Mentre nel fine settimana mi affaccendo per casa, tenendo fede per ora al mio impegno di non lavorare, i miei occhi vedono il verde che mi manca, il verde e il profumo del Cammino; il verde e il silenzio del Cammino; il verde e il cielo sulla testa.
Questo Cammino, che non mi piaceva mentre lo percorrevo, troppo piatto; troppo caldo; troppo solitario, riaffiora per vie che non so.
St Caradec è stata la tappa del "cosa ci sto a fare qui, chi me la fa fare, non posso farcela" tappa che sto imparando a riconoscere. Dà segnali fisici, è quel terzo o quarto giorno che conosce la stanchezza prima dell'adattamento.
Nella stanza triste come la mia ospite non riesco a dormire a causa del trillare ripetuto di una campanella; ma la campanella è dentro di me, un acufene (da stanchezza? da una telefonata troppo lunga al cellulare con mio fratello in movimento da Vezelay?) mi spaventa, io sono un insofferente come posso resistere con il big ben nell'orecchio? Allora capisco che è la mia piccola svolta. Calma M. Teresa, dormici sopra (devi dormirci sopra): domani, "se il disturbo persiste" ,ti porrai il problema (mi parlo proprio così...faccio la mamma di me stessa).
Il mattino successivo ovviamente il trillo era molto sfumato e l'andare nell'aria fresca, come sempre in Cammino, mi ha riconciliato con me stessa.
E' questa la tappa nella quale la rigole d'Hivern, il canale di alimentazione, raggiunge il canale Brest Nantes, 350 km di via acquea di cui solo alla fine ho capito che non ha una direzione, ma , rispetto al mio andare, va un po' in un senso e un'po in un altro, alimentato da tre fiumi e un infinità di canalini.
Menoso assai camminare lungo il canale, sebbene i ciclisti , numerosissimi, siano molto rispettosi dei pochi pedoni. Il tracciato, per fortuna, devia talvolta per piccoli paesi.
Pure mi affascina: questa rete viaria antica ha popolato molti dei romanzi di Simenon, che uso come ansiolitici naturali; in uso fino agli anni '60, permetteva di muovere merci a impatto ambientale ridotto. Ormai dismesso a questo scopo, è aperto da maggio a ottobre per fini turistici. Il canale è tenuto perfettamente; le chiuse danno lavoro estivo agli studenti; gli edifici, un po' come i nostri caselli ferroviari o le case cantoniere, sono stati ceduti a privati o trasformati in rifugi. Nulla è dovuto per il transito dalla chiusa ma è evidente che il passaggio delle barche porta turisti in luoghi dove altrimenti non andrebbero.
Uno dove non vanno certamente è l'abazia di Timadeuc. Non è niente di che: costruita alla fine dell''800, non ha nulla di rilevante sotto l'aspetto artistico. E' un po' in alto, discosta dal canale, in un bosco, ma là tutto più o meno è in un bel bosco. Avvicinandomi scopro che Pere Guenal ha ricevuto la medaglia al valore della Resistenza ai nazisti nel 1946 . Questo semplice posto è evidentemente un fermento di idee. Ci va chi vuole trascorrere un po' di tempi con i frati benedettini trappisti. Tutto è silenzio, ma c'è un fratello che ti accoglie, se desideri parlare. Silenzio durante i pasti, che creano un legame di gesti, sguardi e mani che si toccano tra commensali tra loro sconosciuti.
Inaspettato il canto: all'ingresso in chiesa mi danno un cartoncino con delle parole "per capire". Capisco cosa, mi domando? Vespri e lodi sono tutte cantate in Gregoriano; le campane , suonate dalla navata, fanno meraviglie. Capire le parole, che posso seguire sulla carta, mi trasporta in quella dimensione fuori dal tempo che solo questi luoghi sanno dare. Vorrei registrare, ma non oso neppure tirare fuori il cellulare per posarlo sul banco, tanto tutto è semplice e composto qui.
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Lascio il monastero un po tardi, il mattino successivo, tutto è un po' rarefatto e non riesco neppure a capire come fare a pagare la mia quota...
La tappa successiva scorre lungo il canale, tra il mio primo porto fluviale, e qualche chiesa con Calvario di fronte. Fa caldo e camminare lungo il canale, un po' incassato, non aiuta. Arrivo a Josselin, splendida con il suo castello lungo il fiume, bollita. Così bollita che non riesco neppure a godermi la bellezza del paesino (mi sembra sempre che Belle debba uscire di queste casine per andare al castello della Bestia) e tanto meno per fermarmi a bere una birra. Voglio solo fare una doccia, ma il gite non aprirà che alle cinque. Sono passata dall'essere sola al casino agostano, e non mi piace.