tr5
(questo tr5 non lo cancello, mi è saltato sulla tastiera il gatto ed è quello che è uscito, forse voleva mandarti un messaggio, forse per te è chiaro, chissà

)
Cara Lia, adesso mi è chiaro! il tuo gatto ci vedeva lungo!
tr5 probabilmente stava per : tragitto da 5! (su una scala a 10, come per il concorso...a proposito grazie a Voi per aver apprezzato il mio racconto).
Un voto medio a compensazione tra lunghi tratti monotoni e una settimana trascorsa in buona compagnia di altri pellegrini.
Lo so, mai farsi grandi aspettative, ma 200 km di collinare Mozarabe (che qui chiamano Ruta de l'aceite) sempre e solo tra gli ulivi possono anche venire a nausea, come gli ultimi 100 su una solitaria Via Verde, diritta come un fuso, fanno nascere il desiderio che tutto si concluda al più presto.
Nel mezzo 200 km di Terra de Campos, gli ampi spazi che a me piacciono tanto e la piacevole compagnia di Patriz e Gabrielle (francesi), Laura (belga), Antonio (spagnolo), Juan (portoghese), Antonia (austriaca) con cui ho "compartito" non solo acqua e cibo ma anche gioie, dolori...e imprevisti.
Nei primi giorni, la "Gota fria" che ha colpito il sud della penisola ha interessato solo marginalmente la zona di Granada ma 4 giorni di pioggia hanno trasformato le piste argillose e i sentieri tra gli ulivi in un pantano...e le scarpe in pesanti zatteroni. Nessun problema con le decine di guadi incontrati...ma penso a chi lo percorre in primavera, notoriamente molto piovosa.
Il tratto centrale (dopo Cordoba fino a Magacela) è stato il più piacevole, non solo per la compagnia, ma anche per l'ortografia del terreno, più consona alle mie possibilità fisiche e in sintonia con il mio ideale di Cammino. In alcuni momenti mi sembrava di essere sulle mesetas e in altri ne ero quasi certo (vedi foto)!
E questo apre il cuore.
Dopo Magacela ho lasciato i miei compagni che andavano verso Merida (i francesi e Antonio), Truyllo (austriaca), Caceres (Laura), La via de los Estrellas per Juan il portoghese, e ho raggiunto Villanueva de la Serena dove inizia questa Via Verde ottenuta recuperando una antigua via del Ferrocarril in disuso.
Forse una ottima soluzione per lasciare che le gambe vadano da sole lungo un'interminabile rettilineo di 56 km mentre la testa si occupa d'altro ma la solitudine non ricercata, l'assoluta assenza di ombra, un sole implacabile, la mancanza di pueblos in mezzo l'hanno resa assai sgradevole.
Salite? 3 dure (dure per me). La prima a Moclin (seconda tappa dopo Granada), la seconda al Cerro Muriano (subito dopo Cordoba), la terza nell'ultima tappa a Guadalupe (Ruta de Isabela la Cattolica).
Guadalupe, poco più di un piccolo pueblo. Se non fosse per il Monastero (che forse è esteso quanto il resto del villaggio) e la devozione alla Virgen che richiama turisti e pellegrini (quelli con l'autobus!) non sarebbe altro che l'ennesimo anonimo pueblo della Sierra con Ayuntamento, Correos, Hogar del pensionista, tienda e bar con ombrelloni Cruzcampo. Merita, e da non mancare la visita al museo del Monastero (anche perchè è l'unica occasione per vedere da vicino la statuetta (alta 25 cm) della Virgen).
Attorno alla piazzetta con fontana/battistero (dove furono battezzati i primi indios portati dall'America da Colombo) prospiciente la basilica, due corone di Hotel, ristoranti, negozietti di ricordini (tipo Lourdes anni 50). Un Mirador. Niente altro.
Ma forse è proprio la mancanza di uno sfrenato business, l'amenità del luogo, l'assurdità degli stili architettonici (mudejar, gotico, rinascimentale, barocco) mischiati insieme, le poche persone presenti (la prossima festa è il 12 ottobre) che ne fanno un luogo mariano atipico e invogliano alla preghiera.
Lì ho portato, alla Virgen protettrice dei navigatori, le amiche che stanno in cattive acque, la mia famiglia, gli amici tutti.
Vale sempre la pena di fare un Cammino.
Un Cammino è sempre un pellegrinaggio, anche per chi non lo crede.
Un pò di tempo e poi metterò dettagliato prospetto....e pessime foto.