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Barcelona - Lleida

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
e pensavo alla quinta da regaleira a sintra.
non avevo idea di cosa fosse la Quinta de Regaleira e sono andata a gugolare un po'.
E il Castello di Les Fonts, in piccolo, qualcosa che lo ricorda ce l'ha.

Sull'altalena non ci sono andata, era troppo piccola anche per me, ma un bel riposino sullo scivolo al sole me lo sono fatto;-).

Ah... grazie a voi
 
23/09 Ullastrell – Montserrat
Ho messo la sveglia alle sette meno un quarto, così inizio a camminare appena c’è un po’ di luce. Montserrat, non vuoi partire un po’ presto.
Mi sveglio, guardo l’ora: otto meno venti.
Non so cosa ho fatto. Anzi lo so, non me lo ricordo ma lo so. Ho spento la sveglia e ho continuato a dormire.
Però c’è un vantaggio, il forno è aperto e la mia colazione ottima.
Inizio in discesa.
Ormai ho identificato Montserrat ed è lì davanti, ancora con la sua nuvola berretto, malgrado il cielo sia tutto sereno.
Il sentiero scende in una conca. E’ strana. O forse sembra strana solo a me. C’è un torrente che la attraversa, ma non vedo uscite. Trovo le frecce e devo risalire sul versante opposto. Ci sono segni di pneumatici in basso, come ci arrivano? Mah.
Ritrovo il GR6 e poi Oresa. Una cittadina.
Stanno facendo dei lavori lungo tutta la via principale. Rumore, polvere, macchine in coda.
Mi infilo all’interno e mi trovo davanti un forno con bar. Una seconda colazione tendente al pranzo ci può stare.
Solita abbondanza di rotonde in uscita.
Le frecce gialle mi indicano una ombrosa mulattiera in salita. Le seguo.
Esparreguera. Che sia gemellata con Santena? Ok, scemenza. Però perché no, si chiamerà pur così per qualche motivo.
Pieno di bambini e ragazzini. Primo giorno di scuola?
Una massiccia chiesa con il suo campanile.
Ho perso le frecce. Non ho voglia di tornare indietro a cercarle. Guardo sul telefono, vedo che la salita al paese si poteva anche evitare e continuare lungo la strada. Ma va bene così, qui c’è un bel panorama sulla valle e su Monserrat ormai vicino.
Dal piazzale della chiesa prendo una stradina che scende, di sicuro ritroverò le frecce poco più in giù.
Cammina, cammina si forma nella mia testa la frase “Sicuro è morto”, sentita spesso anni fa insieme a “L’acciaio non è farina”, ma adesso quest’ultima non c’entra. C’entra che delle frecce non c’è traccia.
Di nuovo fuori il telefono. No, adesso non mi conviene più scendere sulla strada principale, continuo qui a mezza costa e la prendo molto più avanti.
Di nuovo il mio telefono è piatto e il mondo no. Malgrado Durante lo pensi. Ah no, lì era un piatto diverso.
Ma non mi va poi così male.
Vedo dall’alto la Colonia Vadò. Non so cosa sia: un paese, una fabbrica, un carcere. C’è qualcosa che sembra un acquedotto a semicerchio al suo interno. Interessante. Anche qui ci sarà da curiosare a casa.
Monserrat ha finalmente tolto il berretto di nuvole, il cielo è azzurro, l’arietta fresca, gli alberi hanno un bel verde scuro, il corso del fiume a fondo valle è tortuoso e io inizio ad avere il mio umore tonto da “sto camminando, mi basta”.
Ermita di Santa Magdalena. A picco sulla valle, sul fiume che fa anche una piccola cascata. Sì sì, va bene così.
Scendo ancora un po’. Ritrovo le frecce. Solo qualche centinaio di metri, poi una curva, un ponte e sulla sinistra inizia il sentiero. Il sentiero.
Di questa salita a Monserrat ho letto, ho sentito parlare, nel bene e nel male, forse più nel male.
Però Raul e Franco hanno fatto 2 percorsi diversi, non sono passati di qui. Quindi questo è tutto da scoprire.
Intanto la montagna è lì. Perché sì, vista di qui è una montagna. Ripida, con i suoi pilastri di roccia e mi piace un sacco.
C’è la curiosità di capire come il sentiero li supererà quei pilastri di roccia, girerà dietro di là o si infilerà in mezzo qui o, mah.
Voglia di andare a vedere.
Prendo il sentiero sulla curva prima del ponte, ha l’indicazione per Montserrat.
Fortunatamente una decina di minuti e mi viene un dubbio, mi sembra si stia spostando dalla parte sbagliata.
Non è lui. Quello che devo prendere io è subito dopo il ponte. Questo sì, va a Montserrat, ma passando da Collbatò. Dietro front.
Eccolo qua il GR6 e anche una freccia.
L’inizio non è molto comodo. Ripido, terra argillosa, l’acqua ha scavato uno stretto e profondo canalino al centro del sentiero. Finisce che cammino con una zampa di qua e l’altra di là. No, non è molto comodo.
Iniziano le pietre. Meglio, molto meglio.
Con questa pendenza si guadagna quota velocemente. Mi giro e vedo la valle già lontana.
La vegetazione è bassa, altri corbezzoli e il resto non lo so identificare, ma niente che possa bloccare la vista.
I pilastri di roccia sono sempre più vicini.
Non è che non faccia fatica, ma vado con calma e quello che mi vedo intorno è sufficiente per farmi stare bene.
Mi fermo su una roccia dominante a mangiare un po’ di frutta secca.
Sono ai piedi del primo gruppo di pilastri.
C’è una scala. Un po’ ripida, con gli scalini non sempre regolari, un po’ scavati nella roccia e un po’ in cemento, con la sua piccola ringhiera di protezione. Ecco come si supera il tratto dei pilastri di roccia. Et voilà.
Sbuco sul sentiero delle miniere di Salnitro che arriva da Collbatò.
Non sono più contro la roccia, panorama da più lati, la salita è più dolce. Uno zig-zag di quelli che danno soddisfazione.
Incrocio qualcuno. Una giovane coppia con un bimbetto piccolo piccolo portato nel marsupio. Qualche famiglia. Il sentiero da Collbatò mi sembra più frequentato.
Quello che vedo continua a piacermi. L’umore è alto e scemo. Sì, va bene, va molto bene.
Bivio. Scelgo la via più lunga, non so, mi dà l’idea che sia più panoramica.
E’ panoramica. Chissà l’altra. Sogno fughe di qualche giorno per verificare.
Eccolo. Montserrat laggiù, un po’ più in basso di me.
La mole massiccia e il campanile squadrato non mi fanno una bellissima impressione, ma le rocce dietro compensano abbondantemente.
Sono in mezzo alla gente.
Sono arrivata.
Già già.
Sì, sono contenta.
Mentre aspetto l’hospitalero sulla panca mi rendo conto che sono anche un po’ stanca.
L’albegue sono 2 stanze nel nuovo e tecnologico ostello, tutto si apre con la card. La cucina è fornita di utensili, un po’ di cibo e l’occorrente per la colazione.
Ci sono 2 tedeschi: lei arriva dal cammino di Sant’Ignazio, lui inizia domani il Catalano per San Juan de la Peña.
Nessuno dei 2 è salito a piedi, così non si parla della salita. Meglio, mi verrebbe solo da dire: Bella! Ma non amo alla follia i punti esclamativi. Quindi meglio parlare delle tappe successive.
Montserrat. Eh, Montserrat. Facciamo che metto solo 2 cose.
La prima: un pensiero per tutte le persone che mi immagino possano aver piacere di ricevere un pensiero da qui. Ma anche per le altre, male non fa.
La seconda: i Vespri e il coro dei bambini che canta.
Menu pellegrino a 10 euro nel ristorante chic del monastero. I 2 tedeschi lasciano quasi tutto, io lascio il piatto pulitissimo.
Non voglio ancora andare a dormire. Con la scusa di una telefonata che non devo fare, esco ancora un po’.
Nessuno.
La chiesa è chiusa ma si sentono i frati cantare all’interno.
Si vedono le luci di qualche paese giù in basso.
Mi siedo per terra al riparo di un muro e sto un po’ lì.
 
Ultima modifica:
Incredibile come tutto sia così cambiato in soli cinque anni!
Albergue supermoderno che si apre con una card?
Cucina attrezzatissima?
Menu del pellegrino a 10 euro ... in "quel" ristorante?
Pazzesco!
Io ricordo un albergue un po' malandato in un edificio i cui interni dovrebbero essere stati,un tempo, molto belli.
Una piccola cucina (solo la cucina!): non un utensile, un pugno di sale o una spugnetta per lavare.
Lavare cosa? Una ciotola e mezzo piatto! Si, mezzo piatto: la considerai quasi un'offesa!
Menù pellegrino? ... Mangiavi con 40/45 euri e nemmeno una cena da ricordare!

"Voi pellegrini siete tutti uguali: vorreste dormire e mangiare gratis!
Facciamo che: noi ti forniamo da dormire e tu vai a mangiare al ristorante, così controbilanciamo!!!"


Così mi disse il tizio che registrava i pellegrini!
Mi sarebbe tanto piaciuto mordergli un orecchio, ma io sono un lupetto buonino ...
 
il mio umore tonto da “sto camminando, mi basta”.

potrà essere tonto.
ma è uno dei miei umori migliori.


Con questa pendenza si guadagna quota velocemente.

ti vedo, donna dei monti.
che se lo dici tu "con questa pendenza", chissà noi umani.


La chiesa è chiusa ma si sentono i frati cantare all’interno.
hai dipinto così bene, che ci siamo anche noi tutti, a sentire i frati cantare.
però tranquilla.
ti sorridiamo da lontano.
così non devi fare conversazione con nessuno.

;)

alla prossima.
cri
 
Quando ho alloggiato li con Cetty nel 2016 abbiamo trovato un hospitalero molto disponibile che ci ha anche regalato un po' di coca...

E si. abbiamo mangiato per 10 euro (vino escluso) al ristorante chic.

Pero niente card o tecnologia all ostello..

P. S. Ma che avete capito? La coca è un dolce catalano!!!
 
La prima: un pensiero per tutte le persone che mi immagino possano aver piacere di ricevere un pensiero da qui. Ma anche per le altre, male non fa.
La seconda: i Vespri e il coro dei bambini che canta.
Una sintesi perfetta del luogo.
Io ricordo anche il canto gregoriano
grazie Lia
 
Pero niente card o tecnologia all ostello..
Mi hanno detto che l'albergue nuovo è stato inaugurato a maggio di quest'anno.
Sono 2 piccole camerate più cucina all'interno del grande ostello che c'è subito prima di entrare sotto l'arco. La differenza rispetto alle altre camere, aperte a tutti, penso sia il prezzo: 8 Euro.
Anch'io ho trovato un hospitalero gentile e disponibile (ma niente coca ;-)). Tranne lo stupore per la carta d'identità cartacea, gli spagnoli non riescono proprio a capacitarsi che in Italia sia ancora così. Continuava a dirmi che gli serviva il DNI non quella roba e io a spiegargli che quello è il DNI in Italia. Anche per aprire un armadietto lì ormai usano una card :-)):-))
 
24/09 Montserrat - Jorba
Mi sveglio presto davvero. Perché si alzano gli altri.
L’hospitalero ci ha lasciato sul tavolo tutto l’occorrente per la colazione.
L’alba dal piazzale.
Ma soprattutto le rocce dietro che si colorano di arancione.
Mica è facile staccarsi di lì.
Un breve tratto di sentiero. Mi illudo.
Però no, poi è strada. Tutta strada.
La vista è ancora bella, ma è strada.
Niente, dopo un po’ inizio a stufarmi.
Un elicottero si alza in volo da una piazzola. Un diversivo.
Finalmente giro dietro la montagna.
Saluto i pilastri di roccia.
Non che non abbia più voglia di vederli, ma so che sto per lasciare la strada.
Ho salutato i pilastri in anticipo, li vedo ancora per un po’, da dietro.
Un pezzetto in salita con un paio di gradoni.
Inizio a scendere, di qui davvero non li vedo più.
Piacevole questo tratto, vista sulla campagna. Me lo godo.
Sant Pau.
La mia guida onLine di quest’anno mi ha detto che qui si può fare una buona colazione.
Allora vai con Colacao e pane tostato con olio e aceto. Sotto un pergolato.
Me lo gusto proprio.
Queste seconde colazioni tendenti al pranzo sono una delle meraviglie del camminare in Spagna.
Ancora giù verso Castellolì. Tra boschetti, tagliando ogni tanto la strada.
Castellolì avrà un castello? Guardo l’ora per verificare che non sia troppo tardi e possa perdere un po’ di tempo a gironzolare.
Ma perché lo faccio? Se hai voglia di gironzolare fallo e basta.
Mentre guardo l’ora vedo un messaggio: non riescono a caricare un logo.
Cerco di rispondergli ma la cosa diventa lunga e mi faccio chiamare.
Niente Castellolì. Inizio a camminare e per un paio di km cerco di caricare sto logo per interposta persona e senza vedere. Alla fine cediamo, l’agenzia avrà il suo logo lunedì.
Mi ritrovo su una statale con autostrada a portata di orecchio.
Avrò perso un bivio?
No, una freccia gialla mi dice che devo proprio passare qui.
Mentre ho il telefono in mano posso chiamare l’hospitalero di Jorba per avvisarlo che arrivo.
Almeno mi tolgo il pensiero.
Numero inesistente.
Controllo più volte, è esattamente quello che c’è sul sito degli Amici del Cammino.
Così precisi a Ullastrell e qui mi cadono su un numero di telefono.
Grazie a internet lo trovo da un’altra parte con la cifra mancante.
Il vero cammino non fa uso di tecnologia. Ma tanto il mio non è vero cammino e posso ringraziare la tecnologia senza farmi problemi. Che già me ne faccio abbastanza.
Finalmente lascio la statale.
Ma forse era meglio rimanerci.
Penso di essere ormai a Igualada. Ma non arriva mai. Lunga zona industriale. Lunga, lunga.
Igualada. Pausa sulla piazza. Di nuovo in mezzo ai bambini che escono da scuola.
Da queste parti sono bambini svegli, hanno di meglio da fare che incuriosirsi di me.
Riprendo la via.
Ancora strada. Uff.
Poi devia. Tra casette nuove.
Un prato, qualche ulivo e una piccola cappella.
Non si sente più rumore.
Mi siedo per terra all’ombra e ci sto un po’. Un bel po’.
E ci sto proprio bene.
Sulla cappella c’è una targhetta molto scolorita. Mi sembra di leggere Sant Jaume. Non ne sono molto sicura. Fa niente, per me è la cappella di Sant Jaume, costruita qui proprio per far riposare piedi e orecchie.
Fino a Jorba il percorso è tranquillo. Me la prendo con molta calma. Tanto Josep mi ha detto che viene ad aprirmi alle 6.
Jorba.
Il bar dell’amica dei pellegrini di cui ho letto sul diario di Raul è chiuso per ferie.
Non ho voglio di tornare indietro all’altro. C’è una fontana e una panchina, sufficienti per le mie necessità di questa mezzoretta di attesa.
Arriva Josep ad aprire.
Mi racconta tutto sull’albergue.
E’ in attesa anche di 2 tedeschi. Forse uno è lo stesso che ho incontrato ieri, non era ancora sicuro di dove fermarsi.
Arrivano mentre sto facendo la doccia. Li mette in un’altra stanza.
Stanno ancora parlando con Josep, mi sembra una buona cosa andare a salutarli.
Mi blocco. Stanno discutendo del vero cammino e del vero spirito del cammino e del vero pellegrino.
Non mi sembra ci sia il tedesco di ieri sera.
No, meglio aspettare che cambino discorso. Mi sa che non rientro in nessuno degli esempi positivi che stanno elencando. In qualcuno di quelli negativi sì.
Josep se ne va e loro chiudono la porta.
Verso l’ora di cena ciondolo un po’ nell’atrio e nella piazzetta davanti per vedere se escono. Si potrebbe anche mangiare insieme. Ma niente, la porta rimane chiusa.
Vado a farmi una abbondante ed economica cena all’autogrill consigliato da Josep, appena fuori dal paese. Direi che non ci sono neanche lì.
Ancora 2 passi per i vicoli del paese. E’ più grande di quanto sembrava, riesco addirittura a perdermi.
Davanti all’albergue c’è un ragazzo che è passato a vedere se va tutto bene. Mi chiede se Josep mi ha avvisato che a Cervera le suore stanno ristrutturando e non ospitano. Eh no, non si è ricordato.
Mi lascia il numero di telefono di 2 hostal. Anche di una persona degli Amici del Cammino di Cervera, se avessi problemi a trovare da dormire può darmi una mano.
Si sentono i 2 tedeschi pregare ad alta voce nella loro camera. La porta è aperta ma non oso entrare.
Niente, alla fine siamo nello stesso albergue e non riesco neanche a vederli in faccia.
Chissà, forse domani.
 
25/09 Jorba - Cervera
Sento i 2 tedeschi prepararsi.
Non guardo neanche l’ora, fuori è buio pesto. No, dormo ancora un po’.
Rapida colazione all’autogrill. Seguendo le frecce lo raggiungo dalla strada, non dalla pedonale che sale direttamente al parcheggio come ieri sera.
Inizia una ciclabile. Una infinita ciclabile rossa che occupa la parte sinistra di una strada. Non molto trafficata, ma i pochi veicoli sono camion.
L’autostrada è sempre lì a pochi metri.
Stanno anche rifacendo il manto stradale di una carreggiata. Puzza e rumore.
Va bene un po’, ma adesso sta proprio diventando noiosa.
Per passare il tempo e non pensarci mi invento una filastrocca:
Cicla cicla ciclabile
stai diventando insopportabile
peggio di una verifica contabile…
E via con quintali di parole in abile.
Santa Maria del Camì.
Mi siedo su una panca. Ops, è all’interno di un giardino di una casa. Me ne accorgo quando i proprietari escono e il cane viene a salutarmi. Ma non mi cacciano.
Con un attacco di faccia tosta, che non è da me, decido di provare a telefonare comunque alle suore, facendo finta di non sapere niente. Chissà mai.
No, mi dicono che stanno ristrutturando e mi danno il telefono dei 2 hostal che ho già.
Non penso ci sia tutta questa gente, non telefono e vedrò lì.
Riparto.
La ciclabile è finita.
Adesso cammino direttamente sul ciglio della strada. E l’autostrada è ancora lì.
E se prendessi un bus fino a Lleida? E mi fermassi lì un paio di giorni? E poi un altro paio a Barcellona?
Ma qui bus non ne vedo.
E allora cammino.
La Panadella.
Un vecchio albergo, un benzinaio con bar e poco altro.
Seconda colazione.
Finalmente posso abbandonare sta strada. Certo che se continuassi a seguirla farei molto prima. Ma non ci penso neanche.
Sterrate, un po’ di asfalto ma su stradine minuscole, qualche leggero dislivello, attraverso piccole frazioni e cascine. Tutta un’altra storia.
Pallerols. Piccolo paese con chiesa di Sant Jaume e simboli del cammino.
Dovrebbe esserci anche una signora con chiavi della chiesa e timbro. Ma non oso suonare.
Mi siedo un po’ su una panca, gironzolo un po’. Mi vedesse mai lei. Ma non capita. Riparto.
Mi ritrovo davanti a un cancello chiuso. Non ci sono frecce in vista, mi sa che ho sbagliato.
Torno giù e mi rendo conto che a un certo punto ho deciso di deviare a sinistra in salita mentre le frecce continuavano dritto sulla stradina che stavo seguendo. Chissà poi perché.
Qualche piccolo boschetto, qualche frazione in cui non incontro nessuno.
A Vergos le frecce mi riporterebbero sulla strada, non le seguo. Allungo sicuramente, ma oggi di strada ne ho già fatta abbastanza.
Si vede Cervera, un po’ in alto, con un campanile, con delle mura.
Ci arrivo.
Sulla piazza il grande edificio dell’Università.
Il primo dei 2 hostal è proprio qui davanti. C’è un biglietto attaccato alla porta: “Tancat” e un numero di telefono. Tancat? Chiuso? Forse imparo una nuova parola in catalano. La metto insieme a “amb” e agli articoli, forse identificati leggendo qua e là.
Ma sarà “tancat” solo in questo momento, sarà un “tancat” tipo “torno subito”. Spero.
Provo a telefonare e non mi rispondono. Forse è proprio “tancat”.
Tutta Cervera mi sembra un po’ “tancat”, Un filo di preoccupazione.
Proviamo con l’altro.
Stranamente lo trovo subito.
A priva vista sembra “tancat” anche lui. Ma intravedo movimento all’interno, cerco di guardare meglio. Una signora da dentro mi nota e mi fa cenno di aspettare. Sbuca da un’altra porta. Sono aperti. Si dorme.
Ricevo un telefonata dall’altro hostal. Hanno visto la mia chiamata, sono aperti anche loro. Mi spiace, siete arrivati tardi.
Nel tardo pomeriggio Cervera si anima. Sbucano bambini, ragazzi, gente con le borse della spesa, i tavolini dei bar si riempiono. Niente a che vedere con l’aria sonnacchiosa e deserta che aveva quando sono arrivata.
Mi piace.
Oltre alla piazza dell’Università, c’è la parte del municipio e della chiesa il cui campanile vedevo da lontano. Mura, forse un po’ troppo restaurate, stretti e ripidi vicoli.
Verso sera, illuminata, mi sembra anche meglio.
 
Si. Tancat è proprio chiuso.. Ma mi sa che loro chiusi chiusi non erano..

Peccato non sei potuta andare dalle suore. Io ci ho dormito e sono proprio suore sveglie e simpatiche.

Ho letto qualche giorno fa che forse si trasferivano altrove e quindi chiudevano l accoglienza. Speriamo non sia così visto che c è già poca accoglienza sul Cammino catalano...
 
Ma quanto era triste La Panadella, e poi sotto una pioggia torrenziale, ancor di più!
Non mi vergogno a dire che accettai un passaggio in auto fino a Cervera: passare la Pasqua in quel posto squallido mi avrebbe preso malissimo!!!!
 
A me invece quel posto non ha fatto una cattiva impressione. Quando non c era l autostrada era una sosta obbligata e tutt ora ci sono automobilisti che escono dall autostrada per prendere un caffe o acquistare dolci..

Sarà che a me i posti di passaggio affascinano sempre.. Che passino pellegrini automobilisti o camionisti

Poi tu Raul hai preso un passaggio per Cervera. Io un passaggio diretto a Barcellona. Perché l ultimo autobus era già passato e io rischiavo di rimanere lì ..
 
26/09 Cervera - Castellnou
Parto.
Seguo la via principale fino al municipio.
Ma guarda i balconi. Ieri non li avevo mica notati.
Sono retti da delle teste. Delle teste buffe. Alcune fanno le boccacce, hanno espressioni strane, cappelli, occhiali. Illuminate dal sole ancora basso. Me le guardo tutte.
Dai, un bel saluto da parte di Cervera.
Scendo.
Quello che rimane di Santa Magdalena, tra la vegetazione. Bella anche così.
Sole ancora basso. Ombre lunghe. Silenzio. Campi. Stradine. Leggermente in alto, che il panorama migliora. Qualche piccolo borgo di vecchie case. Mi godo questa mattinata. Me la godo proprio.
Incrocio un tedesco. Sant’Ignazio? Sì. Buen camino. Buen camino.
Tutti tedeschi sul cammino di Sant’Ignazio.
Tarrega. Bivio tra i 2 Catalani. Direzione Logroño. Dovrei riuscire ad arrivare a Lleida, mi sembra un buon finale.
Tarrega mi piace.
Compro qualcosa in un forno e lo mangio sulle panchine della piazza.
La chiesa è aperta.
Mi viene in mente che potrei farmi mettere un sello. Ma una volta entrata mi rendo conto che non so come fare. Dovrei andare a bussare in sacrestia? Lasciamo perdere va’. Continuo con il sello serale. Dove è semplice, dove non lo è me lo scrivo a mano.
Sul municipio un cartello che spiega che la bandiera spagnola è esposta solo perché sono stati obbligati, hanno già avuto della sanzioni dopo averla tolta. I nastrini gialli abbondano anche qui.
Non so, mi sembra che la questione catalana fuori da Barcellona sia sentita ancora di più.
Andiamo va’.
Un tratto di zona industriale. Un oleificio. Guarda, un rapace che ci volteggia sopra. Sempre lì sopra. Oh cribbio, è finto. E’ legato a qualcosa tipo una grossa canna da pesca. Non so se gli uccelli che deve spaventare sono più svegli di me, ma mi sembra fatto proprio bene e i movimenti che l’aria gli fa compiere molto verosimili.
Anglesola. Una tavolo di signore che giocano a carte sotto i bassi portici.
Devo trovare un posto per dormire per domani a Lleida. Pausa sulle panchine e provo a telefonare all’hostal che mi ha consigliato Raul.
Accidenti, ormai dico devo telefonare, mi siedo e lo faccio. Senza farmi prendere dal panico 24h prima. Diciamo, solo una decina di minuti prima. Non so se è positivo o negativo.
In ogni caso potevo risparmiarmi anche i 10 minuti di panico. Mi spiegano che c’è una fiera della frutta e verdura (questo è quello che capisco) e sono pieni. Trovo su internet un hostal economico un po’ in periferia e prenoto direttamente.
Frutta e verdura. Potrebbe anche essere. Inizio a camminare in mezzo a meleti. Qualche stagno e distese di alberelli intervallate da campi.
Ogni tanto qualche coniglio mi taglia la strada velocissimo.
Non è male. I piedi camminano e la testa va per conto suo.
Oggi esagero. Il mio compagno di cammino immaginario con cui chiacchierare ha una certa importanza.
Sono a Castellnuo.
Presa dall’interessante discussione, quest’ultimo tratto è volato.
Chiavi al Cafè Modern.
No, l’aria moderna proprio non ce l’ha. Né fuori né dentro.
Chiedo se stasera si può mangiare qualcosa. Chiude intorno alle 5, ma almeno per un paio d’ore è ancora lì a pulire e sistemare, se lo chiamo dalla finestra mi apre e mi prepara qualcosa.
Chiamare?
Sì, sotto quella finestra urli: Peepee.
Ecco. Bussare, suonare, ancora ancora. Ma dover urlare sotto le finestre mi preoccupa abbastanza.
L’albergue è lo spogliatoio del campo sportivo. Docce a vista, un gabinetto e qualche letto a castello. Mi tocca almeno una sommaria pulizia del gabinetto prima di usarlo.
Trovo una vecchia rivista e mi aggiorno su viaggi e abiti della Reina Letizia.
E’ ora di andare a urlare sotto la finestra.
Salterei volentieri la cena solo per evitare di farlo.
Quello che mi fa partire è il fatto che Pepe è stato gentile e mi sembra brutto non farmi vedere.
Ma ho la sensazione che rimarrò sotto sta finestra senza fare niente.
Arrivo lì davanti, sento chiacchierare.
Miracolo.
Pepe è seduto ai tavolini con altre persone.
Mi racconta che sono arrivati degli amici, si è messo a parlare e deve ancora chiudere.
Miracolo è solo un modo di dire. Non penso che una qualsiasi entità divina si sia scomodata per la mia scemenza. Neanche lo vorrei. Penso che abbia cose molto più importanti di cui occuparsi.
Se il mio compagno di cammino immaginario di oggi torna anche domani, potrei parlarne con lui.
Pepe scopre che sono italiana e inizia a parlare un italiano abbastanza comprensibile. Ha fatto il camionista e viaggiava settimanalmente in Italia.
Per farmi un esempio di un nome molto comune in Italia, come può essere il suo in Spagna, usa Adriano. Beh, penso che qualsiasi italiano avrebbe usato qualche altro nome.
L’insalata con tutti prodotti del suo orto la ripulisco con gusto. La stessa fine fa l’omelette. Soddisfatta.
Castellnou non offre molto. Come passeggiatina serale finisco al cimitero. Dove assisto a un bel tramonto.
Spengo la luce e vedo una salamandra sul vetro della finestrella, da fuori. Non riesco a identificarne il colore, ma dai movimenti lenti ed eleganti la riconosco.
Buffo.
Incontrarle mi fa sempre piacere.
 
Ultima modifica:
Ma guarda i balconi. Ieri non li avevo mica notati.
Sono retti da delle teste. Delle teste buffe. Alcune fanno le boccacce, hanno espressioni strane, cappelli, occhiali. Illuminate dal sole ancora basso. Me le guardo tutte.
Sono streghe.
Cervera è la città delle streghe e della stregoneria.
La tradizione si rinnova ogni anno con una festa che chiamano "Aquelarre", che in catalano vuol dire appunto, "riunione di streghe".
Se vai su youtube e cerchi Aquelarre-Cervera, ti fai una mezza idea su quella manifestazione popolare.

Riguardo alla bandiera spagnola che tanti problemi comporta il non esporla negli edifici pubblici, il mio amico e compagno di Cammino Jordi, mi raccontò un aneddoto grazioso:
nella sua città, Vic, le autorità ebbero grosse grane perchè si rifiutavano di esporla e dopo tanto brigare e litigare e pigliare multe e cazziatoni, trovrono la soluzione.
Tra la bandierona catalana e quella europea, "garriva" (diciamo che garriva, ma non è il termine esatto) anche quella di Spagna ... seppur grande come un pacchetto di sigarette!!! :rofl:
Tecnicamente la bandiera era esposta: nessun documento specificava quanto avrebbe dovuto essere grande ... ;-)
 
Sono streghe.
Sembrano uomini però.
Alcuni:
P9240377.JPG P9240378.JPG
P9240379.JPG

Mentre cercavo notizie su Aquelarre a Cervera (sono matti. Però dev'essere spettacolare da vedere. Capitarci in quei giorni può avere pro e contro:-)):-))), ho trovato questo sito che spiega il significato di ogni singola testa (non ne avevo capito neanche uno). Poi, come sempre, ognuno può interpretare come meglio crede.
In ogni caso Cervera è una città fantasiosa:-))
 
Ultima modifica:
27/09 Castellnou - Lleida
La salamandra non c’è più.
Cafè Modern per restituire la chiave e fare colazione.
Di nuovo frutteti. Mele in parte raccolte, in parte no. Pesche ormai raccolte. Possibili nespole ancora verdi.
Un serpentone di persone mi viene incontro.
Una domanda a uno, una domanda all’altro, scopro che:
- sono coreani
- stanno seguendo il cammino di Sant’Ignazio (allora non solo tedeschi)
- sono un gruppo
- sono 27
- dormono in hotel (nessun albergue sarebbe abbastanza capiente).
El Palau d’Anglesola.
Non mi fermo. La prima colazione è stata abbondante, aspetto il prossimo paese per la seconda.
Murales sul cammino. Pellegrini, conchiglie, croci di Santiago. Stilizzati, mi piacciono. Sono recenti. Anche su casette in mezzo al nulla.
Continua la campagna, continuano i frutteti. Pile di casse di legno, ma non incontro nessuno che raccoglie.
Altri compagni di cammino immaginari che vengono a fare un tratto di strada con me.
Bel-loc d’Urgell.
Qui qualcosa da mangiare ci vuole.
Trovo un ottimo forno con bar.
Ho la risposta a un dubbio che avevo da qualche giorno: i catalani usano sia l’accento acuto che quello grave. Lo verifico su un giornale che trovo su un tavolo. Chissà qual è la differenza.
Mentre su un giornale sportivo in castigliano, come mi ricordavo, vedo solo accenti acuti.
Certo non sono cose che cambiano la vita, ma queste curiosità inutili mi divertono. Esco dal forno un po’ più soddisfatta.
Stanno montando delle giostre, feria in vista. Anzi fira.
Attraverso ferrovia e autostrada, che per fortuna negli ultimi 2 giorni è rimasta abbastanza distante, ed è di nuovo campagna.
Bong. Questa non mi era mai capitata. Un coniglio si scontra con la mia caviglia.
Lo vedo che sta attraversando e mi sta venendo contro. Sposto indietro la gamba per evitarlo. Anche lui fa lo stesso movimento per evitarmi e bong. Contro la mia caviglia. Rimbalza anche un po’. Poi corre via tipo ho fretta ho fretta.
Buffissima sta cosa.
Per fortuna sento ancora l’impatto sulla caviglia, se no potevo pensare di essermelo immaginato.
Rimango un po’ lì impalata a sghignazzare.
A questo punto non posso che chiacchierare un po’ con il Bianconiglio, fa un tratto con me come compagno di cammino immaginario. Gli dico che rispetto a ieri è cambiato un po’ il genere. Noto un briciolo di risentimento mentre mi spiega che qualcosa in comune ce l’hanno. Su questo ha ragione.
Riattraverso l’autostrada.
Una piccola collinetta e vedo Lleida.
E’ ancora abbastanza distante.
Una torre, un campanile, qualcosa di alto che spunta su un cucuzzolo al centro della città.
Che vista deve esserci da lì. Non sarebbe male finire lì. Chissà se.
Vedo anche una zona industriale. In mezzo un grosso e strano edificio con una torretta. Bello il logo sulla torretta, spigoloso, lineare. Mi piace.
E ci sono dentro. Alla zone industriale.
Un casino tremendo.
File di camion in attesa di caricare o scaricare.
Clacson.
Marciapiedi quasi inesistenti.
Un odore fortissimo di pipì di gatto.
Voglio uscire di qui.
Perdo le frecce, torno un po’ indietro, attraverso una strada trafficatissima e tutto finisce.
Torna il silenzio, il verde.
Un pezzetto lungo il fiume, un ponte e sono a Lleida.
Decido di andare direttamente all’hostal senza passare dal centro.
Dignitosissimo hostal e simpatica ragazza alla reception.
Mollo giù lo zaino, faccio una rapida doccia e via a cercare di capire come arrivare su quella collinetta in mezzo alla città.
Vedo delle persone sulla torre. Si può salire. Si può salire.
Il posto mi cattura.
Entro per farmi mettere un sello, sì questo lo voglio, e capire come salire.
Mi mandano in un piccolo ufficio dove un signore mi annota sul registro dei pellegrini. Noto che nella mia pagina i tedeschi sono tanti.
Mi racconta che nel loro registro hanno più gente del cammino di Sant’Ignazio rispetto a quello di Santiago.
Nel caso volessi salire sul campanile, certo che voglio, mi consiglia di farlo come prima cosa perché chiude mezzora prima e poi vedere la cattedrale e il chiostro.
Allora su.
Scala a chiocciola sempre più stretta e ripida.
Con calma, senza farsi venire il fiatone.
Il ripiano delle campane.
238 scalini, lo leggo, non li conto.
E fuori.
Accidenti che vista.
E niente, mi piace, mi piace e basta.
Un tipo, dopo una serie di selfie, decide di farsi anche un filmatino: sono sulla torre di Lleida e bla bla bla.
Cállate. No, non glielo dico. Ma lo penso.
Finalmente scende.
Per un attimo ci sono solo io.
Poi arriva una coppia.
Scendo. Soddisfatta. Molto.
Il grande chiostro è bello e insolito, con un lato a picco sulla città.
La cattedrale, completamente vuota e nuda, ha un fascino tutto suo.
Dal 1700 è stata usata come caserma e durante e dopo la guerra civile come campo di concentramento.
Sono solo muri, colonne, cupole e finestre. Ma che muri, colonne, cupole e finestre.
Come spiritualità sono parecchio carente, ma un posto così qualcosa smuove.
Esco.
La luce del tramonto colora di arancione rosato tutto.
Mi siedo un po’ nel piazzale.
Beh, che finale.

20190927_104819.jpg
Foto non fatta.
O meglio non fatta volontariamente.
Me la sono ritrovata.
Devo aver schiacciato qualcosa per caso. Non so neanche bene dove. Ho anche dovuto tagliare una parte perché c’era probabilmente un mio dito davanti all’obiettivo.
Ma forse proprio per questo mi sembra emblematica.


28/09 Barcellona
Sono di nuovo qui.
Tempo di tornare a casa.
E’ passata una settimana. Come sempre sembra un tempo lunghissimo e nello stesso tempo sembra di essere appena partiti.
E’ finita l’estate. Inizia un nuovo anno. Mah.

Solo più una cosa, che non so bene come dire, ma voglio dire.
Molti di voi, tutti voi, siete partiti con più tigri nello zaino, sullo zaino. Concrete o pensate.
Avrei voluto. Ma non me la sono sentita. Avevo paura di non essere in grado, di non essere all’altezza.
Ma un pensiero per loro c’è sempre stato, come sempre c'è.

Ah, per finire con una scemenza, la fiera della frutta e verdura c’era davvero a Lleida: Fira de San Miguel, con esposizione di macchine agricole.
 
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