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Almansa - Avila

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Avila - the end.
E come fine Avila ci sta tutta.
Passata dal caldo al freddo.
Dalle vigne, agli ulivi, ai pini.
Dai conigli alle mucche.
Tante cose da dire, ma prima devo ritornare, soprattutto con la testa. So che non sarà facile.
 
Buon rientro al corpo, la testa...più sta via e meglio è!!!


Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
 
Sono qua, dopo una giornata di lavoro un po' surreale: la testa faceva fatica a seguire percorsi standard, le gambe non ne volevano sapere di stare ferme.

E' stato un cammino di pochi fatti e di poche parole, ma mi piacerebbe scrivere qualcosa lo stesso. E' un modo per riviverlo e per fissarlo, per assicurarmi di averlo fatto davvero.
E, ok, anche perché mi diverto.

Vedrò nei prossimi giorni.
Adesso mi porto in pari con la lettura.

Per ora ho scaricato le foto e ve ne metto alcune, se mai qualcuno si incuriosisse... ;)
Direi che il colore di questo cammino è l'ocra e l'elemento è la terra, ma anche un po' il cielo.

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belle foto, che pace !!!
Per le foto : promossa :)
ora aspetto, anzi aspettiamo le parole ;), come sai fare tu, allora si che avremo un'idea precisa su questo cammino:D
Cetty
 
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Per me hai fatto una deviazione attraverso il Sahara.

O forse la tua macchina fotografica taglia un po' i rossi ed eri su Marte.
Dai che facciamo un nuovo film: "Pellegrini su Marte" (seguito semi serio a "Fascisti su Marte") :hihi: :rofl:
 
è un cammino con molti tunnel spazio-temporali (Liam)
tunnel molto lunghi ... di fatto lunghe gallerie ... a cielo aperto
 
Sto leggendo il diario di Robi, so che il diario del Levante di Franvi è in lavorazione.
Farei meglio a non mettere il mio.
Ma so anche che se non lo metto qui, la mia pigrizia ha la meglio e non lo scrivo.
Allora, per favore, non fate paragoni.
Loro sanno scrivere, “curano” quello che scrivono.
Le mie sono frasi messe un po’ a caso.
D’altronde anche il mio cammino è fatto di passi messi un po’ a caso.
Prendete racconto e cammino per quello che sono.
Grazie.

01/09 e 02/09 Valencia e trasferimento ad Almansa
Durante l’inverno ho sentito molto parlare de La Mancha.
Ho visto foto. Ho anche assaggiato formaggio manchego.
In primavera mi sono ritrovata a parlare con chi stava organizzando il Camino del Levante.
Ne ho sentito qualche racconto al ritorno.
A questo punto dovevo vedere com’era, malgrado l’incognita del caldo.
Per arricchire la mia collezione di pezzi di cammino e di credenziali aperte, ho deciso di non partire dall’inizio e ancora una volta di non arrivare a Santiago.
Almansa Ávila.
E ci metto anche l’accento.
Ávila mi suonava bene come meta finale.
Certo che se avessi voluto dare ascolto ai segnali pre-partenza sarei rimasta a casa.
La guida richiesta in Spagna ci ha messo quasi 2 mesi per arrivare.
Qualche giorno prima di partire mi hanno bloccato la carta di credito per una presunta operazione dubbia. Con relativo annullamento automatico della notte prenotata a Valencia.
Da più parti hanno cercato di farmi sentire in colpa per le mie 2 settimane e 3 giorni in giro. E ci sono anche riusciti.
Però alla fine, seppur con sensi di colpa, sono partita.
Un pomeriggio e una mattinata da turista a Valencia.
Ho visto la Ciudad de las Ciencias. Ho visto Gulliver. La Cattedrale, San Nicolás. Ho girato per il centro.
Ho bevuto una horchata e al mercato ho visto las chufas con cui è fatta.
Ho mangiato una paella e ho assistito alla scena di 2 italiani che volevano “un vassoio di tapas”, visto che la ragazza non capiva cosa fosse un “vassoio” se ne sono andati via.
E poi ho preso un bus per Almansa.
Sono andata all’albergue Esclavas de María dove mi ha accolto una signora sicura che prima o poi vincerà alla lotteria e farà una lunga vacanza in Italia.
Nessun altro pellegrino.
Ho cercato di salire al castello senza riuscirci. Ho scoperto che c’è stata una importante battaglia di Almansa in cui erano coinvolti soldati di mezza Europa.
Poi sono andata a dormire, che domani si inizia.

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03/09 Almansa – Higuelera
La prima tappa è una signora tappa. Lunghetta e con nulla in mezzo.
Per colazione mi mangio quello che mi sono comprata ieri. Così non devo andare a caccia di bar presumibilmente ancora chiusi.
Parto alle 7 meno un quarto. E’ buio ma tempo di uscire dal paese e inizierà ad essere chiaro.
O meglio, cerco di partire alle 7 meno un quarto.
Niente chiavi, la porta da dentro si apre con la maniglia e per rientrare dovevo suonare. Così ho fatto ieri pomeriggio.
Però adesso è chiusa a chiave, con la maniglia non si apre.
Salgo le scale interne, anche qui una porta chiusa.
Ah, iniziamo proprio bene.
Bussare, chiamare. Naa, non è da me.
Adotto la tecnica “Buffone”: non si miagola, si fa rumore.
Sposto sedie, salgo e scendo rumorosamente le scale, accendo luci. Un interruttore non accende niente a me visibile, probabilmente la luce al di là della porta chiusa.
Sento ciabattare. Una suora arriva a liberarmi. Quando ci sono pellegrini passa ad aprire prima di andare a pregare in cappella, ma stamattina si è dimenticata.
“Sola?” “Sì”. Fa una faccia tra lo stupito e il disgustato. Iniziamo sempre meglio.
Cos’è sta cosa umidiccia? Nebbia. Sono immersa nella nebbia.
Tiro fuori il pile. La calda Mancha.
Come uscire dal paese l’ho verificato ieri sera. Poi inizio a vedere le frecce. Non eccessive, spesso sbiadite, ma presenti dove servono.
Breve tratto a fianco dell’autostrada e poi salgo un po’ tra campi, pascoli.
Forse c’è una bella vista, ma sono immersa nella nebbia.
Penso al litro punto settecento cinquanta di acqua che mi porto sulle spalle. Quasi il doppio di quanto e ne porti normalmente. Ma il caldo de La Mancha. Mi viene da ridere.
Però sto bene, anche con la nebbia. Sono partita e sto bene. Anche con tutta quest’acqua sulle spalle.
Conigli che corrono da tutte le parti. Quanti conigli, con la loro codina.
Scendo lungo la ferrovia. La nebbia si alza un po’.
Campi arati. Terra rossa. Mi piace il colore che ha.
Un cartello con i km per Higuelera. Faccio 2 conti. Ci ho messo un mucchio di tempo ad arrivare qui. E non mi sono ancora fermata e neanche mi è sembrato di andare tanto più piano del solito. Continuando così arriverò tardissimo. Ma non ci posso fare molto. Meglio andare avanti senza pensarci troppo. Tanto non ho problemi di corsa al letto.
Dall’altra parte della ferrovia.
Una cascina, sbaglio strada. Me ne accorgo abbastanza in fretta. La freccia c’era, ma proprio sbiadita.
La nebbia poco per volta se ne va. Sole con qualche nuvola e venticello.
E se buttassi parte della mia acqua? No, non si sa mai.
Vigne, con pale eoliche in lontananza.
Vigne buffe. Striscianti, a cespuglio. Che fatica deve essere la vendemmia.
Assaggio qualche grappoletto. La nera è proprio buona.
Pini, qualche pietra. Posto adatto per la mia pausa pranzo.
Guardo l’ora. La riguardo meglio. Qualcosa non quadra. Non posso averci messo solo 7 minuti per arrivare dal cartello con i km a qui. Si è fermato l’orologio? Ma si può fermare l’orologio del telefonino? Direi di no. L’unica spiegazione è che prima ho sbagliato a leggere. Probabilmente ho letto un’ora in più. Ecco perché ci avevo messo così tanto. Certo però che sono ben messa se non so neanche più leggere 2 numeri.
Altre vigne, queste a spalliera, più normali, ma basse, non più di 80cm. Anche qui la vendemmia non deve essere riposante.
Stradine che continuano a salire e scendere leggermente. Ma tanto leggermente che se ne accorge solo la vista, le gambe non ci fanno caso.
Vigne neonate. Solo dei tubetti con un ciuffetto verde in cima, messi in maniera regolare. La mia testa quadra si diverte a guardare le file da tutte le angolature.
Finalmente incrocio qualcuno: un vecchietto su un motorino sgangherato.
E arrivo all’asfalto.
Perché questa prima tappa oltre a essere lunga, senza niente in mezzo, ha anche un finale su asfalto. E’ quello che temo di più.
Adesso la mia bottiglia da 750 la svuoto sulla terra rossa, che diventa ancora più rossa. Anche solo per una questione psicologica. Quello che mi rimane nella borraccia è più che sufficiente.
Tutto sommato l’asfalto va via abbastanza tranquillo. Traffico non ce n’è. Io continuo ad essere attratta dal colore della terra, dalle vigne, dai pini, dalle balle di fieno.
Ancora una piccola sosta sotto un albero.
Sono a Higuelera.
Chiavi al bar, albergue nel vecchio ayuntamiento. Tutto facile.
Solo io.
Mi invento uno stendino con 2 sedie e le stringhe di ricambio.
Giro per il paese. Casette bianche. Muri bianchi. Sembra Grecia.
Una bella stradina con panorama. Finisco al cimitero.
Una parete di tufo con delle grotte scavate (tufo? Mah… accidenti perché non lo hanno ancora inventato sto geologo da tasca?).
Domenica, tutto chiuso. Mi faccio un menú del día al bar dove ho preso le chiavi.
Tra la fame e il fatto che sono da sola mangio alla velocità della luce.
Buono, ma ho bisogno di 2 passi per far scendere un po’ il tutto.
Finisco alla cappelletta in alto, quella con il campanile triangolare.
Luna quasi piena. Se mi ricordo bene i vari proverbi italiani e spagnoli dovrebbe essere crescente.
Luna, campanile triangolare, una panchina, cammino, io. Basta, va bene così.
Un po’ lì e poi a dormire.

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Castello di Almansa

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Nella nebbia

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Viti a cespuglio

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Tra i pini

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Vigna neonata

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Viti a spalliera

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Higuelera
 
Ultima modifica:
Prendete racconto e cammino per quello che sono.
Grazie.
Ehm ... quindi cosa dovremmo fare secondo te? :-)
Tipo leggere il tuo racconto col frullatore acceso mentre diamo l'aspirapolvere con una mano e con l'altra reggiamo la cornetta del telefono parlando con l'impiegato di Equitalia mentre ti stai mettendo daccordo su quando devono venire a pignorare la macchina? :rofl:
Personalmente adoro leggere i tuoi diari perchè li trovo interessanti e soprattutto riescono sempre a strapparmi un sorriso.
:bacibaci:
R.
 
Liam, è bello e sereno ciò che racconti ... e poi mi riporti indietro nel tempo (te l'ho già scritto) quando ero lì ... da Valencia a Santiago, collegando tre Cammini ... me lo ricordo bene il Cammino Valenciano, con poche e sbiadite indicazioni che ogni tanto "magicamente" sparivano nei bivi dove c'erano nuovi lavori di urbanizzazione o viabilità. Pochi ma indelebili incontri, fatica e sudore a fioti per il caldo ... accoglienze precarie più del solito ... il Cammino dove ho Camminato di più trascinandomi dietro il mio biciclettino come un carrettino ed in compagnia di vere e sane vescichette ... a Toledo, dopo circa 400 km, sono arrivato esausto e per qualche ora ho temuto di dover abbandonare ... ma poi come ben sai sui Cammini accadono strane cose e così ho potuto continuare ...
Il Cammino del Levante in estate è un Cammino di cieli a specchio, caldo e aria spessa, polvere e solitudine.
Il Cammino del Levante è un Cammino più della ragione che del cuore, così avevo scritto nel mio quadernetto di viaggio arrivato a Zamora, da dove poi ho preso altre vie e Cammini verso Santiago.

Cara Liam continua a scrivere che con i tuoi bei racconti mantieni vivo quel ricordo lontano ... che il tempo della vita scorre troppo in fretta e solo i ricordi lo mantengono presente ... Grazie
 
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