1 giugno 2026
undicesima tappa: da ponte a Ferreira a boentos
di prima mattina voce roca, voce morbida.
occhi a ridere, piedi nudi, gambe appoggiate al muro.
parole dette.
parole scritte.
"non parti?".
"sì, prima o poi partirò. per ora me la godo".
pischelli vs vecchietta pensionata [cmq è bello che non la prendo mai sul personale].
non lo sanno, loro, quanto è bello essere grandi, godersela, non dovere più niente a nessuno, non agli altri, non a sé stessi.
me l'aveva promesso ieri sera.
"non esiste che ti diano della vecchia. ci penso io quando tutti dormono".
stamattina mi sveglia così.
hai già letto il corriere?
Due pellegrini trovati morti vicino a Ferreira sul Camino Primitivo
Ferreira – Le autorità stanno indagando sulla morte di due pellegrini italiani trovati in un ruscello nei pressi di Ferreira. Secondo le prime ipotesi degli investigatori, le circostanze del decesso risultano sospette. Al momento non vi sono arresti e le forze dell’ordine invitano eventuali testimoni a fornire informazioni utili alle indagini.
poco prima delle otto finalmente esco.
andando rosicchio un pezzo di pane ormai secco che mi porto dietro da tre giorni.
bosco del primo chilometro, consensa di fiato.
io in canottiera - a voler essere del tutto onesti, non proprio un'idea brillante. anyway. cercare la camicia e mettersela sarebbe troppo sbatti.
andare.
andare sola.
prenotare pilates per lunedì prossimo - primo rientro in un cada dia.
rendersi conto che giovedì sera.
madre, giovedì sera.
è qui, però non ancora.
venerdì a cena pasta al forno della nonna giovanna.
dal nonno:
Ciao Fagottino,
guardo e riguardo le tue foto: mi fanno rivivere momenti importanti ed indimenticabili.
Importanti ed indimenticabili per me oggi così come lo saranno per te un giorno.
Buon Cammino, Fagottino, buona giornata ed un bacetto.
Pa'.
la seconda colazione che per me è la prima.
un portone che quasi nasconde, delle calle, il bizcocho ["possiamo dirlo che le sfogliatelle ricce sono più buone?", "possiamo dirlo sì", risponde l'aereonatico militare di napoli].
e. il colombiano ci regala un pezzetto di legno pirografato [lo si perderà, lo si ritroverà o piuttosto chissà, però adesso intanto sì].
"com'è essere sul cammino 19 anni dopo, cri?".
"la stessa felicità dei 30 anni ma con la consapevolezza e la gratitudine dei 50".
quindi è di più.
ancora di più.
ancora più intenso.
ancora più immenso.
le ragazzine giovani che sono apparse sul cammino in questi ultimi chilometri.
sono belle, indubbiamente belle.
una ha un maglietta che le lascia scoperto l'ombelico, una un top con un intrigante gioco di cordini sulla schiena, una dei leggins bianchi e un fisico che li concede.
loro sono bellissime, ma dovessi innamorarmi, io mi innamorerei di me [poi ecco. c'è da dire che forse sono un po' di parte].
sulla salita, la coppia polacca.
"how are you, cri?"
"fine".
"in effetti si vede. look what an happy face".
che alla fine sì.
alla fine è questione di faccia.
e noi - noi pellegrini "veri", noi pellegrini di cuore, noi pellegrini di animo - noi ce l'abbiamo, quella faccia lì, quel sorriso lì, quegli occhi lì.
sono gli altri che neanche sanno, neanche capiscono, neanche intuiscono cosa si perdono.
"provo a raggiungere m.".
mi aspettava, oltre un alto che apre su una vista sconfinata.
m. on the rock.
lacrime asciugate allo scorgermi [che poi... arrivo urlando "paso mortale": scorgermi non è proprio la parola giusta].
"mi sa che hai bisogno di un abbraccio".
abbraccio in bilico on the rock.
precarietà.
equilibrio.
amicizia di passi.
tendone bianco, ombra, pesci nella fontana.
tortilla e clara.
la bellezza di questi quattro ragazzi che girano con la chitarra.
la freschezza che si portano addosso, la leggerezza, la libertà, la spensieratezza.
così sì.
così essere giovani sì altro che pischello-ciabattino & socio-pischello.
v. è polacca.
inizierà una nuova vita in norvegia.
proprio oggi le devono mandare il contratto firmato.
che paura che ha, e che cammino che sarà, la nuova vita in norvegia.
"non so quale dei due sia il cammino più faticoso".
"io invece lo so con assoluta certezza. e no, non è quello che ha a che fare con i piedi".
m. fotografa topi morti, anche talpe morte.
delle talpe morte manda in giro le foto: "la galizia ti piacerebbe sicuramente".
il maulwurf grabowski e l'orsetto petzi: "avresti mai pensato di avere ricordi in comune con una mamma italiana?".
melide.
"adesso siamo in città. per favore comportati bene".
"bene come? come un francese elegante, un antico romano, un viennese danzante, un milanese vestito armani?".
indubbiamente drama-queen, m. mi fa molto ridere.
una clara.
i pellegrini che arrivano dal francese.
quelli che zoppicano aggrappati ai bastoncini.
un'americana immensa [è fotografia, non bodyshaming, lo sappia sandrino], gli zainetti da giornata.
sono stranita.
siamo straniti.
ora però è ora di pranzo, di pulpo, di pimientos, addirittura di un esperesso.
allo straniamento ci si pensi poi.
all'improvviso l'intuizione: dell'origine delle guerre.
sul cammino si è sempre detto: "siamo tutti amici, tutti fratelli, peace and love, la vita come dovrebbe essere".
e però poi:
"ridicoli, voi che venite dal francese".
"tutto piatto, facile così".
"mica come noi che arriviamo dal primitivo".
"vuoi mettere le montagne?".
"però il nostro è più lungo".
"ottocento chilometri".
"quanti voi?".
"sì, ma come siete messi a dislivelli?".
un niente, ed è inferno.
un niente, ed è miccia.
esco da melide.
esco sola.
ci stiamo sgranando.
mi spiace.
mi mancano, i miei amici del primitivo.
[a posteriori no. a posteriori è stato perfetto così].
forse un chilometro fuori dalla città.
tre, davanti a me.
all'apparenza sono roba da ultimi 100 chilometri - come camminano, come si muovono, gli zaini, le scarpe, i pantaloni.
e però li scruto.
e nel guardali mi commuovo.
perchè hey - fulmine addosso - stiamo tutti andando nella stessa direzione, tutti verso ovest, tutti verso quella piazza, tutti verso l'apostolo.
noi oggi.
noi da centinaia di anni.
"chiamami".
pianta e telefono.
zaino levato, culo a terra.
voce rotta, acquedotto romano.
emozioni - mazzo quante, chi l'avrebbe mai detto.
arrivare qui.
arrivarci 19 anni dopo.
arrivarci con i miei ragazzi dentro la vita.
[più di tutto questo" arrivarci con i miei ragazzi dentro la vita']
arrivarci con gli amori che mi hanno portato qui, i dolori, l'allegria, la vita, il sorriso, le cicatrici, l'essere, il diventare, la leggerezza, le lacrime, la follia, la forza, la perseveranza, la sete e la fame.
arrivarci ora consapevole di me, di chi sono, cosa porto, cosa merito, cosa voglio, quanto valgo; l'ultima volta non sapere niente di me, 30 giorni e 30 anni a cercarmi, provarmi, diventarmi, eppure ancora non essere, ancora non esserci, ancora non essermi.
arrivarci con il "questa è la mia vita, e io le sono immensamente grata", l'ultima volta chiedermi "e adesso? adesso che mancano due giorni cosa me ne faccio della mia vita? adesso che tutti dicono che il cammino cambia te e cambia la tua vita, ma a me non mi ha mica cambiato, e allora? allora che si fa? allora che faccio?".
"ah. cmq ho appena ruttato pimiento de padron".
così.
che va bene essere sentimemtali, poetici, emozionati.
ma vuoi mettere il brivido che dà mandarla in vacca in mezzo secondo netto?
"allora, fai il desvio per evitare rimini?"
"no, alla fine no. ho messo su un passo da battaglia e ora vado a riprendermeli tutti, turigrini di mer*a".
"eccola, la cri. eccola".
neanche la soddisfazione del riprenderli.
neanche quella.
obelix con i romani - e chi sa, sa.
albergue.
lusso sfacciato, marmo e scala in vetro.
"che ti sei concessa?".
"ma vah, 18 euro di privato".
però piscina.
però piedi dentro - smalto fucsia, piastrelle blu, acqua
fredda fresca.
però "claro que puedes bañarte" - "vedi che ho fatto bene a portarmi un reggiseno atto allo scopo per 300 chilometri".
dura la vita dei pellegrini.
durissima.
qualche chiacchiera con i quattro ragazzi con la chitarra - sul primitivo non andavamo oltre alla normale gentilezza, generazioni che non avevano nulla da spartire, qui ci accomuna l'essere diversi dagli altri, e quindi sì [spazio per riflessioni sulla sinistra italiana: "non è quello che ci unisce, a unirci, ma quello che ci divide"].
"allora, sto francese a distanza di 19 anni? voglio le impressioni a caldo".
uno screenshot dalla chat di WhatsApp.
19 anni.
mille vite.
ca**o.
bello.
strano.
mi pare che noi primitivi si sia gli unici a lavare i panni a mano col sapone che troviamo.
quando una pellegrina in camerata apre e chiude più volte a chiave l'armadietto ci resto male.
davvero?
davvero così?
cena: tre gruppi, quattro ognuno per conto suo, io sola.
a me stasera non pesa.
a me stasera anzi va bene.
non ho voglia di niente.
non ho voglia di nessuno.
non ho voglia di gettare ponti, tessere legami, lanciarmi nell'altrove [perché poi? per cosa? cinquanta chilometri e siamo arrivati].
voglio solo me, i miei pensieri, i miei ricordi, i miei sogni, le mie emozioni.
e però, fosse sempre così...
non so.
non giudico.
mi impongo di non farlo.
sono qui da sei ore sui chilometri peggiori di tutti.
non ha alcun senso, giducare.
e però.
penso tanto al bagno che mi sono fatta prima.
mi piace questa capacità che ho di stare nelle cose, di uscire dal fastidio, dal nervoso, dalla fatica, dalla malinconia.
mi piace andare a cercare la mia bellezza, il mio piacere, la mia felicità, individuarli spiraglio, andarmeli a prendere [qualcosa tipo: "qual'è il tuo superpotere?" "provare a essere felice"].
a volte ci vuole un po'.
oggi bastano una mezz'ora e una vasca piena d'acqua.
"ehi, ci sono. sto bene pure sul francese. ho trovato un angolino mio. splendo".
"lo sento dalla voce".
addosso campo giallo di grano tagliato, le stoppie a graffiarmi la pelle calda di sole.
cri