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[back to santiago]: il primitivo della cri

guido_e_cri

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lei è - maggio 2026 - primitivo edition

lei è.
una mattina di metà gennaio.
torino non compra.
se torino non compra, lei non lavora.
"e se...".
poi torino compra.
"niente. pazienza. peccato però".
invece.
invece tarlo.

lei è.
francigena di settembre: incontri, vita, pellegrini - jean-luc e il basco su tutti.
lingue diverse, vite altre.
dire, dirsi.
raccontare, raccontarsi.
ascoltare, ascoltarsi.
scoprire, scoprirsi.
darsi, sdarsi.
erano bastati quei pochi giorni.

eccola, la cri del 2007.
uguale, eppure no.
uguale, ma con vent'anni di consapevolezza in più a vestirle la pelle.
e quei vent'anni - e di più quella consapevolezza finalmente - le hanno regalato leggerezza, forza, sicurezza, luminosità, bellezza, splendore.
VITA.

e vanno bene la solitudine, le centinaia di chilometri di nulla e di nessuno, la pianura padana srotolata tra la nebbia, la toscana di pioggia, nuvole e fango.
e però poi.
come cambia il ritmo, quando si respirano pellegrini.
come brilla lo sguardo, quando si cammina accanto.
come è vivo il cuore, quando si ride insieme.
fottutissima nostalgia.
questo vuole.
esattamente questo.
i passi sì, i pellegrini di più.

lei è.
anni di latenza.
chilometri in italia.
vita altra.
passi, respiri, sguardi, parole.
altrove, oltre, ovunque.
dentro di sé.
nuova sé.
poi all'improvviso eccola.
immotivata, improvvisa, caparbia, ostinata, inutile, folle, decisa, pazza, tenace.
la voglia di santiago.
quella piazza.
quelle guglie contro il cielo.
quella casa del cuore e dell'animo.
questo vuole.
questo sogna.
"io stavolta vorrei tornare a santiago".
silenzio.
"il primitivo sarebbe perfetto. lungo il giusto, di montagna, più solitario del francese, le tracce che ha lasciato il Griffo anni fa".

lei è.
"torino ha comprato".
silenzio.
"ma se...".

lei è.
quel sabato mattina - decidere quando.
quel sabato sera - gin tonic e risate.
quel sabato notte - pub sotto casa: "cosa ci fate voi qui a quest'ora? ma certo, sedetevi pure".
quel sabato notte più notte ancora - tavolo di cucina, posizione scomoda, pizzino di carta, biro azzurra, una prima ipotesi di tappe.
quando si alzano da quelle sedie, le tre di notte sono passate da un pezzo.
quando si alzano da quelle sedie, il suo cammino è nato.

lei è.
ai tempi era stato: "cri, è la toscana. per una volta metti la testa a posto e fai le robe come vanno fatte".
oggi sarebbe: "cri, è la spagna, a maggio, nell'anno in cui checco zalone impazza su ogni schermo".
per una volta mette la testa abbastanza a posto, inizia a fare le cose come vanno fatte.
ai margini di un'alba di metà febbraio - scrivania d'ufficio, neon tristissimo, formica bianca - genera un pizzino per una volta non manoscritto, un elenco di recapiti che solo dovrebbe decidersi ad usare.
lo lascerà stagionare per mesi.
non sarebbe lei, altrimenti.

lei è.
una sera tardi, un paio di settimane fa.
"non ho nessuna voglia, ma lo faccio".
non ha nessuna voglia perchè il cammino [e la vita] li vuole fuoco a bruciare, passione a travolgere, imprevisto a spaginare i piani.
vuole poter vivere libera, selvaggia, selvatica.
vuole poter fare quello che vuole quando vuole: nessun paletto, nessun programma, nessun vincolo.
però non ha voglia che il suo andare diventi una corsa al posto letto.
correre per accaparrarsi una cama le fa ancora più orrore di quando non le faccia prenotarla.
quindi sì.
per una volta, a due settimane dalla partenza, ha 10 notti su 13 prenotate.
c'è dell'indubbia, incredibile, elvetica organizzazione.

lei è.
va bene, prenoto.
ma sono le 19.42 del 7 maggio e non so cosa mangeremo a cena.
cosa voglio mangiare il 27 maggio?
ma state scherzando?
come faccio a sapere adesso se avrò voglia di pollo, di arroz, di un'hambuguesa?
no, non mi avrete.
no.
non l'avranno.

=============

lei è.
non si può sempre restare.
un po' starò e un po' andrò.
vivian lamarque

lei è.
"io non so cosa ci sia in quella direzione. sarà un viaggio verso l'ignoto".
un lampo brillo negli occhi del lupo: "è il mio viaggio preferito".
il cane che seguiva la luna - james norbury.

lei è.
un "per te, topo"
e se le ali fossero gli scoppi di risate
le trame che sappiamo ancora tessere
la tregua che chiede il nostro corpo
la forza che lascia e non trattiene....
silvia vecchini

lei è.
nella vita ci sono cose che ti cerchi e altre che ti vengono a cercare. non le hai scelte e nemmeno le vorresti, ma arrivano e dopo non sei più uguale. a quel punto le soluzioni sono due: o scappi cercando di lasciartele alle spalle o ti fermi e le affronti.
giorgio faletti - io uccido

lei è.
quella quarta di copertina
"dietro a ciò che eravamo, siamo e saremo c'è sempre la sete. siamo acqua alla ricerca di acqua".

lei è.
"siamo fatti di frammentarietà, ombre, disincastri, pulsioni e istinti".
a. jodorowsky

==========

lei è.
tu sei un'erinni.
e sei magnifica così.

lei è.
i was wondering if my husband thinks i'm a sunrise or a sunset.
"do you think i'm a sunrise or a sunset?"
"you are a category 5 hurricane".

lei è.
era altro.
eri altra.
ma adesso guardati.
splendi.
lei è.
sei vera.
sei umana a volte, astratta altre.
ti poni domande, stai dentro i dubbi.
poi esci a testa alta dai casini che crei, o che ti si creano intorno.

lei è.
io la provoco, perché so che poi ride.
e come ride lei... santo cielo, come ride lei.
ad averne, di risate così, nella propria vita.
ad averla accanto, una donna che ride così dentro lo scorrere dei giorni.

lei è.
sei viva, cri.
ca**o quanto sei viva.
sei così bella perché sei così fottutamente viva.
=============

lei è.
"l'importante è desiderare. e io ho desiderato tanto" [alex zanardi].
ha desiderato tanto.
desidera tanto.
vuole continuare a desiderare tanto.
niente le basta mai.
nessuno le basta mai.
cerca.
oltre.
ancora.
sempre.

lei è.
"altro che cordone ombelicale. tu i figli li hai nati e li hai cresciuti wireless".

lei è.
"forse potevamo esserci informati di più".
"noi non ci informiamo, muso. noi improvvisiamo con gaudio e sprezzo del pericolo e in qualche modo ce la caviamo".

============

lei è.
"tom, mi fai il nescaffè, per favore".
irreparabile macchia su pilgrim-pizzino.
in effetti aveva paura che scritto al PC fosse troppo impersonale.
e invece, vedi tu...

lei è.
"quello scricciolo mi pare uno che non si ferma davanti a niente. avrà preso dalla mamma".
"voleva le firme sul gesso. ha avuto un intero murales".

lei è.
finestra aperta, penombra verde, lacrime in cucina.
"perché piangi, muso?".
"non lo so, mamma. sono felice".
koala su eucalipto.

lei è.
una foto in strada.
la velocità bambina.
lo sguardo pazzo.
il capello biondo ["come baggio. li voglio come baggio"]
il gesso che se tutto va bene è l'ultimo giorno.
la sua prima prima bicicletta nuova - stupore e incanto, meraviglia e gratitudine.
il privilegio di farlo crescere.
il privilegio di vederlo essere.

=====

lei è.
"sugli spiedini prima la mozzarelle o prima i pomodrini?".
"davvero mi stai facendo questa domanda, michi?".
"certo. servono dei criteri, nella vita".

lei è.
"aggiungi un goccio d'olio alla pasta, per favore".
"quantifica goccio, mamma".

====

lei è.
"chi è che va a prendere i pasticcini da g.?".
"io. in moto. con il nonno".

lei è.
"ti mancherò, muso?".
"onesto? se torni dopo che hanno consegnato le pagelle stiamo tutti molto più sereni".

=========

lei è.
così fan tutte.
così fan tutti.
e però no.
no.
no.
non ci sta.
si sta.
si prova.
si cade.
si precipita.
si aggiusta il tiro.
si riprova.
si sperimenta.
si sbaglia.
si ferisce.
si urla.
si piange.
si accoglie.
si raccoglie.
si placa.
si negozia.
si ricomincia.
si ama, al meglio delle proprie forze.
si ama, al meglio delle proprie possibilità.
è cammino.
passo dopo passo.
mano nella mano.
essere.
scoprire.
diventare.
martellare di fabbro, pazienza di orafo.
incudine e cesello, coraggio e cura.

lei è.
il cancello aperto in fondo al giardino - il valore che ha.
i piedi sullo zerbino, la mano appoggiata sulla maniglia d'ottone - il valore che ha.
libertà.
andare.
tornare.
pelle abbronzata.
sguardo vivo.
cuore pieno.
risate a tintinnare.
felicità contagiosa.
rughe altre.
vita addosso.
eppure lì.
caparbiamente lì.
volitivamente lì.
"noi siamo sempre dove dobbiamo essere".
ha ragione, r.
noi siamo sempre dove dobbiamo essere.
noi siamo sempre dove vogliamo essere.

======

lei è.
la collanina che ha su sempre tranne quando non ce l'ha su.
la cavigliera ["come non hai una cavigliera? non puoi arrivare a quasi cinquat'anni senza cavigliera. ti serve una cavigliera, cri"] che però lascia a casa.
l'anello greco di nuovo dopo marsiglia.
mare e montagna.
profili e orizzonte.
vette e abissi.
onde e rocce.
un anellino nuovo.
dell'incontrarsi all'improvviso.
delle strade che andavano ognuna per conto suo e poi però.
del lasciarsi andare.
del non lasciarsi andare mai.
della non-fusione.
dello starsi accanto, caparbi e fantasiosi.

lei è.
un box esploso.
degli sci senza più attacchi, legni di trent'anni fa almeno.
una seggiolina in vimini - quattro culi, due generazioni.
una concha abbandonata.
"questa".
servirà farle un buco.
servirà un cordino.

============

lei è.
un venerdì pomeriggio "tra due settimane, ma ci pensi?".
un venerdi sera "tra due settimane, ti rendi conto?".
un "tra due giorni a quest'ora sarai arrivata", fuori dalla finestra finalmente schiusa il primo pomeriggio che nella sua aria immota forse pare d'estate.

lei è.
"ma quindi, cri... quanti chilometri fai in tutto?".
"pensi che lo sappia? pensi che il mio cervello sia in grado di acquisire, gestire, ricordare un'informazione del genere?".

lei è.
"ago e filo?".
"fissi nel borsellino da un qualche tratto di francigena".
"l'accendino?"
"perchè l'accendino?".
"come lo sterilizzi l'ago?".
"ti sembro una che sterilizza un ago?".
"no, in effetti no. che domande del ca**o, che faccio a volte".

lei è.
"lascio il testimone a occhi ridenti, che tra pochi giorni vivrà questo mio stesso cammino con tutta la sua gioia di vivere".

lei è.
"sei pronta, cri?".
"insieme ai wafer al cioccolato - della milka, buonissimi - l'altra sera al supermercato per quattro euro ciascuno ho comprato due paia di calzini da running".
"li hai provati?".
"secondo te?".

lei è.
"sei pronta, cri?".
"ho le unghie in tinta con scarpe e la nuova raccolta di "poesie di viaggio" curata da jovanotti comprata domenica".
"d'altra parte è questione di priorità".
"d'altra parte è questione di priorità. sempre".

non sa se scriverà.
sarà questione di priorità.
per certo scriverà.
è questione di priorità.

lei è la cri.

domani ha un volo per oviedo.
domani tornerà ad essere pellegrina in spagna.
domani dopo 19 anni [l'inglese con il nonno in qualche modo è stato altro, in qualche modo non conta] tornerà a camminare verso santiago.
verso casa.

adesso.
adesso sì.

wow.
ca**o.
wow.
che altro vuoi dire?

vi abbraccio.
sono felice.


cri


ps.: che io abbia un pomeriggio intero per preparare lo zaino è del tutto stupefacente.
 
Ultima modifica:
..."sono felice”.
Che la felicità ti accompagni sempre.
Evvaiiiii!!!
M@uro
 
"onesto? se torni dopo che hanno consegnato le pagelle stiamo tutti molto più sereni"
io qua sono morto dal ridere.


Onesto?
tornerai dopo un sacco di cose che accadranno qua senza di te.
Un po' ti dispiacerà
Un po' ti dirai che il mondo va avanti anche senza di te , ma tu senza di te non puoi andare avanti.

Quindi vai!!!!
e Perditi e ritrovati.

19anni...... una vita. Come hai fatto lo sai solo tu. Io sono quasi contento di aver trovato il Cammino solo a 42 anni.

e sul Primitivo !!!!
cioè parliamo del primitivo, non di un inglese o un portoghese corto, parliamo del primitivo
E' un po' come rinascere per la seconda volta

che il Francese sarà bello
L'inverno è stato bellissimo

ma il Primitivo
il Primitivo mi è dentro ancora tutto, con le sue montagne acide asturiane che seppero fermare l'avanzata mussulmana dell'esercito moro e da cui parti la reconquista.
E poi l'embalse .... sul confine
che chiude la bocca di una valle , e risale dentro a nuova vita ( ricordo molto bene cosa mi successe A Castro)
e poi la dolce Galizia a farti camminare sul morbido tappeto


uao!!!!
Spettacolo Cry

Sei "arrivata" alla "partenza"

Goditela tutta

Solo una cosa stona
ha 10 notti su 13 prenotate
NON SI PUO SENTIRE DA TE
MA NEANCHE DIETRO UNA QUALSIASI CORRETTA GIUSTIFICAZIONE MOTIVAZIONE

no !!!
questa non la digerisco
e non la digerirà neanche il Cammino
che non è una corsa contro il posto letto
è un limite che non ti permetterà di fermarti in un "altro posto"
ti auguro :hihi:affettuosamente di sprogrammarti così tanto da dover annullare tutto e prendere quel che viene :amore:

Buen Primo Cammino !!!!
Vai e reconquistati !!!!
Caminante no hay Camino, se hace el Camino al andar
Peter
 
Ultima modifica:
...lei è...
C'è tutto in queste due parole, ci sei tu!
Buen camino, Cri ❤️
 
Sister!!!
Anche se nulla ne sapevo, non mi meraviglio.
Sono già nel tuo zaino ma quanto vorrei essere anche al tuo fianco o anche 10 passi indietro.
Lei è...
Tu sei!
 
21 maggio 2026
the day before: a casa

in ufficio avevo poco da fare.
l'ho fatto.
ero distratta, molto.
senza alcuna voglia.
la testa a vagare.
in tre ore avevo finito.

"dai, cri".
mi sono messa lì.
ho scritto, riscritto, corretto.
ho premuto invio.

"adesso. adesso sì".
solo dopo aver pubblicato il "lei è" mi sono sentita pronta, in cammino, finalmente pellegrina.
mi brillavano gli occhi.
mi brillava il sorriso.
non era necessario che mi vedessi, per saperlo.

ho salutato.
sono uscita.
nella periferia bresciana si moriva di caldo.

la minuscola stazione accanto a casa.
uno spritz vista torbiere.
"senza non saresti stata tu".
una sedia di un giallo bellissimo.
un panino al sole.
serve fare festa.
è bello fare festa.

il pomeriggio è stato lungo.
vagavo per casa, anima in pena.
ero nella mia vita di sempre.
ero già partita.
non ero da nessuna parte.
ero altrove.
il momento peggiore, mi si è appiccicata addosso un'inquietudine molesta.
in casa mi sanno.
hanno sfoderato ironia, pazienza, abbracci.
ho fatto lo zaino.
mi sono sentita saggia e strana.

qualche minuto dopo le 16.00 era tutto sul tavolo della sala.
mancavano solo:
  • il mio foulard preferito [che no, non è quello storico, quello è ormai troppo liso] che non trovo [lo troverà tom, in cantina, ndr1] [lo troverà tom perché è lui che l'ha usato per ultimo, il nodo da braccio al collo non lascia alcun dubbio, ndr2]
  • il dentifricio e la crema solare che devo ancora comprarle
  • il brufen che stamattina si è portato via ale.
un "vedi di non far piovere ancora, che di nubifragi ne abbiamo avuto a sufficienza. disfalo e rifallo stanotte".

"hai tutto?".
"avevo giusto dimenticato la mantella ma me l'hanno ricordato i ragazzi, tra mille cazzate".

"hai un gommone? qualcosa per accendere un fuoco? qualcosa per spegnerlo? della corda? la mantella?"
ah, ca**o, la mantella.
l'ho recuperata in box.
era nella scatola delle mantelle.

6.3 kg.
senza acqua.
senza cibo.
senza pile che mi porto in aereo.
senza gambe dei pantaloni.
buono.
[a dire il vero una delle due bilance dice sette, ma cosa ne sa quella bilancia del mio zaino, chi si crede di essere, perché dice queste cose brutte e offensive? io a te non credo, bilancia mentirosa. mi sei antipaticissima].
quindi 6.3 e stiamo.
[lo confermerà la bilancia in aeroporto, io bravissima].

quella in palestra.
sa che parto.
è felice per me.
"vai anche a finisterre?".
"no, vorrebbe dire aggiungere 4 o 5 giorni. sto cmq lasciando a casa tre figli...".
"madre degenere...".
lo dice ridendo, ma lo dice.
e invece.
la possibilità di andare oltre al ruolo, il diritto di essere altro - solo cri, solo donna, solo io.
quello che lascio ai miei figli:
ci si può amare, eppure vivere altro.​
ci si può amare, eppure avere bisogno di altro.​
ci si può amare, eppure non essersi sufficienti.​
ci si può amare, eppure non essere per nulla - per nulla, solco su pelle - indispensabili.​
ci si può amare, eppure lasciarsi liberi.​
no, non sono degenere.
insegno, andandomene.
insegno ai miei figli.
insegno dentro il loro oggi.
insegno ai ragazzi che sono agli uomini che diventeranno, ai compagni che saranno.
plasmo, con il mio andare, il loro modo di stare dentro l'amore, la vita, le relazioni.
poi inizio a sudare tra rullo, tappetino, addominali che non ho.

"così, cri?".
"ma sì".
"no".
il problema apparentemente erano i bastoncini legati male.
alla fine ho ricevuto uno zaino impacchettato perfetto [sacco di plastica, scotch, etichetta, indirizzo, maniglie]
ci si compensa.
ci completa.

un risotto ai funghi ma con il dado [il brodo con le verdurine e il biancostato un'altra volta, che la vita è una e nel mondo c'è indubbiamente di meglio da fare che bollite cose].
un gelato all'altro igloo.
un gastropizzino sulla chat catering che ormai sono solo idee.

gli abbracci stretti.
un discorso serio.
delle orecchie che finalmente ascoltano.
i baci sulla pelle bambina.
i baci sulla pelle ragazza.
i "buon cammino" così consapevoli.

vado a letto.
non dormo.
leggo.
domani.
domani è già qui.
domani è già oggi.

cri
 
Ultima modifica:
Ma lei chi è???
Una giovane donna libera .
Buon cammino Cri !!!:D
Cetty
 
venerdì 22 maggio 2026
da oviedo a venta de l'escamplero

alle sei del mattino in casa c'è parecchio fermento.
uno poteva dormire e invece è sveglio.
uno non trova il marsupiale e si agita scomposto.
uno che di solito a tirarlo giù dal letto serve tirare giù tutti i santi del paradiso è incredibilmente in piedi, parrebbe pure vigile.
uno dice di avere la cistite, i malevoli insinuano si tratti di una mossa diversiva ["se la mamma mi deve spiegare come gestire la cistite, probabilmente non ha tempo di ripetermi per l'ennesima volta che devo appoggiare il culo sulla sedia e mettermi a studiare"].

orio.
l'abbaiare inglese della donna del check in, accento bergamasco appena sotto le parole.
"anche se pare irlandese, è più italiano di me. puoi dirgli pota".

"questi potrebbero essere miei compagni di passi. dipende se iniziano a camminare oggi o domani".
resta un gioco di rapidi sguardi.
ognuno sta nel suo.

ha una parrucca bionda, un tailleur blu, gambe maschie, dei guanti di cotone bianco.
è un addio al nubilato.
lui è lo sposo.
"e se gli toccassi il culo, passando?".
poi no.
poi faccio la brava.
la cri di vent'anni fa neanche si sarebbe concessa il pensiero.
figurati la risata.
figurati la leggerezza.
si cambia.
si diventa.

salutarsi.
lasciarsi andare.
salutarsi di nuovo.
lasciarsi andare.
stavolta sì.
la scala mobile.
cercarsi ancora.
sussurrarsi cose.
leggere il labbiale.
sorridere dentro gli occhi.
restyling dell'aeroporto.
uno squillo prima dei controlli.
la testa sollevata.
un saluto ancora.
un sorriso.
"quando ci siamo, ci siamo".

vado.
sono sola.
sola in un aeroporto non ci stavo da giugno 2007.
19 anni.
sono tanti anni.
tanti davvero.
ero.
sono.
uguale.
del tutto altra.

un caffè davanti alle vetrate [altri caffè, altre vetrate].
delle parole dette.
la felicità a tintinnare nella voce.
la gratitudine.
non è scontato, essere qui.
non è ovvio.
non lo è mai, da nessuna parte.
men che meno lo è da madre, da moglie, da chi lavora ancora a tempo pieno.

davanti al gate.
una sedia in metallo.
delle parole scritte.
sono così tanto infilata dentro le mie parole che "dopo vado" e alla fine di andare in bagno ancora una volta non c'è più tempo.

arrivo all'imbarco raffazzonata.
non ho pronto niente.
non il documento.
non il biglietto.
lascio passare.
frugo in tasca, nella borsa di stoffa [rotta, aggiusta ieri sera con un pregevole ricamo in punti metallici].
eccomi.
stropicciata, ma ci sono.
quella che abbaiava al check in mi guarda arcigna.

in piedi sulla scaletta.
quel "c'è un volo diretto orio-oviedo" all'inizio di tutto, ai margini del sogno.
e ora, mesi dopo.
ora qui.
l'amata geografia bergamasca oltre la coda dell'aereo.
il traffico del mattino sulla mia autostrada che sempre mi porta a me.
la pianura oltre milano.
le montagne piemontesi, passi estivi e amicizia capra.

atterrata.
"tu sai".
"so cosa hai nel cuore e nelle gambe".
la meravglia del sapersi.
del sapersi oltre, profondi, nell'anima.

bello lo zaino impacchettato bene.
bella anche la cri appoggiata ad una colonna, che cerca di aprirlo.
a morsi.

tutti i pellegrini che sono scesi da questo aereo.
ci riconosciamo subito.
la predisposizione all'incontro.
la fiducia nel mondo che si respira.
lo zaino lasciato incustodito davanti alla porta dei bagni.
"non si apre il pdf con il biglietto del bus".
"fa vedere. ecco. clicca qui".
quell'essere già insieme, sconosciuti e compagni.

bus per oviedo.
quello che l'anellino di plastica della merceria ti aiuta a preservare l'usura della chiusura dello zaino.
ma ti paio una che si mette ad andare dalla merciaia, compare un anellino di plastica, mettersi a cucirlo per evitare che un pezzo di stoffa si consumi?
tu non sai con chi hai a che fare.
quello che le uova sode sempre nello zaino.
a me le uova sode le ha insegnate emmeti anni fa.
sta buono, che arrivi dopo.
quello che i saikebon nello zaino ti risolvono le cene negli albergues galliziani senza utensili im cucina.
ecco, questa sì.
questa è un'idea furba.

quellp che:
"ho uno zaino leggerissimo".
"quanto".
"6.2".
"ah, come il mio", con la mia faccia che diceva "anche meno stella. non c'è niente da fare gli splendidi".
davanti alla parità sfodera un: "ma io sono più alto di te".
"io ho il culo più grosso".
sic transit decor pellegrini.

stazione degli autobus.
oltre una vetrata sfilo la maglietta, infilo la canottiera.
bussare su vetro.
una pellegrina mi indica della stoffa ai margini della sua camicia: ha la mia stessa canottiera.
entra, viene da me.
qualche passo.
ci presentiamo.
"sono cristina".
"anche io".
ridiamo ragazze.
già sorelle - di nome e canotta.

"da sola?"
"da sola. adesso con voi".
il loro primo cammino.
accanto un negozio che ripara monopattini.
maglietta su pancia gonfia di muratore asturiano: "money is noy the importan thing".
no, non lo è.
mai.

cattedrale di oviedo.
il primo selle.
il portico così gotico.
no, non entro.
sono pellegrina, non turista.
8 euro per vedere il cristo che "comunica una forza barbarica e inquietante" come dice la guida anche no.
arrivando al suo cospetto quando sarà [immagino che sulla bilancia peseranno cose altre e più gravi] mi perdonerà, il grande capo per aver visitato il servo, e non il padrone.

in piazza a oviedo.
non riesco ad aprire uno dei due bastoncini.
ad ogni maschio pellegrino che incontro dò l'opportunità di provarci.
diventa gioco, sfida, risate, primi legami.
"ma figurati, fammi vedere".
"se non ci è riuscito lui, non ci provo neanche".
"io vado a leon".
"prendo un bus per ponferrada".
"il primo cammino?".
"il terzo".
"lo fai a piedi nudi".
"ho dei sandali sottilissimi nello zaino".
"fammi provare con il coltellino".
"è un test di virilità".
"secondo me è una candid camera".
a buoni conti a sistemarmi il mio bastoncino non ci riesce nessuno.
io riesco a farmi venire una vescica ad una mano e un livido sul braccio.
"non avevo dubbi, che riuscivi a devastanti in modi fantasiosi".

calle en oviedo.
ad un passante dei jeans ha un mazzo di chiavi infinito.
"vien, mira".
fa con me qualche passo.
mi conduce.
mi indica.
eccola, la statua del saldatore.
lassù in alto.
molto in alto.

"già che mi hai aiutato con il monumento, aiutami anche con il bastoncino".
"c'è un ferramenta oltre il ponte".
"tu eres mi Salvador".

una zapateria prima del ferramenta.
provo.
"sai che in italia di calzolai non ce ne sono quasi più".
"uno c'è. a canazei. l'ho visto io".
sparisce nel retrobottega con il mio bastoncino malato.
lavora.
"posso venire?".
"vieni".
cri con zaino in zona di lavoro, luce scurissima.
"ha preso parecchio umido, questo tuo bastoncino".
"sei ore di acqua entrando a roma e sei mesi a stagionare nel baule del qubo".
"non accorciarlo più".
"mai più".
"ti devo qualcosa?".
un sorriso.
"salutami le dolomiti. ci sono stato sei volte. me encantan".

ieri in casa erano pronti a scommetterci.
"arriverò, sellerò la credenziale, mi accascerò in un bar, cerveca e tortilla".
"ma figurati, ti friggeranno i piedi, le gambe, gli occhi e il cuore. andrai, subito".
ecco.
appunto.
chi mi intuisce.
chi mi sa.
chi mi nasce.
chi mi rinasce.
sono a prescindere.
divento in relazione agli altri.

supermercato.
acqua.
empanadilla de atun.
infilo tutto nello zaino.
il cartone con il cibo nella stessa posizione del cartone di pizza dopo la notte a casa di minuetta .

non ne sapevo nulla fino a ieri.
un vocale del Griffo.
"non puoi non andarci".
sul monte naranco c'è un monumento immenso, una specie di cristo di rio in salsa asturiana.
do retta al griffo.
vado.
lui si era perso, quella famosa tappa che doveva fare 11 km e ne aveva fatti 50.
spero di non perdermi.

salgo.
un tizio che mi viene incontro di corsa.
mi guarda perplesso.
"è molto in alto".
"me ne sono accorta".
"fa molto caldo".
"mi sono accorta anche di questo".

santa maria del naranco.
san miguel de lillo.
trasudano medioevo.
peccato la luce bianca e piattissima di queste prime ore del pomeriggio.

scende a piedi.
mi spiega sentieri.
va.
torna indietro.
deve dirmi ancora una cosa.
"hay una fuente".
a volte "hay una fuente" sono le uniche parole che vuoi sentirti dire.

mi aveva detto: "non fare la brillante, che io mi sono perso. dalla cima torna indietro per la strada che hai fatto per salire e ricomincia dal basso".
non so se potrò seguire le indicazioni del griffo.
salgo per un tratturo da trial - sudore, ortiche, moschini e fatica.
se devo scendere da qui mi spacco una gamba.
sicuro.

in cima.
solo io, il cammino, la maglietta fradicia, dei latinos, un bimbo instabile sulle gambette, un vento che spazza lo sguardo e accarezza il cuore.
sto.
quando mi alzo dalla pietra su cui mi sono sdraiata il mio sudario, nell'accezione più etimologica che ci possa essere.

trovo un altro sentiero.
scendo.
un'ambulanza lontana.
la prima zaffata di eucalipto.
rombare di moto.
delle macchine nel traffico.
civiltà lontana.

finché non lo trovo sul muro di una casa non mi ero neanche resa conto di quanta sete avessi.
la benedizione di un rubinetto.
" non serve altro. dell'acqua quando hai sete. amare. essere amato".

san miguel de lillo.
gli operai - uno ferma la ruspa, per darmi retta - di ules non sanno niente.
un motociclista.
si ferma sospettoso.
alza la visiera del casco.
mi ascolta.
"ules?".
mi racconta di un tramo nel boscque.
inchioda gli occhi nei miei.
"lascia perdere il bosco, vai per la carrettera, la allunghi un po' ma almeno non ti perdi".
quando mi saluta, gli brilla lo sguardo.

asfalto e sentieri altri.
un raccordo che mi invento tra monumento e camino.
mi piace arrivare diversa, camminare strade altre, inventarmi passi, distinguermi, seguirmi.
mi fa ballare il cuore.
mi fa essere viva.

autista di autobus in pueblo minuscolo.
mi supera.
accosta.
abbassa il finestrino.
si sporge.
"te as un poco equivocado".
spiego.
sorride.
mi indica una scorciatoia.
me la spiega, rispiega, rispiega ancora - occhi buoni e infinita pazienza.

a oviedo c'erano solo formelle metalliche nel selciato.
il primo mojon.
dopo 19 anni [o 7, considerando l'inglese] il primo mojon.
è commovente.
"sai".
"sì".
potevano anche essere lettere diverse.

le onde nei campi di grano [ciao, navarra 2007].
un bidet in mezzo al sentiero che l'agilità bretone era solo un entry-level per dilettanti
due ragazzi che corrono - il sorriso che mi fanno, il buen cammino che mi dicono allegri.
quello che mi supera in bicicletta, e poi si ferma ad aggiustare qualcosa - "non so come potrei aiutarti, ma se ti serve qualcosa, non farti problemi".

hanna in mezzo al bosco.
mi pare sfatta e disperata.
"dai, vieni. andiamo insieme".
viene.
andiamo insieme.
ho la presunzione di essere arrivata a lei dono nel momento perfetto.
le viene incontro il marito.
mi regalano delle albicocche.

venta del escamplero.
tendon de fernando.
"una cama e una clara".
essere arrivati.

la doccia gelida.
un letto rasoterra [quello al terzo piano sarebbe stato peggio].
il bucato steso sul recinto al margine della carrettera.
gli altri pellegrini.
chi più chi meno siamo tutti un po' sfatti.
il mio pranzo alle 18.00 passate.
l'empanada de atun mi pare buonissima.
una telefonata.
dei passi nella campagna asturiana.
la luce che piano sta cambiando.

sono già amica di tutti.
chiacchero con tutti.
tesso relazioni.
"io sono un molecolino", disse ale quando era un bimbo basso.
lo sono anche io.

a cena al tendon.
chi è che ha dimenticato la credenziale nell'albergo ma il timbro è al bar e allora è tornata indietro a prenderla e già che c'è prende anche quella degli altri?

la cena con f. e con p.
f. ha dei tatuaggi in bilico tra lo splendore e il dolore, ascolta i gazzelle che io non ho mai sentito, ha una gamba nera d'inchiostro che io vorrei solo chiedergli "perché?", "ha fatto male?", "posso toccare?", di solito il primo giorno di cammino piange come un bambino, ma ieri no, e l'ha stupito, questa cosa, "forse sto diventando saggio", è in quella fase della vita in cui "sai, sto cercando di capire cosa fare da grande", "potevo essere a formentera come i miei coetanei e invece sono nelle asturie a spaccarmi e mangiare crocchette fritte".

p. nel 1992 stava facendo il suo secondo interrail, spagna e portogallo, capitò a santiago il 25 luglio, la festa per il santo a impazzare per le strade, la notte passata in giro, il parco dentro cui tirare mattina, poi niente. solo nel 2016 la voglia di tornarci a piedi, "quuest'anno festeggio i miei dieci anni da pellegrino", quel bisogno che all'improvviso diventa pressante, tutti i passi stesi verso la cattedrale, le tappe da 45 chilometri, la francigena toscana, il "ho bisogno di rallentare", "nel cammino o nella vita?", "nel cammino e nella vita, uno è la metafora dell'altro".

ritrovo anche c., la mia sorella di canotta e di nome.
ha gli occhi truccati.
a me gli occhi li trucca solo il cammino, il sorriso, la vita.

i callos.
se ci sono i callos, io non capisco più niente.
callos siano.
mancano i garbanzos, il "doman mañana", il pulmino lasciato con le luci accese una settimana, memoria di cebreiro annata 2002.

un salto alla rotonda all'inizio del paese.
il monte naranco laggiù in fondo.
i 400 metri di dislivello che ho fatto.
il "sono stata brava" che mi dico.
nelle camerate dormono tutti, alcuni russano già.
mi siedo sotto il portico.
un corso di ballo nel parcheggio davanti all'albergue ["revuelta la chica, revueltala".
c'è dolcezza, struggimento, possesso, rispetto].
sulla ringhiera restano stese solo le mie cose: mutande, maglietta, reggiseno.

cri
 
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1) grazie. Perché è bello leggerti qui
2) buon cammino. Perché bisogna dirlo, anche se è inutile, lo sarà sicuramente
3) chissà. Perché leggendo dei vostri Cammini le mie idee si attorcigliano sempre un po'

e poi... (dopo aver letto l'ultimo post)
4) forse mentre scrivo l'hai già corretto, ma "la statua del saldatore" è buffissimo
5) "mi regalano delle albicocche", albicocche -> paradiso (poco chiaro, ma...)
6) riguardo al punto 3, già ci siamo, già escluso 2 possibili alternative su 4, forse anche 3
 
è bello leggerti qui
qui è l'unico posto dove scrivo di cammino in modo intero, organico, complesso, giusto.
quello che gira sul altri canali sono solo minime diapositive.
ma lo sapete, io sono una che ha bisogno di raccontarsi larga.

Perché bisogna dirlo
perché è bello dirlo.

forse mentre scrivo l'hai già corretto
già bello che abbia scritto.
no, non ho riletto.

albicocche -> paradiso (poco chiaro, ma...)
a me è chiaro, ma no.
acerbe, purtroppo.
e però quanto, quanto gradite.

già escluso 2 possibili alternative su 4, forse anche 3
come mi scrisse una volta uno: "lieto di servire".

cri
 
ci si può amare, eppure vivere altro.ci si può amare, eppure avere bisogno di altro.ci si può amare, eppure non essersi sufficienti.ci si può amare, eppure non essere per nulla - per nulla, solco su pelle - indispensabili.ci si può amare, eppure lasciarsi liberi.

Ieri sera ho visto un film che parla proprio di questa cosa: l'amarsi vivendo la propria vita o l'amare gli altri. Bello e consiglio di vederlo se ne avete occasione.
Ci si deve amare perchè qualcuno disse : Ama il prossimo tuo come te stesso!!!

i saikebon nello zaino ti risolvono le cene negli albergues galliziani senza utensili im cucina
Quelli mi hanno risolto diverse cene sul Norte dato che mi son trovato un paio di volte a mangiare seduto sul letto e usando il comodino come tavolo.
E se hanno soddisfatto persino la mitica che ora sta preparando cena a casa mia devo dire che vanno benissimo.
"ti devo qualcosa?".
un sorriso.
"salutami le dolomiti. ci sono stato sei volte. me encantan"
Queste sono le cose che avvengono sui cammini e che ti restano dentro, quelle piccole gentilezze che a te cambiano la giornata.
"te as un poco equivocado".
spiego.
sorride.
mi indica una scorciatoia.
me la spiega, rispiega, rispiega ancora - occhi buoni e infinita pazienza
Ah ecco ... te lo avevo detto di non ascoltare il griffo che poi ti contagia....

Bello saperti di nuovo in cammino e avere qualcosa da leggere ogni giorno.

Vai Cri vai e raccontaci ..... E se per caso ti dovessi fermare a Campiello occhio alla signora Erminia che gestisce l'albergue turistico che ti fa pagare pure il pane che ti regala.... Fossi in te andrei a Borres, nel 2013 Borres era ancora un tugurio ma ho letto che lo hanno ristrutturato ed ora è un bell'albergue.
E sopratutto dovpo Borrese gira a destra e fai la ruta che da sola merita tutto il primitivo.

Edo

p.s.: E se arrivi con ancora birra nelle gambe dopo la discesa all'embalse e la risalita a Grandas de Salime spingiti sino a Castro, un albergue che merita anche se è sperduto nella campagna. Al tempo lo gestivano un paio di ragazzi giovani e ci hanno trattati benissimo.
 
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sabato 23 maggio 2026
tappa 2: da venta de l'escamplero a cornellana

apro un occhio.
6.30.
i miei compagni di stanza non ci sono più [no, non so come sia stato possibile che non li abbia sentiti svegliarsi, alzarsi, andarsene; ci sono stati anni in cui mi svegliava anche solo un telefono che vibrava al piano di sotto].
nell'albergue siamo rimasti quattro gatti.
com'è possibile?
dove andate, così presto?
perchè?

parole tra cucina, letti e terrazzino.
"come stai?".
"com'è andata la notte?".
"cosa fai?".
"dove vai?".
"dai, ci vediamo in cammino".
quella voce roca che sempre lascia addosso la notte.
odore di vix vaporub sette anni dopo.

il sole a sorgere.
l'olandese che torna indietro a recuperare gli occhiali dimenticati.
"li ho visti sul tavolo della cucina".
ha le gambe lunghe, l'olandese, e un cappello da cow boy.
ci metterà un attimo.
e infatti, mentre prendo questi appunti, è già qui.

la consapevolezza del, la bellezza del:
sono qui perché qui sto bene, perché sono grata alla vita, perché posso essere libera.
non devo più cercarmi.
non devo più palasmarmi.
mi so.
sono.
mi piace come sono.

un bosco.
delle felci.
dei sassi bianchi a emergere dall'erba fradicia di escursione termica.
un torrente.
un tre in matematica.

le due italiane.
un bar.
uno sguardo dentro.
c'è p.
la tortilla che fa subito camino.
il caffè solo y largo che fa subito spagna.
"se volete vi pulisco un tavolo fuori così vi sedete insieme".
uno straccio, due litri di condensa sul tavolo a precipitare a terra.

"dai, quanti anni abbiamo".
"direi che sono la bambina, tra voi".
lo scopro a posteriori, ma ho rischiato una colossale figura di merda.
non pensavo sarebbe stata una vittoria di così stretta misura.
e invece.

"siamo tutti attorno ai 50. diciamoci gli acciacchi".
ma no.
ma perché.
io non voglio dire gli acciacchi.
io voglio dire pelle, occhi a brillare, sudore, respiri, il cuore a battere.
io voglio dire la vita.
io voglio sentire la vita.

la risata a tintinnare al telefono.
la barista vanessa.
il braccialetto che ci regala - ieri eravamo quattro sconosciuti, ora siamo uniti da fettuccia di stoffa e fermaglio metallico.

passi.
"ognuno di noi ha delle ferite. lei aveva quella dell'abbandono".
mi chiedo che ferite ho io.
forse quella della rabbia.
del non sapermi portare avanti se non ostinatamente contro.

un banano ai margini del fiume
il filo d'erba in bocca [ciao, mamma].

i vocali dal sudafrica.
"sei qui".
"sei qui anche tu".
"mazzo, che voce che hai, cri. ti ci brilla dentro il sole".

i papavari di qui, alcuni di un rosso sanguigno che in italia non avevo visto mai.
gli horreos che qui stanno appoggiati sopra le case.

una frazione.
"p. fermati. di qua".
"azz".
"brava la cri".
"brava sì".

ingresso a grado.
passaggio a livello chiuso.
"passiamo?".
"io ho tre figli, p.".
passati.
ovvio.

grado.
un cartello su una vetrina: "15.00-18.00. nos vamos dormir la siesta": geni.
la "pizzeria buonasera".

"se c'è una farmacia mi fermo a comprarmi la calendula".
"per cosa?".
spiego [perché poi esista un costrutto sociale che permetta di parlare liberamente di piedi e ampollas e non di altre parti del corpo mi sfugge, ma tant'è].
"ci saranno delle piante officinali nel bosco che possono fare al caso tuo"
"lascerei perdere".
ridiamo.

la farmacista mi parla in italiano, l'ha imparato a londra, non le sembra vero di poter fare esercizio, le piace, coglie l'occasione.
calendula non ne hanno.
esco con due campioncini: effetto frio, effetto normale.
"però guarda che li provo stasera, poi non posso tornare a comprare da te la medicina".
"non preoccuparti. l'importante è che tu possa stare meglio, che tu possa camminare con serenità".

bar di fronte.
p. con un caffè largo.
"lo mismo por mi, gracias".

dai, provo.
artiglieria pesante effetto frio.
"allora?".
"no, decisamente no. fuoco puro. che è l'ultima roba che avrei voluto".
"si potrebbe provare con un'estrella galicia".
"la bottiglia fredda sarebbe sicuramente un'opzione interessante".

"io vado".
"io sto".
ieri sera avevo deciso che no, che non avrei scritto in presa diretta.
e però.
però i miei passi senza le mie parole non sono passi completi.
scrivo.
senza mestiere.
senza neanche rileggere se non un'unica volta.

"sono di nuovo seduta in un bar".
ci sono risate che sgorgano dal cuore, dalla vita, dalle viscere, dalla felicità.
è un incanto riderle.
è un incanto sentirle.

un francese al tavolino del bar.
arriva da le puy.
è partito il due aprile.
cammina con un cariolino.

prima di entrare a grado un vecchio ci aveva speigato un desvio.
lascio perdere.
non ho voglia di perdermi, neanche di camminare con google maps aperto davanti al naso.
vado per flechas.
dopo la griffo-salita di ieri, quella di oggi è una passeggiata di salute.
metto su il passo di chi non ha nessuna fretta.
non mi corre dietro nessuno.
un passo dopo l'altro, lo sguardo a spaziare nel verde.

lavarsi la testa sotto un rubinetto.
i posti da cui bevo sono sempre più discutibili.
i capelli cortissimi fradici di acqua fresca.
un albero di nespole.
una chat dopo analogo albero sulla francigena.
noccioli sputati più avanti.
non sono stata l'unica ad aver avuto l'idea di mangiarne una.

una telefonata di p.
pare che nell'albergue di cornellana stiano finendo i posti.
"girami tutti i tuoi dati. provo a dire che sei la mia morosa".

africa.
estate 2005.
giravo con davide.
eravamo amici.
non era bene che un uomo e una donna non sposati girassero insieme.
mi presentava come moglie.
il confine tre togo e benin l'abbiamo attraversato come "davide + una donna al seguito"

cosa vuoi che sia fare la fidanzata di p. per una notte.

un primo messaggio.
"dice che non si può reservar la cama, neanche per la novia".
"non preoccuparti. mi arrangio".

un desvio segnalato molto, molto bene.
"vedi mai...".
casa decrepita, ombra, zaino levato: studio la guida.
sì, a cabruñana c'è un municipale.
mi incammino, bella come il sole, la serenità del "il cammino provvede" a farmi da pelle.
mi chiedo solo come farò con il cibo.
escludo che su quell'alto ci sia una tienda.
ma che vada ho la mia empanda.
infilata sotto il coperchio dello zaino, gira sotto il sole da ieri.
mi farà da pranzo, cena, colazione.
toccherà farsela bastare.
in qualche modo si farà.

un nuovo messaggio.
"non si può reservare, ma il letto sopra il mio l'ha lasciato libero per te".
"arrivo".

vado un po' più veloce di quello che sarei andata senza novio ad aspettarmi.
mi piace dove cammino.
mi piace molto.
c'è un su e giù di svincoli ed autostrade, ma non mi pesano.
cammino leggera.
nulla turba i miei passi.
sul cemento del sottopasso: "a veces tengo que salir de la routina para acordarme de lo importante".
un cartello: "atencion, niños peligrosos" mi fa molto ridere.

"ti vengo incontro".
"così entriamo in albergue mano nella mano".
"o limonando".
ridendo, alla fine.
avevo aspettato p. alla fontanella davanti al cancello.

albergue di cornellana nel monastero del 1026 in stato di semi-abbandono.
bellissimo.
i vestiti stesi nel sole.
la scarpiere piene.
le sedie sotto il portico.
l'ombra del patio.
i gatti e i gattini.
sulla mensola del bagno delle buste-cane, però zebrate in fucsia.

doccia.
bucato.
empanada come pranzo alle 17.00 [e che bello il pensiero di avere poi anche una cena e un desajuno domano]
parole.
risate.
vita.

riflessioni varie.
  1. a me sta bene che non si possano reservar i letti neanche per le novie, ma allora prima di fare entrare quelli con i trolley fai entrare me che arrivo con tutto sulle spalle [aveva ragione la nico: "non prendertela, occhi ridenti. non arrabbiarti. non è più il cammino che hai conosciuto tu. lascia andare. cerca il tuo cammino. vivi quello"].
  2. una volta a fine tappa si bucavano ampollas. ora si aggiustano ruote di trolley [a buoni conti io non abbandono la tradizione e mi aggiusto il mignolo del piede sinistro. chi si preoccupava per l'accendino può stare tranquillo: io metto l'ago, f. il betadine, p. l'accendino. un trio perfetto destinato a camminare insieme].
  3. mi ero sentita un filo in colpa, per il trucco della novia. temevo di aver portato via il posto a qualcuno, ma no, l'hospitalera accoglie tutti, colciones en el suelo e cuore grande.
l'avevo conosciuto nell'ultimo chilometro.
m., americano della Louisiana, con antenati originari di bellinzona.
da due anni studia italiano.
la sua insegnante è bolognese, ha 91 anni, è parecchio severa, parla italiano, inglese, spagnolo, francese, latino.

"vorrei chiederti di trump, ma ti chiederò".
vorrei chiedere perché vorrei saperlo da un americano, cosa pensano del loro presidente, se è follia o gloria, abisso o splendore.
lascio perdere perché "no politics, no religion, we are only pilgrims", che è un buon modo di stare bene.

le unghie lunghe che ha sulle dita dei piedi: almeno due, forse anche tre centimetri.
ma come fa, che a me che le tengo cortissime, si spaccano, si anneriscono e mi cadono ad ogni singolo cammino?

una videochiamata con la Brianza.
"ah ma siete solo maschi. non avevo capito".
"ti batteva addosso un'energia pazzesca".

pomeriggio e sera sotto il portico.
giusto un salto al supermercato.
queso, chorizo, birre, un rioja 2021.
tre italiani, quattro americani, un'hospitalera.
è cammino.
è lo stesso cammino del 2007, la stessa energia, la stessa atmosfera.
è il cammino quando davvero splende.
che bello che è viverlo sotto questo cielo che diventa notte.

cri
 

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