Martedì scorso ero in ospedale per un piccolo intervento a un dito della mano, taglietto di due centimetri e una fasciatura spropositata, risultato mano destra inutilizzabile. Mercoledì di nuovo in ospedale per il consueto controllo, all’ambulatorio un sacco di gente, lascio perdere e torno alla macchina dove mi aspetta un amico e dove casualmente c’è il mio zaino con il necessario per camminare, altrettanto casualmente una credenziale nuova e sempre per caso le dritte che Gix aveva messo in occasione del suo primo tratto di Francigegena. Mi faccio accompagnare al Gran San Bernardo e zaino in spalla vado all’Ospizio poche centinaia di metri oltre il confine, dopo la cena lontana chilometri dal nostro buongusto, una notte praticamente insonne e un caffè inizio la discesa verso Aosta, inizialmente tratti di nevaio mi impegnano visto che calzo sandali che poi si riveleranno vincenti nei numerosi guadi dei ruscelli da fusione di nevel Bellisima la primavera d’alta quota, prima qualche rara piantina di artemisia con il “capolino” appena accennato, più giù l’achillea moscata, chissà perché mi attirano queste piantine da cui si ricava il génépy e la taneda. Poi più giù rododendri, genziane e quanto la natura offre. Tra questi scenari di alta quota prima e di media e bassa montagna poi arrivo ad Aosta, non fresco come una rosa perché la discesa è di grande impegno e micidiale per gambe e ginocchia. Raggiungo la Parrocchia di San Martin nella parte ovest della città. Accoglienza bellissima, sono solo in una cameretta a due letti con angolo cucina e bagno, mi cucino una pasta condita con tonno ma non riesco a mangiare, in compenso riposo bene e il mattino successivo di buon’ora riguadagno il centro di Aosta, destinazione Saint Vincent, tappa nervosa ma bellissima, tutta in saliscendi e segnalazione caotica, grazie anche alle note di Gix, ancora attuali, arrivo a Chatillon e proseguo per Saint Vincent lungo la strada, vi arrivo stanchissimo e con morale basso, forse anche a causa del fatto che non mangio da due giorni. La buona accoglienza, la doccia, e una pizza mi ritemprano e il mattino dopo ancora buio sono in cammino, inizialmente sulla statale deserta, meno di un’ ora e trovo una freccia che mi manda su una ripida stradina e mi ritrovo sul percorso fino a Montjovet dove personalizzo il cammino attraversando la Dora e seguendola sul suo lato destro sulla secondaria strada “dell’ inversa” come la definiscono i locali. Comunque ben prima di Issogne trovo le frecce della Fracigena, dimostrazione della varietà di percorsi più o meno ufficiali. Arrivo a Hone, attraverso il bel ponte romano, il borgo di Bard e mi avvio verso Pont Saint Martin sul marciapiede che fiancheggia la statale e poco prima dell’ incrocio dell’autostrada una macchina che conosco e volti amici, sul seggiolino posteriore, sorpresa, c’è Martina. Un veloce saluto e ci ritroviamo al ponte del diavolo dove finisce questo prima parte di VF e dove spero di arrivarci dal Monte Rosa in un cammino mio che mi porterebbe al mare incrociando la Francigena fino a Pavia. Ma prima devo finire il Norte e vorrei anche fare…fare…. Troppa carne al fuoco? Forse, ma l’appetito non manca



Buon cammino
