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[back to santiago]: il primitivo della cri

ti devo qualcosa?".
un sorriso.

Ti dirò , a leggerti è un vero spettacolo

Pensare quella frase che mi i hai detto

Io che sono solitaria ora che mi hai descritto il cammino invierno non son più certa del primitivo

E invece no

Questo primitivo è già tuo !!!
Ed è così che lavora, esattamente l'opposto di quel che pensi
Riempita di tante persone subito

Per la prima volta provo la sensazione di tutti gli altri del gruppo , ovvero una persona a cui tengo sta calpestando i passi su un cammino che ho fatto e a cui tengo particolarmente. (Un po' tipo Cetty ed io sul'invierno) Ed è una goduria

Leggerti
Seguirti
Ricordare le mie emozioni
Sapere che saranno tue

Bello bello
Vai cry
 
la consapevolezza del, la bellezza del:
sono qui perché qui sto bene, perché sono grata alla vita, perché posso essere libera.
non devo più cercarmi.
Quello status ....
Que mas

lascia andare. cerca il tuo cammino. vivi quello
Assolutamente

l'hospitalera accoglie tutti, colciones en el suelo e cuore grande.
Che se non ricordo male è a donativo corretto?
Se pensavo che quel posto fosse un incanto , ora viste le tue foto è un sogno a occhi aperti
 
i posti da cui bevo sono sempre più discutibili
Ecco su questo devi stare attenta perchè se ti becchi quello che mi ha perseguitato sul Madrid per 2 giorni per aver bevuto a una fontana poi devi correre in farmacia e chiedere il "Diarfin" che è lo spagnolo dell'Imodium
lavarsi la testa sotto un rubinetto
Fatto sull'Ingles ad Agosto... si anch'io ho fatto cammini caldi :-D
tre italiani, quattro americani, un'hospitalera
Sembra l'inizio di una barzelletta, ma quanto è bello ritrovarsi in pochi in un albergue e stare a parlare e raccontarsi vita.
è cammino.
è lo stesso cammino del 2007, la stessa energia, la stessa atmosfera.
è il cammino quando davvero splende.
che bello che è viverlo sotto questo cielo che diventa notte.
Si è cammino anche dopo 19 anni ed è bello che sia così Cri. Forza bimba ! ! !
 
quanto è bello ritrovarsi in pochi in un albergue


no, no.
erava pieno zeppo.
hospitalera ha detto 37.
non voglio pensare a cosa ci sarà in agosto.

l'inizio della barzelletta [tre italiani, quattro americanibe l'hospitalera] eravamo la combicola che avevamo creato.

ps.: che bello che leggere, che mi sapete, che ci siete
 
24 maggio 2026
terza tappa: da cornellana a bodenaya

per quasi tutta la notte la gente ha continuato ad andare in bagno, dalle 4.30 iniziano i movimenti per la partenza.
pochissimo amore.
pochissimo.

mi rifiuto di uscire dal sacco a pelo prima delle 6.30.
quando ci si incrocia - letti a castello, porta del bagno, cucina comune, cortile interno - in parecchi siamo stropicciati.

in cucina.
raoul il portoghese silenzioso di prima mattina.
sto nel mio.
qualche giorno fa ho mandato a mia nipote questa vignetta: "prima di parlare al mattino fatti sempre una domanda: romperò i coglioni? la risposta è quasi sempre sì".
ecco.

un thé-caffè in cucina.
i crostini che avevo nello zaino.
un filo di miele.
due pezzi di formaggio avanzati da ieri.
le due norvegesi.
il cammino di ulaf.
il mio cammino del 2007, quel mio tornare a casa di allora, il bisogno che avevo di trovare qualcuno con cui comparire cuore e anima di quei passi, l'averlo trovato, "he was the one", l'averci camminato accanto altri millemila passi. nessuno di cammino, tutti di cammino.

le prime luci del mattino sopra il monastero.
scrivono: "cornellana vista così è un'opera d'arte nell'anima".
vero.
ma.
serve smettere di correre, prendersi tempo, stare, alzare lo sguardo, aprire gli occhi, avere voglia di vedere, darsi modo di farlo.

un'australiana fa le foto col drone.
io i droni li abbatterei a sassate.
però le foto che deve avere fatto qui - questo posto qui, questa luce qui - me le immagino incredibili.
quando la vedo seduta per terra davanti alla chiesa glielo dico.
sorride.
rilancia: "i like your glasses. and your necklace".
sapesse quanto quei colori dicono di me, della mia allegria, del mio portarmi addosso la gioia.

vado.
horreo e parabola.
l'australiana col drone e un'altra mi passano a cannone, zaino leggero, passo da battaglia, chiacchiere di amiche.
neanche un ciao, neanche un buen camino.
"fai il tuo cammino, occhi ridenti".
faccio il mio cammino.

le auto veloci sull'autopista.
un gallo lontano.
gli uccellini nel bosco.
una foglia di fico in mezzo al sentiero.
rondini nei nidi.
267 km a santiago
due pellegrini davanti a me.

quelli con le conche sugli zainetti leggeri.
io alla fine sono senza concha.
quella che avevo trovato in box prima di partire, lì è rimasta - niente buco, niente cordino.
quando venerdì in aereo me ne sono accorta, mi è spiaciuto, averla sarebbe stato bello.
oggi penso un pensiero nuovo: "forse questi con gli zainettini da 4 litri hanno bisogno della concha per poter essere riconosciuti come pellegrini. a me lo si legge nello zaino, nella gambe, nell'incedere, nella felicità - più di tutto nella risata e nello sguardo - che sono pellegrina".
qui e nella vita sono io - il mio corpo, il mio modo di stare nel mondo - che dico di me, mai le cose.
è bello, questo pensiero.
mi piace molto, averlo pensato.

su un quaderno tracce di f.
su un sasso - pennarello scarico, limone giallo tra sassi per lo più bianchi - tracce di un noi.
a volte occorre scriversi, per esistere.
per diventare veri, duraturi, eterni - un respiro e mille vite.

la francese.
per due sere compagna di albergues senza esserci mai scambiati una sola parola, è al suo primo cammino.
ha l'incedere stanco, uno zaino pesante, un sacco con il cibo che le penzola legato fuori.
"è troppo pesante. non riesco a godermi nessun passo".
"lascia qualcosa. una volta che hai qualcosa di caldo e qualcosa per la pioggia non ti serve altro".
mi guarda di sguardo profondo.
gli occhi dicono: "non posso, non riesco".
la bocca dice: "devo ancora imparare. imparerò".

una lumaca attraversa la strada.
il muso morbido dei cavalli.
le criniere spettinate.
la mia mano ad accarezzarli.
in una radura un baracchino che vende caffè.
un mio bastoncino allungato nel bosco: "can it help you?".

è uno dei quattro americani della louisiana. assomiglia molto al nonno: stessa fronte, stesso taglio degli occhi.
rispetto a lui ha molti meno capelli, uno sguardo infinitamente più limpido.
come sarebbe bello il nonno, con uno sguardo così.
l'avevo conosciuto ieri sera, lo ritrovo oggi.
cammina con una coppola in lana, ha due ginocchiere, arranca aggrappato ai bastoncini.
lo affianco.
"hi, how are you?".
"fine".
il sorriso che ha, mentre me lo dice.
ca**o.
il sorriso che ha.
poteva lamentarsi, essere arrabbiato, dire fatica.
invece.
invece sorride.
e sorride cosi.
così voglio stare dentro la vita, a sorridere limpida di fiducia e speranza dentro ogni avversità.

un altro americano:
"è stato bellissimo vederti, ieri sera, cri. parlavi italiano con i tuoi amici, pareva cantassi, sorridevi con gli occhi, ti brillava lo sguardo, ridevi tantissimo. è stato così bello..."
"non c'è beaty-routine che tenga. il sorriso è il miglior make-up che puoi metterti in faccia".
"hai un sacco di make-up sulla tua faccia. keep it so. porti gioia a chiunque incontri. porti felicità".

mi diranno al telefono: "ma hai idea, cri. non poteva farti un complimento più bello".
ho idea.
ho idea sì.
non poteva farmi complimento più bello.
e pazienza se ho il culo grosso.
lo rivedrò a salas.
mi dirà: "i love you".
un abbraccio davanti alla chiesa.
un lasciarsi andare, che questo è il camino.

caffè con gli americani in un posto fighissimo.
da passarci qui una notte, una settimana, una vacanza intera.
un gatto su una panchina si stiracchia nel sole.
"non mi mordere".
e però giocare, con quei morsi - quella punta di dolore che è sfida e piacere.
p. che ritrovo per caso.
gli americani che si fanno il segno della croce prima di portarsi la tazza alle labbra.
per me arriva un caffè con leche invece che solo, per stavolta passi.
prato verde, sdraio, telefono - la voce che ho, i sogni della notte.
nel chill più totale, direbbero i miei ragazzi.

poi andare.
"noi diciamo il rosario. ti aggregi?".
sapessi dirlo in inglese sarebbe: "come se avessi accettato".
il fischio perforante del telepass in una telefonata lontana.

la farmacista di salas ha una figlia che studia a bologna. se nella prossima vita non rinasco lichene, voglio andare a studiare a bologna.

bar sulla calle major.
calendula e clara.
un dice: "bel mix".
un altro : "accoppiata vincente".

il tempo di sedermi, arriva jp, il francese col cariolino che avevo incontrato ieri a grado.
tosatada e parole.
il cammino a batterci addosso.
per me un battito lungo anni, per lui un battito iniziato dal nulla ["un giorno ho deciso che sarei partito, poco dopo ero partito"] la prima volta 1700 km fa, a le puy.
"ogni giorno scrivo il diario, cerco di trovare una parola che riassuma la giornata. credo proprio che la parola di oggi sarà cristina".
è bello essere la parola della giornata di qualcuno.

va, jp.
sto.
scrivo.
senza, mi pare mi manchi un pezzo.

dai, vado.
orario pessimo.
le 13.00 passate da poco, un caldo fottuto.
questo è.
zaino e via.

pochi passi.
"cri", mi chiama la mia sorella di nome e di canotta.
com'è.
come stanno?
cosa provano?
il loro primo cammino.

pochissimi passi.
"cristina", mi chiama la francese con lo zaino pesante.
racconta ancora.
ha 70 anni, è la prima volta che viaggia da sola, la prima volta che fa un cammino, la prima volta che cammina così a lungo.
"certo che sei una donna forte, mǰ. certo che sei stata e sei coraggiosa. altrimenti non saresti qui. siamo tutti coraggiosi, qui. ognuno di noi lascia il noto per l'ignoto: se non è coraggio questo. e lo fa col sorriso sulle labbra: se non è forza questa".

villa la fontina uscendo dal paese [se lo dico a tom mi dice che ci abita geronimo stilton. sicuro]
le scritte su un telo che protegge un'impalcatura: "amor lleva a muchos caminos".
vero.
sempre.

si entra subito nel bosco.
wow.
ombra e fresco.
non me l'aspettavo.
è una bella sorpresa.
una cascata.
ci sarebbe da farci il bagno nudi.

lo strappo alla fine del bosco.
il fiatone che mi viene mentre sono al telefono.
i viadotti dell'autostrada alti sopra di me.
una margherita.
la vita de cada dia da accarezzare dolcissima.

panchina con flecha.
videochiamata.
"stavolta non puoi non rispondermi".
risponde.
che bello e per fortuna.
chiacchiere e risate, parole e compartir.
una farfalla gialla come i miei calzini mi svolazza attorno, una lucertola mi attraversa la strada

un coreano ombrellino e crocks.
una coreana pelle di porcellana.
le mie spalle abbronzate.
le mie spalle dipinte di mare, di passi, di giorni.

su un muro un "buen camino, chicos".
quelle albicocche secche di millemila anni fa.
la carbonara croccante.
il crociato rotto.
l'amicizia che ci ha visto diventare.
un bacino anche se non è natale.

una chiesa ai margini di bodenaya.
entro.
è la prima chiesa in cui entro.
fa freddo, lo sento sulla pelle.
prima della porta, una lavagna di sughero.
tutta la vita che c'è appesa lì - preghiere e puntine.

bodenaya.
wow.
aveva ragione chi diceva: "non perderti bodenaya".
bodenaya.
come fai a descriverla?

allison e alberto.
"english or spanish?".
"it doesn't matter".
la cesta magica.
gli gnomi del bosco e le fate [me ne aveva parlato il nonno].
ovunque tracce di pellegrini.
le esistenza che sono passate.
la vita che è rimasta appiccicata addosso a queste pareti.
quella volta che allison ha tagliato l'asciugamano di una pellegrina, gliene ha lasciato un ottavo e in effetti, ehi, era più che abbastanza.

h.
super-roncador.
si rideva stamattina in cucina.
ridiamo anche adesso che ci rivediamo.
"per la miseria, sei tu".
"sono io".
e giù a ridere.

poi no.
poi si diventa seri.
originario dell'iran, "in iran you have to survive. i didn't want to waste my life" - ora vive in germania.
ha gli occhi buoni.
ride facile.

la cesta magica.
allison spiega.
wow.
dice: "a volte mi chiedono se non possono anche per favore l'asciugamano, e la felpa, e i calzini, e la seconda maglietta, e... e tu, invece. tu invece sei semplicemente grata, e lo sei in un modo entusiasta ed entusiasmante. questo è l'attitudine che amo".
non potrei avere un'attitudine diversa.

tutti i pellegrini che ci sono.
tutte le lingue che parliamo.
tutte le parole che ci si mischiano.
tutta la vita che ci regaliamo.

al tavolo della cucina.
allison sta spiegando questa casa, gli hospitaleri prima di loro, la loro scelta.
all'improvviso dalla finestra li vedo passare: "posso andare un secondo a salutare i miei amici?".
in mezzo alla strada - aria calda di pomeriggio spagnolo - gli americani, gli abbracci con loro.
con tutti loro.
con chiunque di loro.
quando rientro: "hai molti amici, cri".
"sono una solitaria. mi incanta l'umanità".

i pomodori tagliati.
"come vuoi che te li tagli?".
io, esattamente una settimana dopo il "prima i pomodori o prima la mozzarella?".

la cena comunitaria.
la voce dolcissima di allison.
come salta da una lingua all'altra.
"da dove venite e cos'è per voi il cammino. in una parola".
trasgredisco.
being myself.
sono due.
dicono tutto quello che c'è da dire.
non potevano essere altre.

le lenticchie col chorizo e il peperoncino che il nonno vuole per natale se no non è natale.
qui pare si usino con zuppe stufate.
il dubbio "quanto sarà spicy un peperoncino che è middle-spicy?".
ne sono tentata e intimorita.
sprezzante del pericolo, lo mordo coraggiosa.
ce la faccio.
mi ero già messa d'accordo con h.
se non avessi retto, l'avrebbe mangiato lui.

la sopa de ajo.
ce n'è poca.
mi piacerebbe assaggiarla.
"posso, vero?".
e via, cucchiaio nella terrina di f. e non se ne parla più.
essere una big family dopo tre ore insieme.
un giro di piatti che "ciao, zio valerio".
e tu pensa che bello che mi sei venuto in mente anche in mezzo al nulla delle asturie.

emma di londra.
ha una vita frenetica, vorrebbe rallentare.
se vive veloce come parla, madre mia.
fatico a capirla, lei non molla nulla, non prende neanche in considerazione che nessuno di noi è madrelingua.
è qui con suo papà.
torno al mio inglese 2019, a quei passi di allora, alll'immenso bene teorico che ci vogliamo, all'incapacità da sempre di viverlo, dirlo, camminarlo.

se è più facile suonare il piano o la chitarra.
di una macchina russa a cuba.
i piani per i prossimi giorni.
nelle coppie capita che ci sia chi porta radici, chi cielo ["fammi indovinare cosa porti tu, cri"].

il sensore delle impronte digitali sul telefono morto.
un margine ultimo di tramonto.
dei fili elettrici contro questo cielo.
uno spicchio di luna.
noi ancora seduti insieme sulle panchine en la calle.

un ultimo saluto a h., il rocador.
"è stato un piacere conoscerti. preferisco dirtelo stasera perché non so se domani potrò dirtelo ancora".
risate sotto tetto spiovente.

a letto - lenzuolo arancione, "quello di buddha".
ci sono sere - il fuoco, il cuore, la vita, la felicità, l'essere, l'essenza - in cui l'unica cosa che manca è l'addormentarsi pelle su pelle.


cri
 
riconosciuti come pellegrini. a me lo si legge nello zaino
Ti dirò, bello il pensiero che hai scritto, io però la concha è per riconoscerMI

PS comprati e regalai una concha

Ricevetti un
"No grazie io la prendo quando arrivo a Santiago"
Riposi
"tu sei pellegrina ora, non quando arrivi"
La accettò
(Arrivati a Santiago me ne regaló una lei)

una parola che riassuma la giornata. credo proprio che la parola di oggi sarà cristina
Uao top! Gia arrivata qui con poche tappe? Sarà un gran Cammino

wow.
aveva ragione chi diceva: "non perderti bodenaya".
bodenaya.
come fai a descriverla?
tutte le lingue che parliamo.
tutte le parole che ci si mischiano.
tutta la vita che ci regaliamo.

al tavolo della cucina.
essere una big family dopo tre ore insiem
Esattamente così si descrive.
Che bello che ti ha raccontato di David.

nelle coppie capita che ci sia chi porta radici, chi cielo ["fammi indovinare cosa porti tu, cri"].
Eeeeeeeeeee qua sfondi un portone aperto da anni.

Sono andato a rivedere la mia foto di Cornellana, vinceva il primo esplosivo azzurro della mattina.
La tua è esplosione solare. Bellissima

Ho atteso invece le foto Bodenaya, ma solo una, le immagini sono nelle frasi che hai scritto.
Sono andato a rivedere la mie.

Ti seguo nel presente
Riguardando il mio 2019
Una bella zopa di passato nel presente.
 
Ultima modifica:
oggi penso un pensiero nuovo: "forse questi con gli zainettini da 4 litri hanno bisogno della concha per poter essere riconosciuti come pellegrini.
Purtroppo si, io mai messa sullo zaino, solo raccolte a Langosteria.
Quando arriverai a Melide preparati, ma se posso darti un consiglio fai la variante verso Sobrado e arriva sul Francese quasi a Santiago ed eviti la folla degli ultimi 100
Che bello che ti ha raccontato di David.
Lo avevo conosciuto nel 2013 ed è un grande! Ha saputo lasciare in buone mani il suo albergue/horreo.
ci sono cose nella vita e della vita che non hanno foto, non si possono fare, non ha senso farle
Hai ragione al 10.000 % troppi cliccano, fotografano e non vedono/vivono quello che stanno fotografando.

Un pò come all'Albergue parroquial San Juan Bautista a Grañón dove non ti fanno il sello perchè il ricordo di quell'albergue lo porti nel cuore e non sulla carta della credenziale.

Edo

p.s.: Quella foto della cascatella è stupenda ! ! !
E mi piace vedere che archivi sul cell le foto con i nomi : Per il forum 16, per il forum 17 ecc :-*

 
Edo


ma ti pare che io possa archiviare delle foto e cambiargli nome????


:p :rofl: :p :rofl:


io metto le parole.
poi mando foto [e specchietto con ordine] a quel santo dell'informatico domestico e ci pensa lui.

;)
 
25 maggio
quarta tappa: da bodenaya a el campiello

ieri sera: "una delle cose che vi chiediamo di fare qui a bodenaya è di decidere tutti insieme l'orario della sveglia".
dicono: "le 6.00".
a parte il numero così rotondo - non è infinitamente più entusiasmante una sveglia alle 5.57, o alle 6.03, financo alle 6.07, non la sentite la sensualità dei numeri dispari - diciamo che se fosse stata più tardi non mi sarebbe per nulla dispiaciuto.
anyway.
è la democrazia.
vada per le sei.

wow.
davvero nessuno si muove prima delle sei.
non i pellegrini, non gli zaini, non i sacchetti di plastica, non i trolley.
che urbanità.
quanto poco basterebbe, ovunque nel cammino.

tavolo della colazione.
burro di arachidi [la felicità], mezza banana, uno yogurt.
sul divano i nostri vestiti lavati, asciugati, ripiegati - cura di madre, grazie folletti.

h. sta camminando il cammino con le barefootshoes.
mi interessano.
"i've a very difficult relationship with shoes. may i please put my feet in your shoes?".
chi non si è mai sentito rivolgere una sexy-domanda del genere mentre fa colazione con pane, burro e marmellata?

"guarda, sono io. ho imparato da solo".
youtube in mansarda, interno giorno di germania.
"è la prima volta che sento un pezzo metal alle 7.00 del mattino".
"e sei ancora viva".
"e sono ancora viva".

"sei così giovane, h. quanti anni hai?"
"ne faccio 38 tra due giorni".
"oh, wow. 11 meno di me".
"are you kidding me?".
era sicuro avessi un paio di anni meno di lui, al massimo di più.
l'autostima della old italian lady ringrazia moltissimo.

è uno dei quattro spagnoli, l'unico a venire da toledo.
ha gli occhi limpidi e lo sguardo pulito.
aveva parlato poco, ieri sera.
mi ferma prima di scendere le scale: "mantenga tu sonrisa fazil" - un respiro, due respiri, tre respiri - "y encantadora".
lo abbraccio.
va.
torno a fare lo zaino.
ho roba ovunque esplosa sul letto.

passi con h.
tutti i puledri che ci sono.
il profumo di rosa, fortissimo e improvviso.
le asturie davanti a noi.
di cosa c'è scritto nella fede che porto al dito.
di un bambino perso.
del perdersi dentro un dolore, o al contrario del rinascerne nuovi e diversi.

al telefono.
"tutto ok?".
"sì".
"stai bene?".
"sì".
"sicuro?".
"certo".
"sembri laconico, distante, sulle tue".
"cri, è difficile starti al passo, lo sai".
lo so.
certo che lo so.
essere "tanta" porta splendore.
essere "tanta" porta fatica.

un uccellino morto caduto dal nido.
una che mi passa avanti di corsa, bastincini a dare il ritmo, ti-ti-tic ti-ti-tic ti-ti-tic, auricolari nelle orecchie. una corsa verso cosa?

laggiù in fondo su una montagna alta le ultime tracce di neve.
un'incertezza in una radura, la prima in tutti questi chilometri.

oltre un cespuglio, il suo zaino grigio, i bordi rossi, la concha a penzolare.
urlo il nome di h. nel bosco, l'allegria a ridermi nella voce
"here we are, man...".
il tempo di una foto ["la faccio vedere in giro e mi faccio dire chi è il più giovane tra noi due, old italian lady"].
"we are beautiful, man".
siamo belli.
siamo belli di quella bellezza che regala il cammino - energia e vita.
"il mio auguri per te? che quando tra vent'anni parlerai di tua moglie tu possa ancora avere quello sguardo innamorato che avevi stamattina quando poi mi raccontavi di lei".
un abbraccio.
andiamo.
ci lasciamo andare.
quattro passi.
mi volto appena: "sei stato un regalo del mio, cammino, lo sai vero? abbi cura di te".
e bon.
siamo pellegrini, chiamati a camminare, non a commuoverci tra bosco e passi.

tronchi morti di alberi imponenti sul viale di tineo.
chi si sbucciava le ginocchia sotto le vostre fronde quando erano nuove?
c'è ancora, quel bimbo di allora?
quanti anni ha?
o siete infinitamente più vecchi voi rispetto a noi, malconcia umanità di questi giorni?

nella panaderia.
"dove te ne vai, così guapa?".
"a yoga".
"siamo donne, siamo sempre guapissime".
ridiamo - rossetto, farina, strada.
complicità femminile in tre secondi.
attorno a noi delizioso profumo di pane e zucchero.

un gradino della chiesa.
una brioche sontuosa.
un ragazzo tedesco coi boccoli [proprio come piacciono a me, però biondi. peccato. fossero stati neri...].
la cartina dalla guida.
delle indicazioni al telefono.
il gelsomino en la calle.

com'è bello il pezzo dopo tineo.
anche quello prima, ma quello dopo...
il bosco da peter-pan, che l'unica roba che ti viene da pensare è: "ma quando ca**o ci ha sguazzato, il Griffo qui dentro?".
la vallata srotolata a sinistra.
i campi coltivati.
uscire sull'alto.
essere in cima, sopra a molto.

qualche goccia di pioggia.
montefiascone ha insegnato.
zaino disfatto in mezzo alla strada.
sacco di plastica.
l'austriaco che invece: "io mi fido ancora".

coccinella su cemento.
trattore al lavoro.
sole tornato alla fine della nuvola.
sguardo a spaziare.
cuore ampio.
cuore felice.
cuore sereno.
cuore placato.
stare.

in fondo alla discesa la coreana sola.
pare spersa.
mi fermo.
l'uomo che era con lei ha perso il suo bastoncino, è andato a cercarlo, si è perso pure lui [ed è in giro senza telefono].
la seconda coreana è andata a cercarli.
quando poi li vedrò passare tutti e tre di nuovo ricomposti sarò più tranquilla

l'avevo visto da sopra.
avevo pensato: "lui".
ci arrivo.
carrettera e calor.
sul ciglio della strada, appena oltre una mezza radura, un albero bellissimo.
lui.
esattamente lui.
sasso.
zaino come cuscino.
niente e parole.

un coppia di australiani.
"you feel so relaxed".
"i am so relaxed".

passa e., la londinese.
"l'avevi detto, l'hai fatto. great".

una telefonata.
vado vagando.
il ragazzo coi boccoli ha la mia stessa idea, ma lui è tedesco e infatti è parecchio più organizzato di me: materassino e cuscino gonfiabile, addirittura.

lo trovo steso accanto al mio zaino.
"ti dò noia?".
"nessuna. eri qui per prima. io?".
"scherzi. stai pure. il mondo è di tutti".
"allora dormo".
"io finisco di scrivere".

alla fine del sonno e delle parole: "hai idea di quanto manchi?"
"qualcosa più di sei chilometri".
"bon, alle 17 sono docciata".
è sempre bene avere dei programmi.

bosco.
scivolare su un sasso coperto di muschio.
un trivio: da una parte cammino, dall'altra parte monastero.
dai, desvio sia.
non dovrebbe essere lontano.
quando ho la certezza che tornerò da questa stessa strada, mollo lo zaino ai margini del sentiero.
"magari lascialo in un posto nascosto", aveva detto uno spagnolo incontrato poco prima.
è subito prima vacanza in croazia, la valigetta di plastica nera con le bocce colorate, quel "se tu però ci avessi ascoltato, mamma".
sorrido.

monastero di obona.
cerco di arrampicarmi per provare a vedere dentro.
dallo spiraglio sulla porta esce aria gelida.
immagino i secoli che furono, quella religiosità, misure altre di una fede smarrita.

esco dal bosco.
asfalto.
"dai, fammi compagnia negli ultimi chilometri".
"ciao, fagottino".
"allora, hai pensato? hai deciso?".
"eh... che brutta situazione, mai avrei pensato di trovarmici".
come dipende sempre dai punti di vista, la felicità.
che a me l'idea di trovarsi a 93 anni a dover decidere se fare o no un ennesimo cammino non pare per nulla una una "brutta situazione".
"stai scherzando, pa'? ti rendi conto che stai comunque così tanto bene da almeno poterlo prendere in considerazione, di partire a piedi per santiago?".
"in effetti".

campiello.
il tempo di intravedere il cartello di inizio paese oltre gli alberi.
inizia a piovere.
anche bene.
da una parte: "va beh, sono arrivata".
dall'altra: "non poteva aspettare cinque minuti? non potevo essermi fermata sotto l'albero cinque minuti in meno?".

casa herminia laggiù in fondo.
pochi metri, asfalto bagnato.
jp del cariolino, sta sulla porta, pare aspettarmi.
abbraccio.
bello ritrovarlo.
"se vuoi mangiare devi ordinare subito. stanno chiudendo la cucina".
"non ce la posso fare, jp. sono appena arrivata, voglio tirare il fiato, capire dove sono, bermi una clara".
poi dicono degli svizzeri.
ma che mazzo di spagna è che dopo le 16.00 non c'è più modo di mangiare niente, neanche a cena.

il tempo di ordinare la clara.
e sto posto mi sta già sul ca**o.
"no, niente tarjeta".
"no, a piedi nudi con le scarpe in giro no, rimettitele".
"perché sei uscito col caffè? prima devi pagarlo".

nella tienda.
"devi registrarti con questo qr-code. sono 12.60".
smanetto con qr-code.
la tizia oltre il bancone mi incalza: "primiero pagar".

se c'è una roba che nel mondo e nella vita mi fa schifo sono quelli attaccati ai soldi.
sono sicura che i vaffanculo che sono volati li avete sentiti anche voi.
[e a casa nelle amministrative ha pure vinto la destra. wtf].

vediamo di raddrizzare il pomeriggio.
per una volta mi concedo una doccia lunghissima [io che ieri nel bagno di bodenaya c'era la clessidra a 5 minuti, e a metà avevo già finito], lo shampoo di un qualche turigino che trovo [promette infoltimento dei capelli - vuoi mettere fare domani la ruta de Los hospitales coi capelli belli folti?].

"ho un pezzo di pane, un'empamada, una tienda. non so cosa mangiare".
"la tienda".
l'aiuto da casa è indubbiamente fantasioso.

mi sfioro la pancia mentre vado chiacchierando al telefono.
"mi sono pure beccata una zecca" [incredibile come si conosca il proprio copro, come basti un millimetro diverso dal solito per notarlo].
"vanno trattate bene, le zecche, cri".
"lo so. l'ho tolta tutta... ah, no, aspetta... forse è rimasto un minuscolo frammento di gamba. però ho crema antibiotica".
ora.
io vorrei una standing ovation per avere io - io - della crema antibiotica nello zaino.

lì per lì pare siano tutti svenuti a letto.
poi - che bello e per fortuna - ad un tavolino del bar trovo jp e m. l'austriaco ["come ti chiami?" "m." "dai, non ci posso credere. come il mio migliore amico del mio cammino 2007"].
clara, pane, chorizo, l'empanada che pensavo fosse di pollo e invece era di mele [ma com'è possibile che mi sia equivocada così tanto? immensa delusione], dei salatini con caramelle gommose in mezzo [nessuno apprezza, io moltissimo].
passiamo insieme un buonissimo tempo.

risate.​
vita compartida.​
dolori accennati.​
felicità.​
no rules.​
no responsability.​

l'arrivo a finisterre.​
lo smettere i panni del pellegrino - in qualche modo è un ruolo anche quello.​
e adesso?​
chi sono da adesso in poi?​
dove vado?​
cosa faccio?​
e non è più cammino.​
è vita, il cammino più bello e più serio di tutti.​

ai margini della notte la situazione della camerata non è delle migliori:
  • ci sono delle mosche, sono moleste.
  • uno tira su col naso
  • due russavano già alle 16.00 mentre facevano il pisolino, figurati alle due del mattino
  • una tossisce
  • una non è abituata a dormire così in tanti [venti, ndr] in una stanza [stella, noi ai tempi la seconda notte la facevamo a roncisvalle, in ottanta in un unico stanzone, quella sì che era una camerata]
  • un cellulare fa pling quando arrivano i messaggi
  • uno si è legato al letto perché ha paura di cadere giù. quando gli ho fatto notare che ci sono per certo estimatori del genere lui ha riso, ma no, direi che lui non lo è.
fuori piove.
ogni tanto un lampo, ogni tanto un tuono lontano.
dalla finestra aperta una luce bianca rischiara la camerata zeppa di umanità.

cri
 

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