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Lo Divin Cammino

CANTO X
(Da San Domenico de la Carreggiata a Tosanto)

Questa preghiera volsi presentare
a Dio Signor, Padrone del Creato
per ringraziar, che m’ha volsuto dare
regalo di Cammin, tanto bramato!

Egli non pago, di tanta bontade
l’amor c’anelo vuolse metter meco
per molto soffrimento giù nell’Ade ….............
( … se rima non mi sorge, scrivo: “Azteco”).

Pe’ lo periglio ne lo Purgatorio
e l’poco che io vitte n’Alto Loco,
ne feci ‘na Commedia, ch’è notorio
a’ posteri narrassi ‘ntorno al fòco.

Grazie, Signore: pe’ li sforzi resi
io sol comparsa, tutt’a Te la Gloria
che nel Cammino e’ giorni sono spesi
in horation e canti a Tu memoria.

Grazie Signore, che mi desti ascolto
quando pregatti volger sul “Francese”
canoscenza e senno non fu tolto
a Te son grato pe’ quest’ore spese.

Mira Rodolfo, anch’egli servo Tuo
che tutti l’omi tengon la su’ croce
ello no’ guida: sa lo fatto suo,
eppur udir non puote la Tu’ voce.

Io che la sento, non mi faccio vanto
però mi sorge a petto la dimanda,
non che la senta quando prego e canto
ma sorge nell’orecchio di rimanda:

quando pensiero lubrico m’assale,
quando a Beatrice penso di lascivo,
se penso motto volgo o penso male,
se motto sorge n’gola di corrivo.

Mira Signore, che ti fò l’esempio
ad uso che capisca mi razione
solo per disquisir, non per ser empio
Ti porto de mi dubbio la cagione.

Odimi quinci, che parola sale
non per offensa o metterte a’le strette,
bada ciò che m’accade, a pensar male:
“Certo Beatrice ha proprio belle tett… DANTEEEEEE!!!!

A’ visto che parlavo con razione?!
Che nel Cammin nessuno se n’avvede
mi piglia nell’orecchie la scascione
e vo a Santiago co’ sta palla al piede!

(ma voce nell’udito presta dice:
“Non sol a te, Poeta faccio motto,
pur’anco nell’orecchio de Beatrice,
se falla di parola, tiene scotto!”)
 
Stasera il Sommo ha cambiato registro! :rofl:

(se rima non mi sorge scrivo "Atzeco"!) Quest'uomo è teneramente folle! :qualamano:
 
CANTO VII
(Dall’Archi alla gran civitate di Logrone)

Demmo lo passo fora pe’ li campi
che temporal del giorno precidente
sì che notte tra li troni e lampi
fece sentier, cammino penitente

e mota s’appattava col calzare
e l’acque stagne tutto l’piè di lasso
che più che camminar, parse guadare
palustre loco rese tristo l’passo!

Innanzi a me, incede donna mia
la miro con su grazia nell’aìre
che n’vita passa, sorte mi fu ria
amor che nacque solo per morire.

Or ch’el Signor concessemi la dote
che n’vita nova chiamasi Cammino
regalo più prezioso non si puote
tener la mi’ Regina qui vecino!

Deh, quant’è bella e d’amor m’incanta
in viso su’ sorriso come fiore
leggiadra la su’ voce quando canta
di lei presenza, mi solleva l’core.

il sol da su, mirandola si duole:
astro lucente, cosa non l’aggrada
torrebbe co’su raggi dar calore
ma ella, che regala luce al sole!

Tacciono l’usignoli al su passaggio,
color castagno li capelli mossi
s’inchina lo stranier per darle l’aggio
quando l’incontra a largo de li dossi.

Oh, core mio, che d’amor stordito
batti lo tempo poco che m’è dato
segue lo sguardo su’ gentile ordito
che po’ n’etterno, puote ser negato!

lo dico con razione non a torto
che doppo lo Cammino fatto ‘nzieme
Iddio mi ripigliasse come morto
ma all’amor mio risparmi tale speme.

Seppur celiar a volte mi diverte
giocando con lo motto e lo rimare,
piango nel cor e l’alma giace inerte
silente l’occhio suole lacrimare.

Dammi mano tua, ch’ancor c’è dato
stringi la mia nel mentre dell’andare,
Galizia che s’appressa n’un sol fiato
per questo non mi stanca te mirare.

Pigliamo tempo nostro sanza fallo
ante che Dio Signor no’ chieda conte,
stringimi la notte, ch’al cantar del gallo
dell’inferi devrò passar lo ponte.

Amore puro in pura poesia
Fantastico
 
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CANTO XI
(Da Tosanto all’Ataporca)

Faccio mention di tappa bella molto
de sito donde, stare parmi casa
che da clessidra giro non è scolto
e l’are de mi’ posti quivi nasa.

così che breve sosta prese seggio,
a piazza piccina su di panca ‘ntica
a San Giovanni, detto, dell’Orteggio
allevia non de poco la fatica!

sublime ecclesia, degno su splendore
per non parlar di quanto alberga dentro
de’tempi vecchi, giungemi l’oddore
che l’alma trova posto nel su’ centro!

no che sea tempio a sontuoso fasto,
che povera d’orpello n’è pittata
spirito move, d’allegrezza casto,
pe’ lo raccoglimento pare nata.

dir po’ torrè, de lo palazzo a lato
ove l’viandante gode di ristoro
sin ben ristrutto po’ ch’era malato
che passearvi dentro, vale oro.

Che pena non potere farvi sosta
che qui sentimmi come c’a magione
Ridolfo vemmi preso, mi s’accosta
lesto cava di tasche lo smartfone

femmi pintura, che lu’ noma foto
mostral’a me, con faccia da cittino
c’a mariuolar co’vecchi gode l’moto:
“Mira Durante, come se’ bellino!”

mi posi serio, feci di preghiera
che imperitur, volli fissar a tono
pe’ rivedelle quando vierne sera
fanne mille, pitture co’ smarfonio!

Indi bisaccia n’spalla fu rimessa
e di bordone l’appoggiar mi porto
ripiglia lo Cammino all’ora spessa
che di calura l’corpo fa ritorto.

E’ che siamo tre, ma non siam Re Magi:
l’oro,l’incenso ne’ si mena mirra
fa caldo e mi paresse che tra l’agi,
bono sarebbe bèvesi ‘na birra!

Dipo’ che gola arsa fu sanata
in gruppo procedettimo davante
donde l’umanità fu appena nata
Ch’tempi mia futuro ve’ distante.

Donde l’albor dell’omo qui si si smorca
quando le genti l’foco non sapeva
Chiamasi loco detto, d’Ataporca,
quivi l’calzare tennico si leva.
 
CANTO XII
(Dall’Ataporca alla nobil civita del Burgo)

Scolto l’Cammino suso sale n’petta
che da disotto n’alto si dipana
ove sta croce del Signor, eretta,
mostrami l’mondo a mo’ di panorama.

Indi bassando giù di pede bono
costa di porto donde l’ferro vola
a Villafredda no’ ci demmo tono
co’ beveraggio detto Cocacola

Dio che calor! oggi non fa sconto
che l’sole picchia no’ da cielo terso
Beatrice co’ le gote rosse n’volto
i’ che l’ammiro co’ lo sguardo perso.

ultimo tratto che ci tocca fare
tra l’opifici gonfi di rumore,
periglio no’ ci serve di guatare
se camio ce sovrasta, no’ si more!

ma l’attenzion trasformasi n’stupore
staglio su cielo azzurro, marmo bianco
immensa cattedral con su’ nitore
che d’osservalla propio non mi stanco!

Oh, meraviglia! Parvemi di pizzo
le guglie, e’ Santi, e’ fiori e l’altre cose
che di smarfone volli farne schizzo
co’ me davante messo a varie pose!*

A Gloria del Signor fu costruita
e d’arte imperitura testimona,
solo pe’ questo valsemi la gita
che l’arte nova, a questa giace prona.

Or ch’all’interno de lo tempio veggo
la quantità d’orpelli, mi commove
cose latine n’su le mura leggo
e spirito de casa mi rimove.

Pure Beatrice a naso n’suso gira
godendo prezio d’arte d’ammirare
Rodolfo fora, mi consuma d’ira,
assiso sotto l’ombra pe’ fumare!

che vizio brutto, che faccenda ‘mmonda
sempre con quel cartoccio da mannari
co’ l’acciarino che la fiamma attonda
come di drago, sbuffa dalle nari!

‘che la mi’ Guida adoro come figli,
voglio contar d’orror la sigheretta
ora però, perduto tra li gigli
mirare vo’ l’ecclesia senza fretta.

poscia l’offizio che Cammino vale,
al sagrestano posi la quistione:
“puotemi sigillar la credenziale,
che de li selli fo la collezione?!”

Dipoi che fur passate un par’ d’orate
che tempo quivi dentro non s’apprezza,
sortimmo a luce,vittemo lo vate,
ancor fumar beandosi di brezza.

“Ma quanto vi garbò, la Cattedrale?”
ei di sorriso franco si rinnova:
“Siamo di prescia, movète lo stivale,
“Sinnò posto all’ostel, più non s’attrova!”

----





  • *Non è dato sapere se sia stato Rodolfo a fargli le foto o se abbia imparato a smanettare lo smarfone al punto tale da spararsi selfies a raffica! (n.d.t.)
 
il beveraggio detto Cocacola.
la collezione di selli.
lo stupore davanti all'arte - trine di marmo frutto di ingegno umano.
le sigarette che si gode vizioso e beato Rodolfo.
i selfie.

riempie di allegrezza, leggerti.

e poi quelle gote rosse.
e quello sguardo perso.
ma quanto sono belli, dante e beatrice a camminarsi accanto?

grazie.
cri
 
A me invece, piace da matti:
"costa di porto donde l'ferro vola".
ovvero costeggiare (di buon passo) l'aeroporto.
(almeno così l'ho interpretata, dato che a Villafrìa c'è un campo di volo)
Sarà deformazione professionale, ma l'ho trovato sublime!
 
Ultima modifica:
E dopo averlo all'inizio un pochino disdegnato,
ora l'ho ripreso, riletto e assaporato.
Adesso attendo ogni giorno con ardore
altre rime per congratularmi con l'autore.
Pat
P.S....perdonate l'azzardo...più di così, alle 23:54 in rima non so fare :rolleyes:
 
CANTO XIII
(De la splendente Villa di Burgo a lo villaggio detto de’ Fornelli)

Lasciar dimora fu fatica troppa:
dormir mi giova molto n’quest’ostello
ch’all’età mia, vento non va di poppa
oziar mi garba a letto di castello.

Iersera l’duce ci mostrò di fino
(ricco l’su conto nel particolare)
mentre c’al desco si beveva vino,
dell’altopiano ‘nnanzi l’illustrare.

Le genti appella questo di “meseta”,
che nell’idioma lor, “tavola” vale
lungi ch’all’orizzonte si fa meta
che ‘ntorno scolti come tutt’eguale.

vo’ pel’calor brutale del momento,
vo’ che di stanca mi s’appesa l’passo,
quistion mena a mi corpo tal tormento,
che n’mi giaciglio fermo sto di sasso.

Rodolfo e la mi’ dama già son fora
a me, levàmmi porta d’afflizione
stamane l’energie mettesi n’mora
e l’altri ha già fenito colazione!

alfin co’ la scaletta vo di basso
(c’a Bea ni garba sotto di dormire)
ricupero bisaccia, movo l’passo,
che presta questa tappa vo’ finire.

Poscia de l’albe già calore s’alza
per riparar dal sol calzo la tesa
e diante l’occhi posti a naso n’ balza,
du’ vetri scuri contra’l sol difesa.

Il camminare oggi assa’ mi resta
muto m’accodo, senza dire niente
tra’vetri scuri e tazza n’su la testa,
mi par sembrare mezzo deficiente!

ce lo vedete Dante, così combinato?
che tanto austero, gente lo pretese?
De piglio serio, vole ser nomato,
e ‘nvece pare guitto di paese!

Sorte vole sì ch’è tappa corta
c’a li Fornelli v’è riposo certo,
ante che d’abluzion, docciar mi porta
tolgo berretta e n’capo pongo l’serto!

Or mi dispenso, che già troppo ho detto
che di meseta detti primo saggio,
salgo scaletta, stendo membra n’letto
e mondo lasso fora al su’ passaggio.

“Oggi di vero, l’viaggio femmi stanco”
vuolsimi al duca sotto de la branda
“Dimmi, Ridolfo, con parlare franco
se giovi l’autobusse più che gamba?!”

“Di genti troppe, la meseta volta …”
Rispuosemi Rodolfo con razione:
“ A mi’ sentir, la mossa pare stolta,
a passo giunger puotesi a Leone.”

“A detta di smarfòn, le previsioni,
che d’oggi l’afa tolse a no’ reposo
sì di capriccio mutan le stagioni,
dimane par che ciel, sii nuvoloso!”

“Or non ti crucciar e datte scrollo
ch’a desinar si va, co’ la tu’ amata,
cuoco ne puose co’ patate l’pollo
co’ pochi soldi, certa è la mangiata!”

Ah, le patate! Piatto da signori:
c’a tempi mia non ereno ‘nventate
a chi l’ha fatte, vadeno l’onori,
e’ Prìncipi nemmen, l’ha ma’ saggiate!
 
Ommamma!!!
Manco dal forum per alcune settimane causa periodo incasinatissimo, in cui son sempre di corsa tra milioni di impegni... E quando finalmente riesco a riaffacciarmi ci trovo addirittura il Sommo Poeta che declama il suo peregrinare in cantiche....
CAPOLAVORO!!!!
 
CANTO XIV
(Da li Fornelli all’italico ostello di San Nicola)

Sì che di presta come fusse novo,
dormita tutta n’tiro la nottata,
fresco paremmi come mora a rovo
bono pe’ la novella camminata!

Ch’el dì dappresso nero me sentiva
d’umor come di chi presenta lutto
oggi sentimmi addentro cosa viva
che dì glorioso scaccia giorno brutto.

anco l’berretto de la palla e mazza
(spiegommi fusse giuoco mericano)
de’ Rossi Pedalini, mi sollazza*
vado spedito co’ bordone a mano.

Ah, la meseta, di pietraia dura
e stenti l’alberelli danno pena,
guàrdomi attorno, scolto l’aere pura,
avanzo a passo franco di gran lena!

Poscia celato sotto de passaggio
remotto sito di “Fontane” dato
e torri mozze, allietano lo viaggio
mute testimonianze del passato.

E’l Sant’Antonio, spitale diroccato
donde prese riparo l’Poverello,
veggo che nente ‘nfondo v’è mutato
che l’Evo mio paresse giusto quello.

Castrogerizzo, loco de’ Templari
che disgraziato venerdì, la sorte,
mìsse di rogo tutti e’loro pari
che Re Filippo e l’Papa voller morte.

Scolto l’ecclesia de’ Maria del Melo,
e’ resti del castello lassù n’cima
pezzi d’istoria sotto questo cielo
a sussurrar com’era l’tempo prima.

Doppo di monte Mostellario detto,
che sguardo n’valle note landa brulla
vetusta ecclesia, loco benedetto
che se s’alberga lì, non manca nulla

qui di ristor lo spirito s’allieta
che l’ospitar viandanti fa letizia,
itala provincia n’terra di meseta,
t’abbraccian Zi’ Vittorio e la Patrizia.

che l’anfitrioni nostri valgon molto
vivo l’amor c’a pellegrin dispensa
d’amico vero, quivi ven raccolto
d’ospitalanza calda v’è l’essenza.

Po’ che con cappa ornata de conchiglia
rito di grand’onor c’attorno vede,
di benvenuto, l’Capo de Famiglia
solenne a li viandanti bagna l‘pede.

Quinci che dir, del bono desinare,
ch’è fatta de convitto fratellanza
a tutti motto savio sanno dare
a tutti è dispensata vicinanza.

Ah, che la sera vedonsi le stelle
e di mirare n’suso non son pago
nel buio par che lùceno su pelle
e più di presso pàremi Santiago.





*Qualcuno gli ha regalato un cappellino da baseball dei “Red Sox” (n.d.t)
 
qui di ristor lo spirito s’allieta
che l’ospitar viandanti fa letizia,
itala provincia n’terra di meseta,
t’abbraccian Zi’ Vittorio e la Patrizia.

Io, io!!! Ci sono io puranche :applausi:
E lo Zì Vittorio mi accompagna!
Chi sei dunque tu Durante?
Sei passato in la parte de Spagna
Proprio quando ero ospitante
E felice si preparava la pappa magna.
:bacibaci::bacibaci::bacibaci:
 
le abluzioni, che mi fanno pensare alla mia zia a.
diceva: mi ritiro in bagno per le abluzioni.
e sì.
era una vecchina d'altri tempi anche negli anni 80.

lo stupore per le patate che sono piatto da signori.
ma non ditelo a tom.
che se c'è un cibo che lui odio, quello è.
perchè sì.
anche tom ha un cibo che odia.
[e scusa Durante se parlo di tom. che tu non lo consoci. ma molti dei nostri amici pps sì].

il gioco de la palla e mazza ed il berretto dei Rossi Pedalini.
mi ha fatto ridere tantissimo.

e questi due versi:
"pezzi d’istoria sotto questo cielo
a sussurrar com’era l’tempo prima".

la poesia di quel: "sussurrare".

mi par sembrare mezzo deficiente!
ce lo vedete Dante, così combinato?
che tanto austero, gente lo pretese?
De piglio serio, vole ser nomato,
e ‘nvece pare guitto di paese!

e noi che ti si pensava persona seria ed austera - a cui addirittura dare del Lei.
e invece.
pellegrino come tutti.
e guitto ironico.
ed autoironico - soprattutto.

ciao.
cri
 
Ultima modifica:
Oh, Patrizia:
in molti fa reposo a San Nicola
e rimembranne, tempo non aiuta:
ero vestuto de maglia viola,
a retro co' la scritta "Batistuta"!


Cri de li Grilli:
"Autoironico"... motto scanosciuto
e de saper significanza sprona:
se cosa non la so, dimando aiuto,
che de celiar se stessi è cosa bona.


A tutti voi ch'apprezzate l'mi' Cammino:

ne ringrazio deferente pe' "mi garba".
(quelli celesti col ditino ritto)

Prossimi Canti (de la tappa a Carriglion de' Conti e de quanto ivi ve n'accadde) li vo' postare assieme.
(così ve ne tocca due 'nvece de uno: ci si sbriga e si feniscano che so' trentasette e ce n'avrete anche pieni i ... DANTEEEEEEE!!!!!
 
CANTO XV
(Da San Nicola al Carrillòn de’ Conti)

Dando di passo conversar si detta,
che strada ne paresse passar’ ante
foco picciasse d’altra sigheretta
che l’ultima de’ spenta poco avante.

Omo benedetto: almeno n’viaggio,
piàcciati dare aggio a li pulmoni!
Che per tacer, che l’atto non è saggio,
il fumo a no’ ci rompe ‘n’po’ e coglio … “DAAANTEEE!!!”

“Finta farò de non aver sentuto!”
dissemi celiando e posemi notizia:
“Dimmi piuttosto: come se’ venuto
a Viaggio che conduceti a Galizia?”

“Vuolse bontà di Dio che femmi pago,
pe’ li servigi resi co’ l’iscritti
per darne gloria me ne vo a Santiago,
che ‘desiderio n’core non mi sfitti:”

guatami Ridolfo assà perplesso,
fregandosi lo mento co’ le dita:
“Quinci è fantasma, chi mi port’appresso,
oppuro in’cor’a te, corre la vita?”

“Mica lo so! che nulla pare certo
quando di mezzo c’è “Chi Tutto Puote”,
di questo non mi curo, ne’ m’avverto
ne’ cor ne’ l’alma la dimanda scuote!”


Per certo è dato ch’a la fin del dire,
quando ch’all’Opra d’Oro piè ven posto
so che mi toccherà de disparire,
c’a Purgatorio dimorar m’accosto.

e l’amor mio c’adesso m’è di presso
bella d’addentro e leggiadra n’viso,
stessa la sorte, fato par l’istesso
sol che l’è destinato Paradiso!”

“E tu,Rodolfo sperto di Cammino
che qui ti movi che ci pari nato,
contami se ti piace, a me vicino
quel che tra li Sentieri t’ha portato?”

Ed elli a me: “La prima fu razione
che n’testa la dimanda v’era posta,
d’evento c’a lo cor me fe’ scascione,
ma degna non mi giunse la resposta!”

“Quinci mi riprovè volta seconda,
non per response vòte o malcelate,
nemmanco pe’ la moda seguir l’onda,
ma solo per gustare libertate!”

E po’ la terza, quarta, quinta e ‘ncora,
che solo qui, mi sento bona l’alma
vita s’arresta, quando sorto fora
e l’solo ripartir il cor mi calma!

Che di beltade lo Cammino vante,
che di persone bone qui n’è pieno,
or ch’a Santiago vado co’ Durante
maior sorpresa data,viene meno!”
 
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