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Dovadola - Assisi

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Mi pare di essere il primo a leggere questa tappa, si mi sto godendo il fresco notturno....come finisco vado a letto. A presto
 
09/07 Pietralunga - Gubbio
Saluto anche Pietralunga e parto.
Con Heike e Luka ci vediamo a Gubbio, dormono anche loro da Don Marco.
Non ho voglia di fare la strada, la tappa non è lunghissima e, se non ci sono problemi, dovrei lo stesso arrivare a Gubbio in tempo per girarla un po’. Preferisco un po’ più di terra sotto i piedi.
Ha ragione Don Salvatore che dice che tanto non c’è niente di diverso rispetto al tratto già fatto. Vero, ma questo “non diverso” mi piace e non lo considero una perdita di tempo. Ci penso un po’ mentre salgo tra stradine e boschetti, con un bel panorama. Sto bene a camminare qui. E’ strano, ogni tanto ho la sensazione che venga considerato come un “punizione”, quindi da limitare allo stretto necessario. Certo, ogni tanto sono stanca, ho caldo, mi stufo, ma i momenti in cui cammino “con piacere” sono molti molti di più, non c’è paragone. Altrimenti forse non lo farei. Ma allora la “meta” non significa proprio niente? Beh, no, però… Come sempre mi attorciglio con i mie ragionamenti e lascio perdere.
Trovo un albero di amarene mature a lato della strada, appendice alla colazione. Ecco, questo me lo sarei perso.
Scendendo verso la pianura incontro alcune belle frazioni con case in pietra e chiesette. Faccio qualche piccola sosta.
Arrivata giù il paesaggio è un po’ più monotono e inizia a fare più caldo.
Incontro la “Fontana del Pellegrino”. L’hanno inaugurata da poco, ci sono ancora i volantini attaccati.
E’ bello che abbiano pensato di mettere una fontanella qui.
Apro il rubinetto per bere e il getto d’acqua cade esattamente sul bordo lavandomi completamente. Ma non è grave, tanto l’acqua è tiepida. Forse è stato studiato non per bere ma per far fare la doccia al pellegrino.
La smetto di criticare. E’ comunque una bella cosa, anche se non è venuto proprio perfetto tecnicamente.
Arrivo nella periferia di Gubbio.
Ieri Don Marco mi ha mandato un sms con dettagliate istruzioni per arrivare al rifugio.
Sul momento mi sembravano un po’ esagerate, invece sono ottime e utilissime.
Don Marco non c’è, alcuni ragazzi mi aprono e mi fanno vedere la stanza.
Riconosco gli zaini di Heike e Luka che hanno fatto la strada e sono già in giro per Gubbio.
Doccia e vado anch’io.
Salgo fin sulla piazza.
Sono stati montati dei campi da volley e ci sono dei ragazzini che stanno facendo un torneo. All’inizio ci rimango un po’ male, mi piace molto quella piazza e mi aspettavo di vederla vuota. Poi… salgo sulle scale e mi fermo un po’ a vederli giocare. Tutto sommato è un buon modo per utilizzare quello spazio, ogni tanto.
Faccio un giro e poi decido di salire a Sant’Ubaldo. Ci sono stata parecchi anni fa e ho voglia di tornarci. Niente funivia, a piedi, voglio arrivarci con calma.
Salendo la vista su Gubbio è davvero bella.
Dopo la chiesa e il chiostro, mi fermo un po’ su una panca a guardare il panorama. Arriva un gatto scemotto che si mette a pancia all’aria per farsi accarezzare.
Panorama, sole e arietta, un gatto da grattare: cosa voglio di più?
Scendo con calma e mi fermo un po’ sulla piazza ormai vuota.
Ma… che ore saranno? Tardi! Andare in giro senza orologio è bello, ma ogni tanto qualche inconveniente lo crea. Volevo prendere qualcosa alla Coop che c’è vicino al rifugio e mangiare lì, dovrebbero esserci anche Heike e Luka.
Mi catapulto giù e arrivo mentre stanno chiudendo le porte del supermercato. Provo con un altro negozio ma è già chiuso anche lui.
Ufff… mi dispiace. Torno in centro e mangio qualcosa lì.
Ultimo giretto e poi al rifugio.
Heike mi dice che hanno fatto la pasta e ne hanno avanzata anche parecchia. Vabbè, è andata così.
 
10/07 Gubbio - Valfabbrica
Parto presto perché mi preoccupa un po' il caldo.
Faccio tutto più in silenzio possibile perché Heike e Luka si fermano in un agriturismo a metà strada e quindi partono un po’ più tardi. E’ la prima volta che mi capita, ma avendo dormito quasi sempre da sola non rischiavo di svegliare nessuno.
Primo tratto su stradine tra campi e casette.
Poi lungo una strada abbastanza trafficata. E’ il primo tratto abbastanza lungo al bordo di una strada. Non ci sono abituata e non mi piace.
Per fortuna finisce e si inizia a salire su un terreno che mi è più congeniale.
C’è un signore che taglia l’erba con la falce al bordo della strada. Lo saluto. Mi guarda un po’ stupito, forse si chiede chi sono.
Ecco, questa è una differenza rispetto ai cammini spagnoli, lì tutti ti salutano, chi solo con un “Buenos dias” chi con un “Buen Camino”, qui quando saluti si stupiscono. E’ strano, ma i saluti mi mancano un po’.
Questo tratto mi piace.
Breve pausa in un prato vicino a una cappelletta.
Arriva un ragazzo, sta seguendo il percorso “Di qui passo Francesco”, ma salta le parti “inutili”, cioè quelle dove non ci sono Eremi, Monasteri, Santuari dove è stato San Francesco.
E’ un altro modo di fare il cammino, probabilmente migliore del mio, ma mi dà un po’ fastidio quando giudica “inutili” quasi tutte le mie tappe. Però non polemizzo.
Riparte subito perché la cappelletta è chiusa.
Lo ritrovo davanti all’Eremo di San Pietro. E’ chiuso e non visitabile (me lo aveva raccontato Marina che turisti e pellegrini non sono ben accetti, forse hanno anche ragione, non me la sento di criticare la loro scelta).
Il ragazzo è abbastanza dispiaciuto, non potendo entrare diventa inutile anche la tappa di oggi.
Facciamo un tratto di discesa insieme e parliamo un po’.
Un bivio, secondo me bisogna girare a destra, vedo anche un segno verde. Lui è convinto che abbiamo sbagliato e ci siamo persi una deviazione molto più in alto.
Per sicurezza controllo, secondo le tracce gps siamo sulla strada giusta.
Però stiamo seguendo 2 itinerari differenti, probabilmente ha ragione anche lui, per cui non insisto più di tanto, io continuo di qua, ma non cerco di convincerlo a fare altrettanto. Anche perché fosse sbagliato mi dispiacerebbe creare problemi anche ad altri. E vabbè, lo ammetto, un po’ anche perché questa storia delle tappe “inutili” mi è rimasta un po’ sullo stomaco.
Lui torna indietro e io proseguo, ci vediamo a Valfabbrica.
Seguo il fondo di una piccola valle abbastanza stretta e verde. Il problema è che non c’è aria e inizia a fare caldo.
Breve salita e sono su asfalto.
Sotto si vede il fiume, molto bello, verde, alberi, ha l’aria “fresca”.
Secondo la guida bisognerebbe prendere un sentiero sulla sinistra che costeggia il fiume. Ma le frecce sono cancellate, è pieno di “NO”, di “X”, sono state tracciate nuove frecce che indicano la strada.
Ma siamo sicuri? La strada significa allungare (è parecchio tortuosa), stare sull’asfalto e soprattutto sotto il sole a picco. Invece di 5 km di sentiero tra gli alberi e in prossimità del fiume. Le tracce gps indicano la strada. Ma siamo proprio sicuri sicuri che non si possa fare il sentiero?
Sto un po’ lì. Alla fine il senso della legalità ha la meglio. Se mi di dicono che non devo fare una cosa, non la faccio. Ma non sono per niente sicura di aver fatto la scelta giusta.
Fa caldo. Non mi posso fermare perché non c’è ombra. Provo con “Petunia bidi-bodi-bu” ma non funziona. Anche le mie anime mollano l’anima “legale”, hai voluto passare di qua? Arrangiati.
Non guardo l’ora, ma penso di camminare almeno un paio d’ore su questa strada senza che passi nessuno, non capisco se è chiusa al traffico o non va da nessuna parte. Non vedo l’ora che finisca.
Finalmente arrivo alla diga.
Ancora un pezzo di discesa e poi uno sterrato con un po’ di alberi.
C’è una piccola frazione con una chiesa. Mi siedo contro il muro all’ombra.
Valfabbrica non è lontana, la stradina è piacevole e ci arrivo senza problemi.
Trovo l’Ostello Francescano.
Dentro è freschissimo!
La signora che lo gestisce è uscita un attimo, c’è la sorella che mi chiede di aspettare che ritorni.
Non sarebbe un problema, non fosse per una bottiglia d’acqua che c’è sul tavolo. E’ fresca, si vede, il vetro è pieno di goccioline.
La signora se ne prende un bicchiere. Ne vorrei uno anch’io. Alla signora non viene in mente di offrirmelo e io non oso chiederlo.
Non avevo particolarmente sete prima di entrare, ho ancora un po’ d’acqua e ho bevuto a sufficienza. Ma avere quell’acqua fresca a mezzo metro ed essere così scemi da non riuscire a chiederne è un supplizio.
Finalmente arriva la sorella.
Il posto è bello, malgrado il nome è qualcosa di più di un ostello.
Quando scendo di nuovo giù incontro il ragazzo di oggi. Mi racconta che ha fatto su e giù per sentieri ripidi e scoscesi finché ha chiesto a un signore di portarlo in macchina fino qui. Chissà, forse io avrei preferito il suo tragitto e lui il mio.
Mangiamo lì.
Convinciamo la signora che antipasto e primo è più che sufficiente. Anche perché sono abbondanti entrambi.
Ci prepara anche la panzanella, che oltre a essere buona, trovo che sia più che adatta alla giornata.
Il ragazzo mangia pochissimo e visto che la signora ci ha messo impegno a preparare le cose (e le sono riuscite anche bene!), mi dispiace deluderla, così finisce che mangio molto io.
Dopo cena 2 passi sono necessari, sia per aiutare la digestione che per mettere un po’ d’ordine ai pensieri.
Domani arrivo ad Assisi, 2 giorni lì e poi fine. Sono del mio solito umore da ultimo giorno.
 
11/07 Valfabbrica - Assisi
E sono arrivata all’ultima tappa. Come sarà l’arrivo ad Assisi? Meglio non pensarci e scoprirlo direttamente.
Scendo e trovo il ragazzo: “Ti ho aspettato, così camminiamo insieme” . Mi coglie un po’ di sorpresa. Ho sempre camminato da sola e, insomma, pensavo di farlo anche in questa ultima tappa. Soprattutto l’arrivo ad Assisi vorrei farlo senza testimoni.
Facendo del mio meglio per non essere troppo scortese, gli spiego che va bene, però almeno l’ultimo pezzettino vorrei farlo da sola.
E così, dopo abbondante e simpatica colazione da Ciro, partiamo.
Un’ultima piccola salitina in un bosco, saluto tutti i boschi che ho attraversato, che hanno caratterizzato tutto questo cammino. Poi un po’ di ginestre, anche loro sempre presenti.
Incontriamo una coppia di Trento. Hanno fatto cammini in Spagna, la Francigena e molto altro. Parliamo un po’ salendo. E’ un incontro piacevole.
Arrivati in cima vedo la Rocca di Assisi e poi la Basilica di San Francesco.
Ci vuole ancora un po’ per arrivare, ma rimarranno quasi sempre visibili.
Prima dell’ultima salita saluto il ragazzo, alla fine mi ha fatto piacere fare questo tratto con lui.
Salgo sulla stretta strada asfaltata ed entro dalla Porta San Giacomo.
La Basilica ormai è lì. I particolari che man mano che mi avvicinavo riuscivo ad identificare ora li vedo perfettamente.
Sul piazzale alto ci sono 2 frati molto giovani che accolgono le persone che entrano. Le salutano, probabilmente danno informazioni a chi le chiede.
Devo controllare bene questo interruttore dell’invisibilità, mi sa che si aziona da solo. Vengono verso di me, ma poi deviano e vanno a salutare un gruppetto che arriva alla mia sinistra.
Mi sarebbe piaciuto ricevere un “Benvenuta! Da dove arrivi?” “Da Dovadola, a piedi”, ma, vabbè, me lo dico da sola, va bene lo stesso.
Entro nella Basilica c’è parecchia gente, ma non mi crea problemi, mi sento in qualche modo una privilegiata: ho avuto la possibilità di arrivare qui a piedi, ho camminato 12 giorni e adesso sono qui.
Questa sensazione mi rimane per tutti i 2 giorni che resto ad Assisi. Ed è una bella sensazione. Ci sono i negozi, i bar, la folla, ma sono per i turisti, non mi sento turista, mi sento un po’ al di fuori di tutto ciò.
Ripensandoci mi stupisco parecchio, soprattutto dopo i miei “difficili” arrivi a Santiago. Ma questa volta è così, va a capire perché, ma ben venga. Il cammino è imprevedibile, questo è sicuro.
Mi siedo nella Basilica superiore e sto un po’ lì.
Passo dall’inferiore e esco.
Mi siedo per terra, appoggiata a una colonna. Penso di avere il classico sorriso da cammino stampato in faccia.
A Santiago non ho mai ritirato la Compostela, ma Marina mi ha detto che l’Assisiana è già pronta con il mio nome. Qualcuno ha fatto qualcosa per me, mi sembra il minimo andare a ritirarla.
Vado, non devo neanche chiedere, il custode appena mi vede con lo zaino mi fa segno di entrare, sello e Assisiana.
Tra la folla di Assisi vedo Heike e Luka. Dormono al campeggio, felici di poter usare la loro tenda.
Incontro di nuovo la coppia di Trento.
Vado a San Giacomo de Muro Rupto, come consigliato, ma le visite iniziano alle 15:30, ripasserò.
Aspetto che apra Santa Chiara e entro quando c’è ancora poca gente.
Giro un po’ a caso, senza una meta. Tranquilla.
Il cielo sta diventando scurissimo, mi sa che verrà giù un diluvio. Pensavo di andare a Santa Maria degli Angeli a piedi, ma cambio idea e prendo il bus.
Mentre lo aspetto iniziano a venire giù dei goccioloni e la temperatura si abbassa notevolmente. Ma alla fine non farà più di così.
Arrivo da Alessia, mi apre la figlia che mi porta nella soffitta. Mi piace. Sì, è stata un’ottima idea fermarsi qui.
Anche stasera ci sono solo io.
Esco e vado a vedere se è ancora aperta Santa Maria degli Angeli. Sì, si può ancora entrare.
Potrei andare a mangiare qualcosa alla pizzeria di Alessia, così la conosco e la saluto. Ma… non ho idea di dove sia e non mi ricordo come si chiama. Potrei tornare e chiedere alla figlia o fare qualche tentativo a caso sperando che mi ritorni in mente il nome leggendolo.
Neanche a dirlo scelgo la seconda soluzione.
Un primo tentativo in una direzione non mi porta a niente di interessante. Torno indietro.
Sto quasi per cedere e andare in un qualsiasi altro posto quando vedo una “concha” disegnata su un menu esterno. Non può essere che lei. “Sei Alessia?” “Sì” E vai! Mi avesse risposto no, sarei sprofondata e non avrei più osato entrare in un altro.
Mangio qualcosa e rimango un po’ lì a chiacchierare. Mi racconta del suo cammino di Santiago, dell’idea di mettere su quella piccola accoglienza, dei vari problemi, delle richieste assurde che le fanno e delle lamentele, di chi prenota e non si fa vedere. Di entusiasmo lei e tutta la famiglia ne hanno tanto, ma non deve essere sempre facile. Mi dice che, se non ho problemi, domani sera ci saranno anche altri 2 ragazzi a dormire.
Bello l’incontro e la chiacchierata.
Domani: non faccio programmi troppo dettagliati. Mi piacerebbe rivedere l’Eremo delle Carceri e San Damiano e poi deciderò sul momento.
 
Alessia sulla strada con i mattoncini incassati nella pavimentazione ...
Conosciuta da me, Cinzia e free domenica scorsa, ci passiamo davanti e Cinzia vede una concha sul menu con la scritta "Si mette il sello" sorrido e entro a prendere qualcosa da bere... poi visita alla chiesa, un paio di panini al bar a destra della chiesa e ritorniamo alla macchina e guarda caso nella stessa pizzeria ci troviamo Angela Seracchioli .... un abbraccio di corsa e due parole due perchè il treno parte ....

Grazie Liam .. del tuo diario che mi è piaciuto per la freschezza e la semplicità e grazie per avermi riportata per un istante a domenica scorsa ....

Un abbraccio

Edo
 
Edo ha scritto:
Alessia sulla strada con i mattoncini incassati nella pavimentazione ...
Conosciuta da me, Cinzia e free domenica scorsa, ci passiamo davanti e Cinzia vede una concha sul menu con la scritta "Si mette il sello" sorrido e entro a prendere qualcosa da bere... poi visita alla chiesa, un paio di panini al bar a destra della chiesa e ritorniamo alla macchina e guarda caso nella stessa pizzeria ci troviamo Angela Seracchioli .... un abbraccio di corsa e due parole due perchè il treno parte ....
Grazie Liam .. del tuo diario che mi è piaciuto per la freschezza e la semplicità e grazie per avermi riportata per un istante a domenica scorsa ....
Un abbraccio
Edo

...Angela...che persona e che personaggio!!! Ho avuto la fortuna di essere ospite del suo "albergue" ad Assisi, "La perfetta letizia" ora chiuso ( :pugni: :rabbia: :espulso: ). Ho anche scoperto che siamo "quasi" parenti...la sua migliore amica dei tempi di S. Martino di Castrozza è mia cugina! ...I suoi racconti, la sua vita, i suoi progetti...che spettacolo di donna...

Liam...grazie per il tuo diario, hai fugato molti miei dubbi. Per i prossimi anni ho un progetto che prevede il Cammino da te raccontato. I dubbi li avevo per aver fatto parte del Cammino di Angela (da qui passò Francesco) che mi era piaciuto assai. Bhè...dopo averti letta è sicuro che camminerò anch'io sui sentieri da te appena percorsi.
Ultreya a todos!!!
 
Grazie Liam dei tuoi racconti è stato veramente un piacere leggerti,brava.

Un abbraccio

Renzo e Ivana
 
Bel cammino. Belli i posti attraversati. Bella l'Italia. Bel diario..sincero e spontaneo.

:abbraccio:

free
 
Ma grazie a voi! :-)
Questa cosa di raccontare il cammino mi piace, me lo fa durare un po' più a lungo e in qualche modo me lo rende più "reale". Non so bene come spiegare questa cosa, ma è così.

Ehi, però non scappate tutti adesso, ancora almeno 2 cose sull'ultimo giorno devo raccontarle... adesso non sono abbastanza lucida visto l'ora, nei prossimi giorni.
Poi prometto che fino al prossimo cammino (che vedo ben lontano :???: ) non racconto più :angel
 
L'epilogo è d'obbligo. :doh:
Per il futuro non è che possiamo aspettare fino al prossimo anno. Vedi di inventarti qualcosa durante le vacanze di Natale....anche una cosa breve....ma raccontata come solo Tu sai fare.
Ermanno
 
ho letto ed apprezzato, in questo momento ho un pensiero, come fate a camminare e scrivere poi così bene i vs diari? Ho parlato al plurale perché intendevo anche Ermetismo... ho riletto i nomi dei partecipanti al raduno, se ho capito bene non ci sarete entrambi.... mi rode. Abbraccio
 
No rubon, purtroppo niente raduno...
ma prima o poi riuscirò a venire.
Divertitevi (ma penso che non ci sia bisogno di dirlo!)
 
12/07 Assisi
Bus fino ad Assisi e poi sul sentiero per l’Eremo delle Carceri.
Entro e faccio il giro “classico” all’interno e lungo la stradina.
La statua di San Francesco e i suoi compagni che guardano le stelle mi aveva colpito la prima volta che l’ho vista e mi colpisce di nuovo adesso.
Sto per uscire ma cambio idea e torno indietro. Prendo il sentiero che scende giù verso le grotte. Lo seguo tutto, con 2 lunghe soste seduta su una pietra.
Torno ad Assisi e vado verso San Damiano.
Apre alle 2, manca ancora un po’ e fa abbastanza caldo. Sotto gli ulivi sta aspettando un gruppo di suore molto giovani che parlano francese, ma direi vengono un po’ da tutto il mondo. Hanno messo dei teli colorati per terra e chiacchierano, cantano, ridono, mangiano. Mi mettono allegria.
San Damiano, altro posto particolare. Soprattutto il chiostro, silenzioso, tranquillo, ma pieno di fiori e di colori.
Mi dirigo di nuovo verso San Giacomo, adesso dovrebbe essere aperto.
Ma prima mi imbatto nella chiesa di Santo Stefano. Entro. E’ deserta, fresca, spoglia, con l’ombra del crocifisso appeso che si staglia sul muro. La trovo bellissima.
E arrivo a San Giacomo, dove do il meglio di me.
Entro nel cortile e scopro che bisogna suonare per farsi aprire. Rimango lì impalata. E se suono poi cosa dico? E ci sono solo io? Devono aprire solo per me? Mi guardo in giro, non è che arriva qualcuno e mi accodo? Mi siedo su uno scalino nelle vicinanze facendo finta di leggere, con l’idea di catapultarmi nel caso arrivasse qualcuno. Ma non arriva nessuno.
Dopo un po’ mi alzo e furiosa con la mia scemenza, prendo la prima strada che trovo e inizio a salire. Vado su a passo di marcia dicendomene di tutti i colori.
Dopo un po’ mi rendo conto che ho Assisi sotto di me e il panorama è bellissimo. Vabbè niente chiesa di San Giacomo causa scemenza, godiamoci almeno il panorama.
Arrivo, senza averlo preventivato, fino alla Rocca.
Non penso di entrare, cosa ci sarà dentro, un po’ di armature, un po’ di stanze.
Leggo che l’ingresso è sconsigliato a chi soffre di claustrofobia e vertigini. Quindi si sale. Lo fanno apposta a scrivere così, come si fa a resistere.
Entro. Scale a chiocciola per salire sulle torri e vista stupenda. Grande, quest’anno mi erano mancati i campanili.
Ma soprattutto il corridoio di collegamento tra i 2 torrioni, 107 metri di cunicolo stretto e lungo, con ogni tanto delle feritoie per vedere fuori. La mia anima infantile è entusiasta.
Torno giù. Arrivo sulla piazza e di colpo mi rendo conto che il cammino è proprio finito. Sto un po’ seduta su uno scalino. Non ho voglia di tornare alla vita normale, non ancora…
Vedo una signora che mi saluta con la mano. Sono le 2 coppie mamma/figlia che avevo incontrato a San Sepolcro. Vado da loro.
Siamo lì, in mezzo alla piazza, ci raccontiamo un po’ degli ultimi giorni, quando vedo una persona che mi fissa sorridendo. E’ Mauro! Con cui ho fatto il cammino degli Abati questa primavera.
Che bello incontrarlo lì.
E’ con Chiara, una sua amica, e domani partono per fare il tratto da Assisi a Poggio Bustone.
Scopro che sono loro i 2 ragazzi che dormono da Alessia.
E così per questa sera mi faccio adottare.
Stare con loro non mi fa sentire tanto la malinconia da fine cammino.
Anche se vederli partire la mattina, mentre io ho un treno da prendere, non è facile.

Adesso è proprio finito.
Cammino molto bello, ma difficile, difficile “di testa”. Un mucchio di domande, quasi nessuna risposta.
Nei cammini spagnoli ho sempre trovato il “cammino”, dovevo solo entrare dentro, qui ho dovuto costruirmelo. Mi rendo conto che non è chiaro, ma non mi riesce di scriverlo meglio, forse perché non è chiaro neanche a me.
Boschi e ginestre.
Salite e discese.
Solitudine finché basta.
Posti speciali (che alcune volte hanno avuto su di me un effetto a cui non ero preparata).
Accoglienza quasi ovunque ottima. Soprattutto i rifugi definiti “istituzionali”, anche quelli dove non c’era nessuno, dove recuperavo la chiave da una scatoletta, mi hanno dato la sensazione che mi “accogliessero” davvero.

Mi è venuta in mente una frase che ho letto qui tempo fa, non ho voglia di andare a cercarla ma penso sia di Edo (se non è così chiedo scusa all’autore). Se ricordo bene il senso era più o meno: il cammino Francese è come le scuole elementari, non si può partire dall’università senza aver fatto le elementari.
Non so se questo sono le medie, non so neanche se ero davvero pronta per farlo (ma sono contenta di averlo fatto!), ma non lo consiglierei come primo cammino, soprattutto da soli (ciononostante, penso sia bello farlo da soli).

Grazie a tutti, come sempre.

@Ermetismo: magari un cammino invernale. Chissà, sognare si può…
(accidenti, come si fa a mettere l’intonazione alle parole? Il “magari” qui sopra non è un “potrebbe esserci”, ma un “come mi piacerebbe”. Perché non scrivo direttamente “come mi piacerebbe”? Boh, perché a voce ho detto “magari”. Ok, la smetto :-) )
 
Sei unica Liam ... la foto della chiesa di San Giacomo la trovi comunque in quelle del ritrovo ad Assisi dell'ultimo fine settimana.

A San Giacomo noi abbiamo suonato e la porta si è aperta, a volte veramente mi stupisci :-)

La frase che hai citato non è mia è di immacolata e la trovi in questo del post 5/2/2008

Ecco a cosa servono anche gli admin : a fotografare le chiese che vengono "saltate" e a ricercare vecchi post ...
ok ok mi richiamo da solo :-)

Grazie Lia

Edo
 
Le ho viste le foto, le ho viste...
Ma... avete suonato e la porta si è aperta? E siete entrati così? :-o :-o

Vabbè... mi serva di lezione per la prossima volta. :-x
Ma dove? Sono arrivata a mezzo secolo abbondante ormai non cambio mica più... basta non prendersi troppo sul serio

Però, (solo per fare un po' di concorrenza a Julo, il ricercatore ufficiale :-) ) avrei trovato questo, l'università non c'era, vero, però... :roll:
A parte gli scherzi era quello che mi ricordavo, l'altro non lo avevo mai letto, troppo giovane di forum.

Scappo veloce che è meglio... :ciao: :ciao:
 
Rubon:
Quindi dichiaro ufficialmente chiuse le iscrizioni di nuovi ospiti!!

:'-)

verrà anche il mio turno. :fiesta:

Liam:
bastava un semplice"Sì, se posso" :-)
Ermanno
 
Per noi è stato più facile, Lia,perchè giocavamo in casa. A farci da anfitrione avevamo FraVic che è nato e cresciuto ad Assisi: ha suonato il campanello della chiesa di San Giacomo con la stessa naturalezza con la quale io suono il campanello di casa mia quando scordo le chiavi.
Se la cosa ti può consolare, io di fronte a quel campanello avrei fatto come te. :si:

Grazie per aver condiviso il tuo Cammino con noi.

Fly
 
Lia, non preoccuparti, non sei la sola. Di fronte a quel campanello io non solo non avrei suonato ma mi sarei inventata un sacco di giustificazioni e sarei stata capace di autoconvincermi di aver fatto la cosa giusta.
Sei stata grande sia per il cammino sia per il racconto. Ti abbraccio. Vittoria
 
Beh...non so come dirlo, allora...
Tre anni fa giunti ad Assisi sul cammino di Angela Seracchioli...io e altri quattro pellegrini abbiamo suonato a quel campanello e...si è aperto, così semplicemente. Le suore ci hanno accolto e lasciato visitare la chiesa con tutta tranquillità. Non solo...ci hanno pure messo il "sello" sulla credenziale. Emozione veramente unica.
 

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