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sto andando verso ovest, vagamente verso Santiago

mi sto spanciando dalle :lol: questa poi :?: e io che mi sono sentita tanto crocerossina, mi sembravi cosi bisognoso di :abbraccio: che ora mi sento quasi :oops: va bhè prendila sul ridere anche tu, che la vita è bella anche cosi :Ciao: :Ciao: :Ciao:
 
Paolo, sono veramente contento che tu abbia raggiunto Santiago nonostante la tendinite! Scommetto pero' che non hai avuto nemmeno una vescica.....vero???!!! ;) Bentornato a casa, Pellegrino! Fly/Alfredo
 
Alfredo, grazie per il post.
Ci siamo mancati davanti alla cattedrale per pochi giorni, peccato.
Ho letto il tuo cammino ed è stato un piacere farlo. Scrivi proprio bene, sai trasmettere bene le atmosfere e sembra quasi di essere lì con te.

Per quanto riguarda le vesciche ci hai preso in pieno. I tuoi consigli hanno funzionato alla grande e alla fine avevo i piedi intatti. Anche le ginocchia hanno tenuto benissimo e l'unico problema, anche se fastidioso, è stata la tendinite.
Del resto, come si dice in questi casi.............
 

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I GIORNI DELLA FELICITA' (Astorga - Santiago 22maggio/2 giugno)
Dunque, eccomi di nuovo sul Cammino.
Mi rendo conto che questa volta sta per cominciare qualcosa di definitivo e quando finalmente abbandono il piccolo hotel di Leòn sono molto sereno. Ormai sono solo, gli amici stanno rientrando a casa e sto per scoprire un aspetto del Cammino che mi intriga da sempre, quello della marcia in solitudine totale.
Arrivando ad Astorga alle 10,30 ho dovuto riformulare tutta la mia tabella di marcia e, vista l'ora tarda, decido di fare una mini tappa, sia per non stare di nuovo fermo che per avvicinarmi in qualche modo alle montagne che già si vedono in lontananza. Cammino con tranquilla regolarità e, cercando di captare eventuali segnali d'allarme dalla caviglia, arrivo a Murias de Rechivaldo. Sul lungo rettilineo sterrato che inizia a salire verso le prime alture sono circondato da una natura di una bellezza struggente, un trionfo di colori e di profumi. C'è un sole cocente ma ci sono anche dei nuvoloni che fanno capire che qualcosa succederà prima di sera. Per la prima volta realizzo che ho iniziato un altro, ulteriore tipo di Cammino e per la prima volta capisco perchè qui, sul forum, si consiglia sempre ai neofiti di partire da casa da soli. Ho appena iniziato a camminare da solo e ne avverto immediatamente la differenza; è come se io stessi rivivendo il mio passato, quello trascorso e quello recente e poco a poco cominciano a venire a galla un sacco di cose. La strada è deserta, nessuno mi distrae; è come se al mio fianco caminasse un secondo Paolo al quale mi rivolgo, al quale faccio domande e faccio delle confidenze, con il quale canto e a volte litigo. Sono in uno stato d'animo del tutto sconosciuto, mai provato prima e dentro di me cresce la serenità a vista d'occhio. Sono felice di vivere, di essere qui e non mi manca nulla, non potrei desiderare altro. Cammino e rido e sono solo e, come ipnotizzato, mi ripeto sempre la stessa formula: mangiare, bere, dormire - mangiare, bere, dormire - mangiare, bere, dormire. Mi basta questo.
Alzo gli occhi e davanti a me vedo un grumo di case: Santa Catalina de Somoza; all'inizio del borgo c'è un anziano che sta ripulendo delle conchiglie da vendere ai pellegrini e come mi vede salta su come una molla. Mi domanda se mi fermerò lì a dormire, mi avvisa che il Municipale è chiuso e se voglio trovarmi bene devo andare al secondo albergue, poi, nel caso non avessi capito, mi ripete "NON al primo, al secondo". Mi scappa da ridere, ho trovato un uomo immagine, al secondo hospitalero deve stare sulle scatole che si fermino tutti prima così ha trovato la soluzione. Passo effettivamente davanti ad un piccolo albergue però (la pubblicità mi ha sempre incuriosito) vado dritto al secondo: il posto c'è ma non la cena perchè arriva una comitiva ed è tutto prenotato, se voglio mi potranno dare un bocadillo. Siccome i bocadillos comincio a odiarli, torno al primo albergue e qui, cari compari PPS, trovo l'albergue migliore fra tutti quelli mai incontrati finora. Se ci capitate fermatevi a EL CAMINANTE, piccolo albergue privato, 12 posti letto in camerata e, credo, altri in camerette, tutto per 5 euro. Pulito come a casa mia, piccolo patio, calda e accogliente sala con bar e ristorantino. Dopo la doccia mangio un piattino di calamari con la solita cerveza; poi rientro perchè adesso i nuvoloni sono sopra di me e inizia a piovere.
Rientro nella sala al coperto e qui tocco una delle vette della goduria. Mi sto mangiando un maxibon, ho il sacchetto del ghiaccio sulla caviglia, la mia roba è lavata e asciutta (a proposito. Sempre perchè questa volta non voglio stress, non faccio più il bucato ogni giorno e mi servo di lavadora e secadora; in genere trovo sempre qualcuno con cui condividere lavaggio e spesa) e adesso fuori si sta scatenando la fine del mondo; non mi manca nulla, sono all'asciutto e dai ritagli di giornale appesi alle pareti so già che cenerò da dio. Poi, poveracci, cominciano ad arrivare gli altri pellegrini bagnati che fanno spavento, lo sguardo un po' allucinato e a poco a poco l'albergue si riempie. La cena è fatta di piatti del territorio e, come pensavo, è ottima.
Che differenza di sensazioni rispetto a ieri! Finalmente rientro nel mondo del Cammino. Sto scoprendo il Cammino in solitaria ma ho bisogno di ritrovare ogni sera gli alltri pellegrini. Mi fa sentire parte di un gruppo, di un'idea comune e questo mi da una forza pazzesca.
Il giorno dopo lo comincio alla grande. Alle 6 l'hospitalera è già in piedi, dalla sala del bar esce già un buon profumo di caffè e faccio colazione con cafè con leche e una fettona di focaccia fatta in casa appena sfornata, ancora tiepida. Che inizio! promette bene.
In giro non c'è ancora nessuno, si sentono solo gli uccelli. Il terreno mi piace, finalmente trovo delle pendenze e il mio piede sarà contento di non essere più sulle mesetas. Fa freddo, e fino a Rabanal del Camino non incontro nessuno. Poi mi si aggancia Mark, ragazzone della Luisiana con grande desiderio di comunicare. A me va bene, quando dico che adoro camminare da solo non voglio dire che sono refrattario a tutto. Avevo deciso di fermarmi a Foncebadon ma quando si è soli i progetti si possono anche cambiare per strada, difatti ci arrivo troppo presto e decido di fermarmi a Manjarin. Ci si vuole fermare anche il gringo così, visto che sta mordendo il freno e vuole scappare in avanti, gli chiedo di prendere un posto anche per me.
Di nuovo solo, finalmente sono su sentieri di montagna e mi immergo nei miei ragionamenti poi, casualmente, giro lo sguardo a sinistra e la vedo, là in fondo, ancora piccola ma inconfondibile: la Cruz de Ferro!!!! Mi ha preso alla sprovvista ed ecco che, inevitabilmente, la diga cede di colpo e comincio a piangere e non riesco più a fermarmi.
Ho aspettato questo momento per 2 anni, ci ho sofferto a non poterci arrivare la prima volta, è uno dei simboli più toccanti del Cammino, di questa idea che ho portato dentro per quasi 10 anni e adesso io, proprio io, fra qualche minuto salirò sulla collinetta fatta con i nostri sassi e la toccherò. Così cammino e rido e piango allo stesso tempo e qualcosa di negativo che avevo dentro si scioglie a poco a poco. Poi, eccomi qui, alla Croce, quante volte già vista su Earth. Solo un palo e una piccola croce in punta ma quanta energia c'è lassù!
Non andrei più via ma oggi è domenica e un pullman che scarica una comitiva di spagnoli casinisti mi fa rimettere lo zaino in spalla e riparto. La vista sulla cresta è bellissima ma non ci sono ripari e mi domando cosa succederebbe in caso di temporale quassù. Poi arrivo a Manjarin, invasa di turisti. C'è un caos indescrivibile, tutti si fanno la foto con le frecce colorate e non si capisce niente. Poi finalmente i turisti se ne vanno e riesco ad arrivare all'hospitalero, un tipo sporco e trasandato che mi dice subito che quello è un rifugio templare (?) (cosa significa "rifugio templare"?), che lì non c'è la luce, che fino alle 14,30 non si apre (sono solo le 11), che si dorme sui materassi per terra e il giorno dopo fino alle 7, non solo non si può partire ma non si può nanche mettere mani allo zaino per non disturbare. Resto lì, Mark della Luisiana si è rassegnato e dei gattini cominciano a girarmi intorno attirati dalla merendina che sto mangiando. Non so cosa fare, sono a disagio, l'hospitalero non mi piace e l'unica cosa che fa con impegno è vendere souvenirs ai turisti. Poi, quando questo tizio viene verso di me con una canna di bambù e comincia a picchiare i gatti, allora mi dico che quel posto non mi piace e lì non ci voglio restare.
Sono proprio stanco, la caviglia non è ancora del tutto a posto e il paesino seguente, Acebo, è a 7 km. e ne ho già fatti 21. Aspetti negativi: sono già scoppiato adesso, come ci arrivo a Acebo? Aspetti positivi: se arrivo a Acebo mi tolgo metà della lunghissima discesa per Molinaseca. Io vado. Qui ho troppe sensazioni negative.
Prima dell'ultima salita al Collado de las Antenas una ragazza che vende ciliege me ne offre una; ringrazio, tiro dritto e la metto in bocca poi mi volto, torno indietro e vado a comprarmele. Trooooppo buone, la ragazza sapeva quello che faceva regalandomela. Deve aver fatto strage perchè per qualche centinaio di metri si cammina su un letto di torsoli. La discesa è lunga e disagevole. La caviglia grida vendetta e quando arrivo ad Acebo sono sfinito. Non avevo pensato ad una tappa così già al secondo giorno della ripartenza.
L'albergue, che fa anche da ristorante, è stracolmo di turisti locali ma un'hospitalera molto efficace mi inquadra subito appena entro, mi timbra la credenziale e in un attimo mi ritrovo sul lettino. Stanchissimo. Doccia, lavadora e secadora poi tortilla di patate e cerveza alla canna; ghiaccio sulla caviglia e tanti ma tanti pellegrini con cui parlare e ridere e scherzare. Mi ritrovo a fare da interprete fra pellegrini francesi e spagnoli ma devo aver fatto qualche casino con la traduzione perchè alla fine ridiamo tutti come dei matti e non sappiamo perchè.

Adesso mi fermo un attimo.
Paolo
 
Il giorno dopo scendo a Molinaseca e arrivo a Ponferrada al nuovo Municipale; è bello, ben strutturato e con i suoi 210 posti accoglie tutti e per una volta tanto non c'è possibilità di vedere il solito cartello "completo". Il piede è gonfio e non so cosa fare ma c'è un volontario davanti al quale diversi pellegrini si fanno curare le vesciche; mi faccio vedere anch'io e lui mi dice che non ho più una tendinite ma un affaticamento muscolare dovuto al mio modo sbagliato di bere. Mi consiglia di bere 4 dita d'acqua ogni 20 minuti e di non smettere mai durante tutta la marcia, poi toglie tutti i cerotti e mi massaggia; inoltre, da oggi non uso più alcun antifiammatorio ma solo una crema all'arnica montana 30% per massaggiarmi, e assumo 2 granuli omeopatici di ledum palustre ogni 2 ore per eliminare il fastidio alla caviglia.
Già il mattino seguente il piede è quasi del tutto normale e riprendo la marcia verso Villafranca del Bierzo senza sentire quasi nessun fastidio. Da qui fino a Santiago le cose andranno sempre meglio e quando arrivo in cattedrale, il 2 giugno la caviglia e il piede sono del tutto guariti.
A Villafranca vado all'albergue privato Vina Femita, 32 posti, del quale avevo letto un'ottima recensione, 10 euro, ed è qui che hanno le cabine doccia con l'idromassaggio. Le camere sono senza i letti a castello e lavadora/secadora costa 1 euro.
A furia di sentir mitizzare il Cebreiro mi faccio condizionare e decido per un'ulteriore sosta a Vega de Valcarce; credo che sia una delle tappe meno significative del Cammino, percorsa tutta ai margini di una strada trafficata protetti solo da un interminabile muretto di cemento. Vega non offre che un albergue gestito dai brasiliani del quale ne parlano male e il Municipale, dove mi fermo io. E' abbastanza pulito me è fattiscente, l'acqua calda finisce quasi subito, i servizi sono al limite della decenza e, a detta di tutti, è il più modesto mai incontrato. In compenso, il menu del pellegrino dell'unico ristorantino aperto è sublime e per la prima volta mi offrono la torta santiago, poi tutti a nanna presto perchè domani c'è la salitona.
Ormai si incontrano i furgoncini che per 3 euro trasportano lo zaino fino all'albergue seguente. Li incontrerò fino a Santiago e, a giudicare da quanti ne ho incontrati, pare che la cosa stia prendendo piede un po' su tutto il Cammino.
La salita al Cebreiro. Onestamente credo che sia sopravalutata, alla sera tutti parlano solo di quello e c'è quasi un'atmosfera da campo base. La mia guida dice che ci vogliono 4 ore per i 12 km e i 700 m. di dislivello ma siccome vorrei dormire su in cima finisce che il mattino presto parto prima del solito e alle 6 cominciamo a camminare quasi tutti.
Mi sento benissimo, lo zaino ha un peso piuma, gambe e piedi sono a posto, non ho neppure una vescica e trovo il mio terreno preferito: i sentieri di montagna e va a finire che mi sembra di camminare nei boschi di casa mia e trovo il ritmo giusto e la forma migliore. Adesso, mentre salgo, mi rendo conto che per molti miei compagni pellegrini la salita è proprio dura, lo vedo da come procedono. Dopo la prima tappa di Roncisvalle questa è forse la più faticosa. Poi arriva il grosso cippo che indica l'inizio della Galizia e cala un nebbione che non andrà più via per tutto il giorno.
Così arrivo su prima delle 9 ma ci sono già parecchi altri pellegrini, la maggior parte dei quali inizia subito la discesa. O Cebreiro mi piace moltissimo ma fa freddo e c'è un'umidità senza senso. Nella bellissima chiesa ancora quasi deserta mi si scioglie la tensione accumulata chissà da quanto e un pianto silenzioso e prolungato mi rasserena.
Il borgo sembra fatato, la nebbia avvolge tutti e tutto, sulla piazzetta c'è una lucina invitante e in un localino bellissimo e pieno di pellegrini mi gusto una cioccolata bollente.
L'albergue apre solo alle 13, la fila degli zaini si allunga e il mio quasi si perde in mezzo a dei mostri da 14/15 chili. Alla fine i 106 posti sono tutti assegnati ma il freddo non se ne va e alla sera accendono i termosifoni. A cena un caldo gallego, una braciola di maiale e l'immancabile torta santiago mettono tutto a posto.
La mattina dopo, finalmente, inizio a scendere perchè non ne posso più di quel clima. Dopo l'immancabile sosta per le foto alla bella statua dell'Alto de San Roque inizia la lunga discesa per Triacastela; adesso c'e il sole e un gradevole venticello e il panorama sulle alture della Galizia è bellissimo.
A Triacastela trovo un altro albergue coi fiocchi, il Complexo Xacobeo e il primo pulpo alla gallega fatto come si deve. Trovo anche la prima comitiva di pellegrini, quelli con il pulmino al seguito. Il giorno seguente parto prestino perchè voglio arrivare a Barbadelo ed escludo la deviazione per Samos (ci tornerò un'altra volta perchè voglio vedermelo con calma) prendendo il vecchio percorso per San Xil. Per i miei gusti, questo tratto in altura immerso nei boschi è tra i più belli di tutto il Cammino.
Superata Sarria, eccomi a Barbadelo. Incontro i primi neo pellegrini, quelli degli ultimi 100 km. Non so cosa ne pensate voi ma per me sono pellegrini a tutti gli effetti, nè più nè meno che gli altri; sono comunque partiti da casa esattamente come me e tutto questo, magari, per ottenere solo la compostela. Per assurdo, trovo che venire fin quaggiù per partire solo da Sarria richieda ancor più determinazione di quella che ci vuole di solito; io non avrei avuto la forza di farlo. Fanno un po' tenerezza, sono puliti, chissà perchè ma ti dicono subito che sono partiti "solo" da Sarria senza che tu lo abbia chiesto e immancabilmente vogliono sapere quanti km hai già fatto e da dove sei partito.
E così, a Barbadelo, scopro che la musica negli albergues è cambiata di colpo; il minuscolo Municipale (18 posti) è completo ed ogni volta che mi rivolgo ad un albergue privato mi domandano se ho prenotato. Niente prenotazione, niente letto. Alla fine, bontà sua, un hospitalero privato mi accoglie e sono salvo.
Le regole sono cambiate? Ok, mi ci adeguo e da quel giorno non ho più il problema del letto. Ogni giorno, durante la marcia, telefono all'albergue successivo e prenoto il posto.
Ovviamente riparto il mattino dopo senza poter fare colazione, alle 6,30 qui è ancora buio ed entro in una fitta foresta. Una pellegrina mi precede, si volta e ci salutiamo con un cenno. Avete presente gli scenari delle favole che si raccontano ai bambini, quelli con le foreste buie e misteriose? Bene, nel bosco buio e fitto si intravede una lucina fioca fioca a destra. La pellegrina che ho davanti lascia il sentiero e ci si dirige poi, quando arrivo alla sua altezza, mi fa segno con la mano di raggiungerla. Ed ecco la più accogliente delle locande, cafè con leche e torta santiago morbidissima!
E' in questi momenti che mi rendo conto di toccare la felicità assoluta, ed è una sensazione che nella vita comoda di tutti i giorni non trovo quasi mai; si da tutto per scontato e acquisito. Qui, sul Cammino, si ritorna alla semplicità e ogni cosa, ogni gesto, assumono un significato particolare.
Mezz'ora prima di Portomarin comincia a piovere, l'unica pioggia che prenderò su tutto il Cammino. Anche qui trovo un piccolo e delizioso albergue, il Portosantiago. L'hospitalera è molto gentile e prenota per me l'albergue del giorno dopo a Palas del Rei.
La tappa per Palas è molto bella, tutta saliscendi. La Galizia è splendida, con dei gioiellini come il Cruceiro de Lameiros. La marcia in solitudine porta alla follia? A volte mi pongo domande assurde, senza risposta:
- qualcuno avrà mai contato quante frecce gialle ci sono sul Cammino Francese?
- ci sarà mai nel corso dell'anno almeno un giorno nel quale non c'è neppure un pellegrino in cammino?
Palas del Rei non mi dice niente. L'albergue è molto bello, Da Benito, ma in tutta Palas non c'è uno straccio di bar che abbia i gelati, bisogna spettare che aprano i supermercati...Mah.
La tappa per Arzua riserva 2 chicche., La prima è lo splendido crocefisso della chiesetta di Furelos;Cristo ha un braccio discosto dalla croce con in quale chiama i fedeli. Mi ha emozionato quando ne ho visto le fotografie, varco la soglia della chiesa con aspettative enormi e...........la nicchia dove dovrebbe esserci è vuota. E' in restauro.Noooooo.
Ci resto proprio male, giro a vuoto fra i banchi ma tanto è inutile. Mi è andata male.
Mi resta il secondo mito, la pulperia di Ezechiele a Melide.
Questo Ezechiele deve avere dei santi in paradiso perchè non c'è guida che non consigli di fermarcisi. E io mi fermo. Lui è già lì attaccato ai pentoloni, entro e gli chiedo se per caso si può già mangiare. Mi guarda stupito, mi dice "claro que sì", e mi porta uno dei pulpi alla gallega più buoni della mia vita, mi apre una bottiglia di vino bianco gelato e corre a servire un altro pellegrino appena entrato.
Credetemi: mai e poi ,mai nella vita di tutti i giorni mi passerebbe per la testa di farmi una colossale porzione di polipo alle 9,30 del mattino!!!! ma in questo cammino ho deciso di non farmi mancare nulla, di seguire tutto il rituale. Sono solo e mi sto divertendo come un bambino nel paese dei balocchi!!
Il vinello va giù che è una meraviglia e decido di proseguire verso Arzua ad un più tranquillizzante 3 km all'ora. Se chiudo gli occhi comincio a vedere le guglie della cattedrale e voglio arrivarci sano.
Ad Arzua ci arrivo intero ma non so come dividere le 2 tappe restanti per Santiago, poi ci ragiono su e decido.
La situazione fisica è eccellente. Ormai da giorni giro come una macchina ben lubrificata, neppure una vescica dall'inizio del cammino, le ginocchia non danno il minimo segnale di cedimento (quanto mi hanno preoccupato in questi 2 anni!), la caviglia non fa più male e la cura omeopatica ha fatto miracoli.
Ormai sento l'odore della meta raggiunta ma ho ancora troppe energie compresse dentro di me e domani è l'ultima occasione che ho per buttare fuori tutto.
Il primo giugno fa caldo ed è l'ennesima splendida giornata di sole. Il giorno ideale per fare tutti i 35 km da Arzua al Monte do Gozo. Voglio vedere se è "brutto" come dicono ma, più che altro, l'ultimo giorno voglio fare solo più gli ultimi 5 km. prima di entrare in cattedrale a Santiago.
Arrivo al colossale albergue verso le 15,00. Per essere grande è grande ma tutte le camerette sono da soli 8 posti, danno anche lenzuolo e federa usa e getta e ci si sta meglio che in tanti altri albergues mai incontrati. Certo, fa un po' effetto e magari non è tanto di atmosfera ma se penso a cosa mi aspetta domani, questo posto mi va benissimo. La statua sulla sommità è orribile? La cosa non mi tocca, domani scendo a Santiago.

Paolo
 
paolo c. ha scritto:
.....
Credetemi: mai e poi ,mai nella vita di tutti i giorni mi passerebbe per la testa di farmi una colossale porzione di polipo alle 9,30 del mattino!!!! ma in questo cammino ho deciso di non farmi mancare nulla, di seguire tutto il rituale. Sono solo e mi sto divertendo come un bambino nel paese dei balocchi!!.....

Mi hai fatto venire in mente quando, anni fa, per la pausa caffè delle 10 andavamo in un'osteria proprio di fronte al lavoro. Gli altri prendevano un caffè. Io o un piatto di trippa o un piatto di goulash 8-)

Pace e benedizione
Julo d.
 
Coooomplimenti Julo.
Se la trippa era la colazione, al pranzo cosa c'era?

In questi casi, come si usa dire, costa meno regalarti un vestito che invitarti a pranzo.

Paolo
 
paolo c. ha scritto:
Coooomplimenti Julo.
Se la trippa era la colazione, al pranzo cosa c'era?

In questi casi, come si usa dire, costa meno regalarti un vestito che invitarti a pranzo.

Paolo

Non era la colazione, quella la facevo a casa, ma lo spuntino di metà mattina :)

Ma era più di trent'anni fa. Fai conto che mentre tutti andavano dal dietista per dimagrire, io invece ci andavo per ingrassare :o
Poi visto che non mettevo su neanche un grammo, ho deciso di fregarmene della magrezza (e così anche risparmiavo).

Adesso non mangio più come una volta (e ho anche messo su un paio di chili) :P

Pace e benedizione
Julo d.
 
Anche oggi mi alzo alla solita ora, le 5,45, così evito le code ai bagni. Poi mi preparo con più calma del solito perchè in meno di 2 ore arrivo a Santiago e perchè fuori c'è ancora buio e un vento notevole.
Quando esco dall'albergue e al primo bivio seguo la freccia "Santiago" sento che sta cominciando una delle giornate più intense della mia vita. La strada scende subito e il Cammino è sempre indicato molto bene. Si entra nella periferia e a poco a poco ci si addentra nel centro storico. Quindi ecco le prime indicazioni per la Cattedrale e l'emozione cresce inevitabilmente. Sono le 7,30 e in giro non c'è quasi nessuno, poi mi ricordo che oggi è il 2 giugno, festa dell'Ascensione, e la gente "normale" è ancora tranquillamente a letto. Cosa vuoi che importi ad un abitante di Santiago di arrivare in Praza do Obradoiro a quell'ora quando ci può andare tutti i santi giorni?. Vedo le guglie già in pieno sole, passo sotto l'ultimo portico, scendo gli ultimi gradini ed entro nella Praza ma anche qui, come ormai in tutte le piazze importanti in Spagna, ci sono un sacco di tende occupate dai ragazzi del movimento del 15 M, quelli che protestano contro la politica del loro governo. Sono rimasto spiazzato e mi sono distratto poi, finalmente, quando arrivo in centro alla piazza mi ricordo di voltarmi indietro e................eccola lì.Esiste davvero, è persino più grande di come me l'ero immaginata ed è affascinante come tutte le chiese vecchie di Spagna, con quelle pietre lasciate cuocere dal sole, ognuna con il suo colore e con dei ciuffi d'erba che crescono lassù in alto. Mi sono domandato spesso cosa avrei provato ma adesso faccio fatica a trovare la parole. A quell'ora ci sono solo io e dalle tende piantate nella piazza non esce anima viva. Io e la cattedrale, io con quasi 10 anni di attesa finalmente arrivati alla fine, come se finalmente potessi spogliarmi di qualcosa che stava diventando troppo ingombrante.
Dentro di me scende una serenità incommensurabile, esce un bel sospirone e aspetto che arrivino. Che arrivino cosa? Le lacrime, ovviamente. E invece niente, non ne vogliono sapere. Evidentemente quelle che avevo da spendere le ho esaurite in questi 2 cammini e adesso che sono finalmente arrivato sto vivendo una gioa totale; da 10 minuti sto sicuramente vivendo alcuni tra i momenti per me più belli di tutta la mia vita, di quelli che ricorderò finchè vivo. Sono momenti e sensazioni talmente personali che, anche volendo, non riesco a trasmettere del tutto a nessuno.
Poi lo stomaco brontola e mi dice che vuole essere soddisfatto anche lui così mi ricordo che non ho ancora fatto colazione e comincio a ciondolare nelle stradine dietro la cattedrale. C'è già un localino aperto e non mi privo dell' immancabile cafè con leche con una fetta di torta santiago. Casualmente passo davanti all'ufficio dove rilasciano la compostela ma apre solo alle 9 e allora torno in piazza a godermi la vista della cattedrale.
Cominciano ad arrivare gli altri pellegrini, così torno dove daranno la compostela e mi metto in coda con gli altri. Siamo tutti cloni di noi stessi, abbiamo la faccia stanca ma radiosa allo stesso tempo, siamo un po' sporchi e forse non profumiamo neanche di violetta. Un pellegrino spagnolo di Victoria con il quale ci siamo incrociati più volte, 70 anni circa, mi riconosce e ci abbracciamo fortissimo; poi prende i suoi bastoncini telescopici e mentre li chiude mi guarda con gli occhi che ridono e mi dice "que gusto", che gioia poterli finalmnte riporre!
Non sto a descrivervi il rituale della compostela, lo conoscete meglio di me. Per quanto mi riguarda vi dico che , mentre esco da lì con il mio tubicino bianco per proteggerla, mi rendo conto che non ho fatto tutta questa strada per la compostela. Logicamente sono arrivato qui, me la faccio dare e sono contento di averla, tuttavia non mi ha dato alcuna emozione forte. Quelle arriveranno dopo.
Questa è la mia ultima notte sul Cammino e ho deciso di dormire bene e di farmi una doccia con tutti i crismi, quindi prendo una cameretta tutta per me (40 euro spesi bene).
Ci vado subito dopo aver avuto la compostela, mi rimetto in ordine e vado alla ricerca delle emozioni forti.
Sono le 10, è una giornata bellissima e nelle vie intorno alla cattedrale c'è tutto il mondo.
Oggi si svolge la parte laica dei festeggiamenti per l'Ascensione e nelle stradine di Santiago ci sono un sacco di gruppi musicali, di quelli che mi fanno impazzire. E' un trionfo di gaitas, le loro cornamuse nere, di danze sfrenate e di musiche che mi fanno drizzare tutti i peli. Questo aspetto del Cammino è la cigliegina sulla torta, non me lo aspettavo e solo il caso mi ha fatto arrivare oggi, il 2 giugno.
A malincuore lascio le cornamuse e le danze e vado alla scoperta di quel pianeta misterioso che è la cattedrale. Finalmente vedrò il Portico della Gloria, il busto dorato di San Giacomo da abbracciare, il suo sepolcro.
L'interno, oggi, è stracolmo di persone ma vedo subito, laggiù in fondo l'inconfondibile busto e, se guardo bene, intravedo le mani dei fedeli che lo abbracciano. Mi metto in coda e ci metto quasi mezz'ora per arrivare al momento più toccante. Cerco di vivere intensissimamente quei 15/20 secondi che ho deciso di concedermi mentre faccio l'abbraccio con gli occhi chiusi e recito un ringraziamento a Dio e a San Giacomo per avermi fatto arrivare a vivere questo momento. Poi devo cedere il posto al fedele che mi segue e vado a prendere posto tra i banchi per assistere alla messa. Ed ecco che arriva, ecco che sale il groppo dalla gola e nonostante io sia a Santiago già da 4 ore non mi capacito che il Cielo mi abbia riservato tanta felicità e l'emozione mi travolge.
La messa finisce ma il botafumeiro non si è mosso, poi si sparge la voce che lo metteranno in funzione questa sera, alla messa delle 19,30 perchè la Motorizzazione di Santiago ha cacciato i 300 euro richiesti per ogni esibizione.
Il pomeriggio vola veloce tra una tapa e una cerveza e sto ritrovando tutti i miei compagni di marcia di queste ultime settimane. Di molti non so neppure il nome ma quando ci battiamo le mani sulle spalle e ci abbracciamo tra di noi va bene lo stesso. Gli uni con gli altri siamo stati negli occhi e nei ricordi reciproci e ricorderemo le nostre facce per un bel po'.
 
La messa delle 19,30 è di nuovo affollatissima, ma siamo quasi tutti pellegrini che vogliono vedere lo spettacolo del botafumeiro. Sarebbe un momento molto suggestivo se non fosse che tutti abbiamo una fotocamera accesa o una macchina fotografica in funzione; diventa più importante fare la ripresa giusta che calarsi nella liturgia del momento. Inoltre sapere che ormai è diventato un semplice atto a pagamento non aiuta.
La giornata finisce, è stata emotivamente intensissima e sono stanco come dopo una tappa sul Cammino.

Il 3 giugno è il momento dell'addio.
Mi sembra stupido stare sotto le coperte così alle 7,30 sono già in giro, la cattedrale è aperta e completamente deserta. Adesso posso gustarmela con più calma, guardare la colonna del Portico della Gloria ormai tutta transennata e non più "toccabile" e aspettare che alle 9,30 riaprano il passaggio per poter abbracciare il busto di San Giacomo e questa volta eseguo il rituale con tutta calma.
Poi esco,mi riempio le tasche di ricordini vari e compro 2 torte santiago, così per un po' sono a posto. Nel pomeriggio vado all'aeroporto perchè alle 20 parte l'aereo per Bergamo.Siamo tutti italiani, ognuno tira fuori un po' dei suoi ricordi ed io, di colpo, vengo abbattuto da tutto il sonno arretrato accumulato e mi addormento secco.
Arriviamo a Bergamo in orario, alle 23 e lì ricevo l'ultimo regalo di questa avventura. Ero stato avvisato da Maria/Zena che a Bergamo c'è un sacerdote, Don Lucio, che 3 volte alla settimana, in corrispondenza del volo da Santiago, va a raccogliere i pellegrini di altre città che a quell'ora non saprebbero dove andare a dormire, per accoglierli nella sua struttura, la Casa del Giovane, piazzata esattamente davanti alla stazione ferroviaria.
Lo avevo avvisato e infatti era lì con il suo pulmino bianco che ci aspettava. Eravamo in 5 pellegrini e lui ci ha raccolti, portandoci via. Non solo, al mattino dopo c'era anche una buona colazione che ci aspettava.
Ma vi rendete conto, che fenomeno questo Don Lucio? Ovviamente è buona cosa lasciare un donativo.

Adesso sono tornato a casa e sono in uno stato d'animo felicissimo e chi mi rivede dice che ho una luce strana negli occhi. L'altra volta, visto come avevo dovuto interrompere, ero rimasto sotto choc per un sacco di tempo, ero svagato e non ascoltavo quando mi parlavano.
Non avevo voglia di ridere e, stupidamente, lo vivevo come un fallimento personale.
Questi 2 anni di "ricostruzione" sono stati molto utili, sono maturato sia mentalmente che fisicamente. A parte la preparazione fisica molto accurata e il ripensamento sull'attrezzatura, ho cambiato l'approccio al Cammino fin dal primo passo con la consapevolezza che mi apprestavo a vivere dei bellissimi giorni dedicati esclusivamente a me stesso senza dover dimostrare niente a nessuno.
Ho fatto ogni passo con gioia, vivendo l'attimo, sentendomi un tutt'uno col mondo che mi circondava, concedendomi agli altri senza riserve.
Ancora adesso ogni tanto mi perdo nei ricordi e mi vengono in mente mille piccoli momenti. Bellissime sensazioni, che mai nessuno mi potrà portare via.
Tra tutti gli attimi vissuti ripenso all'incontro con Julian e la sua cagnetta Chica. Davanti a me cammina uno spagnolo magro e scuro di pelle, 55 anni circa. Ha un bel cappellino pieno di spillette. Lo affianco, lo saluto e gli chiedo cosa sono tutte quelle cose sul cappellino. Mi dice che sono i ricordi dei suoi cammini fatti, una spilla per ogni cammino; poi ridacchia, si ferma, apre lo zaino e di cappellini così ne tira fuori altri 4! Lo guardo ma sono senza parole, poi lui scioglie i miei dubbi. Sì, in tutto sui suoi 5 cappellini ci sono attaccate 49 spille. 49 spille = 49 CAMMINI FATTI........Sono incredulo, non ho mai neppure concepito che si possano fare certe cose. Vive da solo e in stagione va a fare la vendemmia poi non fa altro che ripartire verso Santiago. Incredibile!
Ora mi sto concedendo un paio di settimane di vacanza con Lidia, mia moglie. Al ritorno comincerò a sfrondare le 1.500 foto scattate e a lavorare sulla colonna sonora per creare il dvd di questo Cammino 2011.
Forse sono stato logorroico nelle descrizioni ma nessuno di voi mi ha avvisato che stavo esagerando per cui mi sono lasciato andare.
Per me è stato bello farlo, quasi mi sembrava di ritornare indietro nel tempo.
Spero che questo diario sia piaciuto anche voi, cari PPS.

Ala prossima,

Paolo
 
...mi unisco al coro dei complimenti e degli ebbravo
:D

davvero piacevole leggere il tuo diario



Rina
 
mi unisco pure io, è sempre emozionante perdersi nei racconti del cammino :Ciao: :Ciao: :Ciao: un grande :abbraccio:
 
Juliàn è spagnolo e mi pare di ricordare che venga da un piccolo villaggio della Cordillera Cantabrica.
L'ho visto per l'ultima volta nella piazzetta centrale di Arzua e ci siamo messi a parlare su una panchina mentre aspettavamo che arrivasse l'ora di cena. Ad un certo punto mi ha sbalordito perchè ha indicato i miei pantaloni lunghi e mi ha detto di non possederne neanche un paio per poterci fare i suoi Cammini.
Mi ha preso alla sprovvista e non ho saputo come comportarmi. Purtroppo nello zaino non avevo un secondo paio di pantaloni lunghi da offrirgli ma in questa occasione ho avuto da lui una grande lezione, l'ennesima avuta sul Cammino: anche quelle che per noi sono le cose più normali di questo mondo come possedere un semplice paio di pantaloni lunghi, per altri sono fuori della loro portata; quindi, forse, sarebbe il caso di pensare che non è poi tutto così scontato, così "dovuto".
A proposito, quel giorno Julian era sereno e si godeva beato il meritato riposo stravaccato sulla panchina con la sua cagnetta Chica sdraiata per terra.
Paolo
 

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