Re: Domandona...
Uh! Cara Dona, ho posto la domanda a voi per non lasciare troppo spazio al mio male incurabile che è la prolissità... ma qui mi si tenta, mi si tenta

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Cercherò di non dilungarmi troppo... ma non sgridatemi se poi finirò per farlo

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Parto dal fondo: cosa intendiamo per metafora? In questo caso io intendo una cosa più facile da comprendere che ci aiuta a comprenderne una più difficile... una sorta di dito che indica la luna (ops! Ho fatto una metafora

)
In questo senso, non potrei rispondere alla domanda "che cos'è la vita?" con "una metafora del cammino", perché non servirebbe a nulla, in quanto io stessa non riuscirei a comprendere totalmente che cosa sia la vita.
Quando dico che il Cammino è una metafora della vita intendo però molte cose perché molte cose formano il Cammino. Ti racconto un aneddoto: in tanti anni di oratorio, all'inizio di ogni anno mi è sempre arrivata una mail, un messaggio o un invito che mi chiedeva di partecipare a qualche riunione per decidere insieme il cammino dell'anno. Dopodiché, al primo incontro, ci dilunghiamo nello spiegare ai ragazzi che quello che vivremo con loro durante l'anno sarà una tappa di un cammino spirituale che dura tutta la loro e la nostra vita.
Cammino, tappa, ... tutte parole che hanno attinenza col nostro problema. Il succo di quello che intendo dire è che, per come la vedo io, la vita è un cammino, un viaggio, semplice o difficile, lugno o breve che ci porta da un inizio ad una fine. In particolare, riesco a visualizzare meglio la forma del cammino perché, spesso, quando si viaggia non lo si fa in prima persona, ma ci si fa portare (da un pullman, da un treno, da un aereo, da una nave o anche solo da una guida), mentre quando si cammina siamo sempre noi a dover scegliere attivamente quali passi fare, dove mettere i piedi, quando fermarci a riposare, come affrontare una salita. E così, nella vita, mi piace pensare che non ci si può "fare portare", ma bisogna scegliere, decidere, prendersi la responsabilità di ciò che si fa.
Mi sa che sto fondendo troppo metafora e spiegazione rischiando di non spiegare bene quello che intendo... Vediamo... In pratica, quando dico che anche secondo me il Cammino è la metfora della vita, voglio dire che, lungo il Cammino di Santiago (o qualunque cammino e, soprattutto, pellegrinaggio a piedi), come nel corso della nostra vita, incontriamo salite (=fatiche), guadi e pantani (=momenti in cui ci troviamo ad affrontare un problema che ci blocca, una situazione da cui non vediamo una via d'uscita), perdiamo la freccia gialla e ci tocca tornare indietro e fare km in più (=prendiamo la decisione sbagliata e ci tocca ricominciare), arriviamo alla fine di una tappa (=raggiungiamo un obiettivo, che però non è altro che l'inizio di una nuova ricerca, di una nuova tappa), ci fermiamo a riposare o a bere alla fontana, aiutiamo un altro pellegrino in difficoltà, .... Esistono milioni di altri parallelismi che potrei fare, ma penso che mi arriverebbero tutti i vostri bordoni in testa...
Forse il paragone cade all'arrivo a Santiago: nella vita, l'arrivo alla meta è l'apertura di una porta verso l'infinita gioia di aver davvero finito questo cammino sulla Terra, sul Cammino, invece, è solo una nuova tappa, che ci riporta coi piedi per terra e alla vita di tutti i giorni, la tappa più dura da affrontare.
Le tue domande, Dona, mi sono state molto utili perché mi hanno aiutato ad andare a fondo di un'etichetta, di un luogo comune, troppo spesso pronunciato senza una coscienza vera di quello che comporta. Dovrebbe essere proprio il Cammino ad insegnarci a non cadere in luoghi comuni ma ad andare sempre a cercare la verità e l'essenziale in ciò che facciamo, ma anche in ciò che diciamo. Grazie per la correzione :geek: !