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Da Irun a Colombres

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C

contvin

Cari amici PPS, sono appena tornato a casa dopo alcuni giorni di mare. Non resisto alla tentazione di comunicarvelo. Fra tante perplessità e paure, anche quest'estate non è trascorsa senza Cammino. Quello del Norte di cui avevo letto proprio qui. Sono arrivato quasi a metà, attraversando Pais Basco e Cantabria. Colombres è la prima sosta in Asturias, l'ultima regione e la più lunga, credo, da attraversare, prima di entrare in Galizia.
I problemi di salute che mi hanno condizionato a partire dallo scorso Gennaio e poi un infortunio sciistico a Marzo, mi hanno reso particolarmente penosa la ricerca del coraggio necessario a partire. Con un paio di buste di farmaci, un carretto nuovo e forse un po' di egoismo, ho spedito (si fa per dire) le mie donne in Inghilterra e sono partito. (Le mie donne sono mia moglie e mia figlia).
Proprio a pochi chilometri da Colombres (a Pesues, per l'esattezza) un calo di pressione mi ha costretto a ricorrere a un taxi e poi ad un passaggio verso l'ambulatorio medico.
Le ultime ore sono state da paura, un po' perché non è bello star male su una colchoneta a qualche migliaio di chilometri da casa, un po' perché non sono un cuor di leone e in quei casi mi viene un po' di strizza al pensiero di ritornare a casa in una...cassa.
Invece son tornato proprio nell'aereo che avevo prenotato, Santander - Roma, con proseguimento in treno fino in Calabria. Ed ora son qui che ve la racconto.
Ancora devo finire il diario dell'anno scorso, e così non prometto niente, ma spero di farvi avere qualche foto e qualche racconto.
E' stata dura, più dura del solito, ma è stato bello averlo fatto ancora e desiderare di portare a termine anche questo. Sempre che lassù me lo concedano.

Vincenzo :flecha: :-)) :flecha:
 
Ben tornato Vincenzo e...

tranquillo che lassù i pellegrini hanno un avvocato difensore che dà loro una mano.

Un abbraccio.

Edo
 
sono sicuro che ce la farai Vincenzo, anche perchè forse ricorderai quello che ti scrissi dopo il cammino portoghese dello scorso dicembre, e quindi ne sono sicuro!
valerio
 
Su una maglietta che comprai a Santiago,stava scritto: "el dolor es algo temporal,la gloria es para siempre!"

Ti scorderai "quanto è stata dura" e completerai il tuo Viaggio.In attesa di un altro poco di dolore e di tanta altra "gloria",ovvero di un altro Cammino.

Questa è la vita del pellegrino... :si:

Fly
 
Ciao Valmor, pensavo appunto al tuo racconto del cammino del norte, fatto da te in volata e da me, per il momento, centellinato in piccole tappe (un piccolo passo per l'umanità...ma per me una grande conquista). Accetto come beneauguranti sia la tua risposta che quella di flyover. Ultreya e Suseya.

Vincenzo
 
Eccovi le tappe del cammino del Norte da Irun a Colombres. Il titolo potrebbe essere UN CAMMINO LENTO e le indicazioni utili a tutti quelli che temono di non farcela nelle tappe lunghe e cercano come spezzarle e renderle abbordabili anche da fisici che non vanno al massimo.
A tutti quelli che temono (come ho temuto anch'io) le difficoltà del cammino del Norte, questa traccia può essere un suggerimento valido. Aggiungo di aver percorso quest'anno il cammino con le seguenti patologie in atto: disfunzioni della cistifellea con difficoltà digestive generalizzate, soprattutto per quel che riguarda i pasti serali, e necessità di assumere giornalmente un farmaco che aiuta a sciogliere la bile; ipertrofia prostatica con necessità continua di trovare alberi e cespugli dietro i quali orinare; in città dovevo sempre andare a caccia di bar o essere nei pressi di stazioni o altri luoghi pubblici forniti di bagni per far fronte a questa necessità frequente e impellente, a tratti e in certi momenti della giornata, continua e ossessiva. A causa di quest'ultima patologia mi sono associato ad altri pellegrini solo per una giornata, ma l'imbarazzo mi ha costretto a dire loro che preferivo rivederli all'arrivo; postumi del trauma alla spalla sinistra conseguente alla caduta dagli sci del Marzo scorso, che ho costretto comunque a trainare il carretto; emorroidi, che mi hanno costretto ad una sosta a Bilbao dove, in ospedale, mi hanno consigliato una pomata migliore di quella che usavo, grazie alla quale ho potuto riprendere il giorno successivo; per finire, abbassamenti della pressione con conseguente senso di mancamento: purtroppo è stato proprio uno di questi cali di pressione a costringermi a fare gli ultimi 4 chilometri in taxi e a rivolgermi ad un ambulatorio medico.

1) IRUN - PASAI DONIBANE (PASAJE SAN JUAN)
2) PASAI DONIBANE - SAN SEBASTIAN (DONOSTIA)
3) SAN SEBASTIAN - ORIO
4) ORIO ZUMAIA
5) ZUMAIA - DEBA
6) DEBA - MARKINA (SULLA STRADA, SEGUENDO IL PERCORSO INDICATO DALLE GUIDE PER I CICLISTI)
7) MARKINA - ZENARRUZA
8) ZENARRUZA - GUERNICA
9) GUERNICA - ESKERIKA (dopo l'Alto di MORGA, un albergue privato indicato nella guida spagnola on-line consumer Eroski)
10) ESKERIKA (morga) - LEZAMA
11) LEZAMA - BILBAO (con sosta di un giorno per visita ospedaliera)
12) BILBAO - PORTUGALETE
13) PORTUGALETE - POBENA
14) POBENA - CASTRO URDIALES
15) CASTRO URDIALES - LIENDO (PER PONTARRON DE GURIEZO)
16) LIENDO - NOJA (unica tappa in cui ho forzato sentendomi male all'arrivo, verso le 17:30 - fermarmi a Santona
sarebbe stato più saggio)
17) NOJA - GUEMES ( a GUEMES l'imperdibile incontro con ERNESTO, l'ispiratore di quello splendido posto)
18) GUEMES - SANTANDER
19) SANTANDER - BOO DE PIELAGOS (Piedad è la proprietaria della casa dove si alloggiano pellegrini per 10 euro)
20) BOO DE PIELAGOS - SANTILLANA DEL MAR (possibiltà di fermarsi prima a QUEVEDA , albergue ARCO IRIS)
21) SANTILLANA DEL MAR - COBRECES
22) COBRECES - COMILLAS
23) COMILLAS - SAN VICENTE DE LA BARQUERA
24) SAN VICENTE DE LA BARQUERA - COLOMBRES (cammino fino al bar prima del ponte sulla Ria deTina Menor a PESUES; poi in taxi fino UNQUERA ultimo municipio della CANTABRIA; attraverso a piedi il ponte sul rio DEVA e sono in ASTURIAS; mi sento ancora male e con un passaggio raggiungo l'ambulatorio in COLOMBRES) :-o

vincenzo :flecha:
 
Nel tuo caso la meta e i km percorsi valgono almeno il doppio!
Complimenti e in bocca la lupo x tutto!
Gianni
 
Dunque, anche quest'anno il "quotidiano" mi ha fatto prigioniero e non ho avuto la forza di ricostruire il cammino dell'estate scorsa. Non che non si trovi davvero il tempo, ma viene meno l'energia, la spinta...non so. La vita quotidiana è come se fosse fatta di sabbie mobili nelle quali affondo. Di certo non è questo lo spirito del cammino e mi riscopro - non è una novità - incoerente, diviso in me stesso.

Ieri, camminando, ho rievocato, nel ricordo, due immagini. Quella dell'inizio e della fine del percorso della scorsa estate.

L'inizio: partenza decisa strappando con i denti un po' al giorno il lenzuolo di paura che mi aveva imprigionato durante l'anno a causa dei malanni fisici e poi dell'infortunio sciistico. Una serie penosa di giorni passati a fare un passo in avanti e due indietro. Parto...no, non posso...vado...macché, non ce la faccio. :no: E così via per almeno dieci o quindici giorni. Il biglietto del ritorno da Santander fatto solo un paio di giorni prima della partenza, per paura di buttar via i soldi inutilmente.
Poi l'arrivo a Irun, il nuovo carrello, enorme, da montare, il giovane nordico (svedese? norvegese?) che dormiva di fronte a me e che portava uno zainetto da due o tre chili!!!! :roll: Io a imbacuccarmi nelle coperte e lui mezzo nudo, come fosse su una spiaggia assolata del sud. Io con un borsone di venti chili. Lo so che a 52 anni non ha senso paragonarsi a un ventenne atletico che scoppia di salute, ma è quel solito demonietto, dentro di me, che non si stanca mai di tormentarmi: "ma che fai tu, piccolo vecchietto malandato? Non lo vedi che son cose per giovani?"

Poi la partenza, la salita alla chiesa con la Vergine di Guadalupe, il sentiero di terra e pietra che sembrava non finire mai, l'incontro con uno spagnolo che ha lavorato per tutta la vita con una ditta italiana e che si mette a parlare con me come se mi conoscesse da una vita, visibilmente felice di trovare un italiano; e con un francese in affanno, diabetico, che si ferma a iniettarsi l'insulina. Poverino, sudava e sbuffava e stava messo decisamente peggio di me.

Poi, dopo aver visto apparire sulla destra il mare fra le rocce, inizia la discesa a picco e, come avevo previsto, il ginocchio subito entra in sofferenza e comincio a procedere a "gamba di legno" (espressione di mia moglie). ':-)

Ecco apparire Annik, fiammingo gentile e sorridente. Si offre di aiutarmi, io resisto, mi giro e procedo all'indietro, stratagemma che mi consente,piegando meno il ginocchio, di andare un po' più veloce. Quindi arriviamo a dei gradini. E qui il suo aiuto è indispensabile. Solleviamo insieme il carrello e arriviamo a Pasai Donibane". Lui procede a destra per il traghetto e io a sinistra verso il bel rifugio ricavato dietro una chiesa con vista sul mare.

Eccomi di nuovo, per l'ennesima volta a chiedermi: e se non fosse comparso Annik? Ma è possibile che, ogni volta che ce n'è bisogno, compare qualcuno? Coincidenze? Provvidenze? Che cos'è? :-o

Tuttavia, il senso di disagio della partenza deve ancora sciogliersi, anzi, avrà addirittura un picco in serata.
Piove e fa freddo, umidità nell'aria e nella spalla che fa male. Esco per mangiare. Entro in un ristorante. Comitive di gente del posto dentro e fuori, indifferenti al freddo e alla pioggia, con i loro bicchieri e le loro voci incomprensibili. Nessuno mi da retta e non so nemmeno se ho fame e se voglio mangiare. Riesco. Prima di rientrare in ostello passo davanti a un altro bar. Con la coda dell'occhio riconosco i due pellegrini che ho incontrato di fronte alla porta dell'albergue prima che aprisse. Uno è Ferràn, l'altro Alberto. Vengono da Castellòn. Mi fanno un cenno, entro e mi metto a sedere con loro. Il senso di straniamento è al massimo e mi chiude lo stomaco. Vorrei solo essere a casa, non so che ci faccio lì con il male alla spalla e al ginocchio. Loro sono fra amici, sono partiti insieme. Vorrei anche io essere partito con qualcuno con cui aver qualcosa da dire del tipo "mazzo che freddo!". Ordino un pincho e un po' d'acqua. Cerco di scambiare quattro parole, non posso certo mettermi a lamentarmi; mi tengo dentro il magone sperando non si veda troppo. Mi sento vulnerabile e trasparente, come fossi tornato ai primi viaggi da diciottenne, pieno di paura e solitudini inesprimibili.

A malincuore lascio la prima scena : era il 13/07/2012

06/08/12
Ho superato Santander da 5 giorni. Ci sono arrivato dopo la giornata splendida a Guemes e l'incontro con Don Ernesto. Era il I Agosto, era il mio obiettivo per quest'anno e l'averlo raggiunto mi mette in quella condizione di spirito così vicina alla pace, alla libertà, alla felicità gratuita e senza scopo se non quella di godere dell'aria, del sole, del vento e del tempo che scorre e fra un po' mi riporterà a casa con tanti bei ricordi in più e la sensazione di aver sognato.
Negli ultimi due giorni mi ritrovo, alla fine della giornata, con una piccola compagnia di 4 italiani e Rita, una giovane portoghese poliglotta che parla italiano senza accento e insegna in Francia.
Con quest'ultima tappa intendo sconfinare in Asturias, completando l'attraversamento della seconda regione, quella della Cantabria. El Pais Basco e la sua lingua misteriosa è ormai lontana, alle mie spalle. Incredulo, come al solito, ma spinto da un vento leggero di speranza e di silenziosa passione, ho attraversato le province di Guipuzcoa e Viscaya, ho lasciato San Sebastian, Guernica, Bilbao e Castro Urdiales. Ho superato altri momenti drammatici grazie alla "solita" provvidenza, come quando mi sono inerpicato col mio carrello sul promontorio fra Santona e Noja e ne sono uscito solo grazie all'intervento di Rosa e Agu che mi hanno aiutato a trascinare il mio carico fra gli sterpi, la sabbia e i sassi. Ho superato momenti di nostalgia e solitudine lancinante, come a Castro Urdiales, dove mi sembrava che le grida dei gabbiani fossero la voce di un universo dolente, disperato.
Insomma, l'essere arrivato fin qui,mi ripaga, come al solito, di cento volte. Attraversare quest'altra piccola frontiera darebbe soddisfazione a quel mio spirito pedante, classificatorio, ragioneristico. Ecco un'altra casella che va al suo posto, un altro “bollino” da incollare sulla mia patente di pellegrino, un’altra medaglia invisibile da appuntare al mio petto e sulla mia divisa immaginaria di combattente dei sentieri perduti. :applausi:

Marcio come un treno da San Vicente de la Barquera a Serdio e poi ancora oltre fino a Pesues. Mi ritrovo nella stazione deserta di questo paesino a 4 chilometri da Unquera e dal confine con le Asturias. Mi prende come una strana sensazione di confusione. Non è solo la strada che ho perso, è anche la pressione che scende a darmi quella sensazione di ubriachezza. Ritorno sui miei passi, vedo due pellegrini che mi vengono incontro ma poi scorgono sul terreno una freccia. Li seguo sotto una galleria e spuntiamo sulla statale. Li tengo a vista per potergli dare una voce nel caso dovessi sentirmi svenire del tutto. Arrivo ad un bar, il Bar La barca, prima del ponte. Sistemo il carrello. mi seggo e comincio a bere e mangiare. Salatini, zucchero, caffè. Lotto con la sensazione allarmante di perdere i sensi. :ko: A tratti sembra passare, ma poi rimonta. Tengo a bada la paura. Sono in un posto pubblico, se casco qualcuno mi raccoglierà. Dopo una mezz'ora/tre quarti d'ora chiedo al barista di chiamarmi un taxi. Il taxi mi porta all'ambulatorio di Unquera. Scendo, pago, mi rimetto l'imbragatura del carrello...e riprendo la strada. Non mi va di arrendermi e vorrei passare quel confine coi miei piedi ed arrivare a Colombres. Passo sul rio Deva e imbocco la statale che sale verso Colombres. Fa caldo, c'è il sole dell'una che picchia anche al nord in Agosto. Mi sento male di nuovo. Cavolo!! :seimatto: Qui si mette male. Allungo il dito e dico fra me: figurati se mi prendono co 'sto carrellone lungo due metri. Dopo due o tre macchine una signora in cabriolet si ferma. Con un solo gesto sistemo il carrello dietro e mi seggo davanti. " Mi sento male, ho bisogno di un medico" - Ah, stavo andando all'ambulatorio di Colombres..."
Quasi mi sembra, oggi, una storia inventata, ma è andata proprio così. E non è finita qui. La sensazione di malessere si prolunga per tutto il giorno, che passo in buona parte sulla colchoneta della palestra di Colombres, vicino agli amici italiani, a Rita e a Jon, uno strano tipo che ritrovo ormai da qualche giorno. L'ultimo Angelo del cammino è proprio lui. La sensazione di venir meno non mi lascia per tutto il pomeriggio. Come se non bastasse il bancomat si succhia la mia carta... e in tasca mi rimangono pochi euro. A questo punto la paura comincia a mordere di brutto. Jon decide di riaccompagnarmi al centro medico dove mi trovano la pressione a novanta. Due dottori mi visitano con attenzione. Passo una nottataccia, ma almeno la visita mi ha un po' rassicurato, si tratta di stanchezza e calore, dovrebbe passare. E Jon si è impegnato a restare con me, al mattino, fino al momento in cui apre la banca e riottengo la carta. Dalla sua voce ascolto una storia terribile. Viene fuori da un ricovero psichiatrico, dagli elettroshock e da un lungo periodo di depressione. Ha perso il lavoro, gli piace disegnare e a San Vicente la Barquera, con l'incoraggiamento di Rita e nostro, si era messo sul lungo mare e aveva esposto i pochi disegni che porta con se. Un passante gli aveva fatto fare il ritratto della sua bella, corrispondendogli 5 euro. Era felice come un bambino. Il giorno ancora precedente, lo avevo visto fare esercizi yoga mentre attendevamo che aprisse l'albergue di Comillas. C'era in lui qualcosa di esitante e di strano che avevo preso per timidezza. Erano i segni di una sofferenza profonda che sta cercando di superare con grande coraggio e dignità. Ma torniamo al giorno dopo l'arrico a Colombres. E' il 7/8/13. Sto in piedi e devo solo prendere un taxi per Unquera, di lì proseguirò fino a Santander in Autobus e da Santander ho il volo la mattina dopo. Saluto Jon (si scrive proprio così è catalano) contenendo la commozione e augurandomi che le gambe tengano. Lui prende un autobus per raggiungere il gruppo degli italiani con Rita che nel frattempo saranno avanzati sulla via verso LLanes.

Ciao Jon, grazie di tutto, mi sei stato vicino e mi hai fatto coraggio, mi hai raccontato una storia tremenda e mi hai perfino confessato che per te è importante accorgerti che puoi essere d'aiuto; mi hai fatto così persino sentire utile, col mio malessere, e non solo un impiccio e un fastidio.

Che storie, ragazzi, le storie del cammino. :-)

Vincenzo
 
contvin ha scritto:
Che storie, ragazzi, le storie del cammino. :-)

Le storie del cammino.....eh, già. bisognerebbe crearne un thread qui sul forum, penso che ognuno di noi ne abbia molte da raccontare, e mi tornano in mente le parole della nonna .. "dietro ognuno, c'è una storia".
Dai Vincenzo, il coraggio non ti manca e lo hai dimostrato, e la vita quotidiana non è solo sabbie mobili, ma strada per andare oltre.


free
 
Ho un nodo in gola......
Penso al tuo stato d'animo, lo sento dentro, e non so perchè mi sento colpevole di aver fatto le stesse tappe, di aver vissuto gli stessi posti con tutt'altro spirito, senza mali nè fisici nè morali;
ho dentro questo stupido inspiegabile senso di colpa per aver fatto tutto il Norte bene, in serenità dall'inizio alla fine e mi viene voglia di chiedere scusa.
Non so perchè.
Patrizia
 
Provo a caricare le foto dei miei Angeli del Cammino, ma niente da fare. Devo Richiedere a Edo come si fa a ridurre i pixel, le mie foto eccedono il numero di pixel in larghezza e altezza. Aiuto!! :hello:

Vincenzo :flecha:
 
A Patrizia: tranquilla, ho avuto anch'io i cammini tutto vento in poppa. Un po' di varietà non guasta. L'importante è che ancora riesco a ripartire. Appena posso ti chiedo del percorso da Colombres in avanti. Soprattutto delle tappe che sono per me troppo lunghe e dove devo riuscire a trovare qualche soluzione alternativa a quelle conosciute o riportate dalle guide.

Vincenzo
 
contvin ha scritto:
Provo a caricare le foto dei miei Angeli del Cammino, ma niente da fare. Devo Richiedere a Edo come si fa a ridurre i pixel, le mie foto eccedono il numero di pixel in larghezza e altezza. Aiuto!! :hello:

Vincenzo :flecha:

Dai un occhio qui Vincenzo e trovi tutte le info per ridurre le foto ad hoc per essere inserite nei post.

Edo
 
Stesi ad aspettare l'hospitalero: Ferràn e Alberto, i primi pellegrini incontrati dopo Annik.
 

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