02/08 Ferrol – Neda
Sento gli altri che si alzano e partono.
Rimango nel mio sacco a pelo.
Non sono brava con i saluti. Finisce che metto su la mia faccia da scema, senza sapere cosa dire, cosa fare.
Quando mi sembra siano partiti tutti, mi alzo.
Errore di valutazione. C’è ancora Vasco. La mattina se la prende sempre con molta calma.
Ma io ho anni e anni di esperienza in queste cose. Cerco il momento appropriato, gli faccio un cenno con la mano e scappo.
Vabbè che sul cammino, ogni tanto, posso anche sembrare quasi normale, ma sono così.
E’ ancora buio (ma a che ora sono partiti gli altri?).
Mi guardo un po’ di Lugo illuminata.
Dovrei chiedere a qualcuno dov’è la stazione, ma non c’è anima viva.
Ieri mentre arrivavo ho visto dei binari, vado in quella direzione.
Non so come, a un certo punto vedo un cartello e arrivo davanti alla stazione.
Stanno annunciando un treno in partenza per Ferrol. Questo è perso.
Aspetto il successivo. Devo cambiare, ma tanto non ho fretta, oggi tappa breve.
Arrivo a Ferrol.
Voglio passare all’ufficio del turismo, dovrebbero avere degli opuscoli sul cammino Inglese. Ho solo il diario di Ermanno sul telefonino, avere anche qualcosa di cartaceo non sarebbe male.
Alla stazione c’è una mappa della città con ufficio del turismo. Cerco di memorizzare e parto.
Non memorizzo tanto bene, perché dopo un po’ di giri a vuoto sono costretta a chiedere.
All’ufficio del turismo sono gentili, anche se quello che mi danno non mi sembra abbia una grandissima utilità pratica, ma meglio di niente.
Finalmente parto. Tra una cosa e l’altra è l’una passata.
Giornata stupenda, cielo azzurro e arietta fresca.
Ferrol è bella, ma mi sembra un po’ rumorosa e trafficata.
Attraverso il centro e continuo lungo i cantieri navali. Ci sono tute da lavoro e cartelli appesi alla cancellata, mi sembra abbastanza chiaro il loro significato.
Inizio a vedere il mare alla mia destra.
Parco e “paseo maritimo”. Non c’è molta gente.
Una piccola cappella a picco sul mare.
All’uscita da Ferrol attraverso una zona industriale. Questa volta c’è. Per fortuna non è molto grande.
Un tratto un po’ in salita in mezzo alle case e si ritorna a vedere il mare, anzi la ria.
Un mulino a marea. Come sempre, me lo “studio” per bene.
Poi cammino in un parco fino all’albergue di Neda.
E’ messo in una bellissima posizione, nel parco, in riva alla ria, con tutto il prato davanti.
Pensavo di non trovare nessuno o quasi. Invece, le prime persone che vedo sono un ragazzo e una ragazza italiani, poi c’è uno spagnolo un po’ agitato, una coppia australiana, 2 signore tedesche e arriveranno anche 4 ragazzi spagnoli. Una folla!
Parlo un po’ con gli italiani: primo giorno del loro primo cammino. Con tutte le curiosità, le preoccupazioni, i dubbi, le aspettative di tutti i primi giorni dei primi cammini.
Mi allungo sul prato al sole. Si sta benissimo, non fosse per lo spagnolo che si sta agitando perché l’hospitalero, che gli aveva detto che sarebbe ripassato, non si vede ancora.
Vuole che gli telefoni io. Ha trovato la persona giusta!
Alla fine convince i 2 ragazzi italiani, o meglio telefona lui dal loro telefonino perché loro, non parlando spagnolo, hanno qualche problema. L’hospitalero conferma che passerà.
Verso le 8, per la felicità dello spagnolo, arriva.
Non so cosa gli abbia detto al telefono, perché continua a chiedere di un gruppo di italiani di cui nessuno sa niente.
Risolto il problema del gruppo fantasma, ci dà un po’ di info sulle tappe seguenti. Tra cui il fatto che a Sigueiro non si può più dormire al polideportivo perché il sindaco non ha dato il permesso.
Ci chiede in quanti giorni pensavamo di arrivare a Santiago. Chi risponde 6, 7 addirittura 8 giorni.
Io pensavo in 5, provo a dirlo. “No, la tappa Mino-Bruma è troppo lunga e c’è troppa salita per farla in un giorno”. Faccio finta di non aver capito bene la domanda e dico “In 5, da domani”. Sì, così si può.
Ma io ho solo più 4 giorni… si vedrà.