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Almansa - Avila

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
09/09 Las Pedroñeras – El Toboso
Non dormo benissimo.
In questo hostal al fondo del paese, con solo grossi TIR parcheggiati nella piazzola, che dovrebbe essere vuoto, si sente qualcuno che entra ed esce.
Mi auto-convinco che è il proprietario. Tanto non vado di certo sotto a controllare.
Mangio qualcosa che ho nello zaino. Non ho voglia di andare a caccia di un bar aperto, anche se ormai conosco questo paese come le mie tasche.
Il prossimo non dovrebbe essere lontanissimo, mi farò una seconda colazione lì.
Sempre più freddo.
Dubbio. Svuoto tutto lo zaino in mezzo ai campi per tirare fuori il buff, che è sicuramente al fondo, o resisto?
La pigrizia vince, ma spero che il sole inizi presto a scaldare.
El Pedernoso. Paese piccolino che mi piace.
Stanno ripulendo la via principale, mettendo bandiere, fiori, immagini sacre. Più tardi ci sarà la Processione. Me lo spiegano al bar, colacao e tostadas. Peccato non potersi fermare.
Il primo mulino. Non è proprio in buono stato, le pale sono rotte, ma è un mulino. E sono contenta.
Santa Maria de los Llanos. Oggi tanti paesi vicini.
Murale dedicato al cammino manchego, i pellegrini sono Don Quijote e Sancho. Sì, mi piace.
C’è anche un mojón artigianale ancora in costruzione. Mi fermo a guardarlo. Un po’ naif. Lo saluto, è il primo che vedo.
Oltre alle frecce gialle e qualche conchiglia nei paesi, non ho incontrato molti simboli del cammino. Vederne due, uno dietro l’altro, è strano.
Un po’ di colline. Un po’ di ulivi. Vigne più piccoline.
Sbaglio qualcosa e mi sposto troppo sulla sinistra. Ma non mi preoccupo molto. Sono in alto, ho un’ottima vista su una costa con i mulini bianchi dall’altro lato. Stradine che scendono ce ne sono, prima o poi ribeccherò le frecce.
Ancora vendemmia. Mi sembrano operazioni più familiari. Qualcuno ha la musica, si sente chiacchierare, ci sono bambini che giocano tra i filari.
Mota del Cuervo. Devo assolutamente capire come si sale ai mulini. Saranno anche ricostruiti e turistici, ma li voglio vedere da vicino.
Scopro che il posto è chiamato “el Balcón de la Mancha”, motivo in più per non perderlo.
Dal paese le indicazioni per salire non mancano e sono su.
La mia parte infantile si diverte tantissimo. Entro in quello aperto, salgo su, guardo dalle finestrelle, mi immagino il mugnaio che le controlla per capire da dove sta arrivando il vento per andare a girare il cono usando il lungo bastone. Studio un disegno con tutto il meccanismo. Vado a vederli tutti da vicino. Ognuno con il suo nome. Anche quello più distante dagli altri, anche se è uguale agli altri.
Guardo il panorama. Peccato che oggi non sia limpidissimo e quassù tiri un vento freddo. Ma se li avevano messi qui un motivo ci sarà.
Scendi va’, che hai ancora un bel pezzo di strada da fare.
Attraverso Mota del Cuervo, altro paese interessante.
In una rotonda, invece delle solite fontane o statue che non capisco mai, c’è una torre con un corvo sopra. Chiaro.
Campi, vigne, ulivi
Una costruzione su una collinetta che non capisco cosa sia. Forse un pozzo? Non è vicino, non posso fare un’altra deviazione oggi, rimango con la curiosità.
Alcuni grossi orci o bidoni o non so cosa, sparsi per i campi. Per l’acqua?
Camminando le parole vanno a cercarsi i ricordi per conto loro.
Non ci avevo mai fatto caso, ma un po’ sono legata ai mulini, anche se tutti ad acqua.
La famiglia del marito di mia zia aveva un mulino e nei racconti di mia mamma è molto presente.
Mio papà è nato e cresciuto in un posto che si chiama la Cascina del Mulino e così suo padre e suo nonno. Il mulino è ancora lì.
Io da piccola ero affascinata da una ruota di mulino che girava in un canale, anzi in una bialera, perché così l’ho sempre sentita chiamare e con canale non la riconosco. Penso di aver cercato di metterla in almeno la metà dei miei disegni di bambina.
Cammino raccontandomi di mulini.
Spunta un campanile. El Toboso.
Il pozzo e la Virgen Morenita.
Non entro nel paese, vado a cercare l’Albergue Juvenil che dovrebbe essere sulla Carretera.
Trovato, oggi sono a posto.
E’ festa. E’ proprio la festa de la Virgen Morenita.
Una piccola banda gira suonando e lanciando mortaretti per le strade, con il seguito degli appartenenti a la peña con il loro fazzoletto verde.
Più tardi ci sarà Messa, Processione, balli e fuochi d’artificio. A partire dalle 22. Mi sa che non reggo.
Vado a vedere la chiesa. E’ aperta e mi piace, ma c’è un matrimonio, posso solo dare un’occhiata veloce.
Giro un po’ per il paese. La casa di Dulcinea, il monumento a Don Quijote, la frasi di Cervantes sui muri delle case. Sì, è come me l’aspettavo.
Plato combinato. Me ne propongono uno addirittura senza l’immancabile uovo fritto. Da non crederci.
Faccio un tentativo, ma alle 9 e mezza sto già morendo di sonno.
Mi spiace un po’, ma... Buonanotte.

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Il primo mulino (non si scorda mai? Mah…)

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Zigzagando

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Camino Manchego

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Eccoli!

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Da vicino

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Con vista dal Balcón de la Mancha

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Orcio, bidone, non so

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La Virgen Morenita del Toboso
 
Ultima modifica:
Complimenti Liam! letto a bocconi questo tuo diario..domani mentre sarò in viaggio leggerò tutto con più calma
bellissime foto!
 
10/09 El Toboso – Villa de Don Fadrique
Cielo azzurro e arietta fresca e piacevole.
Parto con in testa una frase di Cervantes sulla libertà letta su una pensilina dell’autobus.
Bella la luce del mattino. Quando anche i sassolini hanno la loro ombra.
Niente di nuovo sotto il sole radente. Si alternano vigne, campi, mandorli, ulivi.
Ma c’è sempre qualche particolare che mi incuriosisce. Una curva della strada, un colore, un albero, una prospettiva.
In mezzo a un campo, su una pietra che sembra lì per caso, c’è la Croce di Santiago.
Non mi ricordo di averne viste altre.
Qualcuno con stencil e vernice rossa è arrivato fino qui, ha scelto proprio questa pietra, ci ha disegnato la Croce di Santiago.
E a me è venuta in mente la tarta omonima. Meglio non farglielo sapere.
Quintanar.
Altissimi silos di acciaio, al sole risplendono. Alcuni alti e stretti, altri più larghi.
E’ qui che finisce l’uva?
Rumore come di una enorme lavatrice.
Anche questo non so come funziona, anche questo mi incuriosirebbe.
L’idea della tarta de Santiago mi ha fatto venire fame. Una colazione vera ci sta tutta. Finisce che mi mangio un croissant a la plancha gigantesco. Non fosse abbastanza burroso e dolce ci spalmo sopra burro e marmellata. Questo serve anche come pranzo e merenda. Forse.
Via Verde. Vecchia ferrovia usata come cammino e pista ciclabile. Qualche ciclista qualche corridore.
Freccia gialla indica una deviazione sulla destra per prendere un cavalcavia sull’autostrada, che vedo più avanti. Via Verde indica di proseguire diritto.
Decido di seguire la Via Verde, anche perché sono curiosa di capire come attraverserà l’autostrada visto che non vedo altri cavalcavia, forse ci passa sotto.
Continuo a non vedere niente, forse qualcosa tipo un tubo, tanto sono solo biciclette e pedoni.
Arrivata. Le indicazioni continuano a dire di andare avanti, avvertono che c’è un “cruce peligroso”, di non superare i 20 km all’ora. Ma davanti a me ho l’autostrada. Dovrei saltare il guardrail e attraversarla? Tutto ciò mi lascia alquanto perplessa. Fotografo, altrimenti non ci crede nessuno.
Vado a prendere il cavalcavia. Meglio va’.
Una volta di là, per curiosità, torno un pezzo indietro sulla Via Verde fino all’altro lato dell’autostrada. Anche qui gli stessi cartelli, con il numero di km per il prossimo paese, che ti invitano a proseguire diritto.
Ma ci sarà qualche pazzo che li prende alla lettera?
Ermita del Cristo de la Salud. Un pensiero a chi in vario modo mi sta accompagnando, soprattutto a chi in questo momento ne ha più bisogno.
Puebla de Almoradiel.
Dev’essere appena finita Messa perché sulla piazza e per le vie c’è parecchia gente.
Abbandono la Via Verde che passa lungo la carretera per seguire le frecce gialle tra vigne, campi e mandorli.
Anche se il sole è ormai alto, grazie all’arietta, non fa eccessivamente caldo. Cammino bene.
Villa de Don Fadrique.
Avrei dovuto telefonare venerdì. Così dice di fare la mia guida se si arriva durante il weekend. Ma venerdì ero occupata a fare altre telefonate alla ricerca di un letto e mi sono completamente dimenticata.
Provo ad andare comunque alla Policia Local. Chiusa. Telefono. Mi spiegano che in questi giorni c’è la Feria e il polideportivo è usato per qualcosa che non capisco e quindi non si può dormire.
Mi indicano un hostal che accoglie pellegrini, spiegandomi dov’è e come arrivarci.
Ci vado. Mi accoglie Juan.
E mi accoglie proprio. Mi riempie di parole, bottiglie d’acqua, spiegazioni, cartine, spillette, racconti, fotografie, borse in cui mettere la roba sporca, asciugamani.
Passa la moglie e gli dice di lasciarmi andare a togliere le scarpe e fare una doccia. Santa donna.
Ammetto che non è proprio una sorpresa. Avevo sentito parlare di questo posto e di questa persona. Infatti gli porto i saluti di Francesco e Franco. Si ricorda di loro, mi parla del suo ginocchio, mi porta a vedere il cane che ha un problema all’anca, malgrado gli spieghi che io non so nulla di ginocchia e di anche.
Un giro per il paese.
Una signora anziana sta cercando di buttare l’immondizia ma non riesce ad aprire il cassonetto con il pedale. Riconosco la scena, mia mamma ferma le persone per strada per farselo aprire. Glielo apro.
Mi ringrazia.
Tu non sei di qui?
No, italiana.
Non importa da dove si arriva, se si ha voglia di lavorare.
Non sono qui a vendemmiare, ma non glielo dico. Va bene così.
Mi imbatto anche qui in un gruppo che suona e lancia mortaretti per le vie.
Poi c’è la banda vera e propria che accompagna alla chiesa alcade, capo della Guardia Civil, altra autorità che non ricordo, re e regina della Fiesta. Qui vengono accolti dal cura che li attende sul sagrato.
Juan offre sempre qualche tapas nel patio ai pellegrini.
Così tra una tapa e una pera del suo albero, gli ripulisco un po’ il telefono che ha la memoria piena e gli sposto le foto sul pc.
Guardo con lui quelle di tutti i pellegrini passati negli ultimi anni con vari ricordi per ognuno di loro.
Compreso il bombero che continua a precedermi dei soliti 2gg.
Alla fine arriva la moglie con un piatto di insalata di pasta e la cena è fatta.
Mi racconta che ha un altro locale che vorrebbe mettere a posto per aprire un vero e proprio albergue solo per pellegrini.
Pensa che questo cammino sia troppo bello perché non inizi presto a passarci più gente. Questa primavera c’è stato un giorno che tra lui e il polideportivo hanno avuto 10 pellegrini. E’ il record del paese, per ora.
E’ pieno di entusiasmo.
Si offre di portarmi domani mattina in macchina a vedere i mulini di Mota del Cuervo perché i pellegrini passano sotto ma non vanno a vederli da vicino. Gli faccio vedere le foto che testimoniano che io ci sono salita.
Mi racconta di una coppia belga che ha portato a Villacañas oggi, così facevano solo mezza tappa perché avevano problemi. Fanno tappe corte, forse li raggiungo.
E poi parliamo, di cammini, di cammino, di tutto un po’. Finché il sonno vince e vado a dormire.


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Croce di Santiago

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Ulivi

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Uva

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Che poi finirà qua dentro?

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20 km/h, Velocità massima consentita per attraversare l’autostrada

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Poteva mancare una foto con strada a zigzag?

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Mandorle (mandorle vero?)

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Conchas sulla porta della chiesa
 
E come al solito mi incanto a leggerti e mi sento addosso un gran piacevole sorriso!
Patrizia
 
Finalmente hai visto che faccia ha il fantomatico bombero che ti precedeva di 2 giorni.. ahahah questi cammini!

Grazie Lia sono sempre interessanti i tuoi racconti.
 
Questo mi è piaciuto particolarmente! :)
Le strane indicazioni per attraversare l'autostrada ... questo Juan che mi pare proprio un gran bel personaggio ... e poi sbaglio o da queste parti stanno sempre lì a far festa?
Grazie per la tua leggerezza nel raccontare, Lia! :)
PS:
Mandorle??!!
Non so ... io ho sempre visto il mallo verde e vellutato che poi vira sul marrone ... :confused:
 
Anche a me sembrano strane per essere mandorle, ma non ho idea di cosa siano. Le ho messe apposta sperando in Julo :rofl::rofl:

Le altre che ho nominato come mandorle erano mandorle a tutti gli effetti, con il guscio già "legnoso".

Sulle feste... mi sa che non sbagli ;) e poi devono essere faticosissime perché quando finiscono il paese si gode il meritato riposo chiudendo tutto :rolleyes:
 
Ho fatto una ricerca su internet e da quel che ho trovato mi sembra proprio frutta di pistacchio
 

Allegati

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Grazie Fulvia!
Sembrano proprio loro! Non ci sarei mai arrivata.

Accidenti quante ne sanno questi triestini:-)):-)):-))
:orsetto:
 
11/09 Villa de Don Fadrique – Tembleque
La colazione di Juan. Diciamo che è abbondante.
Tutto quello che non riesco a mangiare viene messo in un sacchetto, insieme a un po’ di pere dell’albero del patio. Sarà il mio pranzo e la mia merenda.
Rifiuto il passaggio fino a Villacañas che mi viene più volte offerto e prendo il foglietto con il disegnino e le indicazioni per la tappa di oggi. Soprattutto non prendere la prima deviazione dopo Villacañas, la seconda sì.
Per non fare brutta figura alle 7:20 sono già fuori e Villa de Don Fadrique mi regala una grande alba.
Mi sembra un po’ meno freddo delle mattine scorse, anche se il pile ci sta tutto.
Vigne e campi.
Di fronte la sierra con le pale eoliche, uguale a come è disegnata sul mio foglietto delle istruzioni.
Ermita de San Gregorio.
Mi viene in mente la 500 di mia zia. Per motivi a me ignoti, lei la chiamava Gregoria. Da piccola pensavo che Gregoria fosse un tipo di macchina, non un nome.
Di qui è un attimo arrivare a Fui, cane di mia nonna. Cosa ci faceva nei verbi?
E “La nebbia agli irti colli”? Un’altra mia zia recitava i primi 2 versi tutte le volte che c’era nebbia. La mia interpretazione era piuttosto fantasiosa, con sciarpe di lana e colli che prudono. Anche la mia idea di “maestrale” non era male.
Villacañas. Con la sua chiesa massiccia e aperta.
Alleggerisco un po’ il sacchetto delle “provviste Juan” bevendo il succo e mangiando qualche biscotto su una panchina.
L’uscita da Villacañas è lunga. Zona industriale. Però sono riusciti a renderla divertente. Sul marciapiede sono incastrate una serie di mattonelle gialle, probabilmente fatte dai bambini delle scuole, con variazioni sul tema “concha”. Alcune sono proprio simpatiche e poi c’è la curiosità di vedere come sarà la successiva.
Finalmente fuori dalla zona industriale.
Però. Forse. Non so cos’era meglio.
Stradina lungo la carretera, 1 metro più in basso. Non è proprio una meraviglia.
Prima deviazione sulla destra. Non la devo prendere, allungo solo.
Però, mi toglierei da questa stradina.
Però, mi ha detto di non prenderla, venisse a sapere che l’ho presa ci rimarrebbe male. Non la prendo.
E me ne pento, più e più volte. Questa stradina è davvero una palla. Le macchine mi passano ad altezza muso, ha iniziato a fare parecchio caldo, qui sotto non c’è aria se non quella creata da macchine e camion, che, insomma, c’è di meglio.
Arrivo alla seconda sierra, cotta e stufa. Tra un po’ dovrebbe esserci la seconda deviazione. C’è.
Via da sta carretera.
Vorrei fermarmi un attimo, possibilmente un po’ all’ombra. Ma, accidenti, qui non c’è neanche una pietra su cui sedersi, altro che ombra.
Qualche albero e una casetta sulla destra. Non è proprio sulla strada ma fa niente, devio.
Già mi vedo seduta sotto gli alberi appoggiata al muro della casetta, quando sento un rumore di catene. Due cani legati ai due angoli della casetta sbucano abbaiando. La catena arriva esattamente dove arriva l’ombra degli alberi. Non posso pensare di tenerli buoni con le pere di Juan. Devo tornare indietro. Deviazione inutile.
Un rudere, non ci sono alberi, ma neanche cani. Sole a picco, l’ombra non è molta, ma meglio di niente. Mi siedo per terra tra tane di coniglio. Li invidio un po’, loro lì sotto al fresco.
Riparto. Dopo aver riposato un po’ e dimenticato la carretera, va nettamente meglio.
Un gregge di pecore immobile sotto il sole.
Vedo il vento. Lo vedo prima di sentirlo. Una nuvola di polvere sta rotolando verso di me.
Ho tempo di capire e di girarmi per non prenderla in faccia. E’ strano vedere il vento.
Due mulini bianchi su un’altura alla mia destra. Non me li aspettavo.
Tembleque non dovrebbe essere lontana, il vento mi ha ridato energia, i mulini allegria: devo capire come fare per andare a vederli da vicino.
Quando vedo la stradina vedo anche il campanile di Tembleque dall’altro lato. Perfetto, posso salire e prendermela con calma, ormai ci sono.
Su non c’è nessuno. Il vento soffia forte e il cielo è di un bel azzurro intenso. Mi piacciono ancora di più di quelli di Mota del Cuervo, forse perché un po’ più abbandonati a se stessi.
Mi siedo sulla soglia di uno dei due a mangiare le pere di Juan. E sto proprio bene.
Tembleque. Non c’è albergue, si dorme in una Casa Rural che fa un prezzo speciale per i pellegrini. La trovo subito. E’ proprio vicino alla piazza.
La piazza. Ne scorgo un angolo passando. Lascio perdere per un attimo la Casa Rural e vado a vederla. Accidenti è proprio bella. Sapevo che c’era una piazza particolare, ma non me l’aspettavo così. Sembra l’interno di un teatro con i palchi in legno tutto intorno. Tornerò a vederla con più calma.
Telefono e vengono ad aprirmi la Casa Rural.
Notevole anche lei. Ho a disposizione una cucina con una grossa vetrata e una camera con un balconcino che ricorda quelli della piazza. Come sempre solo io.
Vado a farmi timbrare la credenziale all’Ufficio del Turismo dove mi spiegano che la piazza è nata come Plaza de Toros e quelli che a me sembravano palchi sono davvero palchi.
Me la guardo un po’.
Un giro per il paese, una sbirciatina a una bella biblioteca e ripasso dalla piazza.
Sarebbe un peccato non sfruttare una simile cucina. Cerco un supermercato e mi organizzo una cena più che soddisfacente.
Ultima volta a vedere la piazza illuminata, ancora due parole con chi ogni tanto mi sopporta e mi fa compagnia via web, poi a dormire.

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Alba a Villa de Don Fadrique

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Vigne e pale eoliche

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Una delle variazioni su tema concha

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Segnale con zucca e cielo

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Mulini! Al galoppo!

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Sempre mulini, da più vicino

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Piazza di Tembleque, la foto non rende per niente, ma è proprio bella

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Piazza di Tembleque la sera, neanche questa rende
 
Ultima modifica:
12/09 Tembleque – Mora
Mi spiace un po’ lasciare questo accogliente alloggio, ma è ora di partire.
Cerco di chiudere la cintura ventrale dello zaino ma non riesco ad appoggiarla sull’anca sinistra, mi fa proprio male. Ieri mi dava un po’ fastidio e ogni tanto la spostavo un po’, ma niente di serio. Controllo la mia anca e, poveretta, è scarnificata, con tanto di croste. Come è possibile che non me ne sia accorta?
Urge una soluzione.
Un tentativo mettendo degli spessori qua e là non funziona. Cambio assetto dello zaino. Cintura ventrale molto più in alto. Se non mi distrugge l’ultima costola, il tratto scarnificato è libero e il peso è comunque appoggiato. Vedremo.
Occupata in questi assestamenti mi stavo perdendo delle nuvole rosse/quasi viola stupende.
Oggi c’è una luce pazzesca. Non so se è il vento di ieri o il colore della terra o i miei occhiali sporchi.
Questo tratto ha qualcosa di irreale. Cerco di fotografarlo sperando di coglierlo almeno in parte. Vorrei ricordare questa irrealtà in maniera reale, non solo come sensazione.
Ecco, inizio a fare ragionamenti senza senso. Diamo la colpa a questo strano posto e a questa strana luce.
Un carro al bordo di un campo. Strano anche lui. Non come quelli che ho visto nei giorni scorsi per la vendemmia, con il “cucchiaione” dove mettere l’uva. Questo sembra quasi una diligenza.
Torno un po’ alla realtà avvicinandomi alla carretera, ma fortunatamente me ne allontano subito. Oggi la realtà non mi va.
Attraverso delle collinette incolte con dei piccoli pini. Ottimo posto per una sosta, mangio qualche rosquillas. Le ho viste ieri, tempo fa ho letto un libro dove la protagonista preparava rosquillas, dovevo provarle.
Attraverso la carretera e inizio a salire tra gli ulivi.
Che tappa. Ulivi, terra rossa, molto rossa, colline con ulivi, piste di terra rossa, ulivi e ancora ulivi. Se mi piace camminare qua in mezzo.
Anche se queste piste non sono sempre ben identificabili. Ma sono soprattutto sono io che, occupata a guardarmi in giro, non faccio molta attenzione alle frecce.
A un certo punto mi tocca chiedere alle tracce sul telefonino di riportarmi sulla retta via. Lo porto a spasso in questi bei posti, lasciando per lo più tranquillo, se ogni tanto gli chiedo un aiuto non si può rifiutare.
Un tratto di asfalto in leggera salita. Ci sta, non è lungo, è una strada con traffico quasi nullo e ancora vista sugli ulivi.
Inizio a vedere il Castillo de Peñas Negras lassù.
Il percorso ufficiale gira intorno alla collina. L’idea di salire già l’avevo, ma adesso che vedo la posizione del castello ne sono più che convinta. Attenzione solo a non perdere la deviazione.
Un piccolo colle. O si scende a Mora o si sale al castello. Deviazione individuata. Si va.
Panorama, già bello qua sotto, man mano che ci si alza migliora. Distese di ulivi, tutti belli ordinati, con la terra rossa sotto, più lontano campi e campi.
Peccato questa grossa gru. Ma forse no, a pensarci bene non mi dà poi così fastidio.
Al castello ci sono lavori di ristrutturazione. O forse c’erano, sia la gru che le poche impalcature non mi sembrano molto recenti.
Diroccato ma bello grosso, si allunga sulla cresta della collina con vista a 360°. Di qui potevano controllare una zona proprio ampia.
Giro un po’. Salgo, mi infilo, curioso qua e là.
Si sta bene, vento e sole. Trovo un bel pietrone e mi accomodo in contemplazione del panorama.
Che giornata oggi. A pensarci bene tutto è iniziato dal vento che ha alzato quella nuvola di terra ieri pomeriggio. Ha rivoltato una tappa che stava diventando noiosa e faticosa, ha rivoltato il mio umore e poi è stato tutto un po’ folle. Sarà stato il “Vento dell’est” di Mary Poppins?
Che scemenza. Ma sì, oggi è una giornata così. Anche le scemenze ci stanno.
C’è chi in cammino riflette, medita, trova delle risposte. Io nelle tappe migliori butto via il cervello.
Sono solo corpo e scemenza. E mi ci trovo benissimo.
Ora di scendere. Vedo che c’è una stradina più diretta, ma decido di rifare quella più lunga, mi godo ancora un po’ di panorama.
Pianura.
Un posto dove vengono smaltiti rifiuti o qualcosa di simile. Ci sono delle grosse fosse rivestite di teli di plastica e una puzza terrificante.
Sono necessarie anche queste cose.
E poi ci voleva qualcosa per farmi uscire da questa follia e farmi tornare con i piedi per terra.
Mora. Non mi fa una grande impressione. Cittadina o paesone.
Stanno montando stand e giostre varie. Fiesta in arrivo.
Niente albergue. Anche qui hostal economico.
Viene ad aprire un tipo in mutande e ricoperto di vernice. Sta dando il bianco. E’ un posto un po’ labirintico.
Solite operazioni post tappa.
Controllo la mia anca sinistra: fa un po’ schifo. Vabbè che ho la pelle sensibile, ma come avrà fatto la cinghia a conciarla così senza che me ne accorgessi. Per fortuna il nuovo assetto dello zaino funziona.
Vado a farmi un giro. Particolare la torre dell’ayuntamiento. Ma per il resto solo traffico abbastanza caotico, non ci sono più abituata.
Recupero qualcosa da mangiare e qualche informazione. Domani penso che barerò un po’.

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Terra

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Collina e poi campi

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Ulivi e terra rossa

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Salendo verso il Castillo de Peñas Negras

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Il Castillo da sotto

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Panorama con colline

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Panorama dalle mura

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Panorama con gru
 
Leggere i tuoi racconti e' un piacere immenso! Tu fai emergere tantissime emozioni con una leggerezza unica, sei proprio meravigliosaE comunque penso sempre che dovresti pubblicare i tuoi scritti, sono troppo belli e particolari pieni di vita e di allegria
 

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