Sono uno dei tre che dopo aver fatto il Caminho Portogues da Porto con Rita hanno proseguito fino a Finisterre, arrivandoci il 2 luglio. Per mancanza di tempo non posso scrivere il diario (anche se ho raccolto molti dati), però metto la mia esperienza personale a disposizione di chiunque intenda percorrere il medesimo itinerario ed abbia necessità di informazioni, o semplicemente di assicurazioni sulla fattibilità del viaggio.
Intanto faccio d'acchitto alcune considerazioni di ordine generale:
- Nel Camino Portoghese eravamo in cinque, quattro sassaresi (tre maschi ed una donna) ed una amica ticinese di Minusio, Tosca, conosciuta tre anni fa durante il Cammino Framcese e da allora sempre nostra compagna di avventura.
In tre abbiamo proseguito per Finisterre, gli altri due hanno desistito per malesseri vari e stanchezza: una, Rita, ci ha preceduti a Finisterre, mentre l'altro, Vincenzo, si fermato a Santiago e lì ha atteso il nostro rientro godendosi la città di San Giacomo da turista (ha assistito ttra laltro a messe solenni in Cattedrale con il butafumeiro in azione ed il canto dell'inno di Santiago, quello che fa accaponare la pelle). Accenno alla composizione del gruppo perchè la esperienza personale, seppure vissuta con amici di vecchia data e di precedente conune avventura jacobea, mi ha portato a concludere che nel Cammino in due si è forse in pochi ma in tre si è già in troppi!
- La tappa che parte da Porto si conclude tradizionalmente a San Pedro de Rates, dopo 37 km. In realtà quasi nessuno la percorre interamente a piedi, per la sua lunghezza eccessiva e per la pesantezza del primo tratto, snodantesi in mezzo al traffico di una snervante periferia. Anche le guide (ultima quella appena pubblicata da Terre di Mezzo) consigliano di fare una parte del percorso in Metro, che corre quasi parallela al Cammino: addirittura nell'Ufficio del Turismo prospiciente la cattedrale a chi ne fa richiesta consegnano un foglio con le varie ipotesi di fermata della Metro da utilizzare per la prima parte della tappa!
- Confermo quanto scrive Rita. Sopratutto nella parte portoghese si vivono pochissimi contatti con le realtà terriotoriali che si attraversano: il percorso indicato dalle frecce aggira i vari comuni, quasi a volerli evitare, e quindi si percorrono tantissimi chilometri senza attraverasre un paese o semplicemente senza incontrare un bar dove fare colazione.
- Le amministrazioni locali portoghesi si sono accorte dell'importanza del Cammino, anche ai fini dello sviluppo economico dei loro territori, solo negli ultimi anni, sopratutto nella parte da Porto sino al confine spagnolo. Ora il percorso è tracciato e le frecce accompagnano rassicuranti il pellegrino; inoltre si stanno aprendo continuamente dei rifugi, nuovi o su edifici adattati ad hoc. Però non esistono percorsi riservati ai pellegrini (salvo i bellissimi sentieri sterrati che attraversano i boschi) e sono tanti i tratti da percorrere in mezzo al traffico urbano ed extraurbano.
Infine un consiglio riguardante le calzature: in Portogalli si cammina per lunghi tratti su fondi pavimentati in selciato di granito (come i sanpietrini di Roma, un pò più piccoli), piuttosto irregolari e con spuntoni frequenti, che suggeriscono l'uso di scarpe con suole spesse e rigide.
Se mi ricordassi qualcosa altro di utile ed interessante, non avrei remore a scrivere ancora. Per il resto, sono a disposizione degli amici del forum.
Giommaria