08/09 San Clemente – Las Pedroñeras
Sono già dal lato giusto di San Clemente. In un attimo sono in mezzo ai campi.
Fresco tendente al freddo. Oggi anche qualche nuvola. Tiro su anche il cappuccio del pile.
Paesaggio sempre uguale, ma sempre un po’ diverso.
La terra ritorna un po’ più rossa. Il terreno un pochino più ondulato.
Due enormi orci ad indicare l’ingresso di una finca.
Cammino tranquilla, senza pensare, con la testa un po’ tra le nuvole.
Ricominciano un po’ di vigne.
Una vendemmiatrice automatica.
Purtroppo sta lavorando tra i filari più interni e non oso infilarmi in mezzo per vedere bene il funzionamento.
Vedo il risultato sui filari vicino a me. Rimangono i graspi vuoti, quindi in qualche modo riesce a staccare solo gli acini. Però fa anche strage di foglie. C’è addirittura una persona sopra che cerca di buttare via interi tralci che finiscono dentro
Accidenti, peccato non essere arrivata mentre lavorava vicino alla strada.
Spero di incontrarne altre.
Per un po’ sono occupata a immaginare con che metodo stacchi gli acini. Li aspira? Scuote tutto e raccoglie sotto? E le foglie come ci finiscono dentro?
Dalle mie parti non ne ho mai viste, le vigne sono quasi tutte in salita.
Stasera chiedo a Graziella, che in questi giorni sta giusto vendemmiando a mano.
Ecco il castello diroccato.
E’ leggermente in alto. Ma proprio leggermente.
E’ un castello a tutti gli effetti. Con mura, torrioni e palazzo interno.
Do un’occhiata fuori e poi anche un po’ all’interno. Ci sono stanze con ancora grossi camini e nicchie.
Curiosità al guinzaglio e fuori di qui. Lo stato dei soffitti e delle travi non permette di andare oltre.
Un giro dietro e 2 vecchie trebbiatrici abbandonate in un locale lungo il muraglione.
Le nuvole se ne sono andate da un po’ e inizia a fare caldo.
Vedo Las Pedroñeras ormai a portata di mano, ma riesco a sbagliare qualche bivio e mi rendo conto che la sto aggirando. Andando un po’ a caso riesco ad entrarci.
Punto al centro e prima di arrivarci mi ritrovo davanti la Polizia Local.
Che fortuna, senza neanche cercare.
E’ chiuso, non esageriamo con la fortuna, ma c’è il solito numero fuori. Chiamo.
Sono in giro, visto che l’ayuntamiento a quest’ora è ancora aperto mi consigliano di andare lì, così non devo aspettarli.
Cerco la Plaza Mayor e mi metto diligentemente in fila allo sportello.
I 2 ragazzi che sono davanti a me non hanno tutti i documenti necessari per quello che vorrebbero fare e l’impiegata non ne è particolarmente felice.
Tocca a me. Mi dà un foglio che è l’esatta copia di quello che c’è sulla guida.
Chiedo se posso andare direttamente all’albergue adesso e se c’è qualcuno che mi apre.
No, prima devo telefonare.
Ne deduco che le chiavi non le hanno loro e che sono esattamente al punto di prima.
Provo a telefonare ai 2 numeri che ho, ma non rispondono. Vabbè è presto. Aspetto un po’.
Leggo un po’ di info. Las Pedroñeras è famosa per l’aglio, a luglio c’è anche una “Feria Internacional del Ajo Morado”.
Riprovo a telefonare. Uno mi risponde: ha le chiavi ma è a Valencia, non può venire ad aprirmi.
Mi spiega che è inutile che provi all’altro numero perché è quello della moglie che è lì con lui.
Nessun altro ha le chiavi?
Il parroco, ma in questi giorni non c’è. Devo trovarmi un’altra sistemazione.
Già.
C’è una Casa Rural e un Hostal.
Provo a chiamare la Casa Rural, non risponde nessuno.
All’hostal decido di andarci direttamente.
Anche se poi scoprirò che “direttamente” non è proprio il termine più esatto.
Chiedo a una signora se sa dov’è.
Sì, devi andare sulla Carretera.
E mi spiega come fare.
Spiegazione perfetta, riesco ad attraversare tutto il paese ed arrivarci.
Ho però un dubbio, una volta arrivata a questa Carrettera da che parte dovrò andare, non ho un numero civico ma un “km 160”.
Ma il dubbio è subito risolto, alla mia destra non c’è più niente, cavalcavia e campi. Sicuramente a sinistra.
Questa carretera è una circonvallazione che gira intorno al paese.
Il paese è più grande di quando immaginavo.
Fa caldo, non c’è ombra, ci sono macchine e camion.
Capannoni e capannoni e non vedo traccia di questo hostal.
Forse ho guardato male, forse era a destra e io, tonta, non l’ho visto?
A questo punto però non ha senso tornare indietro, tanto vale arrivare fino in fondo di qua.
Ma quando arriva sto fondo?
Sono stufa, stanca e ho caldo.
Vedo un distributore, poi un cavalcavia e poi il nulla. No.
Guardo meglio e al lato del distributore c’è un edificio. Leggo Hostal. Per fortuna.
Leggo anche Bar e Restaurante. Ma sedie e tavoli sono accatastati in un angolo. Beh, chi mangerebbe fuori con sto caldo?
Arrivo davanti alla porta e c’è un cartello: CERRADO.
Rimango a guardarlo per un po’.
E adesso che accidenti faccio?
Per prima cosa mi cerco una panchina all’ombra. Prima ho visto una strada che ne aveva.
E poi? Poi riprovo alla Casa Rural, se continua a non rispondere proverò a vedere se esiste un bus che mi porta in qualche altro paese.
Casa Rural ancora niente.
Vedo che questo hostal ha 3 numeri di telefono. Niente da perdere, io ci provo.
Primi 2 niente, terzo è un cellulare e mi risponde.
Prima cosa mi dice che sono chiusi per ferie. Insisto un po’, chiedo se non conosce un altro posto dove posso dormire. Alla fine mi dice che se è solo per dormire viene ad aprirmi. Sospiro di sollievo.
Ritorno all’hostal. Sono passate quasi 3 ore da quando sono arrivata a Las Pedroñeras.
Stanotte ho un intero hostal chiuso per ferie tutto per me.
Mi spiega che avrò problemi anche a trovare da mangiare stasera. Ieri è finita una settimana di Feria (non quella dell’aglio) e oggi è tutto chiuso. Mi consiglia di mangiarmi un panino alla pompa di benzina.
Ci penserò dopo. Si è appena risolto un problema, non ho voglia di occuparmi subito di un altro.
Il panino alla pompa di benzina mi sembra proprio triste. Prima vedo se c’è qualche altra soluzione.
Scopro che dalla strada con le panchine dove mi sono seduta prima, in 10 minuti sono in centro. Perché quella signora mi ha fatto fare quel giro assurdo?
Scopro anche che il supermercato, che poteva essere una soluzione, è chiuso.
La guida indica un posto dove, mostrando la credenziale, c’è il Menu del Peregrino. Io ci provo.
Vedo persone sedute fuori, è aperto. Fantastico.
Però oggi non fanno da mangiare. E ti pareva.
Ma hanno un po’ di tapas. Va benissimo.
Devo fargli un po’ pena, perché mi riempie 3 piatti abbondanti di tapas varie più una bottiglia d’acqua per 3 euro e 80.
E alla fine anche oggi riesco a mangiare e dormire.
Orci
Casetta bianca
Campi e triangoli
Via non retta
Girasole dimenticato
Castello diroccato, interno
Castello diroccato
Segnaletica seria