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Almansa - Avila

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Non sono coerente, lo so.
Non amo e non capisco le corride. Principalmente per 2 motivi:
uccidere, o cercare di uccidere, per divertimento (però fuori casa mangio carne. Incoerenza)
rischiare per mostrare il proprio coraggio (però ogni tanto faccio cose poco sagge. Incoerenza)
Però curiosare lì dentro e soprattutto sedermi sulle gradinate a guardare la luna quasi piena, mi è piaciuto un sacco. Incoerenza.
Questo è.
Io e la perfezione siamo agli antipodi.
Però devo anche dire che le persone troppo perfette mi fanno un po' paura.
Quindi migliorabile sicuramente, ma senza esagerare;)

La signora Maria che ha accolto me è una persona molto gentile con occhi azzurri.

Se lo dice la Treccani vado con il gregge di capre.
Anche se gregge dà l'idea di gruppo compatto che fa la stessa cosa, mentre le capre danno l'idea di essere testarde e fare quello che vogliono. Lo vedo un po' ossimoro:rolleyes:
 
Ultima modifica:
Non sono coerente, lo so.
Non voleva mica essere un appunto alla tua incoerenza! :-)
Devo ben guardare dentro alle mie scarpe prima di dare giudizi e quindi mi guardo bene dal farlo.
Sono il più incoerente degli uomini e per darti un esempio ti svelo un segreto:
penserai mica che dopo le corride, il povero animale venga sprecato: giammai!
La sua carne prelibata la trovi in molti ristoranti ... il mio preferito era "Casa Paco" a Madrid ... il filetto di toro era una magnificenza!
Figurati se posso fare il moralista: volevo semplicemente dire che io là dentro non sarei riuscito a prendere sonno.
E lo so perchè una volta sono andato ad assistere ad uno spettacolo allestito in quello che un tempo era il vecchio mattatoio di Testaccio, a Roma ... beh... lo sai che sono dovuto uscire perchè il solo vedere i binari con i ganci appesi al soffitto mi faceva star male?
Adesso non ricordo bene: ma siccome sono "coerente", non mi stupirei se avessi preferito concludere la serata in un ristorante a mangiare rigatoni con la pajata: come li fanno al Testaccio .... :-PP

PS: essendo sabauda forse ignori cosa sia la pajata ... abbi pazienza che tanto te lo dirà Julo! :rofl: :rofl:
 
Raùl come già detto i troppo perfetti e i troppo coerenti mi fanno un po' paura ;)

Colgo l'occasione (che fa tanto formale) per una cosa (che non c'entra).
Mi rendo conto di mettere foto molto simili tra loro e con paesaggi che possono sembrare desolati (e il "possono sembrare" è un eufemismo).
Scusate, ma sono quelle che mi fanno venire più nostalgia.

Oh, io o pietre o terra, di lì non mi schiodo! :rolleyes:;)
 
07/09 La Roda – San Clemente
Non resisto, vado a mangiare colazione sulle gradinate. Anche se stanotte si è alzato il vento e fa fresco.
Chiudo dietro di me il portone de la Plaza de Toros e inizio a camminare.
Mentre esco da La Roda mi superano un po’ di pulmini che portano le persone a vendemmiare.
Io invece vado verso campi arati o da arare.
Il vento di stanotte ha pulito l’aria.
Il fresco, la luce della mattina, il cielo, i colori della terra. Mi piace molto tutto questo.
Anche se a pensarci bene è un tratto di nulla. Ma è un nulla che mi piace.
Mi siedo su una pietra color ocra, come la strada, la terra, i muri delle rare case.
Il platano che sto mangiando ha un colore vivace al confronto.
Però non è un paesaggio noioso. O almeno a me non dà quell’impressione.
Cammino leggera fino a Minaya.
La chiesa, con un bel campanile massiccio è dedicata a Santiago. Lui è in una nicchia sopra la porta.
Mi riposo un po’ su una panchina della piazza.
Ricevo la foto di un viso finalmente sorridente. Questa giornata già iniziata bene migliora ulteriormente.
Campane. Non semplici rintocchi, è proprio un concerto.
Una registrazione, sono proprio sotto il campanile e le campane sono immobili.
Volume altissimo.
Finito lo scampanio, inizia un canto di chiesa. Che sia un canto di chiesa lo intuisco da alcune parole captate qua e là, perché la musica è più da inno militare.
Hanno aperto la porta della chiesa, vado dentro. Qui si sente un po’ più piano.
Secondo canto. Ulteriore scampanio. Poi il silenzio.
Nel frattempo sono già fuori dal paese.
Sarà tutti i giorni così?
Il fresco della notte se n’è andato e il sole inizia a farsi sentire.
Sono ormai in aperta campagna quando mi raggiunge chiaro e nitido un nuovo scampanio. Seguito da inno militarEcclesiastico 1, inno militarEcclesiastico 2, scampanio. Mah.
Muretti a secco e un altro cuco. Anche loro rigorosamente ocra.
I pochi alberi con la chioma vede scuro spiccano tantissimo.
Cerco una spiegazione logica a quanto mi piaccia camminare qui. So che non c’è, ma cercarla fa parte del gioco.
Una freccia gialla su fondo blu. Sì, così sono molto più visibili. In questo ambiente il giallo, soprattutto quando è un po’ sbiadito, non risalta così tanto.
Arrivo a Casas de los Pinos.
Altra sosta su altra panchina di un giardinetto fresco.
Gruppetto di pensionati che parlano di politica e della questione Catalana.
Un bambino gioca con delle macchinine, inventando dialoghi.
Lo faccio anch’io. Inventare dialoghi. Giocare con le macchinine no, perché non ne ho più.
Un tratto con dei pini. Così do un senso al nome del paese.
Sotto un sole ormai decisamente caldo arrivo a San Clemente.
Chiavi da recuperare all’Ufficio del Turismo.
Vado verso il centro.
Vedo un Policia e chiedo indicazioni.
Inizia a spiegarmi, poi si blocca.
“Vedi quella ragazza coi pantaloni bianchi?”
Un microsecondo di dubbio perché “la chica de pantalon blanco” che vedo è una “chica” tanto quanto me, ma non può essere che lei.
“Sta andando ad aprire l’Ufficio del Turismo”
“La seguo”
Non sono brava a pedinare, se ne accorge subito. Le spiego.
Così faccio 2 chiacchiere. Anche lei mi racconta del bombero che mi precede di 2 giorni.
Si diverte a cercare di pronunciare il mio cognome. Le prometto che la prossima volta che vengo in Spagna lascio a casa un po’ di doppie e acca, così riduco anche il peso da portarmi sulle spalle.
L’albergue è in un alloggio poco fuori dal centro. Questa volta tutto semplice.
Incombenze giornaliere, giro per il centro, recupero qualcosa da mangiare, altro giro serale.
San Clemente è una bella cittadina.
Anche qui una chiesa di Santiago, un bel Ayuntamiento sulla piazza e una piacevole via pedonale.
Mi siedo un po’ su una panchina e per poco non mi addormento. Meglio andare a dormire in un letto.


P9070790.JPG
Parallele

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C’è un albero

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Non è proprio tutto piano e c’è addirittura una casa

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Altro albero

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Santiago nella sua nicchia a Minaya (spero gli abbiano fornito delle cuffiette)

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Freccia gialla in campo blu

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San Clemente

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Ayuntamiento serale
 
Ultima modifica:
Bello questo cammino nel nulla, proprio come piace anche a me : spazi aperti, colori caldi , orizzonti infiniti, solitudine e pace.
Sarà come lo racconti tu , ma questo cammino mi attrae moltissimo !!!
Chissà !!!!

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"doppie e acca" :p:)

Forse l'ho già detto ma la lettera h mi è sempre sembrata un po' sfortunata. E' l'unica a non essere presente all'interno del suo nome (h acca). Non mi sembra giusto.
Forse ehhe non era facile da pronunciare, ma potevano almeno chiamarla ecche.
Anche la z mi sembra un po' fuori standard (ne ho anche un paio). Perché non ezze o zi?
Ok, fate finta di niente:seimatto:
 
Ultima modifica:
che racconti e foto meravigliose,
le foto del "nulla" in genere sono più affascinanti di molte altre
 
A me da bambino faceva pena la effe maiuscola, perchè quando la maestra ce la spiegò in prima elementare, disse: "E' come la "E" ma senza una gambina".
Siccome avevo un amichetto che, in chiesa, per arrampicarsi su un'acquasantiera di pietra, (voleva bagnarsi la mano nell'acqua benedetta prima di segnarsi), fu travolto dal pesante bacino che si staccò dal suo piedistallo e la gambina la perse sul serio, a me la effe maiuscola faceva una gran tristezza.
Non la usavo mai e cercavo di arrabattarmi per iniziare la frase con qualsiasi altra lettera. :confused:
(Fine OT)
 
08/09 San Clemente – Las Pedroñeras
Sono già dal lato giusto di San Clemente. In un attimo sono in mezzo ai campi.
Fresco tendente al freddo. Oggi anche qualche nuvola. Tiro su anche il cappuccio del pile.
Paesaggio sempre uguale, ma sempre un po’ diverso.
La terra ritorna un po’ più rossa. Il terreno un pochino più ondulato.
Due enormi orci ad indicare l’ingresso di una finca.
Cammino tranquilla, senza pensare, con la testa un po’ tra le nuvole.
Ricominciano un po’ di vigne.
Una vendemmiatrice automatica.
Purtroppo sta lavorando tra i filari più interni e non oso infilarmi in mezzo per vedere bene il funzionamento.
Vedo il risultato sui filari vicino a me. Rimangono i graspi vuoti, quindi in qualche modo riesce a staccare solo gli acini. Però fa anche strage di foglie. C’è addirittura una persona sopra che cerca di buttare via interi tralci che finiscono dentro
Accidenti, peccato non essere arrivata mentre lavorava vicino alla strada.
Spero di incontrarne altre.
Per un po’ sono occupata a immaginare con che metodo stacchi gli acini. Li aspira? Scuote tutto e raccoglie sotto? E le foglie come ci finiscono dentro?
Dalle mie parti non ne ho mai viste, le vigne sono quasi tutte in salita.
Stasera chiedo a Graziella, che in questi giorni sta giusto vendemmiando a mano.
Ecco il castello diroccato.
E’ leggermente in alto. Ma proprio leggermente.
E’ un castello a tutti gli effetti. Con mura, torrioni e palazzo interno.
Do un’occhiata fuori e poi anche un po’ all’interno. Ci sono stanze con ancora grossi camini e nicchie.
Curiosità al guinzaglio e fuori di qui. Lo stato dei soffitti e delle travi non permette di andare oltre.
Un giro dietro e 2 vecchie trebbiatrici abbandonate in un locale lungo il muraglione.
Le nuvole se ne sono andate da un po’ e inizia a fare caldo.
Vedo Las Pedroñeras ormai a portata di mano, ma riesco a sbagliare qualche bivio e mi rendo conto che la sto aggirando. Andando un po’ a caso riesco ad entrarci.
Punto al centro e prima di arrivarci mi ritrovo davanti la Polizia Local.
Che fortuna, senza neanche cercare.
E’ chiuso, non esageriamo con la fortuna, ma c’è il solito numero fuori. Chiamo.
Sono in giro, visto che l’ayuntamiento a quest’ora è ancora aperto mi consigliano di andare lì, così non devo aspettarli.
Cerco la Plaza Mayor e mi metto diligentemente in fila allo sportello.
I 2 ragazzi che sono davanti a me non hanno tutti i documenti necessari per quello che vorrebbero fare e l’impiegata non ne è particolarmente felice.
Tocca a me. Mi dà un foglio che è l’esatta copia di quello che c’è sulla guida.
Chiedo se posso andare direttamente all’albergue adesso e se c’è qualcuno che mi apre.
No, prima devo telefonare.
Ne deduco che le chiavi non le hanno loro e che sono esattamente al punto di prima.
Provo a telefonare ai 2 numeri che ho, ma non rispondono. Vabbè è presto. Aspetto un po’.
Leggo un po’ di info. Las Pedroñeras è famosa per l’aglio, a luglio c’è anche una “Feria Internacional del Ajo Morado”.
Riprovo a telefonare. Uno mi risponde: ha le chiavi ma è a Valencia, non può venire ad aprirmi.
Mi spiega che è inutile che provi all’altro numero perché è quello della moglie che è lì con lui.
Nessun altro ha le chiavi?
Il parroco, ma in questi giorni non c’è. Devo trovarmi un’altra sistemazione.
Già.
C’è una Casa Rural e un Hostal.
Provo a chiamare la Casa Rural, non risponde nessuno.
All’hostal decido di andarci direttamente.
Anche se poi scoprirò che “direttamente” non è proprio il termine più esatto.
Chiedo a una signora se sa dov’è.
Sì, devi andare sulla Carretera.
E mi spiega come fare.
Spiegazione perfetta, riesco ad attraversare tutto il paese ed arrivarci.
Ho però un dubbio, una volta arrivata a questa Carrettera da che parte dovrò andare, non ho un numero civico ma un “km 160”.
Ma il dubbio è subito risolto, alla mia destra non c’è più niente, cavalcavia e campi. Sicuramente a sinistra.
Questa carretera è una circonvallazione che gira intorno al paese.
Il paese è più grande di quando immaginavo.
Fa caldo, non c’è ombra, ci sono macchine e camion.
Capannoni e capannoni e non vedo traccia di questo hostal.
Forse ho guardato male, forse era a destra e io, tonta, non l’ho visto?
A questo punto però non ha senso tornare indietro, tanto vale arrivare fino in fondo di qua.
Ma quando arriva sto fondo?
Sono stufa, stanca e ho caldo.
Vedo un distributore, poi un cavalcavia e poi il nulla. No.
Guardo meglio e al lato del distributore c’è un edificio. Leggo Hostal. Per fortuna.
Leggo anche Bar e Restaurante. Ma sedie e tavoli sono accatastati in un angolo. Beh, chi mangerebbe fuori con sto caldo?
Arrivo davanti alla porta e c’è un cartello: CERRADO.
Rimango a guardarlo per un po’.
E adesso che accidenti faccio?
Per prima cosa mi cerco una panchina all’ombra. Prima ho visto una strada che ne aveva.
E poi? Poi riprovo alla Casa Rural, se continua a non rispondere proverò a vedere se esiste un bus che mi porta in qualche altro paese.
Casa Rural ancora niente.
Vedo che questo hostal ha 3 numeri di telefono. Niente da perdere, io ci provo.
Primi 2 niente, terzo è un cellulare e mi risponde.
Prima cosa mi dice che sono chiusi per ferie. Insisto un po’, chiedo se non conosce un altro posto dove posso dormire. Alla fine mi dice che se è solo per dormire viene ad aprirmi. Sospiro di sollievo.
Ritorno all’hostal. Sono passate quasi 3 ore da quando sono arrivata a Las Pedroñeras.
Stanotte ho un intero hostal chiuso per ferie tutto per me.
Mi spiega che avrò problemi anche a trovare da mangiare stasera. Ieri è finita una settimana di Feria (non quella dell’aglio) e oggi è tutto chiuso. Mi consiglia di mangiarmi un panino alla pompa di benzina.
Ci penserò dopo. Si è appena risolto un problema, non ho voglia di occuparmi subito di un altro.
Il panino alla pompa di benzina mi sembra proprio triste. Prima vedo se c’è qualche altra soluzione.
Scopro che dalla strada con le panchine dove mi sono seduta prima, in 10 minuti sono in centro. Perché quella signora mi ha fatto fare quel giro assurdo?
Scopro anche che il supermercato, che poteva essere una soluzione, è chiuso.
La guida indica un posto dove, mostrando la credenziale, c’è il Menu del Peregrino. Io ci provo.
Vedo persone sedute fuori, è aperto. Fantastico.
Però oggi non fanno da mangiare. E ti pareva.
Ma hanno un po’ di tapas. Va benissimo.
Devo fargli un po’ pena, perché mi riempie 3 piatti abbondanti di tapas varie più una bottiglia d’acqua per 3 euro e 80.
E alla fine anche oggi riesco a mangiare e dormire.

P9080831.JPG
Orci

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Casetta bianca

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Campi e triangoli

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Via non retta

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Girasole dimenticato

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Castello diroccato, interno

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Castello diroccato

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Segnaletica seria
 
Ultima modifica:
Che storia!
Scrivere due righe di biasimo all'Ayuntamiento?
(su carta molto dura, che non può essere usata per i bisogni fisiologici, sennò ... ehm ... non la leggono) ;-)
 
... le tipiche storie da Cammini non "massificati" dalla presenza ... "turigrina" ...
Probabilmente la verità sta nel mezzo, Riccardo: come te, anche io stigmatizzo la massificazione con tutti gli aspetti in negativo che comporta,però non si può sentire un hospitalero che dice: "Io sono a Valencia e mi sono portato via le chiavi dell'albergue ed è inutile che chiami l'altro numero"!
Delle due l'una: o prendi l'impegno di tenere in piedi l'albergue (e lo fai o ti prendi la briga di delegare "chi per te"), oppure non ti prendi l'incombenza e chi passa di lì sa che non c'è trippa pe' gatti e si regola di conseguenza.
Se poi decido di voler passare la notte su una panchina, dev'essere una scelta mia e non sua!
Tra i due estremi, è senz'altro preferibile quello ben organizzato anche se comporta la presenza dei domingueros e dei turigrinos.
Almeno per me che non ho mai considerato il pellegrinaggio una penitenza, un'espiazione o un dover per forza vagare alla cieca per ore,alla fine di una giornata già pesante, con il rischio di dover dormire sotto la pensilina della gasolinera.
(Specialmente per una donna che viaggia da sola come nel caso sopracitato).
 
Persone sagge mi hanno poi giustamente detto che, una volta appurato che all'albergue non ci potevo andare, avrei dovuto tornare alla Policia Local e chiedere a loro che fare.
Non c'ho pensato.
Devo dire che ero un po' demoralizzata dall'inutile visita all'Ayuntamiento, anche perché mi risuonava un "(nome che non ho registrato) no está de vacaciones?" chiesto dalla collega a chi mi stava dando il foglio che già avevo, senza che questa facesse alcun cenno. Sul momento pensavo parlassero di un collega, ma ripensandoci dopo, chissà...
Devo anche dire (ma quante cose devo dire?) che è stato davvero l'unico caso. E c'è di mezzo anche la sfiga di arrivare il giorno dopo la fine della Feria, quando sembra che tutti vadano in letargo.
Prima e dopo sia Policia Local, che Ayuntamiento, che Oficina del Turismo, anche se a volte con qualche ritardo o con qualche disguido, hanno comunque sempre fatto il possibile per aiutarmi.

E poi questa cosa ha avuto anche un lato positivo, malgrado la mia totale imbranataggine, sono riuscita a fare una serie di telefonate e a farmi aprire un hostal chiuso per ferie. Non male dai ;)
 
Caro Raul concordo totalmente con le tue considerazioni ... sarà che io da anni frequento altri Cammini, considerati minori solo per la scarsa presenza di moderni pellegrini e sono abituato alle situazioni descritte da Liam ... in quei Cammini alle volte trovare un albergue aperto e ben organizzato a cifre ragionevoli era una epifania
 
Cara Liam, te la sei cavata benissimo, è non ti considerare imbranata ... visto il numero di Cammini percorsi di esperienza ne ha molta ....
percorrere i Cammini (e non farli) si impara a sapersi adattare ... per raggiungere lo scopo, nel tuo caso un tetto sicuro sulla testa ...
quando ho percorso il Cammino da Valencia, ormai anni fa, ti assicuro che era molto meno segnato ed organizzato di oggi e la guida era solo un peso inutile ...
 
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