Ho mosso i miei primi passi verso Santiago domenica 16 giugno 2013.
Alle 7 del mattino Saint Jean era avvolta da nuvole basse. Poco dopo Hunnto la giornata si apriva ad un sole splendente, niente nuvole in cielo, tutte spazzate via da un vento potente che spingeva me e gli altri in direzione opposta a quella verso cui avanzavamo.
Dopo tanti mesi di fantasie, letture e progetti ero davvero in cammino: ho mosso quei primi passi con il furore della liberazione. Sono arrivato sul Colle Lepoeder senza mai smettere di spingere.
Inesperto com'ero ho tirato dritto nel bosco che scende a Roncisvalle, senza neanche un bastone ad alleggerire il carico. Dopo neanche cento metri un dolore lancinante mi ha bloccato il ginocchio sinistro.
Il mio amico fisioterapista mi avrebbe poi detto che sarebbe bastato fare cinque minuti di stretching prima di affrontare la discesa: avrei probabilmente evitato molto di quello che sarebbe venuto.
Al lavoro ininterrotto di spinta in salita per cinque ore è seguita la vertiginosa discesa alla collegiata: un lavoro opposto che ha trovato muscoli e tendini impreparati.
La tendinite alla gamba sinistra è esplosa subito: nei giorni successivi ho arrancato e trascinato la gamba a forza di cavigliere, ginocchiere, fasciature, creme, pastiglie e automassaggi.
Sono stati giorni davvero difficili, in cui mai ho pensato di mollare, ma spesso ho disperato di riuscire a continuare.
Il 29 giugno a Fromista, un inciampo mi ha miracolosamente liberato dal dolore: ho cominciato a correre, quasi a volare. Ho cominciato a credere di riuscire a farcela.
E' così che sono giunto il 5 luglio alla Cruz de Hierro: negli occhi tutta la Bellezza, nelle gambe i segni per arrivare fino a lì.
Nei venti giorni di Cammino ho molto maturato le motivazioni che mi avevano spinto prima a intraprenderlo, poi a perseverare nel percorrerlo.
Nella moltitudine dei pensieri che hanno vorticato nella mia testa c'era anche quel post di Julo:
“spero proprio di no”.
Sì, la colla doveva servire per fissare gli oggetti che avevo portato da casa alla Cruz de Hierro.
No, non desideravo esibirli, non desideravo per loro un “primo piano”, non desideravo “segnare” la sacralità del luogo con un mio sfregio personale.
Desideravo solo in qualche modo segnare il posto dove li avrei messi, limitare la precarietà della loro posizione.
La perentorietà di quel “spero proprio di no” mi ha tormentato per centinaia di chilometri.
Perchè non avrei dovuto fissare, preservare, ciò che con tanto dolore e fatica forse sarei riuscito a portare fino alla Cruz? La Cruz: un simbolo, una promessa, posta nel punto più alto del Cammino, richiamo e ricompensa per i pellegrini. Pellegrino non ero quando a casa progettavo di portare quelle pietre alla Cruz, probabilmente lo diventavo nel raggiungerla.
Una volta arrivato alla Cruz, credo, spero di avere inteso il senso del post di Julo.
Come lui ritenevo quel luogo sacro, ma io non l'avevo ancora visto, lui certamente sì.
Di alcune delle cose incollate, inchiodate alla Cruz o abbandonate ai suoi piedi, non si poteva dire che avessero lo Spirito del Cammino. Forse era quello che Julo voleva consigliarmi di non fare:
non aggiungere altri sfregi alla Cruz.
Quello che ho visto mi ha anche rammaricato, ma hanno prevalso la potenza del luogo e le tangibili manifestazioni di fede.
Due piccole pietre. Una piatta e tonda, del tipo “da lancio” per rimbalzare sull'acqua, scelta da mio figlio. L'altra a forma di piede, cara a mia madre e da lei affidata.
Ho scelto un masso abbastanza grande e affondato nel terreno ai piedi della Cruz a pochi centimetri dalla sua base, in direzione Ovest, verso Santiago. Sul lato del masso verso la Cruz, ho incollato le mie due piccole pietre.
L'averlo fatto mi fa sperare che non siano state “calciate” via lontano: posso pensarle esattamente dove le ho lasciate.
Ringrazio infinitamente Julo: ha scatenato dentro me un dibattito sulla giustezza dell'azione che desideravo compiere. Il dibattito ha dato un significato all'azione, che ne sarebbe stata altrimenti vuota.
Non so se ho davvero compreso il messaggio celato nel post di Julo.
Non so se l'ho deluso o irritato per quanto ho fatto.
Spero di no, spero comprenda comunque le mie intenzioni, le mie motivazioni.
Ho cercato di seguire la retta via anche se zoppicando...
Grazie Julo e dato che Ti ho pensato così tanto, dal 16 giugno al 5 luglio Ti fischiavano le orecchie?
Un abbraccio.
Pier Giorgio