Ciao Laura e Stefano! bella domanda cosa penso del cammino di oggi.
Nel 2004, il mio primo cammino sul francese, ho incontrato pellegrini veterani al loro terzo cammino. E tutti dicevano il cammino è diverso, è cambiato rispetto a quando l'abbiamo fatto la prima volta noi prima del 2000.
Il 2004 era anno giubilare. Bel cammino fino a Samos, poi imparo dagli spagnoli una nuova parola: verguenza (vergogna).
Vergogna per coloro che vogliono vincere facile, facendo tratti di cammino in taxi o con mezzi pubblici; vergogna per coloro che si fanno portare gli zaini dal taxi che poi li scarica davanti agli albergue, assicurando ai furbetti l'entrata negli albergue.
Cosa serve fare il cammino così! E così anch'io mi unisco al coro: verguenza! Poi ho scoperto altri cammini e li faccio!
Chiaramente, tutto un altra cosa, ma anche qui i veterani dicevano una volta era diverso.
Vado fare il mio ultimo cammino nel 2011 e parto in luglio da Alicante. Cammino solitario, solo un giorno ho trovato un pellegrino tedesco a piedi, poi solo qualche ciclista. Temperatura vicina ai 40 gradi, solo negli albergue. In un paese una ragazza appassionata del cammino esplode di gioia quando viene sapere che nel suo paese c'era un pellegrino, altri mi portano frutta o vogliono sapere del cammino. Arrivo a Santiago e ancora verguenza!
Ora sto facendo un altro cammino a casa, il più importante della mia vita. Però seguo sempre il cammino attraverso Voi.
Ora penso in modo diverso. Quante volte ho detto o sentito dire il cammino è diverso ma poi a casa, in famiglia, gli amici, sul lavoro non mi capiscono. Facile parlare fra di noi, basta uno sguardo, un nome di una città o di un posto del cammino e si entra subito in armonia. Ma penso che il cammino sia come la vita, ci sono cose che ci piacciono e altre no. Quindi quando si entra in Galizia dal cam. francese abbiamo la grande possibilità di mettere in pratica quello che abbiamo imparato partendo da Roncisvalle. E seminare. Seminare in Galizia, in famiglia, con i parenti. e così via. Non ci capiscono quando parliamo, bene il cammino ci ha insegnato la pazienza, superare le nostre paure, aprire la mente a 360 gradi, a non
parlare ma fare. Un giorno un sacerdote ascoltando le mie lamentele mi disse: anche questo fa parte del cammino. Non capivo poi mi sono reso conto che parlava del cammino della vita. Paesi abbandonati riaprivano i battenti, persone senza lavoro aprivano bar, negozi, ristoranti. Autisti, taxisti prestavano i loro servizi ai pellegrini e così potevano aiutare le loro famiglie. Una piccola e grande economia.
Io continuerò a fare i cammini portando il mio zaino e andrò fin dove le mie gambe mi porteranno senza aiuti, ma cercherò di non dire più verguenza.
Ultreya y suseya a tutti!