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6° Francese d' inverno

E così anche questo Cammino invernale è diventato Storia, Ricordo, arricchimento umano ed esperienza da riproporre a me stesso in futuro.
Non nego che fossi un tantino preoccupato: è risaputo che non sia un animale che ama le basse temperature e l’idea di camminare in una stagione che reputo ostile, un po’ mi inquietava.
Già partire con Ryanair rappresentava, per quella parte remota ove albergano le briciole della mia vita professionale passata e sepolta dal tempo, una montagna liscia e bagnata da scalare a mani nude, però dai … ci volano tutti …!
L’atterraggio col vento al traverso non si può certo annoverare tra quelli da insegnare in aeroclub, ma come diceva un mio vecchio istruttore di volo: “Un atterraggio che ti permette di uscire dall’aeroplano con le tue gambe, sarà sempre un buon atterraggio”!
Poi il bus da Madrid a Leon, sul sedile di fianco ad un passeggero un po’ ingombrante ed alla fine l’arrivo in città alle tre di notte: esco dal bus vestito come Totò e Peppino quando scendono alla stazione centrale di Milano … cristo che caldo!
Ci sono 14 gradi! Non una bava di vento! Alle tre di notte!
Raggiungiamo l’albergo e sento già profumo di Cammino, però … però c’è una cosa che stona come un frullatore in un concerto di archi, una cosa che nelle mie immagini mentali del Cammino non può esistere, poiché nella memoria, le immagini di Cammino sono legate ai mesi primaverili o al massimo autunnali … ecco cos’è:
quell’albero di natale!
Un albero di natale?
Si, è Cammino d’inverno, lupacchiotto: è dicembre inoltrato, certo che c’è l’albero di natale!
Sorrido.
Marina e Fabrizio non ci fanno caso: per loro è il sesto o settimo Cammino in questo periodo dell’anno e così quando glielo faccio notare, mi guardano interdetti:
“C’è un albero di natale?!”
“Certo, patacca!”
Mi risponde Fabri:
“Siamo a natale, quasi!”
Sarà la prima delle innumerevoli volte che prendo del “patacca”!
Il giorno successivo questi tre pellegrini che non hanno mai camminato assieme, “si studiano”, si annusano, controllano il passo per vedere di cantare la stessa canzone, scoprendo ben presto di essere “sulla stessa frequenza”, ciò che prelude a grande affinità d’intenti, di gusti e di abitudini.
Equipaggio perfetto!
E la via si dipana sotto ad un solicello tiepido, con brevi chiacchierate, qualche battuta e tanta serenità.
Marina è un computer: non solo si ricorda tutti i bar, ma sa esattamente cosa troveremo aperto e cosa no; quale hostal prenotare (non ci deluderà mai!) e dove comprare quello che serve.
Ci affidiamo a lei come ad una efficiente “agente di Viaggio”.
Sempre col sole a scaldarci.
Cammino invernale?
Ma se ho sofferto di più a Giugno sul Norte!
Almeno qui dormi con i termosifoni accesi ed anche se fuori fa fresco (raramente freddo!) riposi che è una bellezza!
Sul Norte a giugno i riscaldamenti non te li accende manco il padreterno e tu resti col gelo nelle ossa, costretto a docce bollenti di un’ora per poterle … asciugare!
Non c’è paragone.
Il Francese d’inverno, poi, è una pacchia: niente affollamento,niente processioni di turigrini, niente sgomitate per guadagnarsi un letto, niente file nell’unico bar aperto dopo un po’ di chilometri senza; al netto dei servizi funzionanti al trenta percento (ma con l’organizzazione di Marina non ce ne siamo mai accorti!) fai il più bel Cammino di Spagna (del mondo!) nella pace più assoluta, godendoti davvero ogni passo.
Un po’ di neve salendo il Cebreiro e l’Alto de Poio: al solito vestito come babbo natale, perché la montagna… la neve … sai, è inverno … a metà salita eravamo un bagno di sudore!
Un ventaccio foriero di tempesta, rimetterà per un po’ le cose a posto, dando per la prima volta, alla stagione, la sua veste abituale.
Poi Triacastela.
Il vento ha portato pioggia.
Tanta pioggia.
A secchi.
Anzi di più.
Non ci mollerà mai per un po’ di giorni.
Tutta la Spagna è in ginocchio: non ne vedevano così tanta dal lontano … boh … ogni volta dicevano una data diversa, ma sempre si trattava di una data remota!
Ma il freddo no, il freddo non faceva parte dell’ondata di maltempo.
A Sarria ci raggiungeranno altri due Amici: Laura e Stefano, che si riveleranno da subito ottimi compagni di Viaggio (io già sapevo: eravamo assieme sulla via per Cascia!) e con loro inizieremo letteralmente a guadare … i sentieri, che ormai sono diventati torrenti a causa della pioggia incessante!
Fango, pozzanghere grandi tanto da fare provincia e circonlocuzioni per campi al fine, quasi sempre illusorio, di evitarle.
Piedi a mollo, ginocchia a volte; bastoncini che tiravano da una parte all’altra del guado, muretti smontati per fare ponticelli improvvisati e stabili quanto lo può essere un passaggio di pietre: e giù di nuovo coi piedi a mollo!
Piedi fradici, scarpe asciugate sui termosifoni, il mio è un 42 che col calore si restringe diventando un 39 scarso.
Vescica inevitabile ma ben curata da Stefano (esperienza in ambulanza: le vesciche le sistema in due secondi!).
Ed il giorno dopo tutto uguale: pozzanghere, fiumicelli, fiumiciattoli; acqua da sopra e da sotto, a volte scarsità di bar e perfino di ripari più o meno improvvisati, però sempre col sorriso e con lo spirito positivo.
Questa almeno l’ho imparata!
E così la famigliola pellegrina si sposta di paese in paese, fino al monte de Gozo dove le guglie della Cattedrale ci appaiono sotto ad un solicello pallido ma foriero di bel tempo, che la pioggia è finalmente un ricordo ed il chubasquero finirà sepolto definitivamente nel fondo dello zaino!
Mica poca cosa!
A Santiago arriviamo con l’entusiasmo dell’esserci ma anche la consapevolezza di esserci già stati e quindi niente epifanie, niente brividi, niente illuminazioni interiori che quelle fanno parte dei primi Cammini e forse di un entusiasmo “giovanile” al quale sta facendo spazio una matura consapevolezza.
Questo è ciò che ho notato.
Di fronte al Seminario Mayor ci attendono Edo, Freespirit e pure un pupazzetto di neve con un bel sorriso, il naso a carota ed il corpicino tondo e fragile con la scritta “Raul” in trasparenza: un dono piccolino ma significativo, perché attesta il riconoscimento del mio nuovo nome e l’affetto di altri due Amici sinceri.
Le foto in piazza: con lo zaino, senza zaino, con le scarpe e senza, insieme e da soli, con la Cattedrale sempre sullo sfondo, con gli abbracci e senza abbracci.
Mi attardo a chiacchierare con due ragazze coreane (una particolarmente carina ai miei occhi), che il lupo è fatto così e se nel bosco passa una cerbiatta, tenta subito di apparecchiarsi la tavola!
Ma poi la saggezza ha sempre il sopravvento e torno a fare foto con i miei, a passeggiare sul lastricato ed a lustrarmi gli occhi con la maestosità di quella facciata a noi tanto cara.
Alla famiglia si aggiungeranno alla spicciolata, nei giorni a venire, altri componenti: seguiranno abbracci e parole di benvenuto calde e sincere; persino un ritrovarsi tra me e qualcuno che aveva preso una via diversa, le nostre strade si erano divise per poi ritrovarsi giusto oggi:
“Ciao Merdina!”
“Si, vaffanculo pure tu!”
E si fa pace avvolti in un abbraccio stretto stretto.
Non servono manco le parole.
Regalone di natale perche si, domani è Natale ed io non me n’ero neanche accorto!
Infondo dentro di me lo sapevo che ero in Cammino per evitare il Natale e le sue espressioni declinate nei soliti modi:
corsa al regalo e stress di non trovare quello giusto.
Cenone e paranoia da “Oddio che tutta sta roba chi la digerisce?!”, che quando ci alziamo da tavola applaudono pure le statuine del presepe!
Folla, messaggini e telefonate con chi non senti magari da sei mesi: “Ma che vuoi dalla mia vita?”
E “Buone feste”, e “Buona fine e buon principio”, e chi è felice è ancor più felice e chi è triste lo diventa ancor di più.
Gesù Bambino? Solo un particolare, un pretesto, un modo per fare venti giorni di vacanza, spendendo solo due giorni delle proprie ferie, assestati ad arte tra un ponte e l’altro.
Eccolo lì, il natale!
D’altronde … perché affannarsi a festeggiare il compleanno di un perfetto sconosciuto? L’importante è far festa e gozzovigliare!
“O è natale tutti i giorni o non è natale mai”, come dice la canzone!
Algo mas?
Ma certo!
La pubblicità del pandoro, coi mocciosi che non fanno casino e non frignano ma sono addirittura saggi e gli adulti che sono tutti, ovviamente, più buoni.
E bisogna essere tutti più buoni.
Ed io non ne ho nessuna voglia!
La bontà a comando mi fa diventare cattivo, guarda un po’ …
Scappato dal natale che il giorno 25 è scritto sulla Compostela, altrimenti … boh …
che giorno sarebbe?
Bella così: un natale straordinario, da ricordare proprio perché non sembra natale!
Poi la famiglia “quasi” al completo, manca giusto un componente (se la memoria non mi tradisce) e ci si avvia alla volta di Finisterra.
Sempre col bel tempo.
Trovo tracce del mio passato vergate da qualche parte perché, lo confesso, una volta ho scribacchiato qualcosa dove non si dovrebbe e le intemperie hanno preservato il mio vandalismo sincero e discreto: non ce la faccio ad essere “buono”, l’ho dichiarato!
Passi a ritroso di qualche anno fa, che d’altronde quella scritta è impressa mica solo nel legno!
Ricordi a cascata.
Qualcuno di noi non si sente bene ed urge un taxi: nota negativa in un contesto altrimenti perfetto; purtroppo questi malesseri colpiranno ancora, ma non riusciranno a scalfire la serenità di questa bella famiglia pellegrina, che alla fine del Cammino dobbiamo arrivare cantando, oppure si va tutti a casa!
L’arrivo a Finisterra e poi il tramonto bello come sempre e anzi di più:
“Papina, vogliti bene quanto noi te ne vogliamo”!
Il sole di taglio le accarezza il viso mentre mi guarda con quei profondi occhi neri che esistono solo nella sua bella Isola.
“Ma io me ne voglio!”
La Tigre su un masso che prende i colori dal riflesso arancio del cielo ed il ricordo di chi è rimasto a casa a lottare: i nomi sono quelli, li sappiamo e li abbiamo nel cuore.
Poi giù, lungo la strada che porta al paese con i passi illuminati soltanto dalla luce dei cellulari e dai fari delle auto.
E’ buio.
L’indomani sarà di nuovo Cammino; verso Lires ed infine Muxia.
Altre vittime del malessere che non ci lascia in pace.
Altra gitarella al centro de salud.
Poi la sontuosa cena di capodanno al Bela Muxia con Angel e Celia perfetti padroni di casa.
I dodici chicchi d’uva giusto prima della mezzanotte, giusto il tempo di far scattare la baraonda, quella baraonda dalla quale volevo fuggire e sono fuggito.
Ci sono tantissimi conterranei e si sa, dove ci sono tanti italiani, il casino è assicurato!
Ma oggi è il 31 di Dicembre che per me vuol dire il giorno della morte di mia sorella: sono passati tredici anni, ma da allora non ho nessuna voglia di brindare, se lo faccio è solo per cortesia.
I botti fuori dalle case con la mia sorellina stesa esanime: ehi, ragazza, ti stanno salutando, li senti?
Per me i botti sono questo: meno male che in quella parte di Spagna non li fanno!
Nel pomeriggio ho acceso una candela alla Virxen de la Barca.
Dopo un tramonto poco spettacolare ed un concerto di Gaite sulla scogliera da levarti la pelle di dosso per i brividi.
E ciao, Maria Lucia!
Ma adesso sono qui,è passata da poco mezzanotte, ma il trenino “Filho Maraviiiilhaaaaa” non mi avrà!
“Mooorrruuuu num pais tropicauuuuuuuu”
Mi nascondo dietro ad un furgoncino, con Marina che è già piazzata là dietro da un po’, per gli altri, invece, non c’è stato niente da fare: un “Wof” sovrasta la musica: è Lia che si sta dando alla fuga dopo che è stata pizzicata e messa nel trenino: si salverà appena in tempo!
Sarà questione di poco, poi tutti a nanna!
Poi sarà rientro a Santiago e quindi sarà casa per ognuno di noi, famiglia pellegrina sotto al cielo gallego, che il Camino de Invierno è finito.
Come tutte le cose belle, finisce subito.
Lasciandoti la pace nel cuore, il ricordo di tanti Amici ed una gran voglia di tornare.
Grazie, grazie a tutti voi che c’eravate.
 
Grazie Flyuccio, continuo e continuerò a chiamarti così., talvolta alterno con un Raúl ma mica mi viene spontaneo.
Io, Sardina, Pat, Papina, arrivata malridotta, con piu di un problema (tendini? ernia? boh?) alla parte destra del corpo, iniziando dalla spalla per andar più giù.
Dopo un Cagliari-Madrid-Santiago le gambe lentamente mi hanno portato faticosamente in piazza Obradoiro, casa.
Non ce l'ho fatta ad andare prima in albergo, DOVEVO fermarmi lì, fermarmi proprio lì.
Mi sono seduta e ho pianto. Tanto. L'ultima volta era stata il 19 maggio 2006. Tredici anni, sei mesi e sette giorni. Poi sono andata in albergo, solo dopo.
Nei due giorni a Santiago con Akentos ho macinato km, iniziando la mattina con grinta e finendo la sera strisciando. Ma sono stata bene con lei, parlato tanto, confidenze e affetto. Grazie Ake, ci vediamo forse una volta l'anno, ma è come continuare il diario delle nostre vite che stavamo leggendo insieme il giorno prima e non 12 mesi indietro.
Arrivare con Ake e vedervi dall'alto mentre cercavate conchas sulla spiaggia di Finisterre.
Arrivarvi vicino che mi veniva voglia di corrervi addosso e travolgervi, se mai avessi potuto correre.
Abbracciarvi con i piedi su alghe e acqua.
Sentire quel calore che dà la famiglia.
Salite e discese.
Mi è dispiacciuto non mangiare tutti insieme, mi è dispiacciuto veder andare via Ake.
Arrivare al faro, l'emozione del tramonto, cercare di vedere il raggio verde, Fly che mi dice "devi volerti bene" io che rispondo "mi voglio bene, infatti sono qui perchè mi sono voluta bene". Pandoro, dolcini sardi e Ourujo, un puzzle fatto da me, campanellini, foto.
E la mattina dopo, colazione e partenza.
Credevo di essere più forte, fisicamente intendo.
Ma almeno quella tappa l'ho fatta, metà con lo zaino, metà no.E mi sentivo nuda senza la mochila, la mia casa.
Devo dire grazie, grazie davvero a chi si è tanto preso cura di me e mi ha preso lo zaino, mi è stato vicino, rallentando il proprio passo per adattarlo al mio. Grazie Edo, grazie Lia.
Ma devo confessarlo: in certi momenti il dolore erano stilettate tanto forti che mi veniva voglia di sedermi per terra e piangere. Ma non volevo mi vedeste piangere, per una volta non di commozione ma per un dolore, più dolori fisici.
Poi bastava fermarmi un secondo e pensare a chi sta peggio...e vai, taci e tira. Era solo una tappa.
Avrei voluto fare a piedi anche la tappa del giorno dopo, magari senza zaino, ma poi ho visto l'altimetria, non tanto la salita distribuita su tanti km, quando il discesone ripido. Mi hanno convinta e alla fine taxi.
E infine Muxia: magica.
Un turbinio di emozioni: l'accoglienza gentile e affettuosa di Angel e Celia, dormire di nuovo in un albergue con tanti letti, andare dalla Virgen de la Barca, il concerto di cornamure, flauti e tamburi sugli scogli con accompagnamento della risacca, spruzzi di acqua verso il cielo, la cena con casino italiano. Solo noi siamo 13 (uno beve Aquarius in camera e dorme quando non è seduto sul cesso, povero!) Ma ci sono tanti altri italiani, forse la metà degli ospiti è Italia. Il trenino! Edo, Fly, Marina e io ci siamo imboscati dietro un'auto parcheggiata.
Il giorno dopo turisti per caso in giro per Muxia.
Un quadernino dove far scrivere un pensiero a tutti e tutti che mi scrivono di volermi bene e che io per prima devo volermi bene.
Ma se io pensassi sempre prima a me, non sarei la Sardina /Pat/Papina che sono, sarei un'altra. Vogliatemi bene come sono. Grazie a chi mi ha scritto "non cambiare mai".
Il giorno dopo sveglia alle 5, autobus per Santiago, in fretta dove? A "casa", la nostra piazza, zaini in fila, naso in su a salutare Giacomino.
Girare per Santiago, compere, pranzo, compere, piazza, compere, piazza, riposini, piazza. Ultime compere, piazza, cena. Pulpo buonissimo, locale da "dove ca@@o siamo finiti" guardandolo da fuori, cena da "qui bisogna tornarci!" dopo averci mangiato.
E poi? Piazza, per salutarci, famiglia che si abbraccia.
Panucci e io alle 5 meno dieci in piedi, piove, taxi sino all'aeroporto, lì ci dividiamo.
Io arrivo a Madrid alle 8,10 e ho il volo per Cagliari alle 19, praticamente dieci ore da passare. Edo mi ha dato la mappa della metro, posso andare in centro e girare la città, mai vista.
Conclusione? Che fare?
Pioviggina e cielo grigio, nebbioso, triste. Paura di perdermi e perdere l'aereo.
Conclusione?
Avete presente Tom Hanks nel film The terminal? Rimango al T1 dell'aeroporto. Studio il genere umano che riempie il terminal, passeggio. Faccio amicizia con la barista, con i cassieri/e del Burgher King, con le ragazze delle pulizie, con quelli della sicurezza che passano e ripassano, con una bimbetta nera nera con le treccine che parla solo inglese, dormo abbracciata allo zaino. Vivrò sempre in un terminal?
Alle 9,30 sono a casa di mamma. Ho in corpo tutto il giorno due o tre caffè, una insalata, acqua e tanta adrenalina.
I dolori alla gamba e inguine destro non mi danno tregua ma non importa.
È stato tutto bello, tanto bello. Sono tornata a Santiago, ho visto tramonto a Finisterre e fac simile di tramonto a Muxia: mi sono voluta bene!
Grazie a tutti.
Pat
 
Un Canto vo’ postar sanza pretese
a le sorell’ e frati de Cammino
de celebrar lor gesta su l’Francese
ne la stagion col foco nel camino.

De pioggia molta l’abiti nzuppati
de coltre bianca m’anco sole molto
ma che ‘ntemperia mai non v’ha fermati
lo spirto peregrino sempre scolto!

ne la stazion c’a Dio diette e’ natali
e luna nova, l’anno venti ‘mpose
giunger a Piazza c’altre non ha eguali
e po’ quel mar, che a fin de Viaggio pose.

Sì che rimembro su’ Sentier li passi
che fenno gaia l’alma di Durante,
co’ la mi’ Bea e co’ Ridolfo lassi,
c’ancor tengo l’ricordo qui davante!

A voi, o bardi prodi, a vo’ donzelle,
giunga de lo Poeta grand’inchino
che l’anno novo porti cose belle
e ancora passi molti nel Cammino!
 
Te l’ho detto là, te lo ridico qui "NON CAMBIARE MAI", però ............ (noi ci siamo capiti)
Un abbraccio stritoloso
 
Grazie Pat per il tuo racconto, mi sono emozionata, leggere le tue parole di sentono tutte le tue emozioni, i tuoi dolori, il tuo grande affetto e la tua felicità nonostante tutto.
Ha ragione chi ha detto di non cambiare mai, tu sei così però devi pensare anche a te.
Una volta ho letto da qualche parte che chi pensa prima a se stesso non è egoista ma è così che poi può aiutare meglio il prossimo...
Pensa alla tua salute prima di ogni altra cosa. Ti vogliamo tutti bene cara Sardina/Pat/Papina.
:orsetto: <3
 
Grazie... A tutti voi cari amici pellegrini ❤️È vero quando si dice che siamo tutti interconnessi... Mi sono riconosciuta nel dialogo di Raoul come inolte parti in quello di Sardina..
Che dire?..
Sono Onorata di far parte di questa splendida famiglia pellegrina, dove quando leggo mi emoziono e mi.. Riconosco.
Grazie di esserci...
Un grande abbraccio... Pellegrino...
Raffy
 
Ciao ragazzzi. Buon anno a tutti. Leggere Raul e Sardina è stato emozionante . Grazie per i vostri racconti, tanto sentimento, affetto verità. Che meraviglia
 
Grazie a narratori e fotografi.
Grazie a tutti voi che eravate lì.
Grazie a chi non era fisicamente lì ma c'era con messaggi, telefonate, foto.
Grazie.
Wof!

(nei prossimi giorni potreste beccarvi ancora qualche mia impressione/scemenza sul mio piccolo tratto con voi, forse)
 
Non è stato un cammino.
Sai che novità. Quando mai i tuoi sono cammini.
Ok. Però questo non è stato neanche un nonCammino.
Non so cosa è stato. E’ stato un qualcosa. Ma un qualcosa di piacevole, rilassato, anarchico.
Tutto è iniziato la notte della vigilia di Natale dell’anno scorso. Adesso forse bisogna dire di 2 anni fa. Insomma il 24/12/2018.
Mi sono detta che un’altra vigilia a Torino non l’avrei passata.
Strano ma vero, sono riuscita a mantenere il proposito.
Non proprio il proposito originale, non sia mai che io non cambi un po’ idea per strada.
Ma, insomma, neanche poi così distante.
Due congiunture favorevoli.
Date posizionate bene che mi permettono di non prendere troppi giorni di ferie.
La cena della Vigilia con cugini fissata per il 22.
Siamo un po’ strani, la cena della Vigilia non è detto che cada sempre la Vigilia.
Visto che a famiglia sono un po’ carente, almeno quei contatti cerco di mantenerli.
Spero che la belvaBuffone non si offenda se non scrivo che la famiglia siamo io e lui, mi sembra davvero troppo patetico.
Per mantenere un briciolo del mio programma originale prenoto l’andata per Barcellona il 24 pomeriggio e il ritorno da Porto il 5. Ok, anche perché questi 2 voli sono abbastanza economici.
A Barcellona fa caldo. La sera vado a sentire il Canto de la Sibila in Cattedrale. La mattina mi faccio una passeggiata lungo la spiaggia. No, non è così deprimente come potrebbe suonare.
Nel pomeriggio volo con Paola a Santiago e raggiungiamo gli altri.
Lo ammetto, prima di partire ho avuto un bel po’ di ripensamenti.
Perché mi sono cacciate in questa cosa? Non era meglio fare un pezzo del portoghese come avevo pensato? Non sono molto brava a stare con gli altri. Quando le persone sono più di 3 mica so come bisogna comportarsi. Ho sempre bisogno di una via di fuga, qui non la vedo.
Ma alcuni un po’ li conosco, ormai un po’ mi conoscono.
E soprattutto: in questa situazione ti ci sei cacciata da sola, quindi piantala e vai.
E non è così tremendo. Non è tremendo per niente.
Un po’ di anarchia.
Si cammina davanti, dietro, insieme, da soli. Ci si ferma, ci si aspetta, non ci si aspetta.
Si ride, si canta, si chiacchiera, non si fa nulla. Va comunque bene.
Si dorme dove si vuole. Si mangia dove, quando, cosa si vuole.
Va bene così. Mi piace così.
Rilassata.
Cerco di non pesare, non so se ci riesco, forse in alcuni casi un po’ peso.
Ma sono rilassata.
E poi.
Poi fa meno freddo di quanto immaginavo.
C’è quasi sempre un bel sole.
Da una farmacista gentile e paziente imparo che in Spagna la diarrea “se corta”.
A caccia di conchiglie trovo una stella marina.
Colacao e menta poleo.
Il tramonto a Finisterre.
Il nonTramonto a Lires, che forse mi piace ancora di più.
La vista a 360 gradi prima di arrivare a Picota.
Sole, onde, gaita a Muxia.
C’è sempre qualcosa da festeggiare.
La notte di capodanno che non sembra neanche capodanno e va bene così.
Le 4 tazze di chocolate y churros a Santiago.
I discorsi su cammini sconosciuti.
I discorsi su cammini.
I discorsi.
Tutto l’altrui cibo che mi mangio.
Wof.
Grazie. Grazie a tutti.
Mi spiace per i “gastroIntestinali”, sarebbe stato meglio senza il virus vagante.
Poi 2 giorni a Porto.
Mi piace Porto.
Mi piace l’oceano.
Poi casa. Mica posso abbandonare la belva.
Ma la prossima fuga?
 
Eccoci ricapultati nella realtà dopo la spensieratezza del Cammino, coi soliti grattacapi della quotidianità e Fabrizio a letto con l'influenza....ma ci fanno compagnia i ricordi e sorridere i leitmotiv che hanno caratterizzato questa bella esperienza. Il 6° Cammino d'inverno si è concluso ed anche se il percorso è lo stesso ed ormai lo conosciamo a menadito, non è mai il medesimo, stati d'animo diversi, tempo diverso (tanta pioggia...), ma soprattutto l'incontro con i pellegrini... Quest'anno i pellegrini ce li siamo portati da casa... ed è stato proprio la insolita e speciale compagnia dei PPS che ha fatto la differenza. Ringraziamo tutti per la condivisione, ma in particolare colui che ci ha accompagnato fin dal primo giorno, Raùl, col quale si è instaurato subito un cameratismo fraterno, ci ha fatto riflettere con le sue profonde elucubrazioni, ma anche ridere molto col suo fare giocoso da seduttore seriale!
Un forte abbraccio a tutti
Marina e Fabrizio
 
... colui che ci ha accompagnato fin dal primo giorno, Raùl, col quale si è instaurato subito un cameratismo fraterno ...
Invece sono io che devo ringraziare voi: mi avete accolto come un fratello, e non nego che inizialmente avevo un po' di ritrosia ad "aver invaso" il vostro Cammino che, da sempre, è stato solo "il vostro"; un conto è incontrarsi sui sentieri mentre un altro è partirci da casa ...
Beh ... dopo due giorni anche i vostri familiari, durante la quotidiana telefonata, volevano sapere come stava Raul e qui mi sono rilassato davvero.
Con Gianni (il fratello di Marina, per chi non lo sapesse) scherzavamo e ci prendevamo in giro con le vicende calcistiche ...
Ho capito di essere davvero "in famiglia" e mi sono rilassato.
Tutto il resto è venuto naturalmente e si è tramutato davvero in un bel Cammino!

Dai, ci vediamo presto dalla Fernanda! (che alla Rosàna non gli lega manco le scarpe!) :rofl: :rofl: :rofl:
Vi mando un grande abbraccio.
e grazie ancora.
:abbraccio:
 
Natale a Santiago

Partenza da Santiago per Fisterra e Muxia.
Ecco. Parto da qui perché vorrei dire solo una cosa da qui in poi.
Un ringraziamento dal profondo del cuore a tutti tutti quelli che c'erano, perché in quel Caminito così breve e intenso, 14 pellegrini hanno camminato e vissuto ogni istante condividendo due principi fondamentali:
Rispetto
Armonia
Che non era poi così facile.

Uno di quei ricordi da conservare nel cassetto delle cose speciali. :bacibaci:

free
 
Scrivevo così ai nostri figli il 29/12/2019
.....
il gruppo si è finalmente completato con l'arrivo di Patrizia, ora siamo in 14...
E allora, spontaneamente si è istituita una simil-anarchia, ognuno è libero di fare quello che più gli piace, quello che vuole...
Si parte quando si vuole, tanto ci si prende per strada.
Si mangia quando si ha fame: chi pranza a mezzogiorno, chi alle tre, chi non pranza affatto..e a cena uguale.
A dormire ognuno va dove meglio crede: Hostal, albergue e municipal.
Va benissimo così...siamo tutti liberi come l'aria ma nello stesso tempo siamo Insieme.
Libertà e rispetto!!!
E' un cammino speciale in tutti i sensi....
:) :) :)


Grazie a tutti voi che lo avete reso possibile.
Un abbraccio
Laura e Stefano
 
Che dire? Vi leggo bevendo un poco de licor de hierbas, quello della vigilia che Free mi ha consegnato, insieme ad altre cose.
Vi leggo e potrei scrivere di tutto quel che avete condiviso, ma sarò generosa ;)
Io sarda, ma così diversa da Patrizia; io solitaria, vi ringrazio per ogni parola, per ogni condivisione che ho vissuto come un dono.
Sono rientrata a Santiago ieri mattina (la nostra Pat mi ha portata in aeroporto), mi ha accolta la nebbia, o forse nuvole basse ... cosa posso saperne? sono sarda, caldo e sole, ma qui piovigginava - calabobos - ed io ero felice :)
Certa di rivedervi quando sarà il momento, qui o dove dovrà essere ... io sto nel flusso.
Grazie Marina per i tuoi racconti :-*

P.S. Sardina, ti han detto che devi amarti, io ti dico che noi ti amiamo, non per quel che fai, non per quel che doni, che è tanto, ma per quel che sei. Ascolta ed impara. Meriti, inizia a capirlo.

Sarò felice di incontrare il prossimo pps che arriverà a Santiago
 

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