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E' tempo di andare...

calmi, non è finita! manca l'epilogo di Finisterre ed il ritorno a casa...e poi....
dai Angelo che siamo tutti in attesa.
Ermanno
 
Grazie Angelo... :littleangel

dopo alcuni giorni di pausa, leggerti è ancora più bello.
Aspettiamo anche l'incontro con l'oceano...

un abbraccio con gioia, pellegrino in cammino!

Fede
 
20 Maggio 2011
Santiago di Compostella – Negreira

“Forestiero che cerchi
la dimensione insondabile,
la incontrerai fuori dalla città
alla fine del tuo cammino...”
Franco Battiato

Le prime luci del giorno illuminano i primi pellegrini che, attraversando i sacchi a pelo e le tende in Plaza de Obradoiro, si dirigono verso la discesa a fianco del Parador.
Silenziosamente, come se ognuno di noi fosse stato chiamato ad un appuntamento al quale arrivare in sordina. La strada lastricata scivola dolcemente in mezzo alle case per facilitarci l'uscita. Dai lampioni si sparge luce arancione, memoria d'aurora e tramonto, d'alfa e omega del tempo che ha scandito il nostro cammino. Non importa da dove arriviamo, sentiamo il bisogno di continuare, uniti nel desiderio di arrivare là dove non puoi che tornare. Ad uno ad uno andiamo lasciando questa città che ancora pigramente dorme. Attraverso un parco che rapidamente porta fuori. Sia ieri che oggi che piccola che sembra Santiago al mattino presto, come se fosse una città che durante la notte si rannicchia in se stessa, assumendo l'ancestrale posizione fetale. Tra poco si alzerà e si farà bella per accogliere degnamente i pellegrini e le pellegrine che ne varcheranno la cinta.
Le guglie della cattedrale appaiono già lontane, un cartello appeso al palo della luce indica, quasi sbiadita, la direzione “Finisterre” portandomi in un sentiero simile a quelli che mi hanno accompagnato in questi ultimi giorni. Boschi di eucalipti profumati e ginestra, su un cippo qualcuno ha lasciato i suoi scarponi per camminare più leggero.
Un ponte medioevale mi balza in quattro arcate sull'altra sponda ove sorgono i mulini ad acqua per trasformare la segale in farina scura da pane nero come queste zolle esposte al sole. Oggi queste macine sono pietre improduttive e dimenticate e il pane è incolore ed insapore. E' presto quando arrivo a Negreira. L'hospitalera mi consegna la credenzial per Finisterre. Adesso però quello che cerco è un bicchiere di buon sidro, dal gusto dolce ed acidulo, che mi ricordi il profumo delle ultime mele d'inverno che, socchiudendo la porta della cantina, ti avvolge di piacere.

21 Maggio 2011
Negreira – Olveiroa
Lasciare scarponi sui cippi pare sia una consuetudine. Punti interrogativi da guardare a lungo per provare ad immaginare l'autore o l'autrice di quel messaggio. Spesso mi danno un senso di leggerezza a dispetto della forma, che lascia intendere un atteso di cime innevate o irti sentieri lungo i quali masticare foglie di coca per reggere l'altitudine e lo sforzo. Leggerezza perché immagino che il proprietario abbia scoperto il principio della levitazione e si sia lasciato trasportare, liberandosi della zavorra, da quel vento dolce che spinge chi è in cammino.
Lungo la costa fioriscono le pale eoliche che proiettano l'ombra sul bosco appena sveglio. La strada si infila tra paesi che profumano di granoturco trinciato. L'aria ne è pregna, quasi ti stordisce questo profumo fermentato. A distanza vedo una coppia di pellegrini che cammina silenziosamente tenendosi per mano. Uguale l'abbigliamento, così come lo zaino e i sacchetti gialli del sacco a pelo appesi sopra. Unica differenza ha lui in mano i quattro identici bastoncini. Bella l'immagine e immortalo questo andare adolescenziale dove non sono due che vanno “cammino”, ma “conmano”. Passo a passo; mano a mano. Li raggiungo, pronto ad un saluto giovanile che rimane smorzato dalla sorpresa. Sono due anziani che sì, mi sorprendono, ma per la loro dolce bellezza e serenità. Mai un “buon cammino” fu così gradito, mai la mia risposta così gioiosa e figliare. Il borgo vecchio di Olveiroa è un bell'esempio di recupero edilizio. L'albergue è distribuito su più edifici ristrutturati tra gli Oreos in pietra irregolare posti su enormi funghi. Mi sdraio nell'erba all'ombra del castagno, e guardo il cielo tra le foglie che si muovono. Ci vuol poco così ad addormentarsi e a sognare di essere nel giardino di casa.
 
angeloscano ha scritto:
“Forestiero che cerchi
la dimensione insondabile,
la incontrerai fuori dalla città
alla fine del tuo cammino...”
Franco Battiato
Caro Angelo
forse sarai giunto "alla fine del tuo cammino..."
e noi con te.
Attendiamo l'epilogo da dove la terra finisce
augurandoti di godere della visione di un tramonto indimenticabile.

Donato
 
22 Maggio 2011
Olveiroa – Muxia
Destra o sinistra? Finisterre o Muxia. E' il momento di scegliere. Il cippo lo impone. Non si può più rimandare. Destra. Vadano i miei passi per Muxia. Seguo una pellegrina che si infila nel sentiero, con l'ombrello al posto dei bastoncini, Ciao Mary Poppins. Anche tu qui!! Mi guarda stupita ed interrogativa, poi alzando l'ombrello sorride. Monica Poppins sia da oggi il suo nome mentre la lascio alle mie spalle. I cani sono il problema più grosso in questi giorni. I paesi, disabitati d'umani sembrano popolati solo da cani che stanno davanti alla porta di ogni casa-cuccia sonnacchiosi. Grandi, piccoli, scapoli, ammogliati, con prole numerosa o meno. A cui nessuno ha parlato del “Cammino” e della differenza tra pellegrini e malviventi. E così spesso passare è atto di coraggio e decisione confidando nel Santo e nella “buone sorte”. Un sacrestano ripulisce dal riso e dai coriandoli multicolori l'ingresso della chiesetta. Ormai gli sposi saranno al taglio della torta mentre lui cerca, con fatica, di raccogliere gli ultimi chicchi. Chissà se è sposato? Chissà quanto riso ha già raccolto? Speriamo almeno venga dato alle galline. Poco distante un piccolo puledro ancora stupito, memore del suo amniotico mondo ovattata mi guarda interrogativo mentre le campane trattengono il silenzio. Le frecce mi guidano per mano tra stradine e sentieri portandomi nell'ennesimo bosco di pini ed eucalipti. Oggi si sta bene, il cielo è azzurro, l'aria profumata ed io mi sento in forma. Il dolore alle spalle, che mi accompagnava in questi ultimi giorni, sembra sopito. Quante varietà di fiori sto incontrando lungo il cammino. Quasi fosse una serra a cielo aperto. Mi accontento di guardarli, odorarli, fotografarli ed ignorarne il nome. Prima di partire avevo letto un diario del cammino tutto fatto descrivendone i fiori che vi si trovavano. Bello un cammino fiorito.
Penso a questo mentre entro in una borgata ordinata intorno all'unica stradina di cemento. Alcune donne parlano tra loro in galego. Quasi tutta la lunghezza del piccolo rettilineo è ricoperta di alghe stese a seccare. Il mare non deve più essere molto lontano. Mezzora, ed eccolo sbucare dal bosco. Mescolato nei suoi colori al cielo. Allora esiste davvero. Ho attraversato tutta la Spagna da sud a nord. Quasi da mare a mare. Ed ora il cippo accanto al quale mi fermo per godere di questa bellezza segna 2 km a Muxia. Non andrei via da qui. Da questa immagine di bosco che diventa siepe e si stende ad accarezzare l'acqua cristallina. La Chiesa di Nostra Signora de la Barca è posata sugli scogli. Portata lì dalle onde di questo oceano che ora la protegge con la sua schiuma bianca che si infrange ai suoi piedi. Massi tondi, levigati, dalle forme armoniose ospitano molluschi che vivono di risacca. Che bello stare qui, che pace. Che fresca energia respiri nell'aria leggera. E solo ora mi accorgo di quanto avevo atteso questo momento, questo orizzonte infinito, questo brivido che mi entra dentro. Nella chiesa modellini di navi pendono dal soffitto muovendosi su onde invisibili. Alle pareti alcuni ex voto per naufragi ed annegamenti evitati. Son quasi le 22 quando il sole svanisce lasciando il cielo in fiamme a specchiare la sua bellezza sul mare.
 
Angelo,di nome e di fatto, quante emozioni sai trasmettere,mentre leggevo mi sembrava di esserci anch'io,di sentire il profumo dei fiori,e di assaporare il tramonto sull'oceano,c'è un gran bisogno di persone come tè. Grazie di cuore
 
23 Maggio 2011
Muxia – Finisterre

5 giugno 2006 - ore 15, non visto lascio scivolare, da una mano che si apre tremante, una piccola pietra. Nell'angolo, alla base della colonna, tra l'oscurità e il silenzio di questa Cattedrale. Partito da casa il 6 maggio per il mio primo cammino. La stessa mano che nel giardino di casa raccolse 2 pietre da portare nello zaino.
Una era destinata alla “croce di ferro”, quel piccolo monte di sassi portati da pellegrini e pellegrine di tutto il mondo per ricordare che qualunque sia la tua pena puoi liberartene e proseguire il tuo cammino più leggero. Un semplice gesto. Un “per-dono” che nulla chiede in cambio se non la tua rinascita.
L'altra era destinata a posarsi sul fondo dell'oceano a Finisterre, come un legame che potesse unire l'inizio e la fine del mio cammino. Da queste mie montagne dove sgorga l'acqua cristallina che nutre per sua natura , semplice e fondamentale gesto d'amore, gli esseri viventi a questo mare così vasto da immaginare che c'è voluto il coraggio di uomini che hanno saputo proiettare il proprio sogno e l'ardore in un altrove dai nomi esotici ed improbabili. Ignari loro che è necessario rischiare di perdersi per ritrovarsi. Il mare mi affascina, mi inquieta. Noi siamo fatti di oceano, più del 98 % del nostro corpo è fatto di soluzione salina quasi alla stessa concentrazione. Che sapore hanno le nostre lacrime quando si agita dentro il mare delle emozioni? Lo conosco, l'ho assaporato, a volte l'ho trattenuto così a lungo che si è cristallizzato.
Non riuscii quell'anno ad arrivarci a Finisterre. Dovetti rientrare prima per sopraggiunti problemi al lavoro. Così, poche ore prima di prendere l'aereo, all'improvviso, decisi di non buttare via, né riportare a casa, quella pietra che avevo tenuto in tasca e passato tra le dita come un rosario mentre stanco risalivo i 1300 mt. di un O' Cebreiro avvolto nella nebbia pesante. Le dita si aprono e posano in quella fessura quasi fatta apposta secoli fa quel piccolo mio mondo. Un appuntamento da non scordare.
1722 giorni dopo la mia mano nuovamente tremante ritrova il sassolino. Ne riconosco la rotondità, il color miele, quella particolare scheggiatura che me lo aveva fatto scegliere tra migliaia di altri.
Finisterre: non è facile immaginarla qui la fine di questo cammino. Tra turisti, camper, alberghi e ristoranti. Pullman che scaricano i “mordi e fuggi” e tu che ti chiedi ricordando Chatwin “che ci faccio io qui”. Niente. Probabilmente niente. Sono venuto a portare il mio piccolo sasso anche il suo cammino è terminato. Con un gesto ampio lo lancio e poco prima che venga accolto dalle onde mi sembra che scintilli alla luce di questo sole ancora alto. Un gesto di saluto, almeno così amo immaginare sia stato quel bagliore, che solo i miei occhi hanno visto mentre il sapore del profondo mio mare scivolando sui baffi bagnava le labbra accarezzate dal vento.

“Basta, voglio andare via, lontano dalle rive del linguaggio,
una barca senza nessuno a bordo,
persa in mare,
niente lettere, niente vocabolario,
neppure un nome dipinto sulla prua.
Nient’altro che silenzio, quel silenzio che scende
ogni volta che esco con un notes
e una nuvola improvvisa getta un’ombra sulla mia pagina."
 
Epilogo finisterriano

Ciao :littleangel scano.

Vuoi darmi ancora qualche consiglio? mettermi in guardia?
Parto tra 4 giorni e la mia intenzione è di fare SdC - Muxia - Finisterre - SdC.

Ti prego: dammi notizie buone e profumate come il pane che ho sfornato questa mattina.

Momo :bacibaci:
 
Grazie Angelo
per averci fatto camminare con te
e per avere condiviso con noi i tuoi passi.

Donato
 
Complimenti Angelo, e grazie per aver scritto e condiviso questo meraviglioso diario!

Buon Cammino nella vita
Gianni
 
è stato un piacere seguire passo dopo passo il tuo cammino

grazie Angelo
....è tempo di andare :arrow:
 
E grazie anche da me che concludo oggi la lettura del tuo racconto. Quando avrò finito il portoghese, chissà, forse mettero in cantiere anche "La Plata". Tornerò sulle tue parole per trovare ispirazione. E ci dirai qualcosa del ritorno a casa e della poesia della tua vita quotidiana?

Un caro abbraccio :abbraccio:
Vincenzo
 

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