Forse l'avrai letta ... ma per chi non ha FB riporto un post che ho letto alcuni giorni fa ... solo per dire cha la salute viene sempre prima...
C’erano una volta due ragazze... innamorate della vita e dell’avventura. Una in particolare.. S.. aveva da sempre tra i suoi sogni quello di poter un giorno compiere il cammino di Santiago.... l’altra ragazza L le fa lo splendido regalo di comprarle un biglietto aereo per percorrere un pezzo di cammino fino a Santiago e oltre...Tra felicità, emozione e commozione c’è la difficoltà di lasciare il loro bambino di tre anni per tanti giorni... ma un’occasione come questa... un’esperienza così profonda farà bene a tutta la famiglia.
Si sa che per partire per un sogno c’è sempre un prezzo da pagare e pensavano fosse lo stare senza il loro motivo di vita.
Vivono i giorni prima del viaggio con intensità facendolo divertire e facendogli fare così il pieno d’amore... e S, passa le notti a scrivere e completare la sua tesi, così da poter affrontare il viaggio più o meno senza pensieri. I professori la sostengono.. tanto torneranno un po’ prima della scadenza ... ci sarà tutto il tempo per sistemare le ultime cose...
Preparano gli zaini la sera prima, dividendosi le cose, organizzando tutto e niente... (perché in realtà sono anche due ragazze capaci di adattarsi a tutto)... sicure del loro legame e certe che qualsiasi cosa si sarebbe affrontata in due... svelano su Facebook la destinazione del loro viaggio. Gli amici si rivelano tutti stupiti...emozionati.. felici.. chi scrive per sostenere, chi per avere una preghiera, chi raccontando i propri casi personali da portare fino alla cattedrale di Santiago. Cuore gonfio e si va.
Marciano chilometri, affrontano fatiche, salite, difficoltà fisiche e linguistiche, ma anche pregano, ridono, fanno foto, superando tappa dopo tappa, fanno video idioti come solo due donne spensierate possono fare e altri più profondi per rispetto all’immensità di quello che stanno vivendo. Si tuffano nell’oceano e assaporano ogni minuto.... una storia bellissima.. piena di post e di messaggi... poi il silenzio.
Nessuna foto, nessun video, nessun messaggio di conferma del loro aver raggiunto Santiago e Finisterre... “la fine del mondo”... per vedere il tramonto sull’oceano... L’ultima tappa prevista.
Silenzio. Qualcuno si accorge e inizia privatamente a farsi sentire qualcuno non si è più interessato... perché il mondo virtuale e’ così.. veloce, impulsivo e pace se non si sa bene come va a finire una cosa... basta sapere un po’ di tutti.
Qualcuno però forse... si sarà chiesto dove siano finite queste due pellegrine piene di entusiasmo e di sorrisi con il loro zaino sulle spalle....Avranno finito il loro cammino e raggiunto il proprio bimbo....?
Sono S... e riesco a scrivere solo ora...il cammino di Santiago dopo oltre 160 km percorsi a piedi, si è trasformato in un calvario. Inizialmente io... Runner abbastanza forte, resistente e duttile non ho avuto nessun problema con la fatica, il peso dello zaino, le ore immerse nel nulla. Invece Laura dopo qualche giorno era un po’ più stanca ... essendo meno atletica e con un ginocchio operato anni fa che si è subito fatto sentire con dolori e gonfiore. Io ero la sua forza. Poi un giorno mi si forma una classica vescica su un tallone.. cosa naturalissima per un pellegrino. La sera negli ostelli vedevi piedi tumefatti sporchi e sanguinanti.. e anche a L vengono fuori nel tempo. Le trattiamo come vanno trattate, con tanto di disinfettante e cerotti medici. Niente da fare, camminare per me inizia a diventare difficoltoso...mi sento strana, debole, stordita. Durante una tappa devo fermarmi... mettermi a gambe alte e un medico Pellegrino mi dichiara “mucho caliente”... per dire che sicuramente ho una febbre da cavallo. Riparto comunque e arrivo all’ostello ma non riesco neanche a lavarmi ...sto male e sprofondo nel sacco a pelo. Il giorno dopo decido di partire lo stesso. Ho la caviglia un po’ gonfia,forse perché appoggio male il piede... uso i sandali. 25 km interminabili.. tra dolore, svarioni, nausea, malessere, stordimento. Arriviamo all’ostello di Baamonde, chiediamo un medico, ma dicono che lì non esiste... L mi trascina in farmacia e allora chiamano un taxi per portarmi in un micro centro medico a 17km dall’ostello... dove dopo interminabili minuti di attesa i medici mi visitano e si spaventano. Ho 39,4 di febbre, convulsioni, la caviglia non è gonfia per postura ma sicuramente per la vescica sul piede che si è infettata. Mi dicono un po’ in italiano un po’ in inglese che necessito di un ambulanza urgentemente.. e la chiamano. Arrivo all’ospedale di Lugo stravolta ... L preoccupata a mille. Lasciamo stare le peripezie per recuperare gli zaini a quel punto a 30 km da noi in un ostello pieno di zaini e di sconosciuti.
Il medico mi tranquillizza ... e’ un’infezione.. ma con due giorni di antibiotico passa. Non serve disdire l’aereo... passa. Notte di dolore, accampate in una stanza con un’altra paziente che non sta per niente bene... passano due giorni... i dolori sono insostenibili, la gamba si è gonfiata oltre il ginocchio, e’ inguardabile e piena di bolle. Dopo due giorni di agonia la caposala Ana, litiga fortemente con il medico ancora convinto che passerà... noi capiamo quello che capiamo. Siamo sole, spaventate, dispiaciute, e in più in Galizia... dove parlano un dialetto non così simile allo spagnolo. Il limite della lingua è stato un problema non da poco. Mi portano di corsa a fare una Tac con liquido di contrasto... un povero infermiere vedendomi sconvolta mi dice un timido “tranquila non es rota”... come se fosse il mio peggior pensiero. Mi controllano torace e ovunque...Alla fine mi trovo attorniata da medici seri mai visti prima... e nel mio oltre 39 di febbre e piena di dolori mi sento dire di chiamare casa... perché ho un’infezione gravissima per un battere spagnolo che ovviamente nessuno prende, “mala suerte” come dicono qui...di avvisarli che l’operazione è molto rischiosa per me e per la gamba. Siamo sconvolte. Pianti, promesse, telefonate, fogli da firmare a caso e mi ritrovo giù... con L distrutta che mi urla che mi aspetta e io che sono in totale panico e shock. Poi il buio.
Mi risveglio... e mi sento la donna più felice del mondo.
Non controllo se c’è la gamba. Fanculo maratone, fanculo medaglie, fanculo linea.. sono viva.
Vedrò L... mio figlio... mamma, i miei fratelli e tutti i miei parenti. Sono viva.
Stordita dal dolore, dal malessere, dall’anestesia vedo una gamba fasciata... ok c’è anche lei.
Sintetizzo i giorni seguenti... le medicazioni a crudo sulla pelle viva... le notti ad urlare con L che mi stringe... seguono altre due operazioni. Bisogna pulire, scavare, togliere, controllare.. lasciare la gamba aperta. E io la vedo. Vedo quel polpaccio da poco tatuato per ricordare mio papà,dilaniato da tre allucinanti tagli. Vedo tutto... sono un perfetto manuale di anatomia. Tre operazioni in poco tempo... e la gamba sta così.. aperta.. ne serviranno altre per pulire. Ne servirà poi una grossa per chiudere. Sperando non succeda niente ... sapendo che la ripresa sarà lunga.. lunga... dolorosa.. lunga e faticosa. Io e L siamo un corpo unico... ma grazie all’aiuto di mia cugina medico B, di mio fratello D e di tutti i familiari che dall’Italia iniziano ad attivarsi, riesco ad ottenere un po’ di morfina e l’epidurale che non mi elimina i dolori ma mi rende più umane le ore di sopportazione. Lottiamo per il mio rientro in Italia.
Passa più di una settimana .. sole in Spagna in ospedale... e il nostro piccolo, a cui ho detto quello che a tre anni può sostenere, mi chiede in video chiamata “perché ti sei fatta male? C’è il dottore?”... e pianti.. preghiere.. ma anche momenti di goliardia, di pazzia,... perché siamo guerriere. Ci prendiamo per il culo... si scherza sul mio “Essere una Ragazza IN GAMBA”, iniziamo a capire qualcosa della lingua, ci facciamo voler bene da tutti... mi chiamano “MISS SCHIFO ITALIA”... perché la medicazione e la gamba sbendata fanno letteralmente schifo e gli infermieri spagnoli qui ora usano continuamente questa nuova parola.
Soffro per la distanza... non posso volare normalmente ed e’ durissimo organizzare un trasferimento all’ospedale di Padova.. ma ho una famiglia meravigliosa... e dopo giorni di agonia... il miracolo succede.
Tornerò presto in Italia...
riabbraccerò L che per motivi di lavoro e’ partita un attimo prima di me.. vedrò N e tutti i miei fratelli... e stringerò ore mia madre.
La mia vita ha avuto una sterzata da paura... mi ci vorrà tempo per riprendermi... e dietro al mio sorriso ovviamente, amici miei, ci sono più lacrime di quanto potete immaginare. Ma io, la mia famiglia e i miei famigliari... finalmente ci ritroveremo... e sarà diverso affrontare tutte le cure... tutto quanto.
Ora la vera Runner deve tirare fuori la forza sempre dimostrata per essere credibile... e per invitare tutti a... non considerarsi mai “infiniti”... a non darsi e dare nulla per scontato.
La vita è stupenda ma bastardamente imprevedibile.
Ringrazio Dio per essere qui a scrivervi... per le persone stupende che ho nella mia vita.. ringrazio Dio per la sofferenza che sto passando pregando di usarla per chi ha bisogno di aiuto.. Ringrazio Dio per il meraviglioso viaggio che ho fatto finché stavo bene... ho visto angoli stupefacenti ... Ringrazio Dio anche per avermi sconvolto i piani. A settembre avevo mille gare e volevo fare quest’anno i 100 km del passatore con L in bici come motivatrice. Non so come camminerò ne’ quanto ci vorrà... ma sono pronta anche a farmi spingere pur di vivere e tenere viva la mia passione. Ringrazio Dio per i professori che mi aiuteranno a consegnare la tesi in tempo per laurearmi.
Ringrazio Dio di ESSERCI... anche se sono distrutta, shockata e avrò bisogno di aiuto in tutto ma anche talvolta di discrezione... sento che ho una seconda possibilità...
E ora che i medicinali mi lasciano un po’ di tregua, di lucidità e di forza vi chiedo di pregare per me... di non cambiare atteggiamento (non voglio vittimismi, siate voi stessi e prendiamoci per il culo come sempre, o confidatevi pure, non pensate ora “stai peggio tu... “ dolore è dolore. Ascolterò quando potrò davvero farlo e non per finta) ma nello stesso tempo vi chiedo di non sminuire il trauma che ho avuto... dando per scontato che sono SEMPRE FORTE che NE ESCO SEMPRE... calma tosi.. lasciatemi crollare e aiutatemi a ripartire.
Grazie a tutti quelli che sapendo mi sono vicino e a chi ora.... ora inizierà a farlo.
Uniti nella fede nella preghiera nella voglia di vivere sempre e comunque. Con la voglia di non smettere mai di sognare e di rincorrere i propri sogni anke se alle volte bisogna superare ostacoli che sembrano insormontabili. Con la voglia di non arrendersi e la pazienza di accettare quello che non possiamo cambiare. Perché io sono sicura che un giorno non so come o quando, ritornerò dove il mio cammino si è interrotto, a 100 km da Santiago e porterò a termine il mio percorso realizzando il mio sogno.
Vi voglio bene S e con me L e N che hanno anche loro bisogno di sostegno.
Ho tolto i nomi lasciando solo le iniziali ...
Edo