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Data astrale 20176.0

Discussione in 'Il mio cammino ...' iniziata da Robi, 7 Settembre 2017.

  1. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Quasi ci sono, sto riemergendo dall'obbligo e tra poco inizierò a scrivere il racconto del mio Cammino (io vi ho avvertito, poi non lamentatevi ... ;))
    Ta un po' dovrebbe essere caricata anche la gallery, quindi non resta che raccogliere le idee e iniziare a tormentare la tastiera ...

    Nell'attesa, vedi mai che non abbiate nulla di meglio da fare, un po' di pensieri a casaccio scritti camminando :)

    A Santiago arrivano due tipi di persone, quelli che vogliono e quelli che devono

    Quelli che vogliono ci vanno in macchina, in pullman o in aereo

    Quelli che devono ci vanno a piedi, percorrendo centinaia o anche migliaia di chilometri, impiegando settimane o mesi, scavalcando montagne e valli, attraversando pianure rese roventi dal sole, sguazzando nel fango o nella neve, bagnati fino al midollo dal sudore o dalla pioggia, a volte da entrambi

    Quelli che devono non scelgono di andarci, anche se decidono di andarci rispondendo ad un richiamo che neanche loro sanno qualificare

    Quelli che devono sono pellegrini, una moltitudine di gente inquieta che cerca risposte a domande che spesso non sono trasferibili in parole, fatta di persone di ogni età, ceto sociale, estrazione culturale, alcuni con un credo religioso altri senza, chi per misticismo chi per scetticismo

    Sono pellegrini dell'anima, che decidono di sospendere le loro vite, siano esse proletarie o benestanti, di massa o di elite, lasciare le loro famiglie, impacchettare quattro cose in uno zaino e partire, attratti da un richiamo forse alieno sicuramente diverso

    Quelli che devono, patiscono il caldo e il freddo, dolori e sofferenze, ma anche gioie inaspettate, felicità improvvise, sorprese ad occhi aperti, perché è attraverso questo che sanno di poter trovare le risposte di cui hanno bisogno

    Quelli che devono hanno il sorriso sulle labbra anche dopo dieci ore di cammino, si salutano con allegria quando si incontrano, parlano lingue diverse ma si capiscono, sono aperti e inclusivi, si riconoscono tra loro perché al di là di tutto e oltre tutto, quelli che devono hanno un'anima e non si vergognano di lasciarla vedere
     
    A Raffj 55, Griffo, za_rina e ad altre 7 persone piace questo elemento.
  2. Sto caricando...

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  3. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Se queste sono le premesse, corri a scrivere che non vedo l'ora di leggerti

    Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
     
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  4. Donato

    Donato Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Il prologo è molto affascinante...
    Grazie
     
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  5. Sardina

    Sardina Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Ecco un'altra buona penna che ci terrà ancorati a leggere aspettanto puntata dopo puntata!
    Quando inizi?
    Patrizia
     
    A Robi, Donato e minuetta piace questo elemento.
  6. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Un'altra manciata di parole ...

    Camminare è un antico andare, con il ritmo del respiro e del cuore, ascoltando la propria anima e i pensieri dilatarsi occupando gli spazi lasciati liberi dalle consuetudini, sentendo, come mai accade, il corpo parlarti raccontandoti di se stesso e attraverso di lui riscoprire un linguaggio fatto di sensazioni, emozioni, parole non scritte

    Anche il dolore acquista nuovi significati, ti ricorda che esisti sei vivo, ti regola, ti controlla, ti sprona o ti frena, anch'esso parte ormai indissolubile di te, senza di lui non sei, è diventato familiare, necessario, utile, perché è attraverso di lui che ti si schiarisce la mente e quando pensi di essere allo stremo, di non poterne più, di non riuscire a fare un altro passo, ecco quello è il momento in cui devi perché non puoi fermarti perché non sei ancora arrivato e ti ritrovi ad estrarre energie da non sai nemmeno tu dove, ma il semplice fatto che ci riesci dimostra che la speranza e la volontà sono sorelle siamesi
     
    A Raffj 55, Griffo, freespirit e ad altre 6 persone piace questo elemento.
  7. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Io dico che quando Robi "gli darà la stura", avremo delle parole e dei pensieri da riporre nel cassetto delle cose importanti.
    Se questo è il prologo ... :)
    Dai amico, non tenerci qui a friggere nella padella!!!
     
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  8. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Il fisico Leo Szilard una volta disse al suo amico Hans Bethe che stava pensando di tenere un diario, “non intendo pubblicarlo, soltanto usarlo per registrare i fatti ed informarne Dio”
    “Non pensi che Dio conosca i fatti?” gli chiese Bethe
    "Si," disse Szilard “Egli conosce i fatti. Ciò che non conosce è questa versione dei fatti.”



    2 giugno Roma-Oviedo
    Finalmente è arrivato
    Dopo undici mesi di attese, pensieri, sogni, immaginazioni, letture, il momento di partire è giunto
    Mi sveglio all’alba, la quiete intorno a me energizza i movimenti, mi vesto, carico in macchina lo zaino pronto ormai da giorni e guido fino al parcheggio dell’ufficio dove la lascerò per le prossime due settimane
    Finora non è Cammino, solo routine, lo stesso percorso di ogni giorno, gli stessi panorami, gli stessi atti, quasi gli stessi pensieri, quasi ….
    Lasciata l’auto, metto su lo zaino e mi avvio a piedi alla fermata della metro
    Primi passi, in città, su strade note, ma in qualche modo diverse perché il peso sulla schiena è un qualcosa di nuovo, perché camminare a Roma di primo mattino senza nessuno in giro è di per se un’esperienza, perché nelle orecchie David Bowie mi chiama Major Tom e io so che sto per fare quel primo passo fuori dal navicella che mi porterà a parlare con le stelle a tu per tu
    Metro, treno, check-in, in volo
    Decollo in ritardo, sai che novità, atterro in ritardo e a Barcellona perdo la coincidenza e mi incazzo, come avrei fatto una qualsiasi mattina viaggiando per lavoro
    Mi ero fatto un bel programmino con arrivo a Oviedo all’ora di pranzo, giro per la città, acquisti dell'ultimo momento, notte in albergue, pronto per camminare essendomi calato nella realtà
    Invece passo tutto il giorno a bighellonare per l’aeroporto catalano, ora stranito ora rassegnato, mangio a raffica per ingannare il tempo, leggo un po' ma annoiato e indispettito non riesco a concentrarmi, dormo su una panca nell’area esterna dove posso fumare senza dovermi alzare ogni momento, un barbone di lusso, intorno a me facce vacue, volti spenti di gente che non si capisce se stia andando in vacanza oppure ad un supplizio mischiati a professionisti delle trasferte lavorative che riconosci lontano un miglio per come sono vestiti e si muovono e in questi vedo riflesso me stesso, concentrato, efficiente, efficace, anche in viaggio i pensieri focalizzati sull’agenda del giorno
    day #0 barcelona airport stop over.jpg
    Alt!
    Non sto andando ad un meeting, non mi aspettano colleghi e clienti, ho varcato la soglia del portello per avventurarmi tra le stelle e dove sto andando non posso portare nulla perché quello che cerco lo devo trovare, spero
    Mi sveglio dall’ennesima pennica, rinfrancato, rilassato, le chiacchiere con i PPS sul forum durante la giornata mi hanno distratto, sarà il primo di una lunga serie di aiuti che da loro e da altri riceverò in questo viaggio, di cui soltanto alla fine mi renderò però conto e comprenderò la portata, l’importanza, il valore ed il peso
    Il volo da Barcellona parte in ritardo di oltre un’ora, per fortuna che ho prenotato un albergo vicino la Cattedrale ad Oviedo almeno domattina posso dormire qualche ora in più
    Atterro all’una passata, in un deserto piovigginoso che ricorda Blade Runner prendo un taxi che costa più che a Milano e finalmente intorno alle due del mattino sono in stanza
    Una giornata grottesca ed epica al contempo, venti ore di viaggio, sublimazione della teoria dell’avvicinamento lento, hanno certamente contribuito a staccarmi dal solito me stesso e dalle solite abitudini, anche lo stranimento si è esaurito quando ho capito, passando le ore guardando lo spicchio di cielo dal cortile dell’ora d’aria in cui mi sono volontariamente confinato per tutta la giornata, che era inutile arrovellarsi, irritarsi perché non avrei potuto fare quel che avevo programmato, che ciò che avrei fatto da lì in poi non sarebbe stato quel che volevo ma ciò che dovevo, che, parole sante di qualcuno che non cito, Se puoi fare qualcosa, che t'arrabbi a fa'? Se non puoi farci niente, che t'arrabbi a fa'?
    Non lo sapevo, non avevo capito
    Il Cammino c’è anche quando non c’è, una volta partiti ci si e dentro e il lavorio inizia anche, soprattutto, quando non te ne accorgi, apparentemente sei quello di sempre, pensi come sempre, respiri come sempre, ti muovi come sempre, in realtà sei già diverso, una metamorfosi kafkiana inversa da scarafaggio a uomo è iniziata e non puoi farci nulla
    Vado a dormire, stanco ma carico, le campane della Cattedrale salutano il mio sonno con tre rintocchi
    Domani sarà un altro giorno, la buona Rossella aveva ragione …
     
    Ultima modifica: 4 Ottobre 2017
    A Raffj 55, Gianni 7, freespirit e ad altre 8 persone piace questo elemento.
  9. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Ecco qua, il tappo è saltato, inutile piangere sul latte versato :cool:o_O;)
     
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  10. guido_e_cri

    guido_e_cri Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    bellissimo regalo.
    perché è un diario di un cammino.
    e anche perché è proprio ben scritto.

    grazie davvero.
    per chi non cammina, le parole degli amici che vanno sono sempre preziose.

    ciao.
    cri
     
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  11. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    E questa me la segno!!! :ok:
    Grazie Roberto: sapevamo che sarebbe valsa la pena attendere i tuoi racconti! :)
    :ciao:
    Raul
     
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  12. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    3 giugno Oviedo-Escamplero

    Niente da fare, l’adrenalina vince e alle 7:30 sono già in piedi
    Mi affaccio alla finestra e Annie Lennox inizia a sussurrare “here comes the rain again” mentre osservo le vie deserte del centro di Oviedo rese lucide dalla pioggia
    M vesto pesante, vedi mai che oltre all’acqua faccia anche freddo, e fatto 30 dormendo in albergo faccio anche 31 scendendo a fare una colazione internazionale (sic!)
    Unico ospite della sala ristorante a quest’ora del mattino di sabato, potrei essere in una qualsiasi delle città che giro per lavoro tanta l’impersonalità del luogo
    Affettati, uova, succo d’arancia e caffè, in una ventina di minuti compito assolto, raccolgo lo zaino, faccio check-out e esco dalla porta, recidendo finalmente l’ultimo filaccio con l’abitudinarietà
    Come inizio non è stato male, considerando quanto la vita ordinaria abbia lottato strenuamente ieri per tenermi avvinghiato tra le sue spire soffocanti, ma alla fine ha dovuto cedere a questo qualcosa più grande di me, di lei, di tutto
    Oviedo.jpg
    In piedi sulla via deserta, intorno a me la città addormentata, sulle spalle tutti i miei averi (per le prossime due settimane), realizzo che sono solo.
    Di quella solitudine che ti libera, ti spoglia di barocche sovrastrutture culturali e ti lascia nudo con te stesso davanti all'universo. E ciò facendo atterrisce, ridimensiona quel tuo ego artefatto costruito con tanta fatica, così strenuamente difeso per necessità di sopravvivenza in un mondo fatto di ipocrisie, in cui ognuno non è ciò che è ma ciò che pensa sia conforme al gusto degli altri e così facendo alimenta quella mortale spirale di rincorsa dell'irraggiungibile, la perfezione e il controllo.
    Sono solo, come un equilibrista al culmine del sostegno da cui si stacca quella linea sottile che a breve dovrà percorrere, così sottile da essere impersonale e implacabile perdendosi nella penombra all'altro capo del tendone e che lo chiama con la melodia ammaliatrice della sfida.
    Una sfida al mondo, alle convenzioni, alle consuetudini così comode e rassicuranti in cui ormai ci si è accomodati, rinunciando ad evolvere essendosi fatti convincere che la normalità è la norma e che la norma non si può disattendere pena l'essere additati come strani, diversi, alieni corpi estranei all'ordinato schema delle cose in cui ad ognuno è assegnato un posto, da difendere per la continuità della specie come una sorta di presidio contro le mutazioni, ancorché benefiche e migliorative, costrittivo e limitante come gironi dell'inferno dantesco
    Sono solo
    Eppure non sono mia stato meno solo di adesso, avvolto, affiancato, sospinto da tutti coloro che a vario titolo e luogo hanno incrociato la mia vita e che adesso si affollano intorno a me, silenti spettatori in attesa di veder la storia dipanarsi, inconfessabilmente in attesa che essa volga al tragico, molti, per godere morbosamente delle difficoltà altrui e relativisticamente considerarsi fortunati, opposti ai pochi con la voglia di essere semplicemente vicini e offrire il loro sostegno, affetto, amore
    "Ni' meglio pochi ma buoni" avrebbe detto mia Nonna, con la sua voce pacata intrisa di romanità popolare e popolana, mentre impastava le canoniche due dozzine di uova di pasta per il pranzo del Natale. I segni della vita sul suo volto come microsolchi di un vecchio vinile a raccontare una storia lunga ottanta anni, a cavallo di due guerre, gli occhi castani, ancora dolci dopo tante vicende e sofferenze
    E lo stesso avrebbe detto mio padre, se solo avessi condiviso con lui la mia voglia, inspiegabile apparentemente, di volermi isolare dal mondo andando a camminare in mezzo al nulla per oltre trecento chilometri. Non che possa condividere troppo con mio padre, a meno di non essere dotato di capacità medianiche che non ho ma, pensandoci bene, lui l'avrei sinceramente sorpreso, radicato com'era nel senso di abnegazione alla famiglia, che sicuramente mi ha trasmesso, per cui sarebbe stato incomprensibile decidere di tagliare i ponti con tutto e con tutti anche fosse solo per due settimane. Mia madre invece altro che sorpresa, mi ha semplicemente guardato con lo sguardo che solo una madre può avere, quello che con dolcezza scava e vede anche dove tu non vorresti che guardasse, e ha detto “sarà una bella esperienza”
    Non proprio da tutti mi vorrò isolare però, perché anche tra i pochi uno si distingue tra quelli al mio fianco per la sua totale fiducia in me al punto da mettere in discussione tutto con il solo scopo di sincerarsi che io stia bene e che stia facendo, anche solo per una volta, una cosa per me stesso, arrivando ad accettare di lasciarmi andare da solo, per amore, anche se ciò gli causerà sofferenza.
    Mi avvio per le stradine sul retro della cattedrale, non piove ma l’aria è satura d’acqua come un sudario, e mi immergo in uno scampolo di questa città che non ho il tempo di visitare
    Salvador.jpg
    “Chi va a Santiago senza passare dal Salvador, onora il Servo e non il Signor” ho imparato e quindi se qualcosa devo fare a Oviedo è proprio questa
    Giro intorno all’abside e entro da sud in Plaza de Alfonso II El Casto, anch’essa deserta, ripulita e resa limpida dalla pioggia, girello cercando uno spunto per qualche foto che però non arriva, probabilmente sto ancora dormendo, e sul lato sinistro della facciata trovo la prima concha incastonata nell’asfalto, bronzo e pietra fusi insieme indissolubilmente mi danno una scossa da elettroshock e di colpo prendo consapevolezza di essere e di dove mi trovo
    In piedi sulla conchiglia, caravaggesco più che botticelliano, mentre osservo la Cattedrale sento il coro di una messa cantata trafilare dalle porte laterali aperte per accogliere i fedeli chiamati alla messa dallo scampanio
    Entro, trascinato da una forza più grande di me che già da un paio d’anni sta macinando nel retrobottega dei miei pensieri, e la chiesa mi appare bellissima anche, forse, oltre i meriti artistici che comunque sono notevoli, mi aggiro, guardo, osservo e nella penombra, tra incensi ed echi di canti individuo il sagrestano a cui chiedo, non so bene in quale lingua, se può mettermi il primo sello
    Un timbro, niente di più nel mondo di sempre, un marchio a fuoco colmo di significati in questo posto e in questo momento, un marchio che replicherò, anche se non nella stessa forma e maniera, alla fine di questo Cammino perché quello che vivrò entrerà talmente dentro di me da non poterlo sublimare e rendere tangibile meglio che con un marchio
    Esco, il Cammino mi attende, giace lì davanti ai miei occhi invisibile nel suo dipanarsi lungo centinaia di chilometri
    Cosa sarà non lo so né riesco ad immaginarlo, solo alla fine se e quando ci arriverò posso sperare di avere qualche certezza in più e forse la risposta a qualche domanda
    Primo passo e si comincia, ormai non si torna più indietro e sarà quel che deve essere

    Mi avvio per Calle Urìa mentre inizia una leggera pioggerellina, più vapor d’acqua che gocce, mi fermo a El Corte Inglès per acquistare un paio di bastoncini ed un coltellino che nel bagaglio a mano non mi avrebbero fatto passare e intorno alle 11 mi dirigo verso la periferia di Oviedo
    Cerco le conchiglie sull’asfalto deciso a non utilizzare la guida o le tracce gps ma tra le macchine parcheggiate che le coprono e il mio genetico stato d’ansia torno alle abitudini così confortevoli e tiro fuori il cellulare
    In giro poca gente e ancor meno pellegrini lasciano intuire come saranno i prossimi giorni, io cammino al crocevia tra eccitazione, curiosità e ansia, il passo svelto benché ancora incerto e intanto inizia a piovere seriamente, mi riparo alla Estacìon Urìa per mettere su la mantella e via di nuovo
    All’altezza di Plaza Olìmpica incrocio due pellegrine dirette verso il centro città, sono Silvia, madrilena, e Cristina, coreana, che ancora non lo so ma sono il prodromo della compagnia dell’anello che sarà la nostra famiglia pellegrina per le prossime centinaia di chilometri
    In spanglish Silvia mi racconta che si sono perse e hanno camminato per oltre un’ora fuori strada finché hanno deciso di tornare indietro, infreddolite si rifugiano in un bar mentre io ancora intossicato di adrenalina proseguo ed esco dalla città attraverso un parco pubblico soffuso di nebbia e umidità
    Oviedo 3 giugno.jpg
    La carretera inizia a salire leggermente curvando a destra e a manca e sembra di essere in una esperienza di realtà aumentata tanto gli odori e colori di questo mezzodì ai confini del mondo sono vivi e saturi
    Continua a piovere a dirotto ma non penso più a quanto posso essere bagnato, per la prima di tante volte a seguire mi sento trascinato più che spinto, come catturato da un raggio traente che mi porta avanti passo dopo passo attraverso qualsiasi cosa
    Arrivo alla Capilla del Carmen e finalmente mi fermo per scrollarmi un po d’acqua di dosso più che per riposare, all’interno del “portichetto” una pellegrina, Christine, tedesca, il terzo pezzo della “famiglia” una di quelli con cui condividerò di più nei giorni a venire e che mi farà piangere di commozione a Santiago
    Presentazioni di rito, ancora un po “rigidi”, scambiamo due chiacchiere, mettiamo il sello sulla credenziale e poi ci separiamo, io ancora ipercinetico lei più calma forse perché è il suo secondo Cammino e già sa cosa significa
    Passo la prossima oretta o poco più a camminare sull’asfalto, troppo inesperto, impaurito e ignorante per avventurarmi sui sentieri, anche se con questa pioggia probabilmente ho evitato di mettermi in situazioni critiche fin dai primi passi e quindi va bene così
    Finalmente arrivo in cima al piccolo colle su cui resiste Venta de El Escamplero e faccio sosta al Tendejon de Fernando, nel frattempo sono riuscito a perdermi la guida e quindi mi fido della memoria che mi dice che qui ci si registra e si prendono le chiavi dell’albergue
    Terzo sello, chiavi e mi precipito alla mia prima esperienza di vita in comune da quando ho finito il militare, l’albergue non è grande, pulito, vuoto ma non per molto perché di li a poco arrivano Manfred e Mike dalla Baviera, Nick dall’Australia e Veronique dal Canada, oltre ovviamente a Christine, Silvia e Cristina, la compagnia c’è quasi tutta e nei prossimi giorni raccoglierà gli ultimi pezzi e diventerà una famiglia assolutamente e improbabilmente vera, ognuno se stesso ma tutti legati, ambiversi venuti qui in cerca di solitudine ma anelanti la presenza degli altri, condotti qui forse dal fato ma più probabilmente dalla necessità di esserci in questo momento come semplici membri della razza umana, quella vera fatta di cuore e anima oltre che di carne ed ossa, per imparare ed insegnare l’un l’altro, con cui rideremo, piangeremo, parleremo e arriveremo in Plaza de Obradoiro (ma questo deve ancora succedere)
    La cena è un momento incredibile, epilogo della giornata e prologo di quelle a venire, un’unica tavola, individui sconosciuti fino a poche ore prima, in un paese terra di mezzo in cui sublimare l’energia della vita nella sua più estrema semplicità, un cammino antico ci aspetta, pietre e sassi percorsi da migliaia prima di noi, supplizio ed estasi per riscoprire la parte vera di ognuno, quella che dà titolo a considerarsi essere umani, domani ...
     
    Ultima modifica: 4 Ottobre 2017
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  13. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Più di un racconto di Cammino: uno spaccato di vita da cui traspare il tuo mondo, a cui così bene sei riuscito a dar voce:
    gioia ...
    timore ...
    ricordi ...
    straniamento ...
    curiosità ...
    Vita.
    (e siamo solo al primo giro di ottovolante!)
    Grazie,Robi!
     
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  14. Edo

    Edo Admin Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Conoscendoti di persona, e in quelle due ore a Roma è stato come se ci frequentassimo da sempre, avevo capito di che pasta sei fatta.... Il tuo racconto non fa che confermarlo.

    Grazie Roberto

    Edo
     
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  15. freespirit

    freespirit Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Ti leggo mentre mi riparo dal diluvio in una specie di pub con biliardo nel profondo Brabant Flamand, al bancone una decina di birre davanti a una decina di teste che si girano quando entro che grondo acqua da tutte le parti.
    Mi siedo e ordino un the citron, e mi portano un the rosehip, chissà cosè ma il colore è bello.
    Accendo il cell ed entro sul forum.
    DATA ASTRALE 2017.
    Vengo "risvegliata" dal gentile gestore che mi avverte che non piove più, posso riprendere la strada.
    Quanto tempo è passato? Non lo so. Ero in un'altra dimensione.
    Ero io tanto tempo fa.
    O quella era un'altra e io sono ora.
    O devo ancora essere?
    Mi hai fatto volare via, Robi, anche se per poco.
    Riprendo la strada.

    free
     
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  16. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    4 giugno Escamplero-Cornellana

    L'abitudine, unità allo stato emozionale costantemente attivato congiurano per farmi aprire gli occhi alle 6:30 nonostante ieri sera mi sia addormentato ben dopo la mezzanotte
    Non sono l'unico, anche nel lucore fioco delle prime luci dell'alba, altri sono già in piedi e ne percepisco i movimenti volutamente ridotti al minimo ed ovattati per non disturbare chi ancora dialoga fittamente con Morfeo
    Esco dal sacco a pelo e raccatto in una bracciata tutte le mie carabattole trasferendomi nell'ingresso dell'albergue, un concentrato di essenzialità in cui convivono cucina, sala da pranzo e ingresso ai servizi igienici, adeguandomi senza neanche pensarci al codice di comportamento pellegrino
    Prima di uscire ringrazio chi è passato prima di me lasciando una mezza confezione di moccaccino solubile che trangugio spegnendo preventivamente le papille gustative, consapevole che Fernando non ci pensa nemmeno ad aprire il Tendejon di domenica mattina prima delle 10 e che non so dove potrò trovare un bar lungo la via
    day #2 - Escamplero.jpg
    Mi incammino con il terreno che sta smaltendo la pioggia di ieri e alza spire fumiganti di nebbiolina frizzante, il silenzio è pressoché totale con la sola colonna sonora dei cinguettii primaverili, il passo è allegro ma non troppo, andante direi
    All’ermita di Fatima di Valsera incrocio Christine, che da lì a un minuto proseguirà con piglio teutonico che poi scoprirò contenere un cuore e un’anima molto latina, e Giancarlo con cui mi fermo a chiacchierare, trovo affascinante la determinazione che si materializza dalle sue parole e si legge nei suoi occhi chiari di ultrasettantenne al terzo cammino, con più protesi che ossa nelle gambe e un solo credo “il pellegrino arriva a Santiago con la mochila sulle spalle”, punto e a capo, non c’è altro da dire
    Lo saluto, consapevole che non lo rivedrò più ma conscio che rimarrà uno dei ricordi più vividi, per l’ammirazione che può suscitare un uomo con una tale motivazione e perché mi ha lasciato un segno con la serenità che soltanto la saggezza degli anni vissuti può conferire

    Seguo le flechas, lascio la carretera e mi inoltro per una strada laterale che serpeggia tra piccole vallette chiuse da colline, il grigio dell’asfalto, bordato dal rosso dei papaveri che fanno da cornice al verde del grano immaturo e al tetto il cielo con sprazzi di azzurro di quel colore improbabile che soltanto i bimbi sanno scegliere dal loro cesto di matite day #2 - toward Grado_2.jpg
    Mentre i passi si susseguono io mi fermo un attimo, Mary Poppins e il suo ombrellino hanno battuto un colpo e come se fossi entrato magicamente in uno dei disegni che faceva mia figlia da bambina, galleggio tra realtà e ricordi
    Quando era piccina, occhi scuri quasi neri, in cui tra le pieghe dell’infanzia si vedeva il solco di quella ferita primaria che sempre la accompagnerà, “guarda papà come mi tuffo” la prima volta che andammo in piscina, e senza aspettare, senza ciambella o braccioli si lanciò certa allora come ora che io sarei stato lì, e poi le urla, gli strepiti gli attacchi d’ira, i pianti “tu non mi capisci, io sono così e non cambierò mai!” di una adolescenza complessa resa ancor più complicata dal vissuto passato e presente, quel senso di solitudine e insicurezza incolmabile nonostante l’amore di chi le è sempre stato intorno e vicino, il rifiuto “mi fai schifo, non ti accetto”, il cuore ferito, la tristezza e le lacrime che impietose e implacabili annacquano i colori di quei disegni infantili

    Mi risveglio, non so quanto ho camminato, sto entrando a Grado, trovo la panchina di una fermata del bus e mi siedo a riprendere fiato, corto nonostante la via sia stata finora praticamente tutta in piano, sgranocchio un po' di frutta secca pescata dal sacchetto e intanto faccio uno squillo ad Alfie, ho voglia di sentire la sua voce e di tranquillizzarlo che tutto procede bene, anzi meglio di quanto mai avrei potuto immaginare
    Sono bastati pochi chilometri sul Cammino perché porte sbarrate da decenni si socchiudessero lasciando sfuggire le ombre che da tanto tempo stanno custodendo, perché pensieri non pensati si avvicinassero gorgogliando alla superficie della coscienza, perché quello che mi ha spinto a venire qui iniziasse ad agitarsi ed mugugnare
    Riprendo la via, intorno a me un suburbio di provincia “so uncharacteristic”, se non fosse per quei fregi giallo sole tutti orientati allo stesso modo che squarciano il grigiore dei muri su cui mani amiche lì hanno disegnati
    Arrivo sulla piazza principale, bella, viva, mezzodì del giorno del Signore, campane a festa, bancarelle varie, banchetti del mercato, gente chiassosa che si vive il meritato riposo, volti segnati dal sole, occhi brillanti, vocio pervasivo e permanente, se non fossi venuto qui con uno scopo paradossalmente e parossisticamente intimista mi fermerei ad osservarli e conoscerli, invece proseguo, leggermente infastidito perché questo clamore non è mio, non lo sento mio, non mi ci sento io
    Ho perso le frecce, nascoste dalla moltitudine, e annaspo, il magico gps mi aiuta a fendere la folla festante e gioiosa fino ad uscire dal paese e iniziare ad inerpicarmi verso l’alto de El Fresno

    La prima vera salita di tante che verranno a seguire, di cui perderò il conto, che odierò fino ad arrivare ad amarle, bramarle, sentirne la mancanza quando il terreno tornerà orizzontale
    Senza il fascino dell’erta per il Fonfaraon, questa successione di passi su piano inclinato scorre via, un po cupa, lastricata di asfalto, senza viste mozzafiato, con il fruscio dell’autostrada in lontananza alla mia sinistra, mi accorgo per la prima volta che il tempo rallenta, la realtà circostante si fa eterea se non per l’immediato intorno, mi muovo come in un tubo sensoriale, concentrato a gestire l’affanno, a non perdere la strada, anche i pensieri si sono fermati, ho bisogno di tutti gli zuccheri in riserva, piccolo, stupido, arrogante, davanti alla realtà della mancanza di allenamento ignorata facendo spallucce, questo mi insegna a calci El Fresno, una salitella, per chiunque con meno protervia, una montagna per me con le spalle gravate dal peso della mia mascherata superbia in aggiunta a quello dello zaino
    Arrivo in cima, avendo ignorato San Juan de Villapanada e senza la forza ne la voglia di deviare per il Santuario de La Virgen de El Fresno, so che mi sto perdendo delle perle che difficilmente avrò l’occasione di rivedere, almeno così pensavo in quel momento, ma mi accascio al bordo strada per mangiare qualcosa e scolarmi la borraccia
    Stranamente la fatica è sparita, come d’incanto, come un brutto sogno, e la realtà è tornata a farsi viva, mi godo il momento di solitudine, uno degli innumerevoli che seguiranno e che sono, saranno, l’essenza di questo mio Cammino, seduto sull’asfalto di una strada talmente poco trafficata da potermici sdraiare per un pisolino

    Inizia la discesa, brutta, su uno sterrato che corre al fianco di una parete resa orribile dallo spritz beton tenuto alla parete da ancoraggi che sembrano chiodi ortopedici, una ferita sulla pelle del mondo P6040058.jpg
    Al termine del declivio la fonte del Reaz dove mi disseto abbondantemente perché ormai le nubi e il fresco del giorno precedente sono solo un ricordo e il sole di giugno inizia a farsi sentire, e poi Doriga dove al bar Ca Pacita inizio a prendere coscienza del popolo asturiano, orgoglioso della sua storia e stirpe, montanaramente tosto ma con il sorriso sempre pronto ad accogliere i pellegrini che da qui sono transitati quando la storia ancora si faceva in latino
    Verso Cornellana un’altra discesa per un tortuoso sentiero da quadrupedi più che da umani, lungo il quale mi raggiunge, si ferma a parlare per 5 minuti e poi riparte sparendo per sempre alla vista un ragazzo tedesco, Mark, partito la mattina stessa da Oviedo che mi racconta di essere in ritardo sulla sua tabella di marcia, mi sento la lumaca contrapposta al Pelide Achille, ma se nasci lumaca è inutile ambire a diventare Achille, meglio accettare e godersi la vita perché quella scorre con il suo tempo indifferente a quello che noi umani facciamo
    day #2 - Cornellana cherch façade.jpg
    Arrivo a Cornellana, monastero, severità cluniacense, fascino del rigore, vicinanza spirituale, antico splendore oggi dimenticato, guscio di passate glorie, che mi accoglie sotto il sole ammorbidito di metà pomeriggio, mi abbraccia, mi culla, mi innamoro a prima vista, entro nella parte retrostante il chiostro e trovo Christine, baci, abbracci, neanche il tempo di poggiare lo zaino che ecco Nick, Veronique, Silvia, Cristina, Manfred e Mike, tutta la famiglia riunita, senza programmi, senza essersi parlati ne tantomeno dati appuntamento, come richiamati da una forza gravitazionale tutta nostra che ci accompagnerà e ci terrà insieme per tutto il Cammino
    Mi registro e tanta è la bellezza del luogo, la cordialità degli hospitaleros, e la serenità profonda che provo che lascio un donativo doppio ad una hospitalera che mi guarda pensando che sono matto
    Una giornata intensa, una bella faticata i cui miasmi ho abbandonato ad El Fresno, tanti pensieri, tante emozioni che ancora non so saranno solo una piccola parte di quello che mi aspetta, si conclude con la visita della chiesa, aperta per me dall’hospitalero che mi vede aggirarmi con la macchina fotografica e mi chiede se avevo interesse a fare un giro all’interno
    Visita guidata senza appuntamento, in gruppo ad osservare affascinati un racconto dei luoghi e della storia narrati da una voce leggermente spezzata dalla commozione, dall’orgoglio, dal rimpianto per quello che c’era e che ora non è più, all’interno odore di incenso, leggero quasi impalpabile come le tracce degli affreschi che si intravedono sul soffitto, un altro sogno ad occhi aperti che solo il Cammino regala, un dono, un premio per tutti quelli che devono andare a Santiago e che hanno deciso di farlo passando da una via vecchia di mille anni day #2 - Cornellana church choir.jpg

    Il sonno arriva rapido, dopo una cena a La Taberna, una bottiglia di sidro con Christine e un paio di birre con Manfred e Mike, il sonno ristoratore che solo chi fatica di muscoli e cervello può apprezzare
    Buonanotte Cornellana
     
    Ultima modifica: 21 Settembre 2017
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  17. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Grazie grazie...per le immagini che mi hanno riportato ad uno dei primi Posti Speciali del mio cammino, grazie per le parole, così importanti e scelte con cura - non smetterò mai di invidiare quelli che le usano così bene e tra i PPS ce ne sono in abbondanza - grazie per metterci tanto di te che mi sembra quasi di conoscerti, insomma...grazie di cuore Robi

    Inviato dal mio HUAWEI GRA-L09 utilizzando Tapatalk
     
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  18. freespirit

    freespirit Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Se non ti avessi conosciuto, ti avrei immaginato diverso.
    Resto in attesa di vedere se e quando RobisulCammino e RobiaVignaStelluti diventano Robi.
    Abrazo.

    free
     
  19. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Grazie per vostri commenti, fa piacere riceverne :)
    Quindi, continuerò a sproloquiare ...
     
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  20. Robi

    Robi Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Diverso come?
    Credimi, sono aspetti della stessa persona, pirandelliani un po' grotteschi un po' tragicomici, soltanto che il secondo usciva molto di rado perché un terzo, ancora fuori scena, lo ha tenuto rinchiuso per tanto tempo finché il primo non ha deciso che era ora di farla finita e per riuscirci è dovuto andare in Cammino
    Se ho capito cosa intendi, manca ancora qualche giorno per il ritorno del secondo
    B&A
    Robi
     
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  21. fulvia53

    fulvia53 Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Continua che siamo affamati di cammino ma non farci aspettare troppo. Grazie! : - )
     
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