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Help! Miti e leggende Pellegrinaggi

  • Creatore Discussione Creatore Discussione Matteo&Giuly
  • Data di inizio Data di inizio
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Matteo&Giuly

Salve a tutti :mrgreen: ,
Siamo 2 studenti di una scuola superiore di Bergamo.
La nostra professoressa di storia ha commisssionato alla classe una ricerca sui pellegrinaggi. A noi è stato assegnato l'argomento MITI E LEGGENDE SUI PELLEGRINAGGI...Avete qualche storia da dirci che vi è stata raccontata? (non solo sul cammino di santiago)
Grazie mille x la collaborazione, Buon Viaggio! ;)
 
Matteo&Giuly ha scritto:
Salve a tutti :mrgreen: ,
Siamo 2 studenti di una scuola superiore di Bergamo.
La nostra professoressa di storia ha commisssionato alla classe una ricerca sui pellegrinaggi. A noi è stato assegnato l'argomento MITI E LEGGENDE SUI PELLEGRINAGGI...Avete qualche storia da dirci che vi è stata raccontata? (non solo sul cammino di santiago)
Grazie mille x la collaborazione, Buon Viaggio! ;)

ciao !
qua: https://it.wikipedia.org/wiki/Santo_Domingo_de_la_Calzada
trovate una breve descrizione della leggenda, poi in internet ci sono altri mille mila link !
Ancora oggi è una città attraversata dal cammino, e corre voce che se un pellegrino in chiesa sente il gallo cantare, sicuramente arriverà a Santiago ! ( anche di questa cosa trovate siti molto più esaustivi di me )
suerte ! :mrgreen:
 
Ciao Ragazzi,
quest'anno a Finisterre abbiamo comprato un libro che parla proprio delle leggende sul cammino.
Da quella sul ritrovamento del sepolcro in seguito ad una pioggia di stelle, l'apparizione della Madonna a Muxia, a quella sul perchè la concha sia un simbolo del cammino e tante altre.
In tutto una decina di leggende.
Non so se si trovi in italia ma non credo.
Se un pò capite lo spagnolo se cercate con google.es leyendas camino santiago trovate molto materiale.

Io naturalmente parlo di quelle ufficiali.
Ma se si parla con le persone del posto ti raccontano delle storie molto belle.
Un giorno ad esempio ero in un albergue e alcuni ospiti hanno incitato il gestore a raccontarci la sua storia.
Ci ha raccontato di essere stato colpito da un tumore e di avere deciso di partire a fare il cammino.
Al suo rientro era guarito e per questo ha deciso di dedicare la sua vita al Camino di Santiago offrendo ospitalità ai pellegrini.
Disponibili ad aiutarvi
:abbraccio:
 
Romy ti riferisci all'ospitalero del mitico albergue Sant'Antonio da Padova?

beh c'è anche la leggenda di santo domingo... chi la racconta bene bene ai ragazzi? :Ciao: :bacibaci:
 
Piccola cometa ha scritto:
Ciao ragazzi,
anche sul calice di O'Cebreiro ricordo che c'è una leggenda...però non sò dove potete trovarla...
Piccola cometa

Nella chiesetta di O'Cebreiro il prete celebra la messa. Fuori una tormenta di neve. Nella chiesetta assiste alla messa una persona che - pur sotto la tormenta - non ha voluto rinunciare all'Eucarestia. Il prete celebra e nel mentre pensa "ma chi glielo ha fatto fare a questo bifolco di affrontare la salita con questo tempo?"
E il vino nel calice si trasformo in sangue, a dimostrazione che chi ha la fede affronta anche la tormenta, mentre il prete di fede ne ha poca.


Se non ricordo male questa è la leggenda. Se ho sbagliato qualcosa, pps correggete pure, io la ricordo così ma potrei sbagliare....

Piccola cometa ha scritto:
Buona ricerca e se vi fà piacere..inserite il vostro risultato finale, così ognuno di noi può imparare qualcosa che già non sà...e fin d'ora io vi dico GRAZIE !!!!

Confermo, ci piacerebbe molto vedere il risultato finale della vostra ricerca. Grazie in anticipo se ci farete partecipi. Ciao Patrizia/Sardina
 
Emanuela ha scritto:
beh c'è anche la leggenda di santo domingo... chi la racconta bene bene ai ragazzi?

Nel Duomo di Santo Domingo della Calzada, sulla sinistra della porta laterale di ingresso, c'è, in alto , una gabbia con due galli vivi e vegeti e si dice che se cantano mentre ci sono dei pellegrini all'interno della chiesa, quei pellegrini arriveranno a Santiago. La leggenda è questa:

"Una famiglia (padre, madre e figlio) compiva il pellegrinaggio a piedi per devozione verso Santiago. Si fermarono in una locanda. La figlia del locandiere si innamorò del giovane ma egli ignorò tutte le offerte d'amore della ragazza. Allora lei per vendicarsi di essere stata respinta, mise di nascostoun oggetto prezioso nella borsa del ragazzo e poi lo accuso di furto. Il ragazzo si difese ma non fu creduto e venne impiccato. I genitori, pur con la morte nel cuore, proseguirono il loro cammino. Al rientro da Santiago del Compostela ripassarono dove il figlio era stato impiccato e videro che era ancora vivo. Corsero allora dal giudice che lo aveva condannato per riferirgli che il ragazzo era ancora vivo e ciò dimostrava la sua innocenza. Ma il giudice che era a tavola, rise di loro e disse che il loro figlio era vivo esattamente come i due galletti arrosto che erano sulla tavola. A queste parole i galletti ripresero vita, si rivestirono miracolosamente di piume e saltarono giù dalla tavola. A quel punto il giudice dovette ricredersi e scagiono il ragazzo che fu riconsegnato vivo ai genitori. Da allora nella chiesa ci sono sempre due galli vivi a testimonianza del miracolo."

Carina vero? Quando sono entrata in chiesa i galli non hanno cantato, ma a Santiago io ci sono arrivata lo stesso ;)
 
E poi c'è "la madre di tutte le Leggende"....ovvero il "perchè e come" la Tomba dell'Apostolo si trovi proprio a Santiago....in quello che fu il Campo di Stelle,la barca che arriva miracolosamente in Galizia,l'occultamento delle Reliquie al tempo della dominazione Araba....però è bene che i ragazzi se lo cerchino da soli,altrimenti la ricerca gliela facciamo noi! :D. :Ciao: Flew.
 
ho riletto la richiesta dei ragazzi......
Matteo&Giuly ha scritto:
MITI E LEGGENDE SUI PELLEGRINAGGI...Avete qualche storia da dirci che vi è stata raccontata? (non solo sul cammino di santiago)

Noi ci siamo fatti prendere la mano...... quel "non solo sul cammino di Santiago" l'abbiamo bellamente ignorato, vero?
Dài, ci sarà pure qualche altro pellegrinaggio su cui scrivere, o no? Bè a me non me ne vengono in mente, al momento :oops:
 
Piccola cometa ha scritto:
Ciao ragazzi,
anche sul calice di O'Cebreiro ricordo che c'è una leggenda...però non sò dove potete trovarla...
Buona ricerca e se vi fà piacere..inserite il vostro risultato finale, così ognuno di noi può imparare qualcosa che già non sà...e fin d'ora io vi dico GRAZIE !!!!
Un forte :abbraccio:
BUONA VITA !!!
Piccola cometa

Sicuramente! Appena avremo materiale a sufficienza lo pubblicheremo nel forum! E poi fra qualche mese vi inviteremo a dare un occhiata al libro elettronico che la nostra classe scriverà sul tema dei pellegrinaggi. Davvero tante grazie siete stati tutti gentilissimi. Un abbraccio :abbraccio:
Matteo&Giuly
 
flyover ha scritto:
però è bene che i ragazzi se lo cerchino da soli,altrimenti la ricerca gliela facciamo noi! :D. :Ciao: Flew.

Sono daccordo a noi vanno benissimo anche solo degli spunti, poi noi ricerchiamo! Grazie mille davvero, ci fa piacere tutta questa partecipazione da parte vostra!
 
C'ho messo un po', ma ho trovato questa leggenda francese su due pellegrini romei: è un po' triste, ma dà l'idea di come la pensava una volta (e un po' ancora oggi) sui pellegrini!

Un giorno, due giovanotti di Vairé, un paese della Vandea, si misero a parlare come nessuno mai prima di loro aveva mai fatto. Una domenica andarono in piacca, si diedero la mano e dissero: “Partiremo!”.
Nessuno all’inizio ci voleva credere. Erano due uomini qualunque, due semplici che non si erano mai distinti per nulla dal resto della gente fino a quel momento, né l’aspetto, né il coraggio. I vicini dicevano: “Voi siete pazzi!”. Loro replicarono: “Vedremo il Papa, e gli chiederemo delle reliquie per la nostra chiesa di Vairé”.
Quando li videro così decisi, fecero dire una Messa di suffragio in previsione della triste sorte che, sicuramente, avrebbero presto incontrato.
E partirono, non avendo come risorse altro che la loro grande fede, la loro giovinezza e un bordone.
Addio, Vairé! Eccoli allontanarsi. Ciò che avvenne nel loro nessuno lo poté dire. Non si può che indovinarlo. Viaggiavano di giorno, elemosinando il pane, dormendo all’aperto, senza deviare se non per cercare dei ponti. Altri avevano dimenticato lo scopo del pellegrinaggio, dopo essere partiti, lasciandosi prendere dalla dolcezza dei nuovi paesi, dai racconti dei mercanti che consigliano di vivere bene e di fermarsi a volte in ostelli famosi, si erano sposati, forse ad Arles o ad Avignone, senza più curarsi della chiesa bianca.
Loro, invece, tiravano sempre dritto, mai stanchi, nella polvere o nel fango, con nell’animo un solo desiderio, che non era cambiato. E arrivarono a Roma alla vigilia del grande Giubileo del 1300, e furono ricevuti dal Papa, allora Bonifacio VIII, che donò loro molte reliquie, e anche un piccolo asino per trasportarle.
Ripartirono con il cuore leggero, ma molto meno giovani di quando erano partiti. Cosa gli era successo? Avevano forse voluto recarsi pellegrini in tutte le chiese della Città Eterna? Avevano sbagliato strada? Erano stati fermati dai ladri, dalla malattia, dalla dolcezza del sole e dei paesi degli ulivi? Avevano una buona ragione per essere in ritardo, almeno mezza ragione? Lo ignoro. Non bisogna accusarli. Ciò che è sicuro è che passarono molti anni prima che fossero di ritorno.
A Vairé, li si credeva morti. Gli amici della loro giovinezza erano morti, o erano diventati nonni. Quelli che avevano assistito, bambini, fra le braccia delle madri, alla partenza dei pellegrini, cominciavano a essere annoverati fra gli anziani del villaggio. Citavano essi stessi l’imprudenza di quei giovanotti, per moderare lo slancio dei giovani.
Ciononostante, i pellegrini si avvicinavano tappa dopo tappa alla Vandea. Salutavano già nel loro cuore la chiesa che non era stata consacrata, in mancanza di reliquie. E i mattini si succedevano, e le sere, e i mattini ancora.
Nessuno dubitava che una gioia fosse così vicina. Le campane, sole nel campanile, le campane che vedono dall’alto gli alberi, la vedevano arrivate. Un giorno d’aprile, di colpo, si misero a risuonare, senza che nessuno tirasse la corda. Cantavano a gran voce. Dicevano: “Accorrete tutti! Lasciate i vostri paioli fumanti, lasciate i vostri buoi e le vostre stalle, correte tutti! Perché ritornano i due buoni pellegrini di Vairé, tornano con le reliquie. Sono già al Pont-des-Rivières!”
Ciascuno comprese. In un momentoil ricordo dei pellegrini riunì i lavoratori, gli operai, le massaie, le filatrici di lana, che si accalcarono verso il Pont-des-Rivières. Le campane continuavano a suonare. Trovarono, vicino alla riva, due vegliardi, inginocchiati accanto a un asino morto di fatica.
Con grandi onori e grande cura, presero la cassa, sostennero i pellegrini di Roma, che non riuscivano più a parlare, spossati dalla marcia e dalla gioia del ritorno. Si avviarono verso la chiesa e, davanti all’altare maggiore, quando le reliquie erano state deposte, i due pellegrini caddero morti.
Erano morti, ma avevano compiuto la loro missione.

(L'ho tradotta dal testo francese su questo sito: https://www.villemagne.net/blog/)
 
La leggenda del ponte di Zubiri

Nell'XI secolo nel villaggio di Zubiri, attraversato dal Cammino di Santiago che giunge da Roncisvalle, tutta la gente del posto lavorava instancabile per costruire un bel ponte di pietra sul fiume Arga per agevolare il transito dei pellegrini. Tuttavia, sembrava che una strana maledizione impedisse la conclusione dei lavori.

Stupiti dalla difficoltà di erigere il pilastro centrale, furono costretti a scavare la roccia che doveva sostenerlo Con grande sorpresa, rinvennero le spoglie profumate di una giovane. Si trattava nientemeno che del cadavere di Santa Quiteria, che protegge dalla rabbia.

Le spoglie della santa furono poste su una mula e, accompagnate da un corteo festoso, furono portate in processione alla volta della cattedrale di Pamplona, capitale del regno. Giunta a Burlada, la mula si fermò e non ci fu verso di farla andare avanti. Il corteo comprese che l'Altissimo aveva deciso che Santa Quiteria restasse per sempre in quella cittadina e quindi lì furono depositate le reliquie.

Intanto il pilastro centrale del ponte di Zubiri da allora ha continuato a svolgere la funzione di guarire dalla rabbia. Animali ed esseri umani sono guariti o hanno potuto prevenire la malattia girandoci intorno e si dice che tuttora conserva le sue virtù taumaturgiche.
(dal sito: www.turismo.navarra.es)
 
LE CENTO DONZELLE
Narra la leggenda che nei tempi del mitico re Mauregato, i conquistatori saraceni impongono ai cristiani l'obbligo di consegnare loro ogni anno un tributo di cento donzelle.
Si doveva in tutto questo di Almanzor dare
cento donzelle belle da maritare,
si doveva per Castiglia ciascuna cercare,
si doveva adempiere, è ciò ci faceva rattristare.

Narra con grazioso anacronismo il Poema di Fernán González.

Questo tributo si mantiene fino al regno di Ramiro I, colui che nega che venga soddisfatto, ciò scatena un'accanita guerra che sbocca la battaglia decisiva nelle campagne "clavijanas". In quel momento con le truppe cristiane soccombendo, appare l'apostolo Santiago sul suo bianco destriere: brandisce un'accecante spada con la quale carica contro la moltitudine di mori e consegue decantare la sorte dal lato della Croce. Corre il giorno 23 del mese di maggio dell'anno 844 del Signore.

Dal libro "Curiosità del Cammino di Santiago". Autore.- Juan Ramón Corpas Mauleon. Casa editrice Edilesa
 

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