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Data astrale 20176.0

Questo diario me lo leggo con calma nelle prossime serate.
Grazie Robi

Edo
 
14 giorni alla mia partenza, ma è come se fossi già partito, ormai i problemi quotidiani, gli orari, le stanchezze, hanno lasciato il posto al cammino. Tutte le sere o prima delle luci dell'alba mi ritrovo già a camminare nei boschi e nei campi delle mie zone, con già i compagni di dolore alle gambe non essendo un gran camminatore, ma il "dispiacere" di non poter fare l'intero cammino è come si mi obbligasse a percorrere più km possibili prima della partenza ( forse è proprio questo il mio cammino, camminare durante i problemi prima di camminare per capirli ) Eppure ho già tanti segnali, ho già tante domande , ho letto tanti racconti ..... NON IMMAGINO L'ESPLOSIONE che avrò al mio arrivo.
Di certo il tuo racconto Robi me lo porterò dietro nel viaggio di aereo ( lo sto copiando in word senza leggerlo "nonostante, leggendo solo le prime parole, ne abbia una gran coinvolgimento) ........ ti prego finiscilo entro il 13 ottobre ;)
 
5 giugno Cornellana-Bodenaya-Tineo
Una dormita ininterrotta e liscia mi porta ad aprire gli occhi di primo mattino, ma il “programma” di oggi prevede una tappa breve fino a Bodenaya e quindi giggioneggio un po nel sacco a pelo prima di decidere ad alzarmi
Sapere di non dover iniziare a camminare alle prime luci dell’alba sembra un po’ una vacanza, ancora legato come sono alla pigrizia della vita di sempre, mentre già domani capirò invece quanto avviarsi con il sole alle spalle che si eleva sull’orizzonte per sparare la mia ombra in avanti quasi in avanscoperta, sia una vera estasi e balsamo per la mente, lo spirito e il corpo
P6050102.jpgDi primo mattino, con il fresco, il mondo addormentato, il cielo trepidante in attesa del sole, tutto è pacifico, sereno, bendisposto, il luogo in cui lasciare i pensieri come bimbi a correre in un prato, il momento in cui anche i crucci più scuri sembrano meno impellenti, lo stato in cui il tempo dovrebbe fermarsi per avere modo di pensare tutto quello che c’è da pensare prima di iniziare una nuova giornata, ringraziando semplicemente di essere vivi per avere la possibilità di affrontare quello che la vita ha in serbo per noi
Esco per l’ultima volta dall’albergue attraverso la Puerta de la Osa e mi avvio in paese dove trovo subito un bar per fare colazione come si deve, brioche con cafè y leche, in compagnia di Manfred e Mike che, senza fretta alcuna, si godono il momento leggendo il giornale
Troppo vita ordinaria per me, venuto qui con l’intento di scartabellare nei recessi più profondi del mio io, tanto che li saluto e mi incammino non prima di aver pagato, a loro insaputa, le consumazioni di tutti
Se la mia terapeuta fosse stata qui si sarebbe infuriata avendomi ripetutamente bacchettato di essere immanente e cercare in ogni modo di essere sempre accettato da tutti anche quando gli altri non chiedono né il mio aiuto né il mio consiglio, che io mi ostino a provvedere incurante che così facendo faccio del male solo a me stesso, il Cammino si farà carico nei giorni a seguire di insegnarmi a mollare, a dare fiducia agli altri, a dare fiducia a me
La via si inerpica dietro il monastero e apre la vista su questo piccolo paese abbracciato dai monti e affacciato sulla valle alla confluenza tra il Rio Nonaya e il Rio Narcea, il sole illumina i tetti del monastero accendendo il rosso delle tegole e mi fermo lungo la svolta che me lo nasconderà per scattare un’ultima foto
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Prima di Quintana incontro tutta la “famiglia” in pausa per una chiacchierata mattutina, senza sigarette perché nessuno fuma, cui mi unisco con il piacere che da essere tra simili, per poi ripartire tutti insieme, più o meno, salvo sgranarsi dopo poco ognuno seguendo il proprio incedere, il proprio ritmo, i propri pensieri
E' uno dei fascini indiscussi e probabilmente una delle cose che maggiormente colpiscono all'inizio chi affronta un primo Cammino verso Santiago, la possibilità tangibile di poter essere soli anche senza esserlo, circondati da altri con la tua stessa destinazione ma con il proprio passo che non è mai uguale a quello di un altro, il passo come un’impronta digitale caratteristica e unica perché uniche e non ripetibili sono le condizioni che hanno portato ciascuno su questa via

L’Identità di Eulero fa capolino dalla parete ormai sbiadita di una casupola diroccata poco prima di entrare a Salas, c’è chi dice che sia la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio e credo che la mano dell’ignoto che li l’ha disegnata da questo fosse ispirata, io non credo in Dio o almeno non in quello torvo, egoista e vendicativo che mi hanno inculcato fin da bambino martellandomi ogni giorno catechismo e dottrina nei 13 lunghi anni di scuola fino alla maturità, e sono anche allergico alla matematica per cui sicuramente non ne capisco la bellezza intrinseca né saprei farne la dimostrazione neanche ne dipendesse la mia vita stessa, ma quelle lettere e simboli aggrappati a quell'intonaco rossastro smozzicato che ha ormai perso la memoria mi colpiscono, non importa se hanno un senso o meno per qualcuno, pochi, molti o tutti, se sono un’espressione fideistica oppure la testimonianza di chi ha toccato con mano l’esistenza del divino, so che mi restano sul fondo della retina e che me li porterò dietro, sai mai che dovessi avere un’illuminazione
A Salas ritrovo Manfred, Mike e Christine seduti ad uno dei due bar che guardano la facciata della chiesa di Santa Maria la Major, in attesa di bocadillos e cafè, mi siedo, scalcio via gli scarponcini e mi aggrego per una sosta meritata e soddisfatta
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I chilometri che portano all’Alto de Porciles sono un sogno ad occhi aperti, boschi senza soluzione di continuità attraversati su sentieri e sterrati che si alzano lungo la costa lasciando dabbasso il Rio Nonaya di cui pian piano il mormorio si fa più indistinto fino a perdersi nel suono della Terra, una corale cui partecipano tutti che siano vegetali, animali o minerali, ma è anche sudore sotto la volta verde che trasforma il calore del sole in umidità, un miracolo della vita la sintesi clorofilliana, e fatica perché si sale, e dolore perché probabilmente ho caricato lo zaino in modo diverso e preme su una spalla, almeno finché non incrocio Veronique che mi suggerisce, dall’esperienza delle centinaia di chilometri già percorsi partendo da Le Puy, di sfruttare lo schienalino regolabile perché è normale che con il passar del tempo i materiali anche i più tecnici, si assestino rispetto a come li abbiamo regolati inizialmente
Bella figura di cinquantenne che nella vita del mondo di là viene pagato a peso d’oro per i suoi consigli professionali e qui è talmente altro da se stesso da non capire che se ti fa male una spalla è per lo zaino messo male, così come se ti fanno male le gambe è perchè probabilmente hai comprato delle solette sbagliate che si faranno sentire fino alla fine e anche oltre
Possibile mai che lo stesso ammasso di neuroni, muscoli, ossa e sangue possa essere così diverso da se, semplicemente facendo una cosa che non ha mai fatto o non è piuttosto che questi luoghi, questi passi, le molecole stesse che permeano l’aria di ogni Cammino non siano in effetti una realtà altra in cui liberarsi, librarsi come un polline portato dal vento inconsapevole del proprio fato ma fiducioso che dove cadrà sarà quello il posto giusto e nessun altro
Pensieri pensierosi, pensato pensante camminando, porte chiuse e inchiavardate da decenni che scricchiolano sotto i colpi incessanti che ogni passo gli assesta, fino a spaccarsi, scardinate, inutili ormai a conservare fantasmi e dolori, angosce e tormenti, che liberati si affacciano per spiare la preda
Ma oggi non è il giorno, ancora, per andare in battaglia, oggi è eccitazione in ogni fibra, oggi è emozione, è potenza nelle gambe e nei polmoni, è risate private e lacrime pubbliche, se per pubblico si intendono uccelli, scoiattoli, volpi, piante, fiori, cielo azzurro e nubi bianche, oggi è il giorno in cui da quelle stanze buie, sepolcri imbiancati eretti da altri a custodi di qualcosa che nemmeno capivano, una lama di luce emerge, tra le nebbie oscure si fa strada, fende e si proietta all'esterno, ti chiama, ti apre gli occhi, ti fa vedere il te che avevi dimenticato, che non è morto né sepolto, solo nascosto, molto ben nascosto, giro l'ennesima curva e sulla parte di roccia una flecha infinita, mi cattura lo sguardo, mi illumina gli occhi, mi satura la materia grigia, all'infinito verso Santiago, Santiago meta dell'infinito, infinite vie per andare a Santiago, come per Eulero il significato che aveva per chi l'ha vergata non ha molta importanza, conta quello che scatena in me, le emozioni che libera, i pensieri che schioda dal muro a cui erano attaccati, è il simbolo del mio Cammino Primitivo a Santiago, è mia, è me
day #4 toward Borres_infinity_Camino.jpg
E i passi accelerano, la fatica diventa amica e compagna, non più ostacolo ma stimolo e cammini in preda ad un’estasi che non pensavi possibile, che rende tutto più bello, tutto più facile, anche cambiare programma e anziché fermarsi a Bodenaya scegliere di proseguire fino a Tineo
Anche volendo all’albergue di Bodenaya non mi ci sarei potuto fermare perché chiuso per un problema di approvvigionamento idrico, ennesimo buffetto del Cammino a ricordare che i programmi e i piani sono belli e divertenti mentre li fai, ma mica sono fatti per essere rispettati, tutt'altro
Mi fermo in un bar a La Espina, paesotto un po triste e senza troppa gente in giro, e tracanno mezzo litro di latte e un po di frutta secca, mi rendo conto che da quando ho iniziato a camminare anche il mio metabolismo sta cambiando, sarà l’adrenalina di cui mi sono portato una bella scorta, ma mangio al mattino e alla sera e in mezzo non sento la fame, mah
Tra una cosa e l’altra, un paio di sigarette, un giro sul forum, finisce che riparto alla volta di Tineo che il pomeriggio già si è insediato
Boschi, fango, letame, mosche, sprazzi di cielo azzurro tra le foglie, mosche, letame, fango, boschi, la sequela si succede ininterrotta senza che io incontri alcun bipede implume per quasi 15 chilometri, le scudisciate di pensieri che mi hanno spinto in cima al Porciles lasciano il campo ad un torpore mentale in cui mi adagio, una sorta di culla di immagini cerebrali, mentre con gli occhi osservo, guardo e mi immergo nel paesaggio che mi circonda, quiete agreste in uno stato di natura che avrebbe fatto la gioia di Russeau, quasi fossi due distinti me in uno
I chilometri non passano mai, il sentiero serpeggia senza punti di riferimento, in lontananza tracce di presenza umana che si avvicinano e si allontanano tra le fronde senza mai arrivare a portata di mano
All’Ermita di San Roque il gps muore, anche lui esausto, ma per fortuna le flechas amarilla abbondano, raggi di sole che accompagnano chiunque le voglia seguire, e mi guidano fino all’albergue Mater Christi al termine di una discesa che drena gli ultimi spasmi di dolore dalle mie gambe
All’albergue ritrovo Nick e Veronique già sistemati e mi prendo una cama in fondo allo stanzone tra le decine libere che di li a poco saranno colonizzate da una comitiva di giovani ciclisti spagnoli diretti a Santiago pedalando
Il luogo non è granchè, anzi a posteriori è il più brutto degli albergue che mi ospiteranno, ma ha un letto una doccia e tanto basta, in Cammino si impara ad apprezzare quel che soddisfa le necessità di primo livello e ci si accorge che si vive bene anche senza vasche idromassaggio, tv satellitare e ammennicoli di contorno, i miei due “familiari” anglofoni prepareranno qualcosa in albergue ma preferisco whatsappare con Manfred e Mike per raggiungerli a cena in paese
Alle dieci sono uno zombie e vado a dormire e nemmeno le caciarate dei ventenni in euforia ormonale mi terranno sveglio, mi rendo conto che non sono più giovane e me ne compiaccio, ho vissuto quello che dovevo vivere quando lo dovevo vivere e oggi non tornerei indietro né per rivivere né per cambiare la mia vita
Come sul Cammino ogni passo fatto non si può ripercorrere, perchè ogni volta sarebbe diversa dalla precedente, nella vita le cose passano perché devono passare e non c’è possibilità di riprovarci, gli errori, i successi, le cose fatte bene e fatte male, tali sono, tali restano, la saggezza è capirlo e non vivere di rimpianti e rimorsi, "riprova sarai più fortunato" non funziona, meglio farsene una ragione e attrezzarsi perché la morte ci trovi vivi

Il sonno mi abbraccia, domani camminerò di meno, domani arriverò ai piedi della Ruta e poi sarà battaglia, domani è tutto ancora da vivere
 
Ultima modifica:
Non ce l'ho fatta ;) , l'ho letto !!!!!
ma continuo a copiarmelo e lo RI leggerò nuovamente,
sono scosso, STUPITO ed ESTERREFATTO dei profondi pensierei che dici/scrivi e che accomunano ed eguagliano i pellegrini

Pre cammino - cammino - Post Cammino

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Sconosciuti che si conoscono già nell'anima
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In supplicante attesa della continuazione :)
 
6 giugno Tineo-Borres
Che Tineo non sarebbe stato un posto memorabile, di quelli che dici “mannaggia chi sa se e quando ci potrò tornare” l’avevo capito già ieri dopo cena, con quella brezza infida e tagliente che aveva accompagnato, insieme ad una fastidiosa pioggerellina sottile, il mio caracollare per le strade deserte alle nove di sera tornando all’albergue, rendendolo mesto e solitario come a voler mettere un coperchio al mio prorompere entusiasmo e serenità da ogni cellula
Stamattina l’alba un po livida, le strade eternamente deserte a meno di alcuni pellegrini già in marcia ed un bar dove non trovo di meglio che un paio di Fiesta e un cappuccino da ristorante cinese, danno il colpo di grazia a questo paesotto nemmeno troppo piccolo che probabilmente io sto sottovalutando per assenza di tempo e anche di voglia di fare un giro turistico
È che il richiamo di quella che a Oviedo era una linea sottile persa in avanti e che si è rivelata essere un’autostrada in cui pensieri ed emozioni si sorpassano senza limiti di velocità, mi chiama, mi alletta, mi ghermisce, mi intriga con un potere ammaliante pari a quello che le Sirene propinarono al povero Ulisse per cercare di distoglierlo dalla sua missione, solo che nel mio caso l’effetto è opposto, io voglio essere ammaliato altro che tappi di cera nelle orecchie
E quindi via, in marcia per questo nuovo giorno, “alla scoperta di nuovi mondi e nuove civiltà fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”, oops sono tornato bambino e pensavo di essere James T. Kirk a bordo dell’Enterprise quando sognavo di fare l’astronauta, era l’epoca dell’Apollo 11 e del piedone di Armstrong sul regolite lunare, e invece sono io quasi mezzo secolo dopo senza astronave e tuta spaziale, con i piedi piantati in terra che si rincorrono uno dietro l’altro su per una leggera salita che mi porta fuori dall’abitato

Mi inoltro nel bosco mentre nella valle la bruma mattutina si rarefà fino a scomparire, sul sentiero che sale il silenzio è tale che riesco a sentire le voci di altri pellegrini ancora nascosti alla vista, la vegetazione è fitta, ricca, rigogliosa, cammino in un tunnel vegetale, i toni di luce verdi a tratti squarciati da lame di sole che attraversano le fronde e in sottofondo il rumore di acqua che scende a valle, nei mille rivoli e ruscelletti che solcano questo versante su cui io ed altri procediamo con passo allegro e animo sereno
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Il bosco cede il passo ad una radura sull’altopiano in cima alla Sierra de Tineo e lo sguardo si colma di bellezza, spazio e distanza fino all’orizzonte chiuso dai rilievi della Ruta de Los Hospitales che da millenni attendono gli impavidi pellegrini e che ora appaiono come una ruga che separa il cielo dalla terra, confusa in una bruma resa bluastra dalla lontananza e dalla luce del sole ancora radente
Impossibile non trovarsi in pace con se stessi e con l’universo, soprattutto dopo i turbinosi pensieri che mi hanno fatto compagnia ieri, lascio scorrere in avanti gli altri pellegrini fino a rimanere solo per potermi sciogliere nel silenzio e nella luce che mi attorniano, un mondo circolare in cui lo sguardo non ha confini né geometria, trecentosessantagradi di vista ininterrotta a cui soltanto le paure potrebbero mettere un limite ma anch’esse sono ora abbacinate e annichilite, rifugiatesi in un angolo a leccarsi le ferite
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Quale miglior momento per lasciarsi accompagnare da David Bowie nel celebrare i “Changes” che questo Cammino mi sta imponendo, che sono quello che speravo di trovare quando non sapevo perché volessi venire qui ma sapendo che dovevo venire qui, e alle note gioiose ed energiche fanno da contrappunto e controcanto le mie lacrime che sgorgano copiose incanalandosi nelle rughe del sorriso che mi invade il viso mentre cammino a cuor leggero e passo ancor più lieve nella discesa verso Obona
Al bivio incontro Nick e Veronique di ritorno dall’aver visitato i ruderi della chiesa e ci avviamo insieme prendendo il sentiero sulla sinistra diretti verso Campiello che ormai dista poco in questo già breve tappa odierna
Nick, do you believe in coincidences?
What’dya mean?
I mean
, pensi che ciò che accade ad ognuno di noi sia frutto del puro caso, della coincidenza, oppure che ciò che viviamo ogni giorno sono un serie infinita di eventi concatenati che scorrono indipendentemente dalla nostra percezione e coscienza come una corrente in cui noi si entri e si esca ogni momento in cui prendiamo una decisione, e quindi che ciò che viviamo in realtà è ciò che in ogni momento decidiamo di vivere o in altre parole che il libero arbitrio esiste veramente anche se lo rapporti ad una concezione quantica dell’universo per cui tutto ciò che esiste lo fa nel momento in cui c’è qualcuno che lo percepisce e ciascuno è libero di prendere le decisioni quando ritiene opportuno e facendolo altera per sempre il flusso della corrente che da quel momento in poi seguirà una via diversa fino al prossimo bivio?
Così abbiamo conversato per qualche chilometro, senza chiaramente giungere ad alcuna conclusione, con il semplice gusto della dialettica intesa come confronto di tesi non necessariamente opposte o contrapposte ma sicuramente diverse perché diverse erano le menti che le stavano elaborando, mescolando platonici e sofisti, aristotelici, hegeliani, kantiani, buddismo, induismo e new age in un qualcosa che non deve avere senso per tutti ma che lo ha per noi, tra un passo e un respiro mentre intorno a noi il bosco si diradava e lasciava il posto a radure sempre più ampie

Ci sentiamo chiamare a gran voce costeggiando una fattoria, incuriositi ci avviciniamo e il fattore in un meltingpot linguistico ci chiede se vogliamo un sello, così dal nulla quasi ci stesse aspettando, che volentieri ci facciamo apporre sulla credenziale che ormai inizia ad essere affollata di impronte
Sull’asfalto in salita per gli ultimi chilometri prima del paese, Nick mi lascia portato dalla sua lunga falcata e da ventanni di meno e io mi riadagio nei miei pensieri che però a quel punto anelano una bella sosta che finalmente giunge al bar di fronte a Casa Herminia dove ritrovo quasi tutta la “famiglia” e in cui faccio conoscenza con Annamaria e Terry scambiando un saluto frettoloso mentre ripartono, prodromo di incontri ben più densi che ci saranno prima di Santiago
Che soddisfazione potersi togliere scarponi e calze, assaporare un bel cafè y leche, mangiado una banana, uno yogurt, un panino, un kinder cereali, beh meglio che smetta
Con Manfred e Mike ripartiamo alla volta di Borres, mentre gli altri si sono riavviati alla spicciolata diretti a Pola de Allande, e percorriamo la poca distanza in compagnia di Marcelo e Lucas venuti dal Brasile ad accompagnare il di loro padre, devoto fervente che finalmente riesce a fare il Cammino fino a Santiago.

El Barin de Borres, unico caposaldo commerciale di questo mucchietto di case gettato alla rinfusa sulla costa della montagna a far da guardiano al bivio più famoso del Cammino Primitivo, quello che divide il mondo tra su e giù, tra prima, quando Pola non esisteva, e dopo, quando fu fondata perché la via alta non era percorribile in inverno per permettere ai Pellegrini di continuare ad andare ad ovest quando a sud ancora imperversavano i dominatori mori
El Barin, regno personale di Gloria che lo governa incontrastata, ci accoglie per sello e donativo e una clàra gelata prima di dirigerci all’albergue che, perso nel nulla, appoggiato sul declivio e affacciato sulla valle, è l'essenza del Cammino Primitivo, condivisione, spartanita', semplicità, l'essenza del vivere con quanto serve facendo a meno delle sovrastrutture di cui a casa siamo carichi e che ci legano, obbligano, costringono, inumanamente, mentre qui ogni giorno ne perdiamo un pezzo e non ne sentiamo il rimpianto
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All’ingresso due italiani, li riconosco leggendo le etichette delle confezioni di creme e medicamenti appoggiati sul tavolo, e realizzo che da cinque giorni non produco una sillaba nella lingua di Dante e che non me ne cruccio, anche loro diretti all’Apostolo, scambiamo due chiacchiere del più e del meno ma non sento sbocciare il feeling che ho con la mia “famiglia” e la conversazione durante la cena si esaurisce per mancanza di propulsione
È ancora giorno, ma ho voglia di riposare perché domani è domani e domani c’è la Ruta e domani è il giorno che sto aspettando da 11 mesi e 5 giorni, perché so che domani sarà un giorno speciale
Chiamo Alfie, gli racconto la giornata senza riuscire, ancora, a trasmettergli l’immensità di quello che sto vivendo, mi affaccio sul forum, mi fumo un paio di sigarette e poi mi corico, mentre intorno a me dormono pressoché tutti
Borres e l’assenza totale di rumori artificiali, il canto di uccelli, lo stormir lieve di fronde, il rumoreggiar sottile di acqua che scende a valle, suoni semplici come la vita che creano un "silenzio" quasi estraniante nel cui ascolto ci si perde, a perdita d'occhio i rilievi vestiti di boschi nella stasi assoluta della fine di un altro giorno
buonanotte
 
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È sempre un piacere leggerti Roberto.

Edo
 

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