Oggi, leggendo il corriere, ho trovato un articolo - piuttosto cupo - di Sergio Romano sul decennio che sta terminando in queste ore. Non mi ero resa conto che stanotte finiranno gli "anni zero", ed ho oziosamente provato a riepilogare che cosa mi abbiano preso e dato, questi strani dieci anni.
Allora, se ripenso a cosa hanno dato a me questi crudeli anni zero, anni di guerre, catastrofi, morti e paura, fame e miseria, violenza e buio, la cosa più dirompente e luminosa, è proprio il Cammino.
E con il cammino, ho varcato alla soglia dei quarant'anni, il limine di una vita differente, uguale all'altra nelle forme esteriori, ma diversa, per come mi percepisco io, per come affronto le cose, per le persone con cui mi trovo bene. Non è solo il fatto che ora mangio qualsiasi cosa e dormo dappertutto, mi lavo col dentifricio e riesco a tirare avanti una settimana con dieci euro, o porto orgogliosamente anche in città le scarpe da trekking che ormai sembrano quelle della copertina del libro di Kapucinski "in viaggio con erodoto".
In realtà il Cammino non mi ha trasmesso solo un insieme di modi di fare, ma mi ha donato un modo di essere, uno sguardo diverso, sulla gente, sui rapporti umani, sulla "facilità" dell'esistere, mi ha fatto sperimentare l'essenziale e me ne ha fatto impossessare Mi ha permesso di scrivere, e questo è forse il dono più grande che potessi desiderare.
E mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, sempre "giuste", persone con cui trovarsi bene "a prescindere", perchè il cammino è come un setaccio a maglie strette, capace di trattenere il meglio delle persone e le persone migliori.
Mi hanno tolto la mamma, questi maledetti anni zero, e non c'è giorno, non c'è minuto in cui io non ne soffra, non c'è giorno in cui non provi il morso del rimpianto, della nostalgia.
A volte ho pensato che il Cammino è stato una sorta di "compensazione" per quella perdita. E sempre penso, ogni volta che cammino, che mia mamma sarebbe orgogliosa di me... ammesso che mi avesse lasciato partire la prima volta...
Ed anche per questo lo faccio, perchè lei era malata e per il male che aveva non poteva più camminare, persino per tratti brevissimi, e quando ero indecisa se affrontare un viaggio o no, lei mi diceva sempre, vai, vai, almeno tu che puoi, sapessi quanto vorrei venire con te...
E so perfettamente che se lei fosse stata bene, e fosse stata giovane e fossero stati altri tempi, il cammino le sarebbe piaciuto da morire...
Ecco qua. E quindi grazie, grazie al cammino, grazie a Santiago dov'è ormai il mio cuore, e grazie a voi, di esistere tutti quanti, anche se non potrò dirvelo stanotte di persona, da Silvana, perchè devo restare a casa.
E grazie a Edo, che ha creato, con pazienza, tolleranza e fatica, questa casa accogliente dove lo spirito del cammino può manenersi al meglio, come le braci in un focolare, in attesa di divampare sulla strada all'arrivo della giusta stagione...
Allora, se ripenso a cosa hanno dato a me questi crudeli anni zero, anni di guerre, catastrofi, morti e paura, fame e miseria, violenza e buio, la cosa più dirompente e luminosa, è proprio il Cammino.
E con il cammino, ho varcato alla soglia dei quarant'anni, il limine di una vita differente, uguale all'altra nelle forme esteriori, ma diversa, per come mi percepisco io, per come affronto le cose, per le persone con cui mi trovo bene. Non è solo il fatto che ora mangio qualsiasi cosa e dormo dappertutto, mi lavo col dentifricio e riesco a tirare avanti una settimana con dieci euro, o porto orgogliosamente anche in città le scarpe da trekking che ormai sembrano quelle della copertina del libro di Kapucinski "in viaggio con erodoto".
In realtà il Cammino non mi ha trasmesso solo un insieme di modi di fare, ma mi ha donato un modo di essere, uno sguardo diverso, sulla gente, sui rapporti umani, sulla "facilità" dell'esistere, mi ha fatto sperimentare l'essenziale e me ne ha fatto impossessare Mi ha permesso di scrivere, e questo è forse il dono più grande che potessi desiderare.
E mi ha permesso di conoscere persone fantastiche, sempre "giuste", persone con cui trovarsi bene "a prescindere", perchè il cammino è come un setaccio a maglie strette, capace di trattenere il meglio delle persone e le persone migliori.
Mi hanno tolto la mamma, questi maledetti anni zero, e non c'è giorno, non c'è minuto in cui io non ne soffra, non c'è giorno in cui non provi il morso del rimpianto, della nostalgia.
A volte ho pensato che il Cammino è stato una sorta di "compensazione" per quella perdita. E sempre penso, ogni volta che cammino, che mia mamma sarebbe orgogliosa di me... ammesso che mi avesse lasciato partire la prima volta...
Ed anche per questo lo faccio, perchè lei era malata e per il male che aveva non poteva più camminare, persino per tratti brevissimi, e quando ero indecisa se affrontare un viaggio o no, lei mi diceva sempre, vai, vai, almeno tu che puoi, sapessi quanto vorrei venire con te...
E so perfettamente che se lei fosse stata bene, e fosse stata giovane e fossero stati altri tempi, il cammino le sarebbe piaciuto da morire...
Ecco qua. E quindi grazie, grazie al cammino, grazie a Santiago dov'è ormai il mio cuore, e grazie a voi, di esistere tutti quanti, anche se non potrò dirvelo stanotte di persona, da Silvana, perchè devo restare a casa.
E grazie a Edo, che ha creato, con pazienza, tolleranza e fatica, questa casa accogliente dove lo spirito del cammino può manenersi al meglio, come le braci in un focolare, in attesa di divampare sulla strada all'arrivo della giusta stagione...

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