I GIORNI DEL CAMMINO RITROVATO (Villafranca Montes de Oca - Terradillos de los Templarios 10/16 maggio)
Sono le 8,15 e tra un po' arriverà l'autobus.
Questa volta sono partito a fari spenti ma la notizia, inevitabilmente, si è diffusa tra gli amici e i conoscenti. Mi fanno tutti gli auguri; qualcuno mi dice di non preoccuparmi, al massimo ripartirò per la terza volta, e la cosa mi innervosisce un po'. Terrò un profilo basso anche nei confronti del forum; l'altra volta mi sono divertito a tenere il diario del viaggio ma mi è pesato molto in termini di stress e di mancato riposo, quindi niente caccia agli internet point. Se arriverò a Santiago allora mi rifarò vivo, l'altra volta ho creato euforia intorno a me e poi è finita come sappiamo. Questa volta sarà diverso.
Ci siamo, il bus parte in orario e poco dopo le 9 scendiamo a Villafranca. Sono decisamente emozionato, ho visto decine di volte su google earth quella salita vicino alla chiesa dove riparte il mio cammino ed ecco che mi arriva subito il primo "buen camino" ed in un attimo due anni di attesa vengono buttati via. IO STO DI NUOVO FACENDO IL CAMMINO, questo pensiero mi stordisce e faccio i primi passi come se mi stessi muovendo nella Cappella Sistina.
Il cuore batte forte e sto sorridendo a tutti. C'è la solita nebbiolina ma dopo poco sparisce e sono su quei Montes de Oca che avevo visto l'ultima volta da un finestrino del bus che mi portava a Burgos con il ginocchio bloccato.
L'aria è frizzante, c'è un buon profumo di alberi e a poco a poco riaffiorano tante sensazioni già provate. Pino è indietro, cammino già solo e c'è un sole splendido. Ed ecco laggiù la chiesa di San Juan de Ortega; inizio a rivedere i fotogrammi di un film che conosco a memoria anche se li vedo per la prima volta, e sarà così fino a Santiago. E' il momento giusto per il primo bocadillo e scopriamo che il concetto di "piccolo" applicato ai panini qui non esiste; inutile avanzare la richiesta, ti verrà servita comunque mezza baguette imbottita, che ti piaccia o meno.Poi la prima tappa a Agés, il primo albergue, i primi russatori e quelli che se non vanno in bagno 2/3 volte per notte non resistono. Tutto previsto, va bene così.
Il giorno dopo siamo alla Casa Cubo, il municipale di Burgos. Bel posto, bello camminare per la città, farsi una scorpacciata di tapas e comprare la prima conchiglia da mettere sul cappellino, il bracciale di gomma blu pieno di frecce gialle da esibire con orgoglio.
Ed ecco le MESETAS. Ci ho riflettuto su un sacco di tempo. Le guide tendono a fare subito le 2 tappe Burgos/Hontanas e Hontanas/Fromista ma io sono appena partito, sono condizionato mentalmente dall'esperienza precedente e sto cercando di gestirmi al meglio, non sapendo ancora come verrò fuori alla distanza. Quindi opto per le tappe Hornillos del Camino/Castrojeriz/Fròmista, già un giorno in più ma con distanze che sento di poter fare tranquillamente. E' stata una scelta sofferta perchè così taglio fuori l'albergue a cui tenevo di più, San Nicolàs.
Mi dispiace moltissimo, Maria/Zena me lo ha fatto amare ma se facessi Hornillos/San Nicolàs sarebbero 30 km e per ora temo di pagarne lo sforzo.
Le Mesetas, dunque. Pino mi chiede di farle da solo. Proprio come le avevo sognate: solo il rumore del vento che non cessa mai e quello delle mie scarpe. Intorno ci sono solo campi coltivati, verdissimi. Sto aspettando
che arrivi un pianto liberatorio, come so che succede spesso, ma non succede niente. Sono solo al terzo giorno ma mi sento già così sereno e in armonia con la natura e ho dentro una gran pace. Ginocchia, gambe e piedi vanno benissimo e forse comincio ad allentare il freno a mano, sto trovando il ritmo giusto. Poi, di colpo, Hornillos.
L'albergue municipale è modesto ma molto pulito ma nel primo pomeriggio è già completo e devono aprire la palestra perchè continuano ad arrrivare pellegrini. Alla sera facciamo i turni per mangiare nell'unico bar/trattoria del pueblo. Paese molto povero ma che conforto rifugiarcisi dentro!
Il giorno dopo io e Pino ci separiamo. Lui è giovane, a Leòn tornerà a casa e ha voglia di sfogarsi, quindi tirerà dritto fino a San Nicolàs mentre io mi fermerò a Castrojeriz. Di nuovo sulle mesetas, stesse bellissime sensazioni del giorno prima, primo pellegrino che sta camminando all'inverso da Santiago a Lourdes; poi eccoci a Hontanas dove facciamo una gan bella colazione a El Puntido. Poi via ed eccomi ad un altro dei miei miti, le rovine di San Antòn: ragazzi che emozione. Ci perdo 10 minuti per godermele, poi ci separiamo. Pino accelera e sparisce ed io arrivo a Castrojeriz e mi fermo al municipale San Esteban. L'albergue è molto bello e pulitissimo. Fanno appena in tempo ad arrivare 4 veronesi conosciuti la sera prima (Antonella/Lorenzo/Nicoletta e Mario) che l'hospitalero attacca il cartello "completo". Pare che tutti quelli che l'anno scorso hanno evitato il cammino per via dell'anno santo abbiano deciso di farlo quest'anno.
Sabato mattina, parto prestissimo ma alle 6 lì è ancora buio. All'altura di Mostelares mi fermo un sacco di tempo per ammirare uno dei paesaggi più famosi del Cammino, le mesetas laggiù in basso sembrano un mare senza fine ed in fondo a quella stradina che ci si perde c'è San Nicolàs. Poi fa troppo freddo e scappo giù per la discesa.
San Nicolàs trabocca di calore e, perchè no?, di sana accoglienza all'italiana. Il racconto di Pino conferma che la sera prima mi sono perso delle emozioni irripetibili e questo aumenta il mio rammarico. Tuttavia sento di aver fatto la scelta giusta per me in questa fase dl cammino. Ed arriviamo a Fròmista, siamo al Municipale e conosciamo un pellegrino italiano al quale le cose non sono andate per il verso giusto. E' già coricato e sta male;
qualche giorno prima,a Najera, è saltato giù da un muretto per fare una fotografia e ha sentito un dolore terribile a un ginocchio. Purtroppo per lui aveva uno zaino da 17 chili (!) e nella caduta deve essersi fatto qualcosa di serio.
Temo che per lui sia ora di tornare a casa; la conferma viene quando andiamo a cena, non riesce quasi a camminare.
Domenica è monotonia allo stato puro. I 19 km per Carrion de los Condes non finiscono mai, ma io sto benissimo e il corpo risponde proprio bene. A Carrion dormiami dalle suore, all'ESpiritu Santu, e finalmente i letti non sono a castello. Io dormo sempre sotto ma continuo a battere zuccate e qui mi sembra di rivivere.
Siamo a lunedì e oggi abbiamo i famosi, stracitati 17 km di nulla fra Carrion e Calzadilla de la Cueza. Sono curiosissimo di affrontarli e a furia di sentirne parlare, a volte anche troppo, mi faccio contagiare come se dovessi attraversare il Sahara. Anche qui, mi dicono, potrebbe scapparci qualche lacrima di emozione ma anche qui non mi succede. Mi piace moltissimo camminare sul rettifilo di strada polverosa e, per distrarmi, cerco di raggiungere il pellegrino che mi precede ma senza modificare il mio passo. Saranno sì e no 40 i metri che ci separano ma ci metto quasi un'ora. I rettilinei sul Cammino fanno di questi scherzi. A Calzadilla, tutti a fare il desayuno, poi via verso la meta di oggi: Terradillos de los Templarios.
Adesso fa caldo gli ultimi chilometri non finiscono mai. Finalmente arriviamo a Terradillos, saltiamo il grande brutto Municipale e troviamo posto al piccolo, delizioso albergue privato Jacques de Molay. Un'oasi in mezzo al nulla che, anche qui, poco dopo espone il cartello "completo".
Sto riposandomi nel minuscolo giardino ma adesso, senza preavviso, comincia a farmi male il collo del piede destro.
Così di colpo. Ma cosa sta succedendo?
continua