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Almansa - Avila

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Grazie Liam per il tuo diario, non è vero che non sei brava come gli altri, ognuno ha il suo modo di raccontarsi e raccontare, sai che noia se tutti scrivessero allo stesso modo. Continua così che è un piacere leggerti.
 
ahhh che buona la horchata! Soprattutto quando fa caldo! ;)

e che dire degli italiani in Spagna che parlano in italiano pensando che tanto italiano e spagnolo sono uguali? (basta aggiungere la esse :hihi::hihi::hihi:)
 
Liam grazie!
Bellissimo leggerti .



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04/09 Higuelera – Chinchilla
Me la prendo con calma.
La tappa di oggi è più corta e non ho motivi particolari per arrivare presto.
Preparazioni varie, mangio qualcosa che ho nello zaino, vado a mettere la chiave sulla finestra del bar ancora chiuso. E parto verso le 8.
Bellissima giornata. Un po’ di arietta. Bel panorama.
Se sulle mesetas le stradine sono tutte diritte, qui sembrano tracciate da un ubriaco. Oltre a essere ondulate in verticale a causa del terreno, sono anche ondulate in orizzontale, a causa di non so cosa.
Rispetto a ieri è un po’ più abitato. Qualche fattoria. Qualche casa. Piccole frazioni. Due alberi di fichi maturi. Un gregge di pecore.
Le pale eoliche sull’altura alla mia destra mi fanno compagnia.
Non so come mi viene in testa la frase “questo cammino piacerebbe a chi…”. Completo la frase in vari modi. All’inizio sono cose sensate:
“a chi ama le tonalità che vanno dal giallo al rosso”
“a chi ama le mesetas, ma non così tanto da non poterne apprezzare delle varianti”
“a chi non pensa che le pale eoliche rovinino il panorama”
“a chi spera di vedere in lontananza la sagoma di Don Quijote e Sancho Panza
Però vado avanti con questo giochino per km. Le frasi diventano sempre più assurde e più sceme. Per fortuna me le dimentico subito.
Effetti collaterali del camminare da soli.
Faccio una piccola deviazione, ho letto sulla mia guida pazientemente fotografata su telefonino (era pesantissima) che c’è un “cuco”, ricovero per pastori, in buono stato. O la guida non è recentissima o io non ho capito dove fare la deviazione, mi trovo davanti un mucchio di pietre crollate.
Hoya Gonzalo. “Buenos días señor Gonzalo, ¿qué tal?”
No, non è un señor, è un paese che si chiama così. Ma oggi sono un po’ scema.
Faccio una seconda colazione e perdo un'altra di quelle fascette elastiche che tengono ferme le cinghie dello zaino. Ormai di elastico non hanno più niente e scappano via.
Mandorli. Attraverso piantagioni di mandorli.
Un “cuco”, questo sì che è in buono stato. L’anno scorso sul Vadiniense si chiamavano “chozo”.
Un Cruceiro, non proprio come quelli galiziani, ma quasi.
Un tratto di nulla. Proprio un gran bel nulla. Lo fotografo abbondantemente.
Per fortuna continua l’arietta, perché il sole oggi picchia forte.
Sosta sotto un albero.
Piccoli formicai. Un buco e un cerchio di terra rossa che scavando hanno portato fuori. Proprio belli.
Cosa ci fa l’autostrada qui davanti? Un errore ci vuole anche oggi. Dietro front. Qui i campi non sono stati ancora arati, mi infilo tra le stoppie per tagliare e non tornare indietro troppo.
L’ultimo pezzo è davvero lungo l’autostrada. Brutto ma corto.
Chinchilla.
Non c’è albergue. Hostal economico lungo la carretera. Sono abituati ai pellegrini. Mi danno un po’ di info per domani. Hanno anche un economico menú del día, i pellegrini affamati e assonnati non devono neanche aspettare le 9, dalle 7:30 si può mangiare.
Il paese è in alto. C’è anche un castello.
Per non tornare indietro mi infilo in una serie di stradine a caso. Sono sfortunata, finiscono tutte nel nulla. Alla fine faccio un mucchio di giri per arrivare alla piazza.
Ma vale la pena, è una bella piazza.
Anche la chiesa massiccia vale la pena. E’ addirittura aperta.
Leggo che tra le statue all’esterno dell’abside, in alto, c’è anche Santiago.
Come passeggiatina post-cena e post Pan de Calatrava (perché si chiama “pan” se è un budino?) decido di tornare su a vederlo, tanto ho capito dove passare e ci metto un attimo. Però inizia ad essere buio e con tutta la mia buona volontà Santiago non lo identifico proprio. Allora ci metto un po’ di fantasia.


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Fattorie

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Monocromatico: strada, campi, case

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Moderni mulini a vento, in attesa degli altri

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Cuco

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Strada nastro

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Strada rossa

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Formicaio

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Strada e stoppie
 
Ultima modifica:
Anche questa tappa me la sono mangiata tutta in un boccone, non avanzo nemmeno una briciola per le formiche del tuo formicaio :rofl:
Grazie!
Bellissime foto!
 
Da camminatrice solitaria a camminatrice solitaria..... come ti capisco Lia! Quante cose sceme si pensano e si dicono mentre le ore passano nella solitudine quasi assoluta..
Bei posti, comunque. Bel cammino.
Alla prossima tappa, dunque.

free
 
Altro cammino da mettere nel cestino desideri, mi piacciono gli spazi aperti !!
Alla prossima tappa [emoji6]

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05/09 Chinchilla – La Gineta
Hostal con bar per camionisti. Aperto, colazione con Colacao.
Se l’altro ieri avevo incontrato tanti conigli, adesso ne incontro di più.
Ci sono delle collinette di terra che sono tutte un buco. Un via vai da ore di punta. Tutti indaffaratissimi che corrono da una parte all’altra.
Sono dietro a una zona industriale. Uno dei primi capannoni è strapieno di casse di cipolle e intorno è ancora più pieno di conigli. Ho la sensazione che saranno cipolle un po’ sgranocchiate.
Passo in mezzo ad altri capannoni. Cambia il tipo, più recenti, più moderni. Molti vuoti. Alcuni hanno l’aria di non essere mai stati usati. Non ci sono neanche più i conigli. Un po’ aria di abbandono.
Di nuovo campi e inizio a vedere Albacete laggiù.
Quando si inizia a vedere qualcosa da così lontano significa che non arriva più.
E così è. La Nueva York de La Mancha è sempre laggiù.
Mi viene in mente il bisenso “ventosa” scoperto ieri e per passare il tempo ci costruisco un piccolo enigma. Lo limo per bene e faccio anche in modo che i 4 versi abbiano lo stesso numero di sillabe.
Poi me lo dimentico.
Ma intanto sono alla periferia di Albacete.
Ho letto e sentito che attraversarla seguendo le frecce non è facile. Infatti le perdo subito. Allora fuori la tecnologia, vado di gps. Che ogni tanto mi serva a qualcosa.
Sono in centro.
Piazza con giardinetto e panchine. Statua del venditore di coltelli, almeno così mi sembra
Devo fare una cosa. Cerco una panchina all’ombra e non troppo rumorosa.
Mi siedo. Estraggo foglietto, pagina della guida, biro.
Arrivano 2 pensionati da giardinetto. La panchina è lunga faccio cenno che si siedano pure. Anche se preferirei non avere testimoni.
Un attimo e arriva un terzo pensionato da giardinetto. Sposto lo zaino per terra e faccio posto anche a lui.
Ormai ho preparato tutto l’occorrente.
Ecco il quarto, in piedi a parlare con gli altri 3. Recupero tutto mi alzo e gli lascio il posto.
Vado a cercare un altro giardinetto.
Intanto un’occhiata alla cattedrale e scopro che c’è un Museo de la Cuchilleria. Era proprio un venditore di coltelli allora.
Plaza de Toros. Stanno preparando per la Feria. Montano giostre, stand.
Ci sarebbe un altro giardino, ma non mi soddisfa. Troppo rumoroso.
Lo attraverso tutto.
Qui non c’è più molta gente. Una panchina vicino a una fontana. Muoviti e fai quello che devi fare, prima che sia troppo tardi.
Telefono all’ayuntamiento de La Gineta.
Mi dicono che l’albergue è vicino alla Guardia Civil e a un campo di calcio. Mi danno un numero da chiamare quando sono lì per avere le chiavi, loro il pomeriggio sono chiusi.
Fatto! Posso mangiarmi una empanadilla e ripartire.
L’uscita da Albacete è calda.
Campi di cipolle. Ecco da dove arrivano quelle che ho visto stamattina.
La stradina punta una casetta bianca laggiù in fondo.
No devia, saluto la casetta che si allontana.
La strada cambia di nuovo idea: direzione casetta.
No, era una finta.
Sono davanti alla casetta, ma non ci sono arrivata proprio in linea retta.
Mi supera una macchina alzando una nuvola di polvere. E’ una rarità, al massimo qualche trattore.
Poco più avanti si ferma, scende un tipo e controlla delle casse. Solo quando mi avvicino di più vedo alcuni ragazzi chini a raccogliere cipolle. Il tipo fuma appoggiato alla macchina e li guarda.
Non mi piace questa scena.
Io cammino, sotto il sole, ma perché mi va di farlo.
Dopo un po’ sento la macchina ripartire.
Caldo, arrivo alla periferia de La Gineta un po’ cotta.
Sedie. A La Gineta si costruiscono sedie. Capannoni con insegne di sedie. Vecchi e nuovi. Con davanti sedie della dimensione giusta per il Gulliver di Valencia. Sedie.
Indicazione “Policia Local” la seguo, periferia del paese, c’è anche un campo di calcio. Ci sono.
Telefono. La chiave devo andarla a recuperare all'Ayuntamiento, mi aspetta lì. Inutile venire direttamente qui. Riparto.
All’ayuntamiento non c’è nessuno. Aspetto un po’. Provo a ritelefonare, non risponde.
Ho caldo. Non passa anima viva.
Inizio a pensare che passerò la notte su questa panchina.
Invece arriva.
Mi dà la chiave, mi racconta che 2gg fa è passato uno spagnolo, mi dà una cartina per farmi vedere dov’è l’albergue. Sto per dire che arrivo di lì ma noto che la direzione non è proprio quella.
No, che tonta! Ho confuso “Policia Local” con “Guardia Civil”. Ho la sensazione che se lo sapessero non apprezzerebbero. Per fregarmi hanno anche messo un campo di calcio vicino ad entrambe.
L’albergue è negli spogliatoi del campo non più usato (già, adesso c’è quello vicino alla “Policia Local”).
Ho lo spogliatoio centrale, quello dell’arbitro?
Materasso per terra e bagno con doccia nuovo e pulitissimo.
Un intero campo dove posizionare il mio ormai brevettato stendino a sedie.
L’unico problema è che probabilmente adesso il campo è usato per portare a spasso i cani, è pieno di cacche.
Mi faccio un giro per il paese.
Mi organizzo una soddisfacente cena davanti agli spogliatoi.
Mi guardo i cani che vengono a correre e a fare i loro bisogni.
Saluto la luna.
Mi faccio una gran bella dormita.

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Uscendo da Chinchilla

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Laggiù in fondo si inizia a vedere Albacete

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Skyline della Nueva York de La Mancha

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Cuchillero

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Museo de la Cuchilleria

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Casa dello stesso colore della terra

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Cipolle

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Stendino in campo
 
Ultima modifica:
06/09 La Gineta – La Roda
Sarò strana, ma in questo cubo con materasso per terra dormo alla grande.
Due sedie fuori e una tranquilla colazione.
Nessuna fretta, tappa corta e tranquilla. Ho allungato quella di ieri per potermi fermare oggi a La Roda.
Ieri mi hanno detto che se voglio accorciare la tappa di oggi e buona parte delle successive posso seguire la strada di servizio lungo l’autostrada.
Beh, no. A meno di grossi problemi eviterei. Piuttosto che arrivare velocemente preferisco arrivare piacevolmente.
Allora via per i campi.
Il terreno è più piatto. Le strade sono più dritte. Con qualche eccezione.
Un po’ di campi già arati, un po’ di mandorli.
Qualche rudere che ha lo stesso colore della terra.
Un gruppo di capre. Anche il loro colore si abbina bene.
Si potrà dire gregge di capre? O per le capre c’è un termine più appropriato?
Mi distoglie da questi ragionamenti linguistici una lunga nuvola di polvere rossastra davanti a me.
Non sembra una macchina o un trattore. Si muove più lentamente, è lunga e non vedo niente che spunta.
Qui so che è corretto: un enorme gregge di pecore. Sono tante.
Sono abbastanza distanti. Con l’aiuto dei cani si infilano tutte in un grosso recinto.
Come Don Quijote. Vede la nuvola di polvere e parte con la sua lancia, suscitando l’ira dei pastori. Uguale.
Beh no. Io non ho cercato di infilzare pecore, ma c’è voluto un attimo per capire cosa fosse.
Oggi è la giornata delle nuvole di polvere. Eccone un’altra. Questa più alta e corta, identifico quasi subito il trattore che sta arando.
Un albero con sotto una rudimentale panca. Sosta all’ombra obbligatoria. Anche piacevole, il sole picchia parecchio anche oggi.
Di nuovo in mezzo alle vigne.
In alcuni punti stanno vendemmiando.
Gruppi di ragazzi curvi sotto il sole. Ogni tanto qualcuno che “controlla”.
Come ieri per le cipolle.
Mi sento a disagio. Io sotto questo sole ci sto “per gioco”. Loro sono lì per guadagnarsi 4 soldi.
Vorrei essere invisibile. Ma non lo sono e vado avanti.
La Roda.
Vado direttamente a la Plaza de Toros. So che l’albergue è lì. Come l’anno scorso avevo Donato guida online, quest’anno ho Franco.
Chiamo il numero di chi dovrebbe venire ad aprirmi. Telefono staccato.
Aspetto un po’, riprovo. Niente.
Policia Local, proviamo lì.
Chiedo dov’è: ayuntamiento. Vado.
Chiusa, ma c’è un numero di telefono. Mi dicono di “esperar un rato” che arrivano.
Cerco uno scalino all’ombra e mi siedo.
Ma quanto sarà un “rato”? Un “ratoncito”, “el Ratón Miguelito” o una bella “rata” da fogna? Perché a seconda delle dimensioni il tempo che devo passare su questo scalino cambia.
Impegnata con le mie solite scemenze, sento una voce:
“Questo è il municipio?”
“Sì, però é chiuso adesso”
“Quando apre?”
“Gli orari sono appesi sull’altro lato”
E’ un ragazzo marocchino o comunque nordafricano. Probabilmente uno dell’esercito di vendemmiatori/raccoglitori.
Ma… mi ha parlato in italiano e gli ho risposto in italiano. Mi giro ed è già andato via.
Arriva il Policia. Prova a telefonare al numero che ho anch’io. Stesso risultato.
Ma lui ha una seconda opzione. Questa va.
Mi faccio anche un giro sulla macchina della Policia Local che mi riaccompagna alla Plaza de Toros.
Viene ad aprirmi Maria.
Persona davvero simpatica, gentile e utile.
L’albergue è all’interno, nella vecchia infermeria.
Mi spiega tutto. Mi consiglia di farmi un giro e curiosare un po’. Mi dà informazioni sulle tappe seguenti, sul paese, dove mangiare, supermercato.
Lo spagnolo continua ad essere 2gg davanti a me e scopro che è un bombero.
Ieri è stata qui una coppia in tandem. Mi hanno saltato.
Grazie a Maria e grazie al Policia.
Ho le chiavi de la Plaza de Toros.
E’ stato un po’ laborioso entrare, ma ne vale la pena.
Non andrei mai a vedere una corrida, ma stare qui dentro da soli ha un suo fascino.
Un bel giro per gradinate, arena, passaggi vari.
Scopro le varie postazioni. Quella del medico e del veterinario sono vicine.
Vado a vedere il centro e la chiesa.
Mangio un Miguelito. Non il raton, ma il dolcino tipico di La Roda, pubblicizzato ovunque.
La versione originale è una sfoglia con crema e zucchero a velo, ma vista la variante al cioccolato e cacao cedo, provo quella.
Per la cena seguo il consiglio di Maria. Mangio abbondantemente e bene.
Mi guardo un po’ la luna dalle gradinate.
Buonanotte.


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Capre, anche loro in tonalità abbinata

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Strada dritta

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Esercizio di prospettiva centrale con mandorli

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Trattore polveroso

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Strada quasi dritta

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Pausa albero

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Plaza de Toros

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Postazione veterinario
 
Ultima modifica:
dalla Treccani:
grégge s. m. (ant. s. f.; letter. gréggia s. f.) [lat. grex grĕgis] (pl. le gréggi, meno com. i gréggi; letter. le grégge). – 1. Branco di pecore o capre,
 
Stessi passi, stessi sentieri, lunghi ed infiniti ... solo il sole ... differente (forse)
Ancora, Liam, ancora ... per favore

Ps. Se la Sig Maria di La Ronda è quella che ricordo ho ancora la foto che ci ritrae ...
 
Un "rato" ... un attimino ... un minutino... un secondo... quanto può essere lungo?
La risposta la lessi tempo fa nel bagno di un ristorante:
" Un attimo può essere lunghissimo oppure insignificante, dipende dall'urgenza e da quale lato stai rispetto alla porta della toilette". :rofl:
PS:
Non credo che riuscirei a dormire in una plaza de toros: i lupetti "vedono" gli Spiriti e potrebbe non rivelarsi una notte serena.
E poi la postazione del veterinario accanto a quella del medico ... c'è confusione ... non mi è chiaro chi sia la bestia e chi dovrebbe prendersene cura ...
 

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