angeloscano
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20 aprile 2011
Fuentes de Cantos – Zafra
Oggi non avrei voluto scrivere. Non riuscivo a trovare in me sensazioni belle, piacevoli, profonde. Ma solo stanchezza, fatica, malumore.
Non è per il paesaggio in se', che ormai rappresenta una musica di sottofondo dove i miei passi si inseriscono cercando di trovare il tempo giusto e l'armonia per non stonare. Oggi è stata faticosa.
25 km di fango e pioggia. Gli Dei a quanto pare mi hanno ascoltato ed io, mentre arrancavo piegato per tagliare l'aria e la pioggia fredda, non riuscivo ad esserne grato. Gli scarponi, due mattoni che posavo sul terreno senza riuscire più a sollevare, quasi fosse cemento e non fango quello sul quale stavo camminando. Il poncho si ribellava svolazzando e scaricando la pioggia sui pantaloni. Passo dopo passo. Anche l'Ipod era scarico e non riuscivo a governare i pensieri che rimestavano un paiolo di negatività. L'Albergue a Zafra ha solo 20 posti letto e non è possibile prenotare. Dovevo arrivare in tempo, essere veloce, puntare chi mi camminava davanti e misurare il tempo necessario per superarlo. Pellegrino dopo pellegrino, una gara di rimonta. Diversi persone avevano optato per l'autobus di linea. Mezzora di viaggio comodamente seduti, comodamente asciutti, comodamente arrivare al San Francesco e prendere un letto prima di fare, ridendo, le vasche per la cittadina. Ed io lì a dire che non era giusto, a sentirmi ferito ed offeso dal loro gesto. Ma in fondo ero arrabbiato con me stesso, per le emozioni che provavo, per il fatto che mi facevo condizionare dai comportamenti degli altri. Forse una parte di me li invidiava e faceva fatica a confessarlo. Io sono responsabile delle emozioni che provo, io ho il potere di condizionarle, alimentarle, trattenerle o lasciarle andare. Gli altri sono solo l'occasione per specchiarmi, ma quello che vedo dipende da me.
Per ore ho cercato di visualizzare emozioni positive, le sensazioni dei giorni precedenti senza riuscire però a scalzare ciò che mi aveva imprigionato. Mi sono infine arreso arrivando dopo 6 ore e mezza all'Albergue arrabbiato, fradicio, stanco e triste.
“ olà, por favor tiene una cama' libre?” gocciolando sul tappeto davanti alla scrivania
“ Ya, tenemos una cama' por ti. Bienvenido Pellegrino” asciugandomi con il suo bel sorriso ...
Ed ora, lavata via la stanchezza, riposato, riappacificatomi con me stesso (e chiesto silenziosamente scusa ai “pellegrini comodi” ) sono nuovamente in armonia con il cammino...
Fuentes de Cantos – Zafra
Oggi non avrei voluto scrivere. Non riuscivo a trovare in me sensazioni belle, piacevoli, profonde. Ma solo stanchezza, fatica, malumore.
Non è per il paesaggio in se', che ormai rappresenta una musica di sottofondo dove i miei passi si inseriscono cercando di trovare il tempo giusto e l'armonia per non stonare. Oggi è stata faticosa.
25 km di fango e pioggia. Gli Dei a quanto pare mi hanno ascoltato ed io, mentre arrancavo piegato per tagliare l'aria e la pioggia fredda, non riuscivo ad esserne grato. Gli scarponi, due mattoni che posavo sul terreno senza riuscire più a sollevare, quasi fosse cemento e non fango quello sul quale stavo camminando. Il poncho si ribellava svolazzando e scaricando la pioggia sui pantaloni. Passo dopo passo. Anche l'Ipod era scarico e non riuscivo a governare i pensieri che rimestavano un paiolo di negatività. L'Albergue a Zafra ha solo 20 posti letto e non è possibile prenotare. Dovevo arrivare in tempo, essere veloce, puntare chi mi camminava davanti e misurare il tempo necessario per superarlo. Pellegrino dopo pellegrino, una gara di rimonta. Diversi persone avevano optato per l'autobus di linea. Mezzora di viaggio comodamente seduti, comodamente asciutti, comodamente arrivare al San Francesco e prendere un letto prima di fare, ridendo, le vasche per la cittadina. Ed io lì a dire che non era giusto, a sentirmi ferito ed offeso dal loro gesto. Ma in fondo ero arrabbiato con me stesso, per le emozioni che provavo, per il fatto che mi facevo condizionare dai comportamenti degli altri. Forse una parte di me li invidiava e faceva fatica a confessarlo. Io sono responsabile delle emozioni che provo, io ho il potere di condizionarle, alimentarle, trattenerle o lasciarle andare. Gli altri sono solo l'occasione per specchiarmi, ma quello che vedo dipende da me.
Per ore ho cercato di visualizzare emozioni positive, le sensazioni dei giorni precedenti senza riuscire però a scalzare ciò che mi aveva imprigionato. Mi sono infine arreso arrivando dopo 6 ore e mezza all'Albergue arrabbiato, fradicio, stanco e triste.
“ olà, por favor tiene una cama' libre?” gocciolando sul tappeto davanti alla scrivania
“ Ya, tenemos una cama' por ti. Bienvenido Pellegrino” asciugandomi con il suo bel sorriso ...
Ed ora, lavata via la stanchezza, riposato, riappacificatomi con me stesso (e chiesto silenziosamente scusa ai “pellegrini comodi” ) sono nuovamente in armonia con il cammino...

Fly.
