Non è , anzi non è solo,una linea ferroviaria.
È un cammino, un piccolo pezzo della Francigena, da attaccare a monte di quella già fatta da Berceto.
Fatico a trovare modo di staccarmi, troppi impegni di lavoro e familiari.
Poi un'amica mi dice : andiamo. Non abbiamo mai camminato insieme, però è un'amica, ci conosciamo da anni. Io ci metto l'orientamento, lei la voglia di andare, due giorni in pieno inverno, due giorni di tempo freddo e bellissimo.
Sono nata in pianura, anche se ai piedi delle montagne. Ma vivo i Liguria da molti anni e la bellezza , la ricchezza dei campi nel riposo invernale, con la corona bianca laggiù che occhieggia,non la ricordavo.
Si cammina benissimo, in questo freddo frizzante. Tre tappe. Pavia, città bellissima, Belgioioso, con il suo castello semiabbandonato. La piccola chiesa di San Giacomo, persa nella campagna.
Da Belgioiso a Orio Litta si va per campi e lo sguardo si perde verso l'Appennino e le terrazze che delimitano i campi . Un castello qua, una villa là. Una casa a schiera copiata ad Hans e Gretel che sembra una torta di marzapane.
L'ostello di Orio Litta, ricavato in una abbazia benedettina , è molto bello. Cena con il pellegrino Alberto, partito dalla Spagna 14000 km e qualche anno fa. Una pasta cucinata assieme, il suo libro di credenziali.
Gran finale. Con un minimo anticipo , il barcaiolo Danilo ci viene a prendere sulla riva del grande fiume e ci porta sull'altra riva
rovincia di Piacenza. Dal Lombardo Veneto al ducato di Parma e Piacenza. Storie diverse,che lasciano tracce negli edifici, nella geografia, nei nomi dei luoghi.
Danilo ha la sua casa proprio sotto l'argine. Ci fa firmare un librone che è la memoria dei passaggi. Oltre il 50% gli stranieri; oltre il 60% gli "over". Un numero crescente, si apre il cuore a sapere che noi, che passiamo l'ultimo giorno dell'anno, siamo oltre quota mille.
Finisce cosi in bellezza, questo brevissimo cammino dietro casa. Con un bus al volo, per evitare qualche km di officine e divani a Piacenza, un bus domenicale e un trenino locale che mi riporta a casa, dopo due chiacchiere con il ferroviere che mi vende il biglietto. Uno in carne ossa, che, guarda caso, cammina...
Ma la testa è più leggera.

È un cammino, un piccolo pezzo della Francigena, da attaccare a monte di quella già fatta da Berceto.
Fatico a trovare modo di staccarmi, troppi impegni di lavoro e familiari.
Poi un'amica mi dice : andiamo. Non abbiamo mai camminato insieme, però è un'amica, ci conosciamo da anni. Io ci metto l'orientamento, lei la voglia di andare, due giorni in pieno inverno, due giorni di tempo freddo e bellissimo.
Sono nata in pianura, anche se ai piedi delle montagne. Ma vivo i Liguria da molti anni e la bellezza , la ricchezza dei campi nel riposo invernale, con la corona bianca laggiù che occhieggia,non la ricordavo.
Si cammina benissimo, in questo freddo frizzante. Tre tappe. Pavia, città bellissima, Belgioioso, con il suo castello semiabbandonato. La piccola chiesa di San Giacomo, persa nella campagna.
Da Belgioiso a Orio Litta si va per campi e lo sguardo si perde verso l'Appennino e le terrazze che delimitano i campi . Un castello qua, una villa là. Una casa a schiera copiata ad Hans e Gretel che sembra una torta di marzapane.
L'ostello di Orio Litta, ricavato in una abbazia benedettina , è molto bello. Cena con il pellegrino Alberto, partito dalla Spagna 14000 km e qualche anno fa. Una pasta cucinata assieme, il suo libro di credenziali.
Gran finale. Con un minimo anticipo , il barcaiolo Danilo ci viene a prendere sulla riva del grande fiume e ci porta sull'altra riva
Danilo ha la sua casa proprio sotto l'argine. Ci fa firmare un librone che è la memoria dei passaggi. Oltre il 50% gli stranieri; oltre il 60% gli "over". Un numero crescente, si apre il cuore a sapere che noi, che passiamo l'ultimo giorno dell'anno, siamo oltre quota mille.
Finisce cosi in bellezza, questo brevissimo cammino dietro casa. Con un bus al volo, per evitare qualche km di officine e divani a Piacenza, un bus domenicale e un trenino locale che mi riporta a casa, dopo due chiacchiere con il ferroviere che mi vende il biglietto. Uno in carne ossa, che, guarda caso, cammina...
Ma la testa è più leggera.




