Molti di voi, come Soy ha fatto proprio poco fa, hanno scritto quello che sento anche io, cioè che tradurre in parole queste esperienze non solo è difficile, forse è impossibile, per lo meno in quella che è l'essenza più sottile e personale di ciascuno.
Però qui proverò a dirvi qualcosa, tra le righe potrete carpire anche altro, penso che sarà sopratutto un resoconto di luoghi fatti persone, non riesco molto a esprimere le emozioni più profonde, che rimangono esperienze per me molto intime.

prima parte
Questo è solo un piccolo frammento di quello che è stato il mosaico del mio cammino.
Un cammino molto intenso per le energie che richiede, per l’impegno e l’attenzione che occorre prestare, per trovare di volta in volta dove dormire, per non restare senza acqua o con la pancia vuota.
Perché il Paradiso del pellegrino è poter assaporare i passi nella natura e a sera trovare cibo acqua una doccia calda e un letto per dormire, null’altro serve. La pura felicità nelle cose semplici, assaporate con presenza e consapevolezza.
In effetti ancora una cosa fa del pellegrino una persona felice o completa: la condivisione.
E ringrazio di aver deciso di camminare con Irene, l’amica cara dono del Cammino francese.
Altrimenti sarebbe successo come immaginavo (una volta letti i racconti di Lia ed Ermetismo): non avrei parlato con nessuno non solo tutto il giorno, ma anche alla sera, escludendo le persone che ospitavano per la notte. Sarebbe mancato quel momento conviviale dove si ride, si racconta, ci si scambia delle impressioni, ci si trasmette qualcosa e si sta insieme.
Di pellegrini per i primi 3 giorni neanche l’ombra (tratto del Cammino di Assisi, dal Passo la Calla – La Verna).
Ma comunque di incontri interessanti ce ne sono stati:
abbiamo cenato in refettorio con i monaci, all’Eremo di Camaldoli; porto nel cuore la loro delicatezza e gentilezza nell’accoglierci, l’aver potuto gustare la pace e il silenzio nell’Eremo, di sera, aver goduto dello spazio di un piccolo giardino raccolto accanto alla cella di Romualdo, con le amiche, prima della cena.
A Badia Prataglia abbiamo intravisto due persone con zaini, ma eravamo distanti e ci sono sfuggite, non sapremo mai se fossero pellegrini. Ci siamo poi fermate a Rimbocchi, nell’Ospitale Valle Santa, dove Romano Conti ci ha dato 2 dritte per i sentieri del giorno dopo, con una variante per salire alla Verna, rispetto a quella indicata dal Cammino di Assisi, molto valida bella e piacevole.
All’eremo della Verna infine abbiamo sentito lo spirito pellegrino vedendo in camerata finalmente i nostri primi pellegrini: Ingrid, una donna austriaca sui 70, forte energica ma bagnata dal temporale, a cui abbiamo indicato che poteva chiedere e fermarsi a dormire lì, senza scendere a Chiusi per forza. Udo, un altro austriaco sui 50, con il quale ho ricevuto al mattino successivo la mia benedizione pellegrina, con cui abbiamo condiviso il tavolo a cena e colazione, e che ho mancato di salutare come si deve, nella presunzione di rivederlo lungo il cammino; non sapevo che non l’avremmo più incontrato…aveva con sé anche la tenda e forse è riuscito a compiere tappe ancora più lunghe, e noi stesse abbiamo fatto alcune varianti molto personali al percorso.
Una coppia di francesi, con cui avremmo poi chiacchierato meglio nelle tappe successive, ritrovandoli anche all’improvviso e felicemente all’Eremo di Montecasale (sono i doni luminosi del cammino, quando inaspettatamente incontri persone già viste e con cui ti senti in sintonia).
Ecco, a questi pellegrini possiamo poi aggiungere la tedesca Martine (sui 50) con il suo fedele e dolce Amigo, un cagnone di 10 anni (qui potrei aprire un capitolo a parte, dove discorrerne con Fly

; magari lo farò), ed è tutto. Una manciata di pellegrini, sublime. Pochi incontri, ma pieni di gioia e calore.
E tutti stranieri. Noi non abbiamo conosciuto italiani, anche se dagli “ospitaleri” (passatemi il termine, per accomunarli tutti, anche se con ruoli molto, molto diversi tra loro), sapevamo che ne avevamo alcuni davanti a noi, o comunque secondo loro ne passavano…sarà, ma sicuramente gli austriaci la fanno da padrone. Vengono erroneamente accomunati ai tedeschi, ma secondo me sono loro il numero forte di questo cammino. E io devo dire che mi sono sempre trovata benissimo nei miei rapporti tra pellegrini con loro. Avendone conosciuti sulla Francigena e su questo cammino nel tratto “Di qui passò Francesco”, mi danno quasi l’idea di un popolo in cammino…in fondo l’Austria quanti abitanti fa? Che percentuale si mette in cammino?
Sicuramente sono amanti dei cammini italiani. Vuoi per la vicinanza, comodità, basso costo; vuoi per le bellezze del nostro paese e per i significati intrinsechi ai cammini. Begli incontri, si.