Caro Giacomo,
ricordi l’ultima volta che sono venuto ad abbracciarTi? Non e’ passato poi tanto tempo eppure mi sembra un secolo fa.
Un pellegrino che tentava di sfuggire alla sua propria ombra, e per questo, piu’ che camminare, correva, tentando di staccarsi da essa.
Mi hai regalato sassi, conchiglie, pensieri nuovi ed un ponte da attraversare,mi hai mandato il vento ad insegnarmi una lezione indimenticabile lungo il Grande Fiume che accompagnava i miei passi lunghi e carichi di speranza: ma siamo giunchi in riva al fiume e comunque vada siamo obbligati a ballare sul posto fino alla fine della nostra stagione.
Per quanto abbiamo l’illusione di muoverci, siamo sempre lì,fermi nelle nostre radici a danzare mossi dalla brezza o dalla raffica,mentre il fiume continua il suo corso ignaro di quanto succeda alle nostre vite.
Poi mi hai regalato una lunga ferrovia per indicarmi la strada: mi hai regalato una faccia nuova e nuove esistenze a raccontarmi quanto fossi cambiato ballando nel vento. Fermo sulle radici ma danzando con il cuore e la mente, dovunque il soffio porti i miei pensieri.
Solo i miei pensieri, potranno dire ancora di essere stati,seppur per un momento, in volo.
Ti dedico questo , ringraziandoTi nel giorno della Tua Festa, con il cuore colmo di un sentimento che non so spiegare ,le radici sempre salde nel terreno ed una felicita’ nuova incartata in una tristezza antica,breve come un lampo, ma come il lampo elettrizzante finche’ dura.
Il cuore vola ma non sa dove sta andando ed il fiume silenzioso lo riporta verso il mare, lì,da dove è partito,in un divenire ciclico che finira’ soltanto quando si fermera’ il vento.
Finche’ soffiera’ il vento, saro’ vivo e danzero’.
Finche’ il fiume restera’ in silenzio faro’ in modo di cogliere il suo mistero.
Finche’ la ferrovia mi indichera’ la strada, tentero’ di seguirla.
Finche’ le radici saranno salde volero’ come posso.
Sono solo un pellegrino, Giacomo: di piu’ non posso fare.
Ti abbraccio.
ricordi l’ultima volta che sono venuto ad abbracciarTi? Non e’ passato poi tanto tempo eppure mi sembra un secolo fa.
Un pellegrino che tentava di sfuggire alla sua propria ombra, e per questo, piu’ che camminare, correva, tentando di staccarsi da essa.
Mi hai regalato sassi, conchiglie, pensieri nuovi ed un ponte da attraversare,mi hai mandato il vento ad insegnarmi una lezione indimenticabile lungo il Grande Fiume che accompagnava i miei passi lunghi e carichi di speranza: ma siamo giunchi in riva al fiume e comunque vada siamo obbligati a ballare sul posto fino alla fine della nostra stagione.
Per quanto abbiamo l’illusione di muoverci, siamo sempre lì,fermi nelle nostre radici a danzare mossi dalla brezza o dalla raffica,mentre il fiume continua il suo corso ignaro di quanto succeda alle nostre vite.
Poi mi hai regalato una lunga ferrovia per indicarmi la strada: mi hai regalato una faccia nuova e nuove esistenze a raccontarmi quanto fossi cambiato ballando nel vento. Fermo sulle radici ma danzando con il cuore e la mente, dovunque il soffio porti i miei pensieri.
Solo i miei pensieri, potranno dire ancora di essere stati,seppur per un momento, in volo.
Ti dedico questo , ringraziandoTi nel giorno della Tua Festa, con il cuore colmo di un sentimento che non so spiegare ,le radici sempre salde nel terreno ed una felicita’ nuova incartata in una tristezza antica,breve come un lampo, ma come il lampo elettrizzante finche’ dura.
Il cuore vola ma non sa dove sta andando ed il fiume silenzioso lo riporta verso il mare, lì,da dove è partito,in un divenire ciclico che finira’ soltanto quando si fermera’ il vento.
Finche’ soffiera’ il vento, saro’ vivo e danzero’.
Finche’ il fiume restera’ in silenzio faro’ in modo di cogliere il suo mistero.
Finche’ la ferrovia mi indichera’ la strada, tentero’ di seguirla.
Finche’ le radici saranno salde volero’ come posso.
Sono solo un pellegrino, Giacomo: di piu’ non posso fare.
Ti abbraccio.

e andiamo dove ci porta il cuore.
