Moncalieri – Cavallerleone
Cibo al gatto, da domani verranno a badarlo, zaino, chiudo la porta e via.
Subito un errore.
Abito a 250m dal confine con Torino. Se facevo 500m in più potevo dire Torino-Finale, era più figo.
Invece niente, non mi è venuto in mente, vada con Moncalieri-Finale.
La stradina lungo la ferrovia. La facevo tutti i giorni quando lavoravo a Moncalieri, Adesso la sto facendo per andare al mare. Sì, è un po’ strano.
A Barauda c’è un campanile triangolare. Ma non ci passo vicino. Questa volta non mi frega, con i temporali di questi giorni il buco sotto la tangenziale avrà di nuovo una spanna d’acqua, allungo un po’ ma lo evito.
Cammino da più di un’ora e sui cassonetti c’è ancora scritto Moncalieri. Aah, annamo bene.
Appena fuori La Loggia, alzo lo sguardo: Via Finale Ligure. No però, non è mica la direzione giusta.
Inizia a fare un po’ caldo. Non ti lamentare, non vorrai mica dare ragione a chi pensa che tu sia matta?
Carignano.
Ricordi di secoli fa. Recuperare scatole di guarnizioni in una lavanderia. Mi rendo conto che detto così è abbastanza assurdo.
Cerco la lavanderia. Non la trovo. Non ci sarà più. O non mi ricordo dov’era.
In cambio una targhetta di un dentista. E’ vero. Aveva lo studio qui. Ha ancora lo studio qui. Ricordi di pizze, rebus, parole crociate, musica. Periodo successivo a quello della lavanderia.
Attraverso la statale e mi infilo sulla ciclovia del Po.
Tre ragazzi a piedi con zainoni, non sono l’unica pazza.
“Di qui arriviamo a Carmagnola?”
“Sì, seguite i segni della ciclovia”
“Oh bene, sulla statale è brutto camminare”
E ci credo.
Seguire il Po verso la sorgente per andare al mare. Un assurdo che mi piace.
Se seguo questo sentierino dovrei arrivare lo stesso, passando dall’altro lato del laghetto.
Sì, buonanotte.
Finisco in riva al Po, almeno lo vedo, dalla sua ciclovia non è che lo si veda spesso.
Poi però? Mi infilo un po’ in mezzo a rovi, rami e vegetazione varia, ma non ne esco.
Niente, si torna indietro.
Verifico cosa ho guadagnato da questa deviazione non riuscita. Direi un graffio sul ginocchio sinistro, uno sul polpaccio destro e uno sul collo. Non male.
Carmagnola la salto. Attraverso un paio di sue frazioni.
Frazioni di campagna. Campagna di pianura.
Stradine con impronte di pneumatici di trattori nel fango secco.
Mais a varie altezze. Tanto mais. Ma sti peperoni dove li coltivano?
La lunga stradina diritta per arrivare a Racconigi.
Nessuna bici, è venerdì.
Fa caldo. No, solo un po’, cosa vuoi che sia.
La cascina ben curata da attraversare.
Quel prato verde ben rasato attira, uh se attira. Ma non ho mai capito se ci si può fermare o è come fermarsi a casa di qualcuno.
Ci sono due signore. Potrei chiedere. Potrei anche chiedere se c’è una fontana per sostituire quel che è rimasto della mia acqua tiepida. Naturalmente non lo faccio.
Esco e le albicocche che mi sono portata me le mangio sulla panchina all’ombra della pesa.
Centro cicogne.
Adesso si sta bene, si è alzato anche un po’ di vento fresco.
Forse si è alzato un po’ troppo vento fresco. Forse le nuvole sono un po’ troppo nere.
E il gelato che volevo mangiarmi a Racconigi? Mi sa che non è il caso.
Costeggio il muro del castello e iniziano i tuoni.
Se riuscissi ad arrivare almeno in paese.
Non ci arrivo.
Cosa mi è venuto in mente di prendere la mantella al posto della giacca?
Vento, zaino, mantella, imprecazioni. Tante imprecazioni.
Riesco ad essere sommariamente coperta. Ma è una lotta.
Sta buttando giù acqua a non finire.
Finalmente Racconigi.
Pioviggina solo più.
Che faccio mi fermo a prendere qualcosa o no?
Meglio di no. Ho solo più 4km, il cielo è ancora nerissimo, rischia di ricominciare, andiamo finché è così.
Niente stradine per i campi, meglio la strada.
Il viale di Racconigi. Marciapiede, va bene.
Messaggio dalla signora dove dormirò stasera:
“Va tutto bene?”
“Sì, solo un po’ bagnata. Arrivo”
Ricomincia a piovere forte. Non sono neanche completamente uscita da Racconigi.
Finisce il viale.
Non è stata una buona idea, la statale senza banchina con il diluvio non è una buona idea.
Dovrei capire se c’è un’alternativa, ma non posso tirare fuori il telefonino, lo affogo.
Torno un pezzo indietro, fino alle case, mi metto sotto un balcone.
La mappa mi dà una stradina sulla sinistra che poi si ricollega a quella per Cavallerleone.
Allungo un po’, ma mi sembra più saggio.
La stradina è una pozzanghera unica, tanto i miei piedi sono già a mollo, ma non passano macchine.
Vedo il campanile di Cavallerleone.
Fino a qualche giorno fa non sapevo neanche esistesse un paese con questo nome. Mi fa anche un po’ ridere che vicino al più famoso Cavallermaggiore ci sia un Cavallerleone.
Smette di piovere.
Cielo ancora nero, ma una striscia di sereno proprio sopra le montagne, proprio sopra il Viso. Lo prendo come un buon auspicio.
Allevamenti di maiali, sento versi e odore.
Sono nel piccolo paese.
Chiedo a una signora che sta buttando l’immondizia indicazioni per la via.
Devo essere un po’ stanca per chiedere e non andare a caso.
E’ proprio qui davanti.
Una signora e una ragazzina si stanno sbracciando.
Sapevano che arrivavo a piedi, dicono che non potevo che essere io.
Mi guardano divertite mentre tolgo e strizzo le calze prima di entrare.
“Non sei poi così bagnata”. Insomma.
La serata è ottima.
Mi invitano a mangiare con loro.
C’è un sosia di VuoiLaPappa e un micro gatto con cui giocare.
C’è un piatto di pasta con le melanzane dell’orto e una ragazzina con un perfetto mix di saggezza e follia.
Ci sono discorsi un po’ più seri e altri un po’ più scemi.
C’è anche un inizio del Signore degli anelli, ma crollo.
Accolta come una amica in visita. Airbnb ogni tanto offre belle sorprese.

Non sono l'unica pazza

Il Po

Mais, mais, mais

Cascina e nuvole

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