12/07 Assisi
Bus fino ad Assisi e poi sul sentiero per l’Eremo delle Carceri.
Entro e faccio il giro “classico” all’interno e lungo la stradina.
La statua di San Francesco e i suoi compagni che guardano le stelle mi aveva colpito la prima volta che l’ho vista e mi colpisce di nuovo adesso.
Sto per uscire ma cambio idea e torno indietro. Prendo il sentiero che scende giù verso le grotte. Lo seguo tutto, con 2 lunghe soste seduta su una pietra.
Torno ad Assisi e vado verso San Damiano.
Apre alle 2, manca ancora un po’ e fa abbastanza caldo. Sotto gli ulivi sta aspettando un gruppo di suore molto giovani che parlano francese, ma direi vengono un po’ da tutto il mondo. Hanno messo dei teli colorati per terra e chiacchierano, cantano, ridono, mangiano. Mi mettono allegria.
San Damiano, altro posto particolare. Soprattutto il chiostro, silenzioso, tranquillo, ma pieno di fiori e di colori.
Mi dirigo di nuovo verso San Giacomo, adesso dovrebbe essere aperto.
Ma prima mi imbatto nella chiesa di Santo Stefano. Entro. E’ deserta, fresca, spoglia, con l’ombra del crocifisso appeso che si staglia sul muro. La trovo bellissima.
E arrivo a San Giacomo, dove do il meglio di me.
Entro nel cortile e scopro che bisogna suonare per farsi aprire. Rimango lì impalata. E se suono poi cosa dico? E ci sono solo io? Devono aprire solo per me? Mi guardo in giro, non è che arriva qualcuno e mi accodo? Mi siedo su uno scalino nelle vicinanze facendo finta di leggere, con l’idea di catapultarmi nel caso arrivasse qualcuno. Ma non arriva nessuno.
Dopo un po’ mi alzo e furiosa con la mia scemenza, prendo la prima strada che trovo e inizio a salire. Vado su a passo di marcia dicendomene di tutti i colori.
Dopo un po’ mi rendo conto che ho Assisi sotto di me e il panorama è bellissimo. Vabbè niente chiesa di San Giacomo causa scemenza, godiamoci almeno il panorama.
Arrivo, senza averlo preventivato, fino alla Rocca.
Non penso di entrare, cosa ci sarà dentro, un po’ di armature, un po’ di stanze.
Leggo che l’ingresso è sconsigliato a chi soffre di claustrofobia e vertigini. Quindi si sale. Lo fanno apposta a scrivere così, come si fa a resistere.
Entro. Scale a chiocciola per salire sulle torri e vista stupenda. Grande, quest’anno mi erano mancati i campanili.
Ma soprattutto il corridoio di collegamento tra i 2 torrioni, 107 metri di cunicolo stretto e lungo, con ogni tanto delle feritoie per vedere fuori. La mia anima infantile è entusiasta.
Torno giù. Arrivo sulla piazza e di colpo mi rendo conto che il cammino è proprio finito. Sto un po’ seduta su uno scalino. Non ho voglia di tornare alla vita normale, non ancora…
Vedo una signora che mi saluta con la mano. Sono le 2 coppie mamma/figlia che avevo incontrato a San Sepolcro. Vado da loro.
Siamo lì, in mezzo alla piazza, ci raccontiamo un po’ degli ultimi giorni, quando vedo una persona che mi fissa sorridendo. E’ Mauro! Con cui ho fatto il cammino degli Abati questa primavera.
Che bello incontrarlo lì.
E’ con Chiara, una sua amica, e domani partono per fare il tratto da Assisi a Poggio Bustone.
Scopro che sono loro i 2 ragazzi che dormono da Alessia.
E così per questa sera mi faccio adottare.
Stare con loro non mi fa sentire tanto la malinconia da fine cammino.
Anche se vederli partire la mattina, mentre io ho un treno da prendere, non è facile.
Adesso è proprio finito.
Cammino molto bello, ma difficile, difficile “di testa”. Un mucchio di domande, quasi nessuna risposta.
Nei cammini spagnoli ho sempre trovato il “cammino”, dovevo solo entrare dentro, qui ho dovuto costruirmelo. Mi rendo conto che non è chiaro, ma non mi riesce di scriverlo meglio, forse perché non è chiaro neanche a me.
Boschi e ginestre.
Salite e discese.
Solitudine finché basta.
Posti speciali (che alcune volte hanno avuto su di me un effetto a cui non ero preparata).
Accoglienza quasi ovunque ottima. Soprattutto i rifugi definiti “istituzionali”, anche quelli dove non c’era nessuno, dove recuperavo la chiave da una scatoletta, mi hanno dato la sensazione che mi “accogliessero” davvero.
Mi è venuta in mente una frase che ho letto qui tempo fa, non ho voglia di andare a cercarla ma penso sia di Edo (se non è così chiedo scusa all’autore). Se ricordo bene il senso era più o meno: il cammino Francese è come le scuole elementari, non si può partire dall’università senza aver fatto le elementari.
Non so se questo sono le medie, non so neanche se ero davvero pronta per farlo (ma sono contenta di averlo fatto!), ma non lo consiglierei come primo cammino, soprattutto da soli (ciononostante, penso sia bello farlo da soli).
Grazie a tutti, come sempre.
@Ermetismo: magari un cammino invernale. Chissà, sognare si può…
(accidenti, come si fa a mettere l’intonazione alle parole? Il “magari” qui sopra non è un “potrebbe esserci”, ma un “come mi piacerebbe”. Perché non scrivo direttamente “come mi piacerebbe”? Boh, perché a voce ho detto “magari”. Ok, la smetto

)