eccoci.
allora.
immaginatevelo su un treno.
ma non uno di quei treni per pendolari che prende per venire da noi.
quelli sono carri bestiame.
questo no.
questo è un treno bello.
quelli di lusso.
vagone ristorante e carrellino.
e fa niente se non li userà.
immaginatevelo lì.
adesso.
la sua barba tagliata ieri.
i suoi capelli un po' pazzi.
lo zaino appoggiato per terra.
o forse infilato nella cappelliera.
è partito.
è in treno proprio adesso.
arriverà a ginevera in pausa pranzo.
da lì un treno per lione.
da lì un altro trenino.
stasera sarà a le-puy.
domani acclimatamento e visita della cittadina.
mercoledì mattina alle 7.00 messa del pellgrino e poi via.
primi passi.
prima passi di quelli che tutti gli auguriamo siano tanti, tanti, tanti passi in terra francese prima e in terra iberica poi.
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per il resto abbiamo:
* un appuntamento nella stazione di lione con p.
perchè sì.
come per la plata, anche questa volta il nonno non partirà solo.
[questo,
freespirit , mi tranquillizza un pochino]
ci sarà con lui p., pellegrino conosciuto anni fa.
avevano condiviso un pezzo di un qualche cammino.
la plata per scelta e per intero.
un po' di litigate.
qualche "facciamo così. facciamo che ci separiamo e ognuno va per la sua strada" ogni volta medicato nel migliore dei modi.
ques'anno ci riprovano.
per 1.600 chilometri.
* uno zaino pesato al deposito bagagli della stazione centrale di milano.
diceva la bilancia: 6.63 chili.
che sarebbe ottimo.
non fosse che non ha pesato tutti gli ammenicoli che si porta appesi addosso come fosse un attaccapanni.
ma è all'ottavo cammino.
e se lo zaino pesa così poco e a lui va bene camminare come fosse un albero di natale, posso io - sempre sua bambina - dirgli qualcosa?
ovvio che no.
anche perchè quando gli avevo "imposto" di lasciare a casa la stringa di scorta degli scarponi, che tanto mica andava in africa, e poi la stringa originaria si era rotta, non è che ne fossi uscita brillantemente.
* una cena di addio qui da noi.
avrebbe dovuto essere una sera con un'italica pizza d'asporto per far festa prima del mese in mezzo ai frog-eater d'oltralpe.
e invece si era tramutata in una cena piuttosto tristanzuola con impobabile zuppa di zucchine che era piaciuta moltissimo solo ad ale.
ma l'importante, come si dice, è la compagnia, e quella era senza dubbio buona.
il gelatino caffè&cremino nel fresco della sera prima dell'arrivo di un temporale aveva aggiunto dolcezza.
* un saluto ruvido, come sempre sono i nostri saluti.
* la ricerca, davanti ad un'ultima colazione condivisa, del termine esatto per dire "letto a castello in francese".
interessasse a qualcuno, pare si dica: lit superposé.
quando telefonerà per prenotare, riuscirà - si spera - a farsi assegnare cuccetta in basso.
che va bene che il nonno è il nonno.
ma a 86 anni compiuti, il letto sotto rende la vita parecchio più facile.
* una diatriba sulle guide da portare.
parte con tre guide.
per me è follia.
ma di nuovo.
non le porto io.
ma lui.
e a lui la carta e i ricordi dentro lo zaino paiono non pesare mai troppo.
da sempre torna con un paio di chili di depliant vari che poi, una volta a casa, vengono archiviati con cura e coscienza.
venerdì ho scoperto che l'anno scorso si portava nello zaino anche un ferro di cavallo.
d'altra parte, chi non ha mai fatto il cammino di santiago portandosi appresso un ferro di cavallo?
quindi.
tre guide.
per farmi stare buona dice che una la infilerà nello zaino di p., che al momento ovviamente non ne sa niente di questa idea.
dice, forse per entrare nel mood francese: p. sarà il mio porteur.
che sarebbe lo sherpa.
ma anche questo p. non lo sa.
per ora.
* delle ore così.
a presto, amici pps.
vi racconteremo, come sempre.
ciao.
cri