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Aggiornamenti

Io lo smartphone con mappe installate, GPS attivabile all'occorrenza e batteria sempre ben carica me lo porto eccome, con buona pace degli antichi pellegrini.
Loro facevano testamento prima di partire, io punto a tornare a casa, magari non sana, ma salva.
Detto ciò, la tecnologia me la porto in caso serva, ma non sento in cammino la necessità di usarla in condizioni normali, cosa che invece faccio quando cammino sulle strade di casa, con música a palla e qualche volta anche con quelle terribili app che tracciano i tuoi passi e che poi ti condizionano, tanto che se ti fermi ad annusare un cespuglio di lavanda poi ti senti in dovere di accelerare per non rovinare la media oraria.
Ecco perché dovrei stare sempre in cammino!!
 
Sentirsi liberi in cammino significa anche sentirsi liberi di utilizzare ciò che ad ognuno pare meglio. Sono scelte che ognuno fa sulla base del vissuto ed è giusto che ognuno le faccia senza condizionamenti, c'è da augurarsi che ognuno sia cosciente se il cammino lo fa lui oppure è il gps, la cartina, o qualche altra diavoleria a farlo per lui. Il cammino fatto di relazioni, emozioni, sbagli, intuizioni lo si può vivere con o senza "diavolerie" al seguito, l'importante è che chi cammina sia il protagonista di ogni momento.
 
Non ne faccio una questione di tecnologia si o tecnologia no, ne' tantomeno sto attento a ciò che propone "il mercato" (ammesso che non si tratti di primizie ortofrutticole dell'unico mercato che conosco bene: quello rionale), la mia era più che altro un'osservazione sul riuscire a "staccare" dalla tecnologia in un contesto (il Cammino), dove onestamente le indicazioni sono più che sufficienti ed il tipo di viaggio richiede più di interpretare la voce del cuore che non quella metallica di un microchip. (seguire il primo si, che è complicato!)
Se poi vogliamo parlare di tecnologia, parliamone: credo che il suo uso sia sacrosanto e ben venga al momento della necessità, ma non ne farei una questione di vitale importanza: tendo a dare ai devices che la scienza ci offre, un valore relativo e non assoluto, tenendo sempre presente che se per qualche ragione dovessi farne a meno, quantomeno dovrei avere chiaro in testa un "piano B", anzichè finire coi piedi a mollo come lo zio Paco!
Magari tenderei a fare il contrario: usare ciò che mi offre il sentiero e se questo per qualche ragione non è convincente,allora ben venga consultare il moderno oracolo ed interpretare tramite esso il proprio destino; il che è ben diverso dall'affidarsi a lui come se fossi un automa e demandare a lui il mio Cammino.
Non si tratta di andare come un pellegrino del medioevo, ma usare ciò che il progresso ci offre, in maniera misurata, che si tratti di abbigliamento tecnico, materiale elettronico o quant'altro.
Poi ci sono stati "momenti GPS" nei quali quei tre satelliti curiosi e ficcanaso mi sono stati utilissimi: solitamente in mezzo all'Atlantico o magari sorvolando il Sahara, o nella nebbia lattiginosa di Delhi,ma non è che se il GPS non ci fosse stato avrei fatto il buco per terra! Ma questa, purtroppo, è un'altra storia ...
 
Personalmente nei miei cammini non sono mai andato con un GPS. Un pó per il caso un pó per scelta. Andare senza ha, in qualche modo influenzato il mio andare, nel senso che ha aumentato il mio spirito decisionale. Allo stesso tempo l incertezza ha accresciuto la speranza di andare sulla giusta direzione, dando un sapore particolare al mio cammino una volta trovato una freccia o un mojon che mi riportava sulla retta via.
Ora io non sto a criticare chi usa il GPS o meno. Sono sempre stato della avviso che ognuno ha il suo cammino. Ed è giusto viverlo come meglio si crede.
Ciò che più conta è lo spirito con cui si affronta il proprio peregrinare, indipendentemente da come lo si intraprende.

Saro.
 

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