S
Sergino
Buonasera a tutti. Mi ripresento, perchè è da tantissimo tempo che non entravo direttamente in conversazione. Sono Sergio, un aspirante pellegrino, e Flyover (recente reduce dalla Plata) ha il peso di avermi per ingombrante fratellino minore.
Non mi ero più fatto vivo, pur avendo letto spesso dal sito. Facciamo che ero un pò preso? Facciamo così...
Volevo sancire il mio rientro segnalando un argomento che ho sentito alla radio (ancora? ma sergino, ti capita anche di lavorare o ascolti solo la radio...) e che è attinente al cammino pur con un risvolto sociale. La notizia mi ha incuriosito e suscitato molte domande.
Si tratta del cammino che hanno intrapreso dei detenuti del carcere di Rebibbia (si dice selezionatissimi, ma anche con condanne mooolto serie...
) sulla Francigena, partendo da Radicofani, quindi vicinissimo a casa mia, per arrivare ovviamente a Roma, facendo i pellegrini, con tutti gli annessi, connessi e crismi dei pellegrini.
Sembra che la cosa sia stata un successo. Nel senso che nessuno è evaso... :shock: ma soprattutto per le tracce che il cammino, seppur breve ha lasciato nei pellegrini.
Nell'andare del servizio, un'altra cosa mi ha particolarmente colpito, sempre che abbia capito bene... in alcuni carceri minorili del Belgio, si userebbe il cammino (dal Belgio a Santiago) come vero e proprio mezzo di espiazione della pena, nel senso che il pellegrino, una volta raggiunta la meta e conosciuto le difficoltà relative, riconquista la libertà! Una vera e propria riabilitazione attraverso il cammino! C'è molto da rifllettere, non trovate? Il cammino come riabilitazione. Il cammino come espiazione, che poi è la vera ragione per la quale anticamente i pellegrini si muovevano.
Una frase mi è rimasta particolarmente. Forse perchè, anche se rivolta ai detenuti, mi impone di rivederci alcuni aspetti di me stesso e del mio cammino: "...non ci interessa da dove vieni, ma dove vai..."
(...qualcuno che conosco bene si astenga dalle battute...)
Un saluto a tutti. (per chi non si ricorda questa è la mia firma...
)
Volevo sancire il mio rientro segnalando un argomento che ho sentito alla radio (ancora? ma sergino, ti capita anche di lavorare o ascolti solo la radio...) e che è attinente al cammino pur con un risvolto sociale. La notizia mi ha incuriosito e suscitato molte domande.
Si tratta del cammino che hanno intrapreso dei detenuti del carcere di Rebibbia (si dice selezionatissimi, ma anche con condanne mooolto serie...
Sembra che la cosa sia stata un successo. Nel senso che nessuno è evaso... :shock: ma soprattutto per le tracce che il cammino, seppur breve ha lasciato nei pellegrini.
Nell'andare del servizio, un'altra cosa mi ha particolarmente colpito, sempre che abbia capito bene... in alcuni carceri minorili del Belgio, si userebbe il cammino (dal Belgio a Santiago) come vero e proprio mezzo di espiazione della pena, nel senso che il pellegrino, una volta raggiunta la meta e conosciuto le difficoltà relative, riconquista la libertà! Una vera e propria riabilitazione attraverso il cammino! C'è molto da rifllettere, non trovate? Il cammino come riabilitazione. Il cammino come espiazione, che poi è la vera ragione per la quale anticamente i pellegrini si muovevano.
Una frase mi è rimasta particolarmente. Forse perchè, anche se rivolta ai detenuti, mi impone di rivederci alcuni aspetti di me stesso e del mio cammino: "...non ci interessa da dove vieni, ma dove vai..."
(...qualcuno che conosco bene si astenga dalle battute...)
Un saluto a tutti. (per chi non si ricorda questa è la mia firma...
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