09/09 Las Pedroñeras – El Toboso
Non dormo benissimo.
In questo hostal al fondo del paese, con solo grossi TIR parcheggiati nella piazzola, che dovrebbe essere vuoto, si sente qualcuno che entra ed esce.
Mi auto-convinco che è il proprietario. Tanto non vado di certo sotto a controllare.
Mangio qualcosa che ho nello zaino. Non ho voglia di andare a caccia di un bar aperto, anche se ormai conosco questo paese come le mie tasche.
Il prossimo non dovrebbe essere lontanissimo, mi farò una seconda colazione lì.
Sempre più freddo.
Dubbio. Svuoto tutto lo zaino in mezzo ai campi per tirare fuori il buff, che è sicuramente al fondo, o resisto?
La pigrizia vince, ma spero che il sole inizi presto a scaldare.
El Pedernoso. Paese piccolino che mi piace.
Stanno ripulendo la via principale, mettendo bandiere, fiori, immagini sacre. Più tardi ci sarà la Processione. Me lo spiegano al bar, colacao e tostadas. Peccato non potersi fermare.
Il primo mulino. Non è proprio in buono stato, le pale sono rotte, ma è un mulino. E sono contenta.
Santa Maria de los Llanos. Oggi tanti paesi vicini.
Murale dedicato al cammino manchego, i pellegrini sono Don Quijote e Sancho. Sì, mi piace.
C’è anche un mojón artigianale ancora in costruzione. Mi fermo a guardarlo. Un po’ naif. Lo saluto, è il primo che vedo.
Oltre alle frecce gialle e qualche conchiglia nei paesi, non ho incontrato molti simboli del cammino. Vederne due, uno dietro l’altro, è strano.
Un po’ di colline. Un po’ di ulivi. Vigne più piccoline.
Sbaglio qualcosa e mi sposto troppo sulla sinistra. Ma non mi preoccupo molto. Sono in alto, ho un’ottima vista su una costa con i mulini bianchi dall’altro lato. Stradine che scendono ce ne sono, prima o poi ribeccherò le frecce.
Ancora vendemmia. Mi sembrano operazioni più familiari. Qualcuno ha la musica, si sente chiacchierare, ci sono bambini che giocano tra i filari.
Mota del Cuervo. Devo assolutamente capire come si sale ai mulini. Saranno anche ricostruiti e turistici, ma li voglio vedere da vicino.
Scopro che il posto è chiamato “el Balcón de la Mancha”, motivo in più per non perderlo.
Dal paese le indicazioni per salire non mancano e sono su.
La mia parte infantile si diverte tantissimo. Entro in quello aperto, salgo su, guardo dalle finestrelle, mi immagino il mugnaio che le controlla per capire da dove sta arrivando il vento per andare a girare il cono usando il lungo bastone. Studio un disegno con tutto il meccanismo. Vado a vederli tutti da vicino. Ognuno con il suo nome. Anche quello più distante dagli altri, anche se è uguale agli altri.
Guardo il panorama. Peccato che oggi non sia limpidissimo e quassù tiri un vento freddo. Ma se li avevano messi qui un motivo ci sarà.
Scendi va’, che hai ancora un bel pezzo di strada da fare.
Attraverso Mota del Cuervo, altro paese interessante.
In una rotonda, invece delle solite fontane o statue che non capisco mai, c’è una torre con un corvo sopra. Chiaro.
Campi, vigne, ulivi
Una costruzione su una collinetta che non capisco cosa sia. Forse un pozzo? Non è vicino, non posso fare un’altra deviazione oggi, rimango con la curiosità.
Alcuni grossi orci o bidoni o non so cosa, sparsi per i campi. Per l’acqua?
Camminando le parole vanno a cercarsi i ricordi per conto loro.
Non ci avevo mai fatto caso, ma un po’ sono legata ai mulini, anche se tutti ad acqua.
La famiglia del marito di mia zia aveva un mulino e nei racconti di mia mamma è molto presente.
Mio papà è nato e cresciuto in un posto che si chiama la Cascina del Mulino e così suo padre e suo nonno. Il mulino è ancora lì.
Io da piccola ero affascinata da una ruota di mulino che girava in un canale, anzi in una bialera, perché così l’ho sempre sentita chiamare e con canale non la riconosco. Penso di aver cercato di metterla in almeno la metà dei miei disegni di bambina.
Cammino raccontandomi di mulini.
Spunta un campanile. El Toboso.
Il pozzo e la Virgen Morenita.
Non entro nel paese, vado a cercare l’Albergue Juvenil che dovrebbe essere sulla Carretera.
Trovato, oggi sono a posto.
E’ festa. E’ proprio la festa de la Virgen Morenita.
Una piccola banda gira suonando e lanciando mortaretti per le strade, con il seguito degli appartenenti a la peña con il loro fazzoletto verde.
Più tardi ci sarà Messa, Processione, balli e fuochi d’artificio. A partire dalle 22. Mi sa che non reggo.
Vado a vedere la chiesa. E’ aperta e mi piace, ma c’è un matrimonio, posso solo dare un’occhiata veloce.
Giro un po’ per il paese. La casa di Dulcinea, il monumento a Don Quijote, la frasi di Cervantes sui muri delle case. Sì, è come me l’aspettavo.
Plato combinato. Me ne propongono uno addirittura senza l’immancabile uovo fritto. Da non crederci.
Faccio un tentativo, ma alle 9 e mezza sto già morendo di sonno.
Mi spiace un po’, ma... Buonanotte.

Il primo mulino (non si scorda mai? Mah…)
Zigzagando
Camino Manchego
Eccoli!
Da vicino
Con vista dal Balcón de la Mancha
Orcio, bidone, non so
La Virgen Morenita del Toboso
Non dormo benissimo.
In questo hostal al fondo del paese, con solo grossi TIR parcheggiati nella piazzola, che dovrebbe essere vuoto, si sente qualcuno che entra ed esce.
Mi auto-convinco che è il proprietario. Tanto non vado di certo sotto a controllare.
Mangio qualcosa che ho nello zaino. Non ho voglia di andare a caccia di un bar aperto, anche se ormai conosco questo paese come le mie tasche.
Il prossimo non dovrebbe essere lontanissimo, mi farò una seconda colazione lì.
Sempre più freddo.
Dubbio. Svuoto tutto lo zaino in mezzo ai campi per tirare fuori il buff, che è sicuramente al fondo, o resisto?
La pigrizia vince, ma spero che il sole inizi presto a scaldare.
El Pedernoso. Paese piccolino che mi piace.
Stanno ripulendo la via principale, mettendo bandiere, fiori, immagini sacre. Più tardi ci sarà la Processione. Me lo spiegano al bar, colacao e tostadas. Peccato non potersi fermare.
Il primo mulino. Non è proprio in buono stato, le pale sono rotte, ma è un mulino. E sono contenta.
Santa Maria de los Llanos. Oggi tanti paesi vicini.
Murale dedicato al cammino manchego, i pellegrini sono Don Quijote e Sancho. Sì, mi piace.
C’è anche un mojón artigianale ancora in costruzione. Mi fermo a guardarlo. Un po’ naif. Lo saluto, è il primo che vedo.
Oltre alle frecce gialle e qualche conchiglia nei paesi, non ho incontrato molti simboli del cammino. Vederne due, uno dietro l’altro, è strano.
Un po’ di colline. Un po’ di ulivi. Vigne più piccoline.
Sbaglio qualcosa e mi sposto troppo sulla sinistra. Ma non mi preoccupo molto. Sono in alto, ho un’ottima vista su una costa con i mulini bianchi dall’altro lato. Stradine che scendono ce ne sono, prima o poi ribeccherò le frecce.
Ancora vendemmia. Mi sembrano operazioni più familiari. Qualcuno ha la musica, si sente chiacchierare, ci sono bambini che giocano tra i filari.
Mota del Cuervo. Devo assolutamente capire come si sale ai mulini. Saranno anche ricostruiti e turistici, ma li voglio vedere da vicino.
Scopro che il posto è chiamato “el Balcón de la Mancha”, motivo in più per non perderlo.
Dal paese le indicazioni per salire non mancano e sono su.
La mia parte infantile si diverte tantissimo. Entro in quello aperto, salgo su, guardo dalle finestrelle, mi immagino il mugnaio che le controlla per capire da dove sta arrivando il vento per andare a girare il cono usando il lungo bastone. Studio un disegno con tutto il meccanismo. Vado a vederli tutti da vicino. Ognuno con il suo nome. Anche quello più distante dagli altri, anche se è uguale agli altri.
Guardo il panorama. Peccato che oggi non sia limpidissimo e quassù tiri un vento freddo. Ma se li avevano messi qui un motivo ci sarà.
Scendi va’, che hai ancora un bel pezzo di strada da fare.
Attraverso Mota del Cuervo, altro paese interessante.
In una rotonda, invece delle solite fontane o statue che non capisco mai, c’è una torre con un corvo sopra. Chiaro.
Campi, vigne, ulivi
Una costruzione su una collinetta che non capisco cosa sia. Forse un pozzo? Non è vicino, non posso fare un’altra deviazione oggi, rimango con la curiosità.
Alcuni grossi orci o bidoni o non so cosa, sparsi per i campi. Per l’acqua?
Camminando le parole vanno a cercarsi i ricordi per conto loro.
Non ci avevo mai fatto caso, ma un po’ sono legata ai mulini, anche se tutti ad acqua.
La famiglia del marito di mia zia aveva un mulino e nei racconti di mia mamma è molto presente.
Mio papà è nato e cresciuto in un posto che si chiama la Cascina del Mulino e così suo padre e suo nonno. Il mulino è ancora lì.
Io da piccola ero affascinata da una ruota di mulino che girava in un canale, anzi in una bialera, perché così l’ho sempre sentita chiamare e con canale non la riconosco. Penso di aver cercato di metterla in almeno la metà dei miei disegni di bambina.
Cammino raccontandomi di mulini.
Spunta un campanile. El Toboso.
Il pozzo e la Virgen Morenita.
Non entro nel paese, vado a cercare l’Albergue Juvenil che dovrebbe essere sulla Carretera.
Trovato, oggi sono a posto.
E’ festa. E’ proprio la festa de la Virgen Morenita.
Una piccola banda gira suonando e lanciando mortaretti per le strade, con il seguito degli appartenenti a la peña con il loro fazzoletto verde.
Più tardi ci sarà Messa, Processione, balli e fuochi d’artificio. A partire dalle 22. Mi sa che non reggo.
Vado a vedere la chiesa. E’ aperta e mi piace, ma c’è un matrimonio, posso solo dare un’occhiata veloce.
Giro un po’ per il paese. La casa di Dulcinea, il monumento a Don Quijote, la frasi di Cervantes sui muri delle case. Sì, è come me l’aspettavo.
Plato combinato. Me ne propongono uno addirittura senza l’immancabile uovo fritto. Da non crederci.
Faccio un tentativo, ma alle 9 e mezza sto già morendo di sonno.
Mi spiace un po’, ma... Buonanotte.

Il primo mulino (non si scorda mai? Mah…)
Zigzagando
Camino Manchego
Eccoli!
Da vicino
Con vista dal Balcón de la Mancha
Orcio, bidone, non so
La Virgen Morenita del Toboso
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