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Leon - Oviedo - Santiago

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
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29/07 La Mesa – Castro

Ci alziamo tutti più o meno insieme poco prima delle 7.
Sono un po’ più veloce nei preparativi mattutini, quindi parto per prima.
C’è un po’ di nebbiolina, ma sembra meno nuvoloso di ieri.
Arrivo al cucuzzolo con le pale eoliche, vedo le punte illuminate dal sole.
Scendendo sull’altro versante rientro di nuovo nella foschia, ma poco per volta si dirada.
Lunghissima discesa fino all’Embalse de Salime. Stranamente non la patisco, anzi.
Prima qualche piccola frazione, poi bosco fino giù, con vista del lago in basso, da qui ha un colore scurissimo.
Il tratto nel bosco mi ispira: mi “racconto” un mucchio di cose e per alcune cerco anche di farlo in spagnolo.
Mi sa che non sono mica tanto normale.
La diga. Sto un po’ a guardarla, come tutti i “meccanismi” che incontro.
Abbandono il versante in ombra e passo dall’altro lato del lago. Con il sole tutto ha un colore più chiaro, anche il lago.
Si risale. La prima parte è su strada, passa solo un camioncino con dei bidoni di latte: mi saluta.
C’è una piazzola erbosa con un tavolo e vista sul lago. Ottimo per il mio platano di mezza mattina. Peccato che oggi non ce l’abbia. Vado con un po’ di frutta secca.
C’è una stradina che continua a picco sul lago, però le frecce non vanno in quella direzione, un po’ mi dispiace.
Poco dopo abbandono la strada e la vista del lago e salgo per un sentiero nel bosco.
Arrivo a Grandas de Salime.
E’ domenica e si sente. Non so spiegare esattamente perché, ma il paese ha un’aria “da domenica”.
Trovo che l’ayuntamiento abbia una facciata allegra (anche lì, vai a capire perché).
Vado fino in chiesa.
Poco fuori, una signora molto minuta, vestita di nero, che mi sembra molto avanti con gli anni, mi saluta e mi chiede se sto facendo il cammino. Mi fa piacere parlare 2 minuti con lei.
Mangio qualcosa, mi faccio un giro e decido di proseguire fino a Castro.
A Castro c’è un Albergue Juvenil, forse bisognerebbe telefonare. Ma non ho nessuna intenzione di farlo.
Sono 5Km, se non c’è posto me ne torno qui (“Chi non ha testa ha gambe”, mi sembra molto appropriato nel mio caso).
Nel tratto fino a Castro, in mezzo ai campi, continuo a sentire questa atmosfera da domenica estiva.
All’ingresso di Castro mi raggiungono 3 spagnoli, padre e 2 ragazzi.
Vabbè, diciamola tutta: li ho visti dietro di me e, sperando si fermassero anche loro all’albergue, ho rallentato un po’ in modo da potermi accodare e far parlare loro. Se devo farlo lo faccio, ma se posso evitare… e non è una questione di spagnolo.
All’albergue c’è solo Judith. Arriverà Marta e altri 3 signori del gruppetto degli spagnoli.
Altro bel paesino. Poche case, una cappella, un po’ di mucche.
Appena fuori ci sono anche i resti di un accampamento romano (si chiama Castro mica per niente).
Bellissimo pomeriggio di vento e sole.
Giretto nei dintorni. Con le infradito mi infilo anche dove potrei evitare. Ma mi va bene, non mi distruggo neanche i piedi.
Sto un po’ con gli spagnoli a guardare le olimpiadi.
Divertente cena tutti insieme all’albergue.
Ci portano una “sopa de zanahoria” che trovo stupenda. Cercando di passare inosservata, ne ingurgito 3 piatti. Anche il pane è buonissimo.
Cambiano le persone, ma la serie delle serate piacevoli continua.
 
30/07 Castro - Padrón

Colazione con il pane buono di ieri sera.
Ne recupero un paio di fette da mangiare strada facendo.
Ormai la mattina ho la mia tecnica collaudata. Sono di nuovo la prima ad essere pronta e partire.
Nebbia. Mucche nella nebbia, cavalli nella nebbia.
Sentiero/mulattiera, più o meno in piano, nel bosco.
C’è una ermita con dei lumini rossi accesi nel portico. Effetto strano vederli nella nebbia.
Non so se è la nebbia o i lumini, ma faccio dei ragionamenti strani.
Arrivo su una strada e inizio a salire.
Poi all’improvviso, puf, sbuco fuori dalla nebbia.
Sole, cielo azzurro e il mare di nebbia sotto di me.
Mi piace, mi piace proprio tanto.
Ci sono un po’ di cime/isole che sbucano da un mare bianco.
In un attimo, dall’umidità al calore del sole, dalla luce biancastra al cielo limpidissimo. Bello.
Sono ancora lì che mi godo questa cosa, quando vedo qualcuno che sta arrivando.
Prima mi sembra uno del gruppetto degli spagnoli, poi guardo bene ed è l’austriaco.
Mi raggiunge e mi chiede se ho dormito a Castro, quanti eravamo, quanti ne ho davanti.
Tranquillo: eravamo in 9 e sono la prima.
Loro sono partiti prestissimo perché non sapevano quanta gente c’era a Castro e avevano paura che riempissero il prossimo albergue.
Qui finirà che inizierò ad agitarmi anch’io.
Poco per volta ci raggiungono gli altri: la figlia, la coppia inglese e la olandese.
Lasciamo la strada e iniziamo a salire un po’ più seriamente.
Il panorama è sempre bellissimo.
Arriviamo su, c’è una fila di pale eoliche. Qualcuno le trova orribili, a me non disturbano.
Stiamo un po’ lì.
Lasciamo le Asturie e entriamo in Galizia. Lasciamo anche il mare di nebbia.
Cambia il verso della concha.
Scendendo ci sparpagliamo un po’. Rimango con l’austriaco che l’anno prossimo vorrebbe fare la Francigena in Italia.
Ci ricompattiamo al bar, dove arrivano anche gli spagnoli. Ma sembra non sia un grosso problema, siamo ancora sotto il limite di guardia.
Il tratto successivo è molto tranquillo, in leggera discesa, su stradine, in mezzo ai campi.
Vado “leggera”.
Faccio un tratto con gli inglesi e all’ingresso di Fonsagrada raggiungo la olandese.
L’albergue è solo 1 km e mezzo fuori dal paese. Ritornerò in paese più tardi.
La olandese ha bisogno di qualcosa al supermercato e la aspetto un attimo fuori.
Sto leggendo qualche manifesto appeso al muro, mi giro e… “Ehi, peregrino 25000!”.
Continuo fino all’albergue con Vasco.
E mi dimentico della olandese al supermercato, poi le chiederò scusa.
Vasco è di pessimo umore: sembra che stanotte alle 4 un francese abbia fatto un mucchio di casino per partire, con pila, zaino, porte che sbattevano.
Cerco di sdrammatizzare.
L’albergue non è ancora aperto e aspettiamo tutti allungati sul prato, lasciando gli zaini a fare la coda.
Si fanno un po’ di conti su quanti giorni manchino a Santiago. Mi rendo conto che arriverei con un giorno di anticipo. Due giorni interi lì… inizia a prendermi un pochino di “panico da Santiago”.
Tazza di te e vado con Vasco alla “Casa de la Cultura” alla ricerca di un collegamento internet.
Lui vuole cercare un po’ di info sul tratto Friol Sobrado e io… mi sta venendo un’idea, devo verificare quanto fattibile.
Se arrivo fino a Sobrado poi non ho abbastanza giorni, però da Lugo… Ferrol in treno o bus e poi l’inglese per arrivare a Santiago.
Il numero di giorni andrebbe bene, la possibilità di spostarsi in treno/bus c’è, ho il diario di Ermanno come guida. Ho 2 giorni per decidere (tanto lo so che poi deciderò all’ultimo minuto o forse ho già deciso).
In paese incontro il signore di Cuneo che avevo visto a Oviedo, ha una maglietta che gli ha dato l’hospitalera di Castro mentre passava, dovrebbe essere di uno spagnolo. Lui dorme in una pensione a Fonsagrada, per cui la passa a me. E la maglietta ritrova il suo padrone.
Per la cena, sotto la supervisione di Vasco, mettiamo insieme tutto di tutti. Mangio un po’ di pasta, un po’ di riso, un po’ di “sopa de mariscos” in busta addizionata con semolino e latte condensato, insalata molto mista.
Ci divertiamo però.
Forse tranne la olandese, che ho la sensazione avrebbe preferito mangiarsi il suo riso.
 
31/07 Padrón-Cádavo Baleira

Ieri sera ero in camera con il gruppo degli spagnoli, più un francese che è arrivato abbastanza tardi e
ho solo visto di sfuggita.
A un’ora non meglio precisata (stamattina scopro che erano le 4), inizio a sentire tonfi, borse di plastica, passi e una pila, che sembra il faro della Maddalena, che svolazza qua e là.
Uno spagnolo protesta, più spagnoli protestano, ma più protestano più i rumori aumentano. Fino a una porta sbattuta con una violenza tale da far tremare tutto l’albergue.
Mi riaddormento.
Quando mi sveglio, mi spiegano che è lo stesso francese che alcuni avevano incrociato già ieri. Si alza alle 4 facendo un gran casino e se gli dicono qualcosa ne fa ancora di più. Mah… che strana persona…
Oggi si parte già sopra le nuvole.
Il mare di nuvole, visibile per un bel po’, continua a piacermi.
Un antico hospital.
Poi parecchio bosco, con alcuni tratti con una luce molto bella.
Mi superano i 2 ragazzi del gruppo degli spagnoli. Mi dicono che poco più avanti ci sarà una salita nel bosco che la loro guida definisce “mortal”. Scherziamo un po’ su questa salita “mortal”.
La salita c’è, abbastanza ripida, ma non lunga. Alla fine, presa con calma, non mi uccide.
Faccio sicuramente più fatica nell’ultimo tratto, in piano, senza alberi, con il sole in testa. Con niente da vedere oltre a un po’ di sterpaglie.
Ultimo pezzettino con una ragazza canadese: partita da Le Puy, ha poi proseguito sul Norte e Primitivo.
L’albergue è ancora chiuso, ma ci sono già in coda gli zaini di austriaci/inglesi/olandese, Judith e i 2 ragazzi spagnoli.
Poco per volta arrivano anche gli altri.
Per la prima volta l’albergue si riempe. Ultimi arriveranno 3 ragazzi polacchi che dormiranno per terra.
Con l’austriaco, la olandese e Vasco, parliamo un po’ delle possibili alternative per arrivare a Santiago.
Vasco vuole fare Friol/Sobrado. La hospitalera ci dice che, per quanto ne sa lei, quel tratto era stato segnato un po’ di tempo fa, ora i segni stanno un po’ sparendo e non è facilissimo da seguire. Oltretutto noi non abbiamo niente sul percorso, solo Vasco ha qualche nota. Decidiamo di cercare qualche info in più domani a Lugo e poi vedere.
Io però ho ancora in testa l’idea dell’Inglese.
Vado a farmi un giro in paese con Vasco. Partendo da Tabucchi e da “Sostiene Pereira” viene fuori una chiacchierata piacevole e interessante.
La cena di stasera. Forse una delle cose più “strane” che abbia mai mangiato.
La olandese mangia prestissimo per non essere trascinata nelle “follie” di Vasco.
Rimaniamo: Vasco, gli austriaci, Judith e Marta, la ragazza canadese e io.
Gli ingredienti sono: minestra con dado di pollo e pastina che aveva intenzione di prepararsi la canadese, una bustona di verdurine congelate (insaladilla), un busta di formaggio grattugiato, un barattolo di maionese. A parte pomodori, gamberetti e sardine sott’olio.
Le verdure vengono unite alla minestra e fino qui niente di strano, una minestra di verdura.
Quando è pronta si aggiunge il formaggio e poi il tocco finale: su questa cosa fumante… il barattolo di maionese.
La fotografo, ma devo dire che la foto non rende onore a questo piatto.
Qualcuno mi chiede se è una ricetta italiana: Nooo e nessun italiano sano di mente avrebbe il coraggio di mangiarlo!
Ho la prontezza di riflessi di acchiappare il mestolo e di servire io, in modo da prendermi la parte sotto, dove la maionese non è arrivata in grande quantità.
Comunque, a parte la canadese che continua a dirmi di non aver mai mangiato la minestra con la maionese, per gli altri sembra tutto normale.
Me ne mangio un bel piatto e sopravvivo.
Ah… Vasco mi consiglia di non mangiare i pomodori insieme alle sardine, per non mescolare troppo i sapori… mah…
 
minestra con la maionese.... :???:

Dai tuoi godibilissimi scritti appare un gruppo di pellegrini che fanno un sacco di simpatia... ma come cuochi siete da galera! :rofl:

:bacibaci:

Fly
 
....certo che è un miracolo il fatto che sei sopravvissuta....

sicura che non vi volesse avvelenare? uhm un caso degno di

Miss Marple...

per il resto tutto molto :ok:
 
mmmm... dite che avrei dovuto indagare? :occhiali:
"Lo strano caso della maionese nella minestra"

Io ormai ero stata retrocessa a umili compiti di taglio e pelatura dopo aver commesso un gravissimo errore: ho salato l'acqua della pasta. :-o
Seguito da uno altrettanto grave, se non peggiore: ho scolato la suddetta quando le penne avevano ancora la forma di penne. :-o
 
01/08 Cádavo Baleira - Lugo

Nottata tranquilla, nessuno si alza a ore strane.
Prima di partire 2 chiacchiere con il signore di Cuneo, ieri lo avevo solo incrociato.
Un po’ di foschia iniziale, poi nuvole con qualche accenno di sole.
Un po’ di campi, un po’ di boschi. Su stradine piccole e tranquille.
C’è un santuario in mezzo agli alberi. Vado fino davanti e incontro il famoso francese di ieri notte.
Non so dove abbia dormito, nell’albergue non c’era.
Scambiamo 2 parole, anche se lui parla solo francese e io gli rispondo in un misto di italiano/spagnolo/inglese.
Mi sembra una persona gentile e simpatica. Chissà perché alle 4 di notte di trasforma.
Mi consiglia di andare a vedere la statua di Santiago Matamoros che dovrebbe essere nella chiesa del paese successivo.
La chiesa è aperta e posso vederla.
A Castroverde c’è una strana fontana con 4 persone che si abbracciano in cerchio sotto un ombrello.
Platano-break con olandese e pecore.
Un tratto con lei, poi uno con Vasco.
Una carretera abbastanza trafficata, un po’ sul bordo, un po’ su stradine poco distanti.
Per fortuna la si abbandona e si ritorna tra i campi.
L’ultimo tratto non è bellissimo, ma neanche così tremendo, niente zona industriale.
Si inizia a vedere Lugo, con il ponte altissimo.
C’è una strada in discesa abbastanza ripida, a piedi vado più veloce di 4 ciclisti terrorizzati.
Un pezzettino di periferia di Lugo e poi entro nelle mura.
L’albergue è subito lì. Sta aprendo proprio mentre arrivo.
L’hospitalero becca subito Marta che ha fatto gran parte della tappa in autobus. O è molto bravo o ha sentito che lo diceva mentre era fuori.
La mette in stand-by. Potrà tornare in serata per vedere se c’è ancora posto. Decide di cercarsi un’altra sistemazione.
Doccia e poi andiamo a mangiare qualcosa tutti insieme, in un posto che conoscono gli spagnoli.
Ci regalano un’altra borsata di prugne, dev’essere la stagione.
Mi faccio tutto il giro delle mura, belle.
Forse sto finalmente imparando a camminare con le infradito, riesco a non inciampare o perderle neanche una volta.
Lugo ha delle parti molto belle e ben tenute e altre completamente abbandonate.
Vado a vedere la cattedrale. C’è una guida che spiega un po’ di cose in francese a un gruppetto di persone. Cerco di stare nelle vicinanze per captare qualcosa, anche se non capisco tutto. Se ne accorge e mi guarda malissimo. Sparisco.
L’ufficio postale ha le buche delle lettere con dei mascheroni in bronzo. Devi mettere la posta nella bocca di questi leoni. E’ buffo.
Mi siedo un po’ sulle panchine della piazza.
Incontro l’austriaco e andiamo all’ufficio del turismo per vedere se hanno qualcosa sul tratto Friol/Sobrado.
Ci dicono più o meno le stesse cose dell’hospitalera di Cadavo: non è facile da seguire.
La sera ci ritroviamo tutti nel comedor dell'albergue.
Vasco passerà da Sobrado. Gli altri arriveranno sul Francese a Melide.
Io… sì, l’inglese.
Anche se non ho controllato orari né di bus né di treni, anche se non ho idea di dove siano le stazioni di bus e treno, anche se… mi dispiace un po’ lasciarli.
 
02/08 Ferrol – Neda

Sento gli altri che si alzano e partono.
Rimango nel mio sacco a pelo.
Non sono brava con i saluti. Finisce che metto su la mia faccia da scema, senza sapere cosa dire, cosa fare.
Quando mi sembra siano partiti tutti, mi alzo.
Errore di valutazione. C’è ancora Vasco. La mattina se la prende sempre con molta calma.
Ma io ho anni e anni di esperienza in queste cose. Cerco il momento appropriato, gli faccio un cenno con la mano e scappo.
Vabbè che sul cammino, ogni tanto, posso anche sembrare quasi normale, ma sono così.
E’ ancora buio (ma a che ora sono partiti gli altri?).
Mi guardo un po’ di Lugo illuminata.
Dovrei chiedere a qualcuno dov’è la stazione, ma non c’è anima viva.
Ieri mentre arrivavo ho visto dei binari, vado in quella direzione.
Non so come, a un certo punto vedo un cartello e arrivo davanti alla stazione.
Stanno annunciando un treno in partenza per Ferrol. Questo è perso.
Aspetto il successivo. Devo cambiare, ma tanto non ho fretta, oggi tappa breve.
Arrivo a Ferrol.
Voglio passare all’ufficio del turismo, dovrebbero avere degli opuscoli sul cammino Inglese. Ho solo il diario di Ermanno sul telefonino, avere anche qualcosa di cartaceo non sarebbe male.
Alla stazione c’è una mappa della città con ufficio del turismo. Cerco di memorizzare e parto.
Non memorizzo tanto bene, perché dopo un po’ di giri a vuoto sono costretta a chiedere.
All’ufficio del turismo sono gentili, anche se quello che mi danno non mi sembra abbia una grandissima utilità pratica, ma meglio di niente.
Finalmente parto. Tra una cosa e l’altra è l’una passata.
Giornata stupenda, cielo azzurro e arietta fresca.
Ferrol è bella, ma mi sembra un po’ rumorosa e trafficata.
Attraverso il centro e continuo lungo i cantieri navali. Ci sono tute da lavoro e cartelli appesi alla cancellata, mi sembra abbastanza chiaro il loro significato.
Inizio a vedere il mare alla mia destra.
Parco e “paseo maritimo”. Non c’è molta gente.
Una piccola cappella a picco sul mare.
All’uscita da Ferrol attraverso una zona industriale. Questa volta c’è. Per fortuna non è molto grande.
Un tratto un po’ in salita in mezzo alle case e si ritorna a vedere il mare, anzi la ria.
Un mulino a marea. Come sempre, me lo “studio” per bene.
Poi cammino in un parco fino all’albergue di Neda.
E’ messo in una bellissima posizione, nel parco, in riva alla ria, con tutto il prato davanti.
Pensavo di non trovare nessuno o quasi. Invece, le prime persone che vedo sono un ragazzo e una ragazza italiani, poi c’è uno spagnolo un po’ agitato, una coppia australiana, 2 signore tedesche e arriveranno anche 4 ragazzi spagnoli. Una folla!
Parlo un po’ con gli italiani: primo giorno del loro primo cammino. Con tutte le curiosità, le preoccupazioni, i dubbi, le aspettative di tutti i primi giorni dei primi cammini.
Mi allungo sul prato al sole. Si sta benissimo, non fosse per lo spagnolo che si sta agitando perché l’hospitalero, che gli aveva detto che sarebbe ripassato, non si vede ancora.
Vuole che gli telefoni io. Ha trovato la persona giusta!
Alla fine convince i 2 ragazzi italiani, o meglio telefona lui dal loro telefonino perché loro, non parlando spagnolo, hanno qualche problema. L’hospitalero conferma che passerà.
Verso le 8, per la felicità dello spagnolo, arriva.
Non so cosa gli abbia detto al telefono, perché continua a chiedere di un gruppo di italiani di cui nessuno sa niente.
Risolto il problema del gruppo fantasma, ci dà un po’ di info sulle tappe seguenti. Tra cui il fatto che a Sigueiro non si può più dormire al polideportivo perché il sindaco non ha dato il permesso.
Ci chiede in quanti giorni pensavamo di arrivare a Santiago. Chi risponde 6, 7 addirittura 8 giorni.
Io pensavo in 5, provo a dirlo. “No, la tappa Mino-Bruma è troppo lunga e c’è troppa salita per farla in un giorno”. Faccio finta di non aver capito bene la domanda e dico “In 5, da domani”. Sì, così si può.
Ma io ho solo più 4 giorni… si vedrà.
 
Hola Liam
il tuo dubbio finale mi incuriosisce perchè è stato lo stesso dubbio che è venuto a me il 5 giugno u.s. quando, insieme a Lory, siamo giunti a Neda. E poi? Ma per cominciare mi sono goduto la serata.
Donato
 
Lia....hai lasciato Vasco ed i suoi menu improponibili?!!!!! :hihi: ...che peccato
mi sono quasi affezionata a
questo personaggio del tuo diario :hihi:
ed ora continua... sono curiosa di conoscere il seguito

:ciao: Rina
 
@Donato Anche a voi è stato sconsigliata "con decisione" la tappa Mino-Bruma?

@Rina Eh... alla fine mi ero affezionata anch'io al "vulcanico" Vasco
 
03/08 Neda - Miño

Mi alzo e lo spagnolo è già sveglio, attivissimo e sta parlando.
Nessuno gli dà retta. Lo ascolto per un po’, poi scappo anch’io. Mi dispiace abbandonarlo lì a parlare da solo, ma l’idea di camminare con lui che parla, mi fa un po’ paura.
Attraverso una zona umida molto bella. Ci sono delle passerelle in legno che si addentrano tra stagni e canneti.
Il tratto successivo non mi entusiasma molto. Ci sono alcuni scorci belli, ma è tutto asfalto, qualche paese, un po’ di autostrada a vista (e udito), una zona industriale.
Arrivo alla spiaggia di Cabanas, che invece è bella. Non c’è ancora quasi nessuno. Mi fermo un po’.
Un gruppetto di 3 ragazzi e 2 ragazze. Mi chiedono se sto andando a Miño. Sono di Mantova, anche loro al primo giorno del primo cammino.
Va a finire che mi tocca fare la persona “esperta”, cosa che non mi viene mai bene.
Ponte sull’Eume ed entro a… Pontedeume ovviamente.
Ha un bel centro storico, con la torre, dei vicoli, la chiesa imponente.
Entro nella chiesa. Tolgo gli occhiali da sole e, prima di mettermi quelli da vista, vedo una vecchietta che mi guarda. La saluto. Per poi scoprire che era la statua di un bambino vestito da chierichetto. Non so se le poche persone che erano in chiesa hanno notato la scena. Spero di no.
L’uscita dal paese è in salita. Con ottima vista.
Di qui in avanti mi piace molto di più.
Un po’ di sali/scendi, boschi, eucalipti, campi.
E’ una bellissima giornata, c’è il sole ma non fa particolarmente caldo.
Incontro una panca di pietra e una fontanella (non funzionante) sotto gli alberi e mi fermo un po’.
Si sta bene.
Gli eucalipti mi piacciono: alti, dritti, imponenti, ma lasciano lo stesso passare molta luce.
Faccio un tratto con uno dei ragazzi di Mantova, poi si ferma per aspettare gli altri.
All’ingresso di Miño, mi raggiunge un ragazzo spagnolo. E’ di un paese a qualche km da Neda, è partito stamattina da casa per arrivare a Finisterre.
Mi aggrego a lui nella ricerca dell’albergue. Siamo i primi ad arrivare, ma è aperto. Telefona comunque alla Proteccion Civil per avvisare che ci siamo.
Quando arrivano sento che chiede per la tappa di domani. La risposta è stessa: Miño-Bruma in un giorno non si può fare, troppo lungo, troppa salita. Si può dormire a Betanzos o un po’ più avanti, facendo una deviazione di qualche km.
Arrivano anche i ragazzi di Mantova e… mi ritrovo a fare da interprete con gli hospitaleros. Non ci posso credere…
Il ragazzo spagnolo ha le distanze dettagliate e una altimetria un po’ più seria di quella che mi hanno dato a Ferrol.
Le guardiamo insieme.
Sono 38 km, ci sono parecchi sali/scendi, con una salita un po’ più dura verso la fine.
Sono un po’ combattuta. Non vorrei “osare” troppo, visto che tutti dicono che non si può fare. Però, so che posso fare 38 km senza ammazzarmi di fatica, se fatti con calma e soprattutto se non sono tutti in piano.
Alla fine decido di provare e di vedere in che stato sono quando arrivo alla deviazione dove si può dormire.
Presa la decisione, sono più tranquilla. Vado a farmi un giro per Miño e le sue 2 spiagge (e ci metto un po’ a capire come orientarmi).
Torno e sono tutti in giro. Mi tocca andare a cercarmi qualcosa da mangiare da sola. Mi mancano un po’ Vasco & co e le cene assurde.
Due chiacchiere con le signore tedesche e poi a dormire.
Preparo lo zaino per benino, in modo da uscire in silenzio domani mattina, vorrei partire un po’ presto (senza esagerare…).
Sento qualcuno arrivare. Sono i 2 ragazzi italiani di ieri. Sono più delle 9, però ce l’hanno fatta!
Sono contenta per loro. Si sono fermati anche parecchio alla spiaggia di Cabanas.
 
Eh no!!!! non farci aspettare troppo: fino a Bruma in tappa unica o divisa in 2?
Questa notte non riuscirò a dormire con questa domanda!!!!!!

Pace e benedizione
Julo d.
 
04/08 Miño - Bruma

Sveglia alle 6:15.
Sono silenziosissima, non accendo neanche la pila, recupero zaino, sacco a pelo e le poche cose che ho lasciato fuori e vado a sistemare tutto al piano di sotto.
Metto a frutto i miei anni di allenamento all’invisibilità.
Un po’ di colazione e alle 6:45 sono fuori.
E’ ancora buio, ma devo attraversare tutto il paese e fare un bel tratto di marciapiede. Quando lo abbandono è ormai chiaro.
Tempo variabile: un po’ di nuvole, ogni tanto un po’ di sole.
Abbandono il mare e inizio un po’ di sali/scendi su stradine.
Frazioni, campi, boschetti. In qualche punto si vede il mare.
Mi piace. Sto andando con calma, senza pensare ad arrivare da nessuna parte.
Non c’è nessuno in giro, giusto un paio di cani e qualche gatto.
Una casa piena di fiori su un piccolo canale poco prima di Betanzos.
A Betanzos c’è un fiume (una ria stretta? Un canale? Qualcosa di simile).
Vedo il ragazzo spagnolo e lo raggiungo sulla porta di ingresso al paese.
Parliamo un po’, ma facciamo in modo di non toccare assolutamente l’argomento “tappa di oggi”.
Entro in una panetteria, mi compro una di quelle brioche a spirale (la panettiera mi dice che è una caracol).
Mi fermo a mangiarla su una panchina.
E’ enorme, è ancora calda, è buonissima.
Devo avere proprio una faccia soddisfatta, perché passa una signora e mi dice “Que aproveche!” e si mette a ridere.
La ricerca della panchina mi ha portato fuori dalle frecce e dopo qualche tentativo ritorno sulla piazza principale e riparto di lì.
Salite e discese dolci tra campi e boschi. E’ molto bello e molto verde.
Qualche gruppo di case con cappella e cimitero.
A San Esteban c’è una signora che sta pulendo la cappella e mi invita ad entrare.
Lo faccio volentieri perché è raro trovarne qualcuna aperta.
Dentro è molto ben tenuta. Con banchi in legno lucidissimi e una bella balaustra davanti all’organo.
E’ una delle pochissime persone che incontro.
Un altro è un signore che incrocio in una stradina e che mi dice: “Sola? No tiene miedo?” eh… non lo tenevo, prima che tu me lo facessi notare…
Per fortuna il mio lato incosciente se ne dimentica velocemente.
Ogni tanto incontro delle piccole mappe del percorso, così posso vedere i miei progressi.
Arrivo a un gruppo di case con una grossa pensilina e delle panche.
Mi sembra un buon posto per la mia pausa pranzo.
La panetteria di stamattina non aveva solo un’ottima caracol, ma anche del buon pane.
Sto per ripartire quando vedo arrivare il ragazzo spagnolo.
Lo aspetto.
Tira fuori i suoi foglietti con le distanze dettagliate e vediamo che mancano solo più 14 km per Bruma.
Dico: “Se puede hacer”. Ci pensa un attimo e mi risponde: “Si, se puede”.
La sera mi dirà che aveva appena deciso di fare la deviazione e fermarsi. Ma… se ce la facevo io doveva farcela anche lui.
Riparto.
Arrivo alla famosa salita di cui hanno parlato tutti gli hospitaleros.
La prendo con la mia tecnica di un passo dopo l’altro, senza preoccuparmi troppo e guardandomi intorno.
Oltretutto cammino su un sentiero in un bel bosco, è anche piacevole.
Mi accorgo di avere le mani in tasca. Le tolgo immediatamente, dovesse mai sbucare Vasco.
Quando arrivo su sono davvero soddisfatta.
E’ uscito un po’ di sole e ci sono 2 signore che si stanno riposando su un prato. Ci salutiamo e proseguo fino a un tavolo con panca. Neanche il tempo di sedermi che il sole se ne va e il cielo si scurisce.
Poco più avanti c’è un bar. Colacao, anche se non è mattina, me lo sono meritato.
Un tratto più o meno in piano tra i campi e poi leggera discesa tra i boschi.
Ogni tanto pioviggina un po’, ma niente di serio.
Arrivo all’albergue di Bruma alle 4:30.
Alla fine, senza pensarci troppo, sono arrivata.
L’albergue mi piace, anche il paesino e anche l’hospitalero.
Ci sono già 4 o 5 persone. Poi arrivano le 2 signore che ho incontrato dopo la salita, 2 ciclisti, il ragazzo spagnolo, qualche altro. Alla fine siamo una quindicina.
L’hospitalero ci ordina la cena che arriva con tanto di tovaglia a quadretti bianca e rossa.
Non è niente male, soprattutto la “sopa” e anche la fetta di tarta Santiago, che si è intiepidita un po’ viaggiando insieme alle cose calde.
In questi 2 giorni mi erano un po’ mancate le cene comuni.
Sono seduta tra Pilar, una delle signore incontrate oggi, il ragazzo spagnolo (anche lui rimarrà senza nome) e un ciclista.
Non so se Pilar, in quanto maestra elementare, parla in modo chiaro e semplice e gli altri si accodano, ma capisco quello che dicono senza fare fatica. Ogni tanto riesco addirittura a dire qualcosa anch’io.
Alla fine restiamo solo più noi 4 a chiacchierare.
E’ una bella serata, giusto finale di una bella giornata. Vado a dormire davvero soddisfatta.
 
05/08 Bruma - Sigüeiro

Parto con ancora più dubbi di ieri.
Dovrei avere 3 diverse possibilità, ma nessuna delle 3 mi convince fino in fondo.
Prima. Bruma-Sigüeiro e domani Santiago. Però a Sigüeiro non ci sono albergue. Non ho tanta voglia di farmi l’ultima notte in hostal, di cui oltretutto non ho sentito parlare benissimo.
Seconda. Bruma-Monte do Gozo e domani Santiago. Tappa più lunga, con deviazione per arrivare sul Francese. Non ho tanta voglia di arrivare sul Francese, oltretutto Monte do Gozo sembra sia un albergue gigantesco.
Terza. Bruma-Santiago e 2 giorni lì. Tappa molto lunga. Ma la cosa che mi spaventa di più sono i 2 giorni a Santiago (ok, non sono 2 giorni interi). Ebbene sì, ho un po’ di “panico da Santiago”.
Intanto parto. Cercando di non pensarci troppo.
C’è un po’ di nebbiolina bagnata.
Bruma è bella anche in mezzo alla nebbia. Anzi, Bruma è bella in mezzo alla bruma.
Una casa con strane sculture e costruzioni, tra cui un trattore su una specie di ponte. La cosa che mi attira di più è un “parcheggio” di vecchi trattori. Alcuni tipi ricordo di averli ancora visti usare.
La nebbia se ne va, esce anche un po’ di sole.
Abbandono l’asfalto (comunque strade piccole in cui non passa nessuno) e incominciano sentieri e stradine.
Mi ritrovo in mezzo a un folto gruppo di persone che stanno camminando. Adesso capisco cos’erano quei 2 pullman parcheggiati.
Stanno facendo una gita di un giorno.
Cantano, ridono, chiacchierano. Hanno tutto il diritto di farlo, però cerco di uscire da in mezzo a loro.
Solo che non è facile. Provo a fermarmi, ma arrivano sempre nuovi gruppetti. Allora provo a superarli, ma sono tantissimi e ormai molto scaglionati. Ci metto un po’ prima di lasciarli tutti indietro.
Strade sterrate, diritte, in piano, che passano in mezzo agli alberi.
Sono già a Sigüeiro.
Aveva ragione l’hospitalero di Bruma, i km non sono 30 come c’è scritto sull’opuscolo dell’ufficio del turismo di Ferrol, sicuramente di meno.
Sta iniziando a piovere.
E’ poco più di mezzogiorno. Potrei anche provare a fare i 18 km mancanti per Santiago.
All’ingresso di Sigüeiro incontro 3 degli spagnoli di ieri sera, mi consigliano di andare a Santiago con calma domani mattina, poi sta piovendo, poi… e mi fermo anch’io all’hostal.
L’hostal è abbastanza triste. Piove tutto il pomeriggio. Provo a uscire un po’, ma Sigüeiro non mi sembra offra cose molto interessanti.
Alla fine passo il pomeriggio a sonnecchiare.
Faccio un giro lungo il fiume la sera, quando smette di piovere.
Domani sono a Santiago. E’ quasi finita. Forse anche per questo mi sembra tutto un po’ triste.
Non riesco (di nuovo? ancora?) a vedere l’arrivo a Santiago come il raggiungimento di qualcosa, ma piuttosto come la fine di qualcosa.
Leggo e ascolto racconti di arrivi a Santiago cercati, commoventi, forti, liberatori. E io invece, non vorrei proprio arrivarci. Mi sa che c’è qualcosa che non funziona.
Eppure no. Il mio cammino è stato “intenso”, forse a modo suo, ma lo è stato. Non è stata solo una lunga camminata. E allora? E allora non lo so. D'altronde “non lo so” è la mia frase preferita e allora mettiamola anche qui.
 
"Non lo so" è una frase bellissima perchè indica il Dubbio.
Solo chi "non sa" continua a cercare e quindi a camminare.

Il Dubbio è il motore della Ricerca e la Ricerca è il sale della vita,ergo: il Dubbio è il sale della vita.

Adoro il popolo del "non lo so" e diffido di coloro che "sanno tutto".

Fly
 

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