5 giugno Cornellana-Bodenaya-Tineo
Una dormita ininterrotta e liscia mi porta ad aprire gli occhi di primo mattino, ma il “programma” di oggi prevede una tappa breve fino a Bodenaya e quindi giggioneggio un po nel sacco a pelo prima di decidere ad alzarmi
Sapere di non dover iniziare a camminare alle prime luci dell’alba sembra un po’ una vacanza, ancora legato come sono alla pigrizia della vita di sempre, mentre già domani capirò invece quanto avviarsi con il sole alle spalle che si eleva sull’orizzonte per sparare la mia ombra in avanti quasi in avanscoperta, sia una vera estasi e balsamo per la mente, lo spirito e il corpo

Di primo mattino, con il fresco, il mondo addormentato, il cielo trepidante in attesa del sole, tutto è pacifico, sereno, bendisposto, il luogo in cui lasciare i pensieri come bimbi a correre in un prato, il momento in cui anche i crucci più scuri sembrano meno impellenti, lo stato in cui il tempo dovrebbe fermarsi per avere modo di pensare tutto quello che c’è da pensare prima di iniziare una nuova giornata, ringraziando semplicemente di essere vivi per avere la possibilità di affrontare quello che la vita ha in serbo per noi
Esco per l’ultima volta dall’albergue attraverso la Puerta de la Osa e mi avvio in paese dove trovo subito un bar per fare colazione come si deve, brioche con cafè y leche, in compagnia di Manfred e Mike che, senza fretta alcuna, si godono il momento leggendo il giornale
Troppo vita ordinaria per me, venuto qui con l’intento di scartabellare nei recessi più profondi del mio io, tanto che li saluto e mi incammino non prima di aver pagato, a loro insaputa, le consumazioni di tutti
Se la mia terapeuta fosse stata qui si sarebbe infuriata avendomi ripetutamente bacchettato di essere immanente e cercare in ogni modo di essere sempre accettato da tutti anche quando gli altri non chiedono né il mio aiuto né il mio consiglio, che io mi ostino a provvedere incurante che così facendo faccio del male solo a me stesso, il Cammino si farà carico nei giorni a seguire di insegnarmi a mollare, a dare fiducia agli altri, a dare fiducia a me
La via si inerpica dietro il monastero e apre la vista su questo piccolo paese abbracciato dai monti e affacciato sulla valle alla confluenza tra il Rio Nonaya e il Rio Narcea, il sole illumina i tetti del monastero accendendo il rosso delle tegole e mi fermo lungo la svolta che me lo nasconderà per scattare un’ultima foto

Prima di Quintana incontro tutta la “famiglia” in pausa per una chiacchierata mattutina, senza sigarette perché nessuno fuma, cui mi unisco con il piacere che da essere tra simili, per poi ripartire tutti insieme, più o meno, salvo sgranarsi dopo poco ognuno seguendo il proprio incedere, il proprio ritmo, i propri pensieri
E' uno dei fascini indiscussi e probabilmente una delle cose che maggiormente colpiscono all'inizio chi affronta un primo Cammino verso Santiago, la possibilità tangibile di poter essere soli anche senza esserlo, circondati da altri con la tua stessa destinazione ma con il proprio passo che non è mai uguale a quello di un altro, il passo come un’impronta digitale caratteristica e unica perché uniche e non ripetibili sono le condizioni che hanno portato ciascuno su questa via
L’Identità di Eulero fa capolino dalla parete ormai sbiadita di una casupola diroccata poco prima di entrare a Salas, c’è chi dice che sia la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio e credo che la mano dell’ignoto che li l’ha disegnata da questo fosse ispirata, io non credo in Dio o almeno non in quello torvo, egoista e vendicativo che mi hanno inculcato fin da bambino martellandomi ogni giorno catechismo e dottrina nei 13 lunghi anni di scuola fino alla maturità, e sono anche allergico alla matematica per cui sicuramente non ne capisco la bellezza intrinseca né saprei farne la dimostrazione neanche ne dipendesse la mia vita stessa, ma quelle lettere e simboli aggrappati a quell'intonaco rossastro smozzicato che ha ormai perso la memoria mi colpiscono, non importa se hanno un senso o meno per qualcuno, pochi, molti o tutti, se sono un’espressione fideistica oppure la testimonianza di chi ha toccato con mano l’esistenza del divino, so che mi restano sul fondo della retina e che me li porterò dietro, sai mai che dovessi avere un’illuminazione
A Salas ritrovo Manfred, Mike e Christine seduti ad uno dei due bar che guardano la facciata della chiesa di Santa Maria la Major, in attesa di bocadillos e cafè, mi siedo, scalcio via gli scarponcini e mi aggrego per una sosta meritata e soddisfatta
I chilometri che portano all’Alto de Porciles sono un sogno ad occhi aperti, boschi senza soluzione di continuità attraversati su sentieri e sterrati che si alzano lungo la costa lasciando dabbasso il Rio Nonaya di cui pian piano il mormorio si fa più indistinto fino a perdersi nel suono della Terra, una corale cui partecipano tutti che siano vegetali, animali o minerali, ma è anche sudore sotto la volta verde che trasforma il calore del sole in umidità, un miracolo della vita la sintesi clorofilliana, e fatica perché si sale, e dolore perché probabilmente ho caricato lo zaino in modo diverso e preme su una spalla, almeno finché non incrocio Veronique che mi suggerisce, dall’esperienza delle centinaia di chilometri già percorsi partendo da Le Puy, di sfruttare lo schienalino regolabile perché è normale che con il passar del tempo i materiali anche i più tecnici, si assestino rispetto a come li abbiamo regolati inizialmente
Bella figura di cinquantenne che nella vita del mondo di là viene pagato a peso d’oro per i suoi consigli professionali e qui è talmente altro da se stesso da non capire che se ti fa male una spalla è per lo zaino messo male, così come se ti fanno male le gambe è perchè probabilmente hai comprato delle solette sbagliate che si faranno sentire fino alla fine e anche oltre
Possibile mai che lo stesso ammasso di neuroni, muscoli, ossa e sangue possa essere così diverso da se, semplicemente facendo una cosa che non ha mai fatto o non è piuttosto che questi luoghi, questi passi, le molecole stesse che permeano l’aria di ogni Cammino non siano in effetti una realtà altra in cui liberarsi, librarsi come un polline portato dal vento inconsapevole del proprio fato ma fiducioso che dove cadrà sarà quello il posto giusto e nessun altro
Pensieri pensierosi, pensato pensante camminando, porte chiuse e inchiavardate da decenni che scricchiolano sotto i colpi incessanti che ogni passo gli assesta, fino a spaccarsi, scardinate, inutili ormai a conservare fantasmi e dolori, angosce e tormenti, che liberati si affacciano per spiare la preda
Ma oggi non è il giorno, ancora, per andare in battaglia, oggi è eccitazione in ogni fibra, oggi è emozione, è potenza nelle gambe e nei polmoni, è risate private e lacrime pubbliche, se per pubblico si intendono uccelli, scoiattoli, volpi, piante, fiori, cielo azzurro e nubi bianche, oggi è il giorno in cui da quelle stanze buie, sepolcri imbiancati eretti da altri a custodi di qualcosa che nemmeno capivano, una lama di luce emerge, tra le nebbie oscure si fa strada, fende e si proietta all'esterno, ti chiama, ti apre gli occhi, ti fa vedere il te che avevi dimenticato, che non è morto né sepolto, solo nascosto, molto ben nascosto, giro l'ennesima curva e sulla parte di roccia una flecha infinita, mi cattura lo sguardo, mi illumina gli occhi, mi satura la materia grigia, all'infinito verso Santiago, Santiago meta dell'infinito, infinite vie per andare a Santiago, come per Eulero il significato che aveva per chi l'ha vergata non ha molta importanza, conta quello che scatena in me, le emozioni che libera, i pensieri che schioda dal muro a cui erano attaccati, è il simbolo del mio Cammino Primitivo a Santiago, è mia, è me

E i passi accelerano, la fatica diventa amica e compagna, non più ostacolo ma stimolo e cammini in preda ad un’estasi che non pensavi possibile, che rende tutto più bello, tutto più facile, anche cambiare programma e anziché fermarsi a Bodenaya scegliere di proseguire fino a Tineo
Anche volendo all’albergue di Bodenaya non mi ci sarei potuto fermare perché chiuso per un problema di approvvigionamento idrico, ennesimo buffetto del Cammino a ricordare che i programmi e i piani sono belli e divertenti mentre li fai, ma mica sono fatti per essere rispettati, tutt'altro
Mi fermo in un bar a La Espina, paesotto un po triste e senza troppa gente in giro, e tracanno mezzo litro di latte e un po di frutta secca, mi rendo conto che da quando ho iniziato a camminare anche il mio metabolismo sta cambiando, sarà l’adrenalina di cui mi sono portato una bella scorta, ma mangio al mattino e alla sera e in mezzo non sento la fame, mah
Tra una cosa e l’altra, un paio di sigarette, un giro sul forum, finisce che riparto alla volta di Tineo che il pomeriggio già si è insediato
Boschi, fango, letame, mosche, sprazzi di cielo azzurro tra le foglie, mosche, letame, fango, boschi, la sequela si succede ininterrotta senza che io incontri alcun bipede implume per quasi 15 chilometri, le scudisciate di pensieri che mi hanno spinto in cima al Porciles lasciano il campo ad un torpore mentale in cui mi adagio, una sorta di culla di immagini cerebrali, mentre con gli occhi osservo, guardo e mi immergo nel paesaggio che mi circonda, quiete agreste in uno stato di natura che avrebbe fatto la gioia di Russeau, quasi fossi due distinti me in uno
I chilometri non passano mai, il sentiero serpeggia senza punti di riferimento, in lontananza tracce di presenza umana che si avvicinano e si allontanano tra le fronde senza mai arrivare a portata di mano
All’Ermita di San Roque il gps muore, anche lui esausto, ma per fortuna le flechas amarilla abbondano, raggi di sole che accompagnano chiunque le voglia seguire, e mi guidano fino all’albergue Mater Christi al termine di una discesa che drena gli ultimi spasmi di dolore dalle mie gambe
All’albergue ritrovo Nick e Veronique già sistemati e mi prendo una cama in fondo allo stanzone tra le decine libere che di li a poco saranno colonizzate da una comitiva di giovani ciclisti spagnoli diretti a Santiago pedalando
Il luogo non è granchè, anzi a posteriori è il più brutto degli albergue che mi ospiteranno, ma ha un letto una doccia e tanto basta, in Cammino si impara ad apprezzare quel che soddisfa le necessità di primo livello e ci si accorge che si vive bene anche senza vasche idromassaggio, tv satellitare e ammennicoli di contorno, i miei due “familiari” anglofoni prepareranno qualcosa in albergue ma preferisco whatsappare con Manfred e Mike per raggiungerli a cena in paese
Alle dieci sono uno zombie e vado a dormire e nemmeno le caciarate dei ventenni in euforia ormonale mi terranno sveglio, mi rendo conto che non sono più giovane e me ne compiaccio, ho vissuto quello che dovevo vivere quando lo dovevo vivere e oggi non tornerei indietro né per rivivere né per cambiare la mia vita
Come sul Cammino ogni passo fatto non si può ripercorrere, perchè ogni volta sarebbe diversa dalla precedente, nella vita le cose passano perché devono passare e non c’è possibilità di riprovarci, gli errori, i successi, le cose fatte bene e fatte male, tali sono, tali restano, la saggezza è capirlo e non vivere di rimpianti e rimorsi, "riprova sarai più fortunato" non funziona, meglio farsene una ragione e attrezzarsi perché la morte ci trovi vivi
Il sonno mi abbraccia, domani camminerò di meno, domani arriverò ai piedi della Ruta e poi sarà battaglia, domani è tutto ancora da vivere