M
mariateresa
Mi piacerebbe un mondo in Cammino. Non solo sul Cammino di Santiago.
Mi piacerebbe un mondo in cui ognuno ha per scopo “cercare” ed ogni volta che ha “trovato”, metta in discussione ciò che pensa di aver capito, per cercare ancora.
Mi piacerebbe un mondo senza “fedi” ma con tante “fedi” possibili, tutte paritarie perché tutte orientate allo star bene e al volere il bene degli altri. Mi piacerebbe che, chi non vuole e non può aver fede, non si senta mai “escluso” da una persona di fede. Mi piacerebbe che chi non ha, non vuole o non può aver fede accolga a braccia aperte l’uomo di “fede”. Un mondo di persone che guardano oltre. Che vivono con sicurezza i propri dubbi perché fanno dei dubbi la loro forza. Mi piacerebbe un mondo di confronto, dove l’ascolto prevale perché dall’altro possono nascere dubbi e i dubbi alimentano il confronto e la crescita. Mi piacerebbe che tutti potessero esprimere sentimenti ed emozioni, perché sentimenti ed emozioni non possono essere volgari, non possono offendere. Un mondo senza “giudizio” e “pre-giudizio”. Con la condivisione di un unico grande Valore accettato e riconosciuto da tutti: il comportarsi con gli altri come vorremmo che ci si comportasse con noi. Salvo i masochisti ovviamente! Ma nel mondo che mi piacerebbe non c’è masochismo e quindi non c’è sadismo. Un mondo dove ciascuno sa che deve avanzare da solo ma non è mai “isolato” perché tutti si adoperano perché ciascuno avanzi, al suo ritmo, al suo passo. E nessuno fa sentire inadeguato un altro perché non corre abbastanza. O perché ha trovato un percorso diverso, nuovo, inesplorato e vuole tentare “allontanandosi” da ciò che è indicato come il “sentiero ufficiale”. Anzi, in questo mondo ipotetico, tutti invitano gli altri a cercare il proprio ritmo, perché è quello “giusto”, non c’è un passo migliore di un altro, non c’è un percorso “migliore” di un altro. Qualcuno preferirà cercare su sentieri noti, altri avranno bisogno di esplorarne di nuovi. Ma poi ci si potrà confrontare. Ciascuno verso la propria meta ma con l’obiettivo comune che tutti arrivino alla meta, che trovino il loro percorso. Nel mondo che mi piacerebbe, nessuno interpreta cosa è “per il bene” dell’altro ma si dà da fare perché ciascuno realizzi ciò che sente essere il proprio “ bene”, con l’unico limite del rispetto del bene altrui. Gli esempi sono semplici e quotidiani. Posso chiedere a un amico “mi faresti questo favore?”. L’amico del mio mondo (e per fortuna ne esistono nella realtà) è quello che ti dice di si, se può farlo, che non ti chiede “perché, non è meglio se……….”. Nel mondo che ipotizzo i dialoghi sono tesi a mettere l’altro in condizione di capire cosa realmente desidera, non a dire cosa secondo noi è meglio. A volte ce ne è bisogno perché abbiamo difficoltà a sapere cosa cerchiamo, l’altro può aiutarci a capirlo, per aiutarci non deve teorizzare sé stesso. Un mondo di supporto scambievole perché ognuno avanzi.
E’ un mondo irreale. Un mondo che ha cancellato con un soffio proiezioni, dinamiche di potere, stereotipi, super-io ipertrofici, narcisismi, esigenze di essere sempre e comunque nel “giusto”e di dover convincere delle verità.….
E’ un mondo possibile se si inizia da qualche parte. Il mio augurio per la Pasqua è un “sogno”. Ben più grande di quello del Santiago-Gerusalemme, che ne è solo la rappresentazione simbolica. Il sogno per la Pasqua è che questo ipotetico mondo inizi da qualche parte, per poi estendersi in modo esponenziale. Un mondo così può iniziare dove c’è terreno fertile. E’ qui tra noi, pellegrini e viandanti non per i km percorsi ma per alcuni Valori condivisi anche nelle diversità, che il mondo ipotetico può essere realtà. Certo per far sì che diventi “reale” sono la prima a dover fare uno sforzo e soprattutto sono sicuramente tra quelli che se lo devono ricordare ogni giorno il mondo che vorrebbero, non solo riflettendo sugli auguri e le festività.
Buona Pasqua a tutti voi
Mi piacerebbe un mondo in cui ognuno ha per scopo “cercare” ed ogni volta che ha “trovato”, metta in discussione ciò che pensa di aver capito, per cercare ancora.
Mi piacerebbe un mondo senza “fedi” ma con tante “fedi” possibili, tutte paritarie perché tutte orientate allo star bene e al volere il bene degli altri. Mi piacerebbe che, chi non vuole e non può aver fede, non si senta mai “escluso” da una persona di fede. Mi piacerebbe che chi non ha, non vuole o non può aver fede accolga a braccia aperte l’uomo di “fede”. Un mondo di persone che guardano oltre. Che vivono con sicurezza i propri dubbi perché fanno dei dubbi la loro forza. Mi piacerebbe un mondo di confronto, dove l’ascolto prevale perché dall’altro possono nascere dubbi e i dubbi alimentano il confronto e la crescita. Mi piacerebbe che tutti potessero esprimere sentimenti ed emozioni, perché sentimenti ed emozioni non possono essere volgari, non possono offendere. Un mondo senza “giudizio” e “pre-giudizio”. Con la condivisione di un unico grande Valore accettato e riconosciuto da tutti: il comportarsi con gli altri come vorremmo che ci si comportasse con noi. Salvo i masochisti ovviamente! Ma nel mondo che mi piacerebbe non c’è masochismo e quindi non c’è sadismo. Un mondo dove ciascuno sa che deve avanzare da solo ma non è mai “isolato” perché tutti si adoperano perché ciascuno avanzi, al suo ritmo, al suo passo. E nessuno fa sentire inadeguato un altro perché non corre abbastanza. O perché ha trovato un percorso diverso, nuovo, inesplorato e vuole tentare “allontanandosi” da ciò che è indicato come il “sentiero ufficiale”. Anzi, in questo mondo ipotetico, tutti invitano gli altri a cercare il proprio ritmo, perché è quello “giusto”, non c’è un passo migliore di un altro, non c’è un percorso “migliore” di un altro. Qualcuno preferirà cercare su sentieri noti, altri avranno bisogno di esplorarne di nuovi. Ma poi ci si potrà confrontare. Ciascuno verso la propria meta ma con l’obiettivo comune che tutti arrivino alla meta, che trovino il loro percorso. Nel mondo che mi piacerebbe, nessuno interpreta cosa è “per il bene” dell’altro ma si dà da fare perché ciascuno realizzi ciò che sente essere il proprio “ bene”, con l’unico limite del rispetto del bene altrui. Gli esempi sono semplici e quotidiani. Posso chiedere a un amico “mi faresti questo favore?”. L’amico del mio mondo (e per fortuna ne esistono nella realtà) è quello che ti dice di si, se può farlo, che non ti chiede “perché, non è meglio se……….”. Nel mondo che ipotizzo i dialoghi sono tesi a mettere l’altro in condizione di capire cosa realmente desidera, non a dire cosa secondo noi è meglio. A volte ce ne è bisogno perché abbiamo difficoltà a sapere cosa cerchiamo, l’altro può aiutarci a capirlo, per aiutarci non deve teorizzare sé stesso. Un mondo di supporto scambievole perché ognuno avanzi.
E’ un mondo irreale. Un mondo che ha cancellato con un soffio proiezioni, dinamiche di potere, stereotipi, super-io ipertrofici, narcisismi, esigenze di essere sempre e comunque nel “giusto”e di dover convincere delle verità.….
E’ un mondo possibile se si inizia da qualche parte. Il mio augurio per la Pasqua è un “sogno”. Ben più grande di quello del Santiago-Gerusalemme, che ne è solo la rappresentazione simbolica. Il sogno per la Pasqua è che questo ipotetico mondo inizi da qualche parte, per poi estendersi in modo esponenziale. Un mondo così può iniziare dove c’è terreno fertile. E’ qui tra noi, pellegrini e viandanti non per i km percorsi ma per alcuni Valori condivisi anche nelle diversità, che il mondo ipotetico può essere realtà. Certo per far sì che diventi “reale” sono la prima a dover fare uno sforzo e soprattutto sono sicuramente tra quelli che se lo devono ricordare ogni giorno il mondo che vorrebbero, non solo riflettendo sugli auguri e le festività.
Buona Pasqua a tutti voi

