23 Maggio 2011
Muxia – Finisterre
5 giugno 2006 - ore 15, non visto lascio scivolare, da una mano che si apre tremante, una piccola pietra. Nell'angolo, alla base della colonna, tra l'oscurità e il silenzio di questa Cattedrale. Partito da casa il 6 maggio per il mio primo cammino. La stessa mano che nel giardino di casa raccolse 2 pietre da portare nello zaino.
Una era destinata alla “croce di ferro”, quel piccolo monte di sassi portati da pellegrini e pellegrine di tutto il mondo per ricordare che qualunque sia la tua pena puoi liberartene e proseguire il tuo cammino più leggero. Un semplice gesto. Un “per-dono” che nulla chiede in cambio se non la tua rinascita.
L'altra era destinata a posarsi sul fondo dell'oceano a Finisterre, come un legame che potesse unire l'inizio e la fine del mio cammino. Da queste mie montagne dove sgorga l'acqua cristallina che nutre per sua natura , semplice e fondamentale gesto d'amore, gli esseri viventi a questo mare così vasto da immaginare che c'è voluto il coraggio di uomini che hanno saputo proiettare il proprio sogno e l'ardore in un altrove dai nomi esotici ed improbabili. Ignari loro che è necessario rischiare di perdersi per ritrovarsi. Il mare mi affascina, mi inquieta. Noi siamo fatti di oceano, più del 98 % del nostro corpo è fatto di soluzione salina quasi alla stessa concentrazione. Che sapore hanno le nostre lacrime quando si agita dentro il mare delle emozioni? Lo conosco, l'ho assaporato, a volte l'ho trattenuto così a lungo che si è cristallizzato.
Non riuscii quell'anno ad arrivarci a Finisterre. Dovetti rientrare prima per sopraggiunti problemi al lavoro. Così, poche ore prima di prendere l'aereo, all'improvviso, decisi di non buttare via, né riportare a casa, quella pietra che avevo tenuto in tasca e passato tra le dita come un rosario mentre stanco risalivo i 1300 mt. di un O' Cebreiro avvolto nella nebbia pesante. Le dita si aprono e posano in quella fessura quasi fatta apposta secoli fa quel piccolo mio mondo. Un appuntamento da non scordare.
1722 giorni dopo la mia mano nuovamente tremante ritrova il sassolino. Ne riconosco la rotondità, il color miele, quella particolare scheggiatura che me lo aveva fatto scegliere tra migliaia di altri.
Finisterre: non è facile immaginarla qui la fine di questo cammino. Tra turisti, camper, alberghi e ristoranti. Pullman che scaricano i “mordi e fuggi” e tu che ti chiedi ricordando Chatwin “che ci faccio io qui”. Niente. Probabilmente niente. Sono venuto a portare il mio piccolo sasso anche il suo cammino è terminato. Con un gesto ampio lo lancio e poco prima che venga accolto dalle onde mi sembra che scintilli alla luce di questo sole ancora alto. Un gesto di saluto, almeno così amo immaginare sia stato quel bagliore, che solo i miei occhi hanno visto mentre il sapore del profondo mio mare scivolando sui baffi bagnava le labbra accarezzate dal vento.
“Basta, voglio andare via, lontano dalle rive del linguaggio,
una barca senza nessuno a bordo,
persa in mare,
niente lettere, niente vocabolario,
neppure un nome dipinto sulla prua.
Nient’altro che silenzio, quel silenzio che scende
ogni volta che esco con un notes
e una nuvola improvvisa getta un’ombra sulla mia pagina."