ieri a arzua ha incontrato il prete che doveva incontrare.
hanno parlato.
si sono messi d'accordo.
si sarebbero visti stasera, alle 19.00, in chiesa a pedrouzo, dove il prete avrebbe detto messoa
cammina, oggi, il nonno.
cammina da arzua a pedrouzo.
cammina.
cammina.
cammina.
e ad un certo punto gli pare che gli arei siano troppo bassi.
e sì.
effettivamente gli aerei sono molto bassi.
pedrouzo è alle spalle.
lavacolla è lì, sempre più vicina.
si ricordava il nonno che pedouzo si attraversasse.
e invece il camino gira fuori dal centro abitato.
il paese è superato.
la chiesa è alle spalle.
e dal momento che indietro non si torna, ciao alla messa a predouzo.
e avanti.
36 o 37 km [ma mundicamino dice che sono "solo" 34.7].
arriva a monte de gozo, il nonno.
oggi.
con una giornata di anticipo sui tempi che erano stati decisi solo ieri.
adesso non sa ancora cosa farà.
potrebbe essere che questo giorno recuperato lo passerà a finisterre.
oppure, dice" se l'albergue al monte de gozo mi piace, mi fermo una notte e arrivo a santiago giovedì, come da programmi".
io non dico niente, ovviamente.
che il cammino è suo.
ma come fa ad aspettare 24 ore a monte de gozo prima di entrare a santiago?
come?
non ne ha una voglia infinita?
non ha un bruciante desiderio di quella piazza, di quell'arrivo, di quella fine che poi è un nuovo inzio?
[un pellegrino con cui sta caminando, partito anche lui stamattina da arzua, ci arriva addirittura stasera, a santiago, a dimostrazione che ognuno fa il suo cammino e comunque si faccia, va bene così]
ripenso ai miei passi nel 2007.
ho volato, su quegli ultimi 20 chilometri.
seguivo i miei piedi che erano ali.
volevo.
la piazza chiamava.
la cattedrale chiamava.
giacomo chiamava.
poi certo.
il cuore, che da una parte voleva arrivare subito, dall'altra non sarebbe mai voluto arrivare.
mai avrebbe voluto porre fine a quel caminare, a quell'andare, a quell'essere pellegrina.
seguirà il suo cuore, il nonno.
e comunque farà, sarà bello.
vi abbraccio.
cri