momo
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Quando preparavo il primo cammino, mio figlio mi chiedeva un giorno sì e uno no di portarlo con me. Sei troppo piccolo, gli rispondevo, e le scarpe da trekking sono troppo grandi per i tuoi piedi. Richiedimelo a 12 anni.
E pensavo, con dispiacere, che per allora avrebbe cambiato idea. Non avevo fatto bene i conti con la testardaggine del piccoletto che a 9 anni mi si è parato davanti con le scarpe ai piedi e l’espressione del topo che ha trovato il formaggio. “Eccole! Guarda: sono anche impermeabili! E guarda qui! E guarda la suola!” Immaginerete la mia espressione…
A giugno, finita la scuola, siamo andati.
Io Cammino, quasi sempre da sola, anche quando parto in gruppo. Esperienza unica e nuova ogni volta. Qualche volta piango. Ho sentito solo una volta la vicinanza spirituale con un’altra persona in cammino, e tutto mi sarei aspettata fuorché di provare la stessa identica emozione anche con quel moto perpetuo che è mio figlio, soprannome: Attila. Così piccolo e ancora poco maturo, è riuscito a tirarmi fuori più di una lacrimuccia. Si è impegnato a fondo senza mai perdersi di coraggio. Ha trovato il modo di giocare e divertirsi e di far giocare e far divertire me.
Il Cammino con il figlio è gioia, scherzi, gioco, è il suo cinguettio ininterrotto.
Io Camminerei in silenzio… impossibile. Stai zitto un attimo? … due secondi di pace e poi: Comunque: stavo dicendo …
La notte vorrei dormire senza pensieri. Impossibile con un bambino. In alcuni rifugi (i bambini adorano i rifugi) non si sentiva tranquillo “dormi con me?”, e io vegliavo. In altri rifugi non c’era il riscaldamento e io controllavo che non prendesse freddo.
Il pomeriggio bisognava trovare qualcosa da fare. Nello zaino avevo le carte, il Forza4, gli scacchi … Ah! … ho portato due zaini per 100 km …
Insomma: è più faticoso camminare 10-15 km al giorno con un bambino che farne il doppio da soli.
Prima della partenza speravo che Attila si appassionasse al Cammino, che gli piacesse al punto da volerlo rifare. Illusa! Pensavano in tanti. Figurati! Dicevano in molti.
Intanto, vuoi per vincere la scommessa, vuoi perché è caparbio, Attila ha ottenuto, superando egregiamente qualche difficoltà, la sua prima Compostela all’età di 9 anni.
Dopo tutta la fatica, la polvere, le cene vomitate, la carne di maiale che non ne potevamo più, le vesciche, il mal di piedi, un po’ di noia, i roncadores, la nostalgia del papà … vuole rifarlo! E dal principio! Anche tornando ogni estate per farne un altro pezzo, fino alla fine.
Quindi:
se qualche pps con piccoli pps (il mio ora ha 10 anni) volesse partire insieme a noi per la “seconda edizione” (come direbbe Luciano Callegari) mi contatti. I bambini camminano più spediti in compagnia di altri bambini.
Grazie.
Momo, la mamma.
E pensavo, con dispiacere, che per allora avrebbe cambiato idea. Non avevo fatto bene i conti con la testardaggine del piccoletto che a 9 anni mi si è parato davanti con le scarpe ai piedi e l’espressione del topo che ha trovato il formaggio. “Eccole! Guarda: sono anche impermeabili! E guarda qui! E guarda la suola!” Immaginerete la mia espressione…
A giugno, finita la scuola, siamo andati.
Io Cammino, quasi sempre da sola, anche quando parto in gruppo. Esperienza unica e nuova ogni volta. Qualche volta piango. Ho sentito solo una volta la vicinanza spirituale con un’altra persona in cammino, e tutto mi sarei aspettata fuorché di provare la stessa identica emozione anche con quel moto perpetuo che è mio figlio, soprannome: Attila. Così piccolo e ancora poco maturo, è riuscito a tirarmi fuori più di una lacrimuccia. Si è impegnato a fondo senza mai perdersi di coraggio. Ha trovato il modo di giocare e divertirsi e di far giocare e far divertire me.
Il Cammino con il figlio è gioia, scherzi, gioco, è il suo cinguettio ininterrotto.
Io Camminerei in silenzio… impossibile. Stai zitto un attimo? … due secondi di pace e poi: Comunque: stavo dicendo …
La notte vorrei dormire senza pensieri. Impossibile con un bambino. In alcuni rifugi (i bambini adorano i rifugi) non si sentiva tranquillo “dormi con me?”, e io vegliavo. In altri rifugi non c’era il riscaldamento e io controllavo che non prendesse freddo.
Il pomeriggio bisognava trovare qualcosa da fare. Nello zaino avevo le carte, il Forza4, gli scacchi … Ah! … ho portato due zaini per 100 km …
Insomma: è più faticoso camminare 10-15 km al giorno con un bambino che farne il doppio da soli.
Prima della partenza speravo che Attila si appassionasse al Cammino, che gli piacesse al punto da volerlo rifare. Illusa! Pensavano in tanti. Figurati! Dicevano in molti.
Intanto, vuoi per vincere la scommessa, vuoi perché è caparbio, Attila ha ottenuto, superando egregiamente qualche difficoltà, la sua prima Compostela all’età di 9 anni.
Dopo tutta la fatica, la polvere, le cene vomitate, la carne di maiale che non ne potevamo più, le vesciche, il mal di piedi, un po’ di noia, i roncadores, la nostalgia del papà … vuole rifarlo! E dal principio! Anche tornando ogni estate per farne un altro pezzo, fino alla fine.
Quindi:
se qualche pps con piccoli pps (il mio ora ha 10 anni) volesse partire insieme a noi per la “seconda edizione” (come direbbe Luciano Callegari) mi contatti. I bambini camminano più spediti in compagnia di altri bambini.
Grazie.
Momo, la mamma.


