24 maggio 2026
terza tappa: da cornellana a bodenaya
per quasi tutta la notte la gente ha continuato ad andare in bagno, dalle 4.30 iniziano i movimenti per la partenza.
pochissimo amore.
pochissimo.
mi rifiuto di uscire dal sacco a pelo prima delle 6.30.
quando ci si incrocia - letti a castello, porta del bagno, cucina comune, cortile interno - in parecchi siamo stropicciati.
in cucina.
raoul il portoghese silenzioso di prima mattina.
sto nel mio.
qualche giorno fa ho mandato a mia nipote questa vignetta: "prima di parlare al mattino fatti sempre una domanda: romperò i coglioni? la risposta è quasi sempre sì".
ecco.
un thé-caffè in cucina.
i crostini che avevo nello zaino.
un filo di miele.
due pezzi di formaggio avanzati da ieri.
le due norvegesi.
il cammino di ulaf.
il mio cammino del 2007, quel mio tornare a casa di allora, il bisogno che avevo di trovare qualcuno con cui comparire cuore e anima di quei passi, l'averlo trovato, "he was the one", l'averci camminato accanto altri millemila passi. nessuno di cammino, tutti di cammino.
le prime luci del mattino sopra il monastero.
scrivono: "cornellana vista così è un'opera d'arte nell'anima".
vero.
ma.
serve smettere di correre, prendersi tempo, stare, alzare lo sguardo, aprire gli occhi, avere voglia di vedere, darsi modo di farlo.
un'australiana fa le foto col drone.
io i droni li abbatterei a sassate.
però le foto che deve avere fatto qui - questo posto qui, questa luce qui - me le immagino incredibili.
quando la vedo seduta per terra davanti alla chiesa glielo dico.
sorride.
rilancia: "i like your glasses. and your necklace".
sapesse quanto quei colori dicono di me, della mia allegria, del mio portarmi addosso la gioia.
vado.
horreo e parabola.
l'australiana col drone e un'altra mi passano a cannone, zaino leggero, passo da battaglia, chiacchiere di amiche.
neanche un ciao, neanche un buen camino.
"fai il tuo cammino, occhi ridenti".
faccio il mio cammino.
le auto veloci sull'autopista.
un gallo lontano.
gli uccellini nel bosco.
una foglia di fico in mezzo al sentiero.
rondini nei nidi.
267 km a santiago
due pellegrini davanti a me.
quelli con le conche sugli zainetti leggeri.
io alla fine sono senza concha.
quella che avevo trovato in box prima di partire, lì è rimasta - niente buco, niente cordino.
quando venerdì in aereo me ne sono accorta, mi è spiaciuto, averla sarebbe stato bello.
oggi penso un pensiero nuovo: "forse questi con gli zainettini da 4 litri hanno bisogno della concha per poter essere riconosciuti come pellegrini. a me lo si legge nello zaino, nella gambe, nell'incedere, nella felicità - più di tutto nella risata e nello sguardo - che sono pellegrina".
qui e nella vita sono io - il mio corpo, il mio modo di stare nel mondo - che dico di me, mai le cose.
è bello, questo pensiero.
mi piace molto, averlo pensato.
su un quaderno tracce di f.
su un sasso - pennarello scarico, limone giallo tra sassi per lo più bianchi - tracce di un noi.
a volte occorre scriversi, per esistere.
per diventare veri, duraturi, eterni - un respiro e mille vite.
la francese.
per due sere compagna di albergues senza esserci mai scambiati una sola parola, è al suo primo cammino.
ha l'incedere stanco, uno zaino pesante, un sacco con il cibo che le penzola legato fuori.
"è troppo pesante. non riesco a godermi nessun passo".
"lascia qualcosa. una volta che hai qualcosa di caldo e qualcosa per la pioggia non ti serve altro".
mi guarda di sguardo profondo.
gli occhi dicono: "non posso, non riesco".
la bocca dice: "devo ancora imparare. imparerò".
una lumaca attraversa la strada.
il muso morbido dei cavalli.
le criniere spettinate.
la mia mano ad accarezzarli.
in una radura un baracchino che vende caffè.
un mio bastoncino allungato nel bosco: "can it help you?".
è uno dei quattro americani della louisiana. assomiglia molto al nonno: stessa fronte, stesso taglio degli occhi.
rispetto a lui ha molti meno capelli, uno sguardo infinitamente più limpido.
come sarebbe bello il nonno, con uno sguardo così.
l'avevo conosciuto ieri sera, lo ritrovo oggi.
cammina con una coppola in lana, ha due ginocchiere, arranca aggrappato ai bastoncini.
lo affianco.
"hi, how are you?".
"fine".
il sorriso che ha, mentre me lo dice.
ca**o.
il sorriso che ha.
poteva lamentarsi, essere arrabbiato, dire fatica.
invece.
invece sorride.
e sorride cosi.
così voglio stare dentro la vita, a sorridere limpida di fiducia e speranza dentro ogni avversità.
un altro americano:
"è stato bellissimo vederti, ieri sera, cri. parlavi italiano con i tuoi amici, pareva cantassi, sorridevi con gli occhi, ti brillava lo sguardo, ridevi tantissimo. è stato così bello..."
"non c'è beaty-routine che tenga. il sorriso è il miglior make-up che puoi metterti in faccia".
"hai un sacco di make-up sulla tua faccia. keep it so. porti gioia a chiunque incontri. porti felicità".
mi diranno al telefono: "ma hai idea, cri. non poteva farti un complimento più bello".
ho idea.
ho idea sì.
non poteva farmi complimento più bello.
e pazienza se ho il culo grosso.
lo rivedrò a salas.
mi dirà: "i love you".
un abbraccio davanti alla chiesa.
un lasciarsi andare, che questo è il camino.
caffè con gli americani in un posto fighissimo.
da passarci qui una notte, una settimana, una vacanza intera.
un gatto su una panchina si stiracchia nel sole.
"non mi mordere".
e però giocare, con quei morsi - quella punta di dolore che è sfida e piacere.
p. che ritrovo per caso.
gli americani che si fanno il segno della croce prima di portarsi la tazza alle labbra.
per me arriva un caffè con leche invece che solo, per stavolta passi.
prato verde, sdraio, telefono - la voce che ho, i sogni della notte.
nel chill più totale, direbbero i miei ragazzi.
poi andare.
"noi diciamo il rosario. ti aggregi?".
sapessi dirlo in inglese sarebbe: "come se avessi accettato".
il fischio perforante del telepass in una telefonata lontana.
la farmacista di salas ha una figlia che studia a bologna. se nella prossima vita non rinasco lichene, voglio andare a studiare a bologna.
bar sulla calle major.
calendula e clara.
un dice: "bel mix".
un altro : "accoppiata vincente".
il tempo di sedermi, arriva jp, il francese col cariolino che avevo incontrato ieri a grado.
tosatada e parole.
il cammino a batterci addosso.
per me un battito lungo anni, per lui un battito iniziato dal nulla ["un giorno ho deciso che sarei partito, poco dopo ero partito"] la prima volta 1700 km fa, a le puy.
"ogni giorno scrivo il diario, cerco di trovare una parola che riassuma la giornata. credo proprio che la parola di oggi sarà cristina".
è bello essere la parola della giornata di qualcuno.
va, jp.
sto.
scrivo.
senza, mi pare mi manchi un pezzo.
dai, vado.
orario pessimo.
le 13.00 passate da poco, un caldo fottuto.
questo è.
zaino e via.
pochi passi.
"cri", mi chiama la mia sorella di nome e di canotta.
com'è.
come stanno?
cosa provano?
il loro primo cammino.
pochissimi passi.
"cristina", mi chiama la francese con lo zaino pesante.
racconta ancora.
ha 70 anni, è la prima volta che viaggia da sola, la prima volta che fa un cammino, la prima volta che cammina così a lungo.
"certo che sei una donna forte, mǰ. certo che sei stata e sei coraggiosa. altrimenti non saresti qui. siamo tutti coraggiosi, qui. ognuno di noi lascia il noto per l'ignoto: se non è coraggio questo. e lo fa col sorriso sulle labbra: se non è forza questa".
villa la fontina uscendo dal paese [se lo dico a tom mi dice che ci abita geronimo stilton. sicuro]
le scritte su un telo che protegge un'impalcatura: "amor lleva a muchos caminos".
vero.
sempre.
si entra subito nel bosco.
wow.
ombra e fresco.
non me l'aspettavo.
è una bella sorpresa.
una cascata.
ci sarebbe da farci il bagno nudi.
lo strappo alla fine del bosco.
il fiatone che mi viene mentre sono al telefono.
i viadotti dell'autostrada alti sopra di me.
una margherita.
la vita de cada dia da accarezzare dolcissima.
panchina con flecha.
videochiamata.
"stavolta non puoi non rispondermi".
risponde.
che bello e per fortuna.
chiacchiere e risate, parole e compartir.
una farfalla gialla come i miei calzini mi svolazza attorno, una lucertola mi attraversa la strada
un coreano ombrellino e crocks.
una coreana pelle di porcellana.
le mie spalle abbronzate.
le mie spalle dipinte di mare, di passi, di giorni.
su un muro un "buen camino, chicos".
quelle albicocche secche di millemila anni fa.
la carbonara croccante.
il crociato rotto.
l'amicizia che ci ha visto diventare.
un bacino anche se non è natale.
una chiesa ai margini di bodenaya.
entro.
è la prima chiesa in cui entro.
fa freddo, lo sento sulla pelle.
prima della porta, una lavagna di sughero.
tutta la vita che c'è appesa lì - preghiere e puntine.
bodenaya.
wow.
aveva ragione chi diceva: "non perderti bodenaya".
bodenaya.
come fai a descriverla?
allison e alberto.
"english or spanish?".
"it doesn't matter".
la cesta magica.
gli gnomi del bosco e le fate [me ne aveva parlato il nonno].
ovunque tracce di pellegrini.
le esistenza che sono passate.
la vita che è rimasta appiccicata addosso a queste pareti.
quella volta che allison ha tagliato l'asciugamano di una pellegrina, gliene ha lasciato un ottavo e in effetti, ehi, era più che abbastanza.
h.
super-roncador.
si rideva stamattina in cucina.
ridiamo anche adesso che ci rivediamo.
"per la miseria, sei tu".
"sono io".
e giù a ridere.
poi no.
poi si diventa seri.
originario dell'iran, "in iran you have to survive. i didn't want to waste my life" - ora vive in germania.
ha gli occhi buoni.
ride facile.
la cesta magica.
allison spiega.
wow.
dice: "a volte mi chiedono se non possono anche per favore l'asciugamano, e la felpa, e i calzini, e la seconda maglietta, e... e tu, invece. tu invece sei semplicemente grata, e lo sei in un modo entusiasta ed entusiasmante. questo è l'attitudine che amo".
non potrei avere un'attitudine diversa.
tutti i pellegrini che ci sono.
tutte le lingue che parliamo.
tutte le parole che ci si mischiano.
tutta la vita che ci regaliamo.
al tavolo della cucina.
allison sta spiegando questa casa, gli hospitaleri prima di loro, la loro scelta.
all'improvviso dalla finestra li vedo passare: "posso andare un secondo a salutare i miei amici?".
in mezzo alla strada - aria calda di pomeriggio spagnolo - gli americani, gli abbracci con loro.
con tutti loro.
con chiunque di loro.
quando rientro: "hai molti amici, cri".
"sono una solitaria. mi incanta l'umanità".
i pomodori tagliati.
"come vuoi che te li tagli?".
io, esattamente una settimana dopo il "prima i pomodori o prima la mozzarella?".
la cena comunitaria.
la voce dolcissima di allison.
come salta da una lingua all'altra.
"da dove venite e cos'è per voi il cammino. in una parola".
trasgredisco.
being myself.
sono due.
dicono tutto quello che c'è da dire.
non potevano essere altre.
le lenticchie col chorizo e il peperoncino che il nonno vuole per natale se no non è natale.
qui pare si usino con zuppe stufate.
il dubbio "quanto sarà spicy un peperoncino che è middle-spicy?".
ne sono tentata e intimorita.
sprezzante del pericolo, lo mordo coraggiosa.
ce la faccio.
mi ero già messa d'accordo con h.
se non avessi retto, l'avrebbe mangiato lui.
la sopa de ajo.
ce n'è poca.
mi piacerebbe assaggiarla.
"posso, vero?".
e via, cucchiaio nella terrina di f. e non se ne parla più.
essere una big family dopo tre ore insieme.
un giro di piatti che "ciao, zio valerio".
e tu pensa che bello che mi sei venuto in mente anche in mezzo al nulla delle asturie.
emma di londra.
ha una vita frenetica, vorrebbe rallentare.
se vive veloce come parla, madre mia.
fatico a capirla, lei non molla nulla, non prende neanche in considerazione che nessuno di noi è madrelingua.
è qui con suo papà.
torno al mio inglese 2019, a quei passi di allora, alll'immenso bene teorico che ci vogliamo, all'incapacità da sempre di viverlo, dirlo, camminarlo.
se è più facile suonare il piano o la chitarra.
di una macchina russa a cuba.
i piani per i prossimi giorni.
nelle coppie capita che ci sia chi porta radici, chi cielo ["fammi indovinare cosa porti tu, cri"].
il sensore delle impronte digitali sul telefono morto.
un margine ultimo di tramonto.
dei fili elettrici contro questo cielo.
uno spicchio di luna.
noi ancora seduti insieme sulle panchine en la calle.
un ultimo saluto a h., il rocador.
"è stato un piacere conoscerti. preferisco dirtelo stasera perché non so se domani potrò dirtelo ancora".
risate sotto tetto spiovente.
a letto - lenzuolo arancione, "quello di buddha".
ci sono sere - il fuoco, il cuore, la vita, la felicità, l'essere, l'essenza - in cui l'unica cosa che manca è l'addormentarsi pelle su pelle.
cri