdetti:
“C’è un albero di natale?!”
“Certo, patacca!”
Mi risponde Fabri:
“Siamo a natale, quasi!”
Sarà la prima delle innumerevoli volte che prendo del “patacca”!
Il giorno successivo questi tre pellegrini che non hanno mai camminato assieme, “si studiano”, si annusano, controllano il passo per vedere di cantare la stessa canzone, scoprendo ben presto di essere “sulla stessa frequenza”, ciò che prelude a grande affinità d’intenti, di gusti e di abitudini.
Equipaggio perfetto!
E la via si dipana sotto ad un solicello tiepido, con brevi chiacchierate, qualche battuta e tanta serenità.
Marina è un computer: non solo si ricorda tutti i bar, ma sa esattamente cosa troveremo aperto e cosa no; quale hostal prenotare (non ci deluderà mai!) e dove comprare quello che serve.
Ci affidiamo a lei come ad una efficiente “agente di Viaggio”.
Sempre col sole a scaldarci.
Cammino invernale?
Ma se ho sofferto di più a Giugno sul Norte!
Almeno qui dormi con i termosifoni accesi ed anche se fuori fa fresco (raramente freddo!) riposi che è una bellezza!
Sul Norte a giugno i riscaldamenti non te li accende manco il padreterno e tu resti col gelo nelle ossa, costretto a docce bollenti di un’ora per poterle … asciugare!
Non c’è paragone.
Il Francese d’inverno, poi, è una pacchia: niente affollamento,niente processioni di turigrini, niente sgomitate per guadagnarsi un letto, niente file nell’unico bar aperto dopo un po’ di chilometri senza; al netto dei servizi funzionanti al trenta percento (ma con l’organizzazione di Marina non ce ne siamo mai accorti!) fai il più bel Cammino di Spagna (del mondo!) nella pace più assoluta, godendoti davvero ogni passo.
Un po’ di neve salendo il Cebreiro e l’Alto de Poio: al solito vestito come babbo natale, perché la montagna… la neve … sai, è inverno … a metà salita eravamo un bagno di sudore!
Un ventaccio foriero di tempesta, rimetterà per un po’ le cose a posto, dando per la prima volta, alla stagione, la sua veste abituale.
Poi Triacastela.
Il vento ha portato pioggia.
Tanta pioggia.
A secchi.
Anzi di più.
Non ci mollerà mai per un po’ di giorni.
Tutta la Spagna è in ginocchio: non ne vedevano così tanta dal lontano … boh … ogni volta dicevano una data diversa, ma sempre si trattava di una data remota!
Ma il freddo no, il freddo non faceva parte dell’ondata di maltempo.
A Sarria ci raggiungeranno altri due Amici: Laura e Stefano, che si riveleranno da subito ottimi compagni di Viaggio (io già sapevo: eravamo assieme sulla via per Cascia!) e con loro inizieremo letteralmente a guadare … i sentieri, che ormai sono diventati torrenti a causa della pioggia incessante!
Fango, pozzanghere grandi tanto da fare provincia e circonlocuzioni per campi al fine, quasi sempre illusorio, di evitarle.
Piedi a mollo, ginocchia a volte; bastoncini che tiravano da una parte all’altra del guado, muretti smontati per fare ponticelli improvvisati e stabili quanto lo può essere un passaggio di pietre: e giù di nuovo coi piedi a mollo!
Piedi fradici, scarpe asciugate sui termosifoni, il mio è un 42 che col calore si restringe diventando un 39 scarso.
Vescica inevitabile ma ben curata da Stefano (esperienza in ambulanza: le vesciche le sistema in due secondi!).
Ed il giorno dopo tutto uguale: pozzanghere, fiumicelli, fiumiciattoli; acqua da sopra e da sotto, a volte scarsità di bar e perfino di ripari più o meno improvvisati, però sempre col sorriso e con lo spirito positivo.
Questa almeno l’ho imparata!
E così la famigliola pellegrina si sposta di paese in paese, fino al monte de Gozo dove le guglie della Cattedrale ci appaiono sotto ad un solicello pallido ma foriero di bel tempo, che la pioggia è finalmente un ricordo ed il chubasquero finirà sepolto definitivamente nel fondo dello zaino!
Mica poca cosa!
A Santiago arriviamo con l’entusiasmo dell’esserci ma anche la consapevolezza di esserci già stati e quindi niente epifanie, niente brividi, niente illuminazioni interiori che quelle fanno parte dei primi Cammini e forse di un entusiasmo “giovanile” al quale sta facendo spazio una matura consapevolezza.
Questo è ciò che ho notato.
Di fronte al Seminario Mayor ci attendono Edo, Freespirit e pure un pupazzetto di neve con un bel sorriso, il naso a carota ed il corpicino tondo e fragile con la scritta “Raul” in trasparenza: un dono piccolino ma significativo, perché attesta il riconoscimento del mio nuovo nome e l’affetto di altri due Amici sinceri.
Le foto in piazza: con lo zaino, senza zaino, con le scarpe e senza, insieme e da soli, con la Cattedrale sempre sullo sfondo, con gli abbracci e senza abbracci.
Mi attardo a chiacchierare con due ragazze coreane (una particolarmente carina ai miei occhi), che il lupo è fatto così e se nel bosco passa una cerbiatta, tenta subito di apparecchiarsi la tavola!
Ma poi la saggezza ha sempre il sopravvento e torno a fare foto con i miei, a passeggiare sul lastricato ed a lustrarmi gli occhi con la maestosità di quella facciata a noi tanto cara.
Alla famiglia si aggiungeranno alla spicciolata, nei giorni a venire, altri componenti: seguiranno abbracci e parole di benvenuto calde e sincere; persino un ritrovarsi tra me e qualcuno che aveva preso una via diversa, le nostre strade si erano divise per poi ritrovarsi giusto oggi:
“Ciao Merdina!”
“Si, vaffanculo pure tu!”
E si fa pace avvolti in un abbraccio stretto stretto.
Non servono manco le parole.
Regalone di natale perche si, domani è Natale ed io non me n’ero neanche accorto!
Infondo dentro di me lo sapevo che ero in Cammino per evitare il Natale e le sue espressioni declinate nei soliti modi:
corsa al regalo e stress di non trovare quello giusto.
Cenone e paranoia da “Oddio che tutta sta roba chi la digerisce?!”, che quando ci alziamo da tavola applaudono pure le statuine del presepe!
Folla, messaggini e telefonate con chi non senti magari da sei mesi: “Ma che vuoi dalla mia vita?”
E “Buone feste”, e “Buona fine e buon principio”, e chi è felice è ancor più felice e chi è triste lo diventa ancor di più.
Gesù Bambino? Solo un particolare, un pretesto, un modo per fare venti giorni di vacanza, spendendo solo due giorni delle proprie ferie, assestati ad arte tra un ponte e l’altro.
Eccolo lì, il natale!
D’altronde … perché affannarsi a festeggiare il compleanno di un perfetto sconosciuto? L’importante è far festa e gozzovigliare!
“O è natale tutti i giorni o non è natale mai”, come dice la canzone!
Algo mas?
Ma certo!
La pubblicità del pandoro, coi mocciosi che non fanno casino e non frignano ma sono addirittura saggi e gli adulti che sono tutti, ovviamente, più buoni.
E bisogna essere tutti più buoni.
Ed io non ne ho nessuna voglia!
La bontà a comando mi fa diventare cattivo, guarda un po’ …
Scappato dal natale che il giorno 25 è scritto sulla Compostela, altrimenti … boh …
che giorno sarebbe?
Bella così: un natale straordinario, da ricordare proprio perché non sembra natale!
Poi la famiglia “quasi” al completo, manca giusto un componente (se la memoria non mi tradisce) e ci si avvia alla volta di Finisterra.
Sempre col bel tempo.
Trovo tracce del mio passato vergate da qualche parte perché, lo confesso, una volta ho scribacchiato qualcosa dove non si dovrebbe e le intemperie hanno preservato il mio vandalismo sincero e discreto: non ce la faccio ad essere “buono”, l’ho dichiarato!
Passi a ritroso di qualche anno fa, che d’altronde quella scritta è impressa mica solo nel legno!
Ricordi a cascata.
Qualcuno di noi non si sente bene ed urge un taxi: nota negativa in un contesto altrimenti perfetto; purtroppo questi malesseri colpiranno ancora, ma non riusciranno a scalfire la serenità di questa bella famiglia pellegrina, che alla fine del Cammino dobbiamo arrivare cantando, oppure si va tutti a casa!
L’arrivo a Finisterra e poi il tramonto bello come sempre e anzi di più:
“Papina, vogliti bene quanto noi te ne vogliamo”!
Il sole di taglio le accarezza il viso mentre mi guarda con quei profondi occhi neri che esistono solo nella sua bella Isola.
“Ma io me ne voglio!”
La Tigre su un masso che prende i colori dal riflesso arancio del cielo ed il ricordo di chi è rimasto a casa a lottare: i nomi sono quelli, li sappiamo e li abbiamo nel cuore.
Poi giù, lungo la strada che porta al paese con i passi illuminati soltanto dalla luce dei cellulari e dai fari delle auto.
E’ buio.
L’indomani sarà di nuovo Cammino; verso Lires ed infine Muxia.
Altre vittime del malessere che non ci lascia in pace.
Altra gitarella al centro de salud.
Poi la sontuosa cena di capodanno al Bela Muxia con Angel e Celia perfetti padroni di casa.
I dodici chicchi d’uva giusto prima della mezzanotte, giusto il tempo di far scattare la baraonda, quella baraonda dalla quale volevo fuggire e sono fuggito.
Ci sono tantissimi conterranei e si sa, dove ci sono tanti italiani, il casino è assicurato!
Ma oggi è il 31 di Dicembre che per me vuol dire il giorno della morte di mia sorella: sono passati tredici anni, ma da allora non ho nessuna voglia di brindare, se lo faccio è solo per cortesia.
I botti fuori dalle case con la mia sorellina stesa esanime: ehi, ragazza, ti stanno salutando, li senti?
Per me i botti sono questo: meno male che in quella parte di Spagna non li fanno!
Nel pomeriggio ho acceso una candela alla Virxen de la Barca.
Dopo un tramonto poco spettacolare ed un concerto di Gaite sulla scogliera da levarti la pelle di dosso per i brividi.
E ciao, Maria Lucia!
Ma adesso sono qui,è passata da poco mezzanotte, ma il trenino “Filho Maraviiiilhaaaaa” non mi avrà!
“Mooorrruuuu num pais tropicauuuuuuuu”
Mi nascondo dietro ad un furgoncino, con Marina che è già piazzata là dietro da un po’, per gli altri, invece, non c’è stato niente da fare: un “Wof” sovrasta la musica: è Lia che si sta dando alla fuga dopo che è stata pizzicata e messa nel trenino: si salverà appena in tempo!
Sarà questione di poco, poi tutti a nanna!
Poi sarà rientro a Santiago e quindi sarà casa per ognuno di noi, famiglia pellegrina sotto al cielo gallego, che il Camino de Invierno è finito.
Come tutte le cose belle, finisce subito.
Lasciandoti la pace nel cuore, il ricordo di tanti Amici ed una gran voglia di tornare.
Grazie, grazie a tutti voi che c’eravate.





