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Data astrale 20176.0

N.B.
Ricordarsi che Sardina/Patrizia/Gipsy/Nomade dal primo di gennaio sarà libera cittadina e piomberà senza nemmeno avvisare ad ogni incontro-tavolarotonda-pizzata-birrata-miniradunino ecc. ecc. ....
E Free (e non solo lei...) lo sa che Sardina acchiappa senza pensarci nemmeno mezzo minuto un aereo anche solo per stare poche ore con gli amici o prende un traghetto con auto o senza auto giusto il tempo di arrivare la mattina e ripartire la sera. Finirà Sardina in un ospizio per nullatenenti ma i soldi vanno investiti in viaggi e libri! Per quanto riguarda i libri sono già in possesso di una biblioteca notevole (che dovrò poi lasciare a qualche istituzione che abbia spazio). I viaggi sono alimento per la mente ma se i viaggi sono per incontrare la "famiglia" dei PPS c'è anche un grande immenso guadagno per l'anima!
Quindi, in conclusione...una birrazza anche per me!!
:abbraccio:
Patrizia
 
:orsetto::bacibaci:
Si preannuncia una strafigata!
Anche perché Edo e free avranno ben da raccontare del loro peregrinare :rofl:
Solo una richiesta, se possibile facciamola infrasettimanale ve ne sarei grato : - )

Per quanto riguarda i libri sono già in possesso di una biblioteca notevole (che dovrò poi lasciare a qualche istituzione che abbia spazio)
Pat, se proprio non sai a chi darli i libri io mi candido :-))
 
qui si batte la fiacca!!! [emoji3]

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7 giugno Borres-Berducedo via Ruta de Los Hospitales

I ritmi circadiani si sono riallineati con il flusso dell’universo e la sveglia ha perso la sua funzionalità, per cui apro gli occhi al momento giusto senza dovermi neanche preoccupare di quale sia questo momento
Dalle finestre dell’albergue la luce bassa e obliqua del sole arrampicatosi appena al di sopra della pelle della terra, è ancora schermata dalla foschia che pigramente ammanta l’aria, ma sciacqua dagli occhi gli ultimi tentacoli di sonno mentre mi guardo intorno e mi rendo conto che quasi tutti sono già andati

È tempo di partire, per andare a vedere cose che i miei occhi ancora non hanno osato credere

Gloria è sul ponte di commando di El Barin alle 7:30 in punto e per 2€ mi serve una colazione pantagruelica che fatico a terminare ma che mi sarà di aiuto nella giornata, Manfred e Mike, invidiabilmente lazy come sempre, si attardano a conversare mentre io li saluto e mi avvio verso il giro di boa del mio Cammino
L’aria è fresca, lo spirito alto, il passo vivace, i pensieri ancora leggeri, i sensi colmi del tutto di cui sono una parte, il mucchietto di case sparse che va sotto il nome di Borres scompare subito alle mie spalle sostituito da scorci che si aprono mentre il sentiero zigzaga salendo dolcemente sulla costa della montagna, il cielo schiarisce sempre più e si colora del solito azzurro infantile che mi vien da chiamare “azzurro primitivo”, rimasugli sbrindellati di nubi lo attraversano inframezzate alle strie di condensa degli aerei in altra quota, mentre io continuo a salire, con il sole sempre più caldo che batte sulle spalle protette dallo zaino
day #5 - Ruta de Los Hospitales_split world.jpg
Mi fermo per una sosta a bere un po’, cambiare la maglia ormai intrisa di sudore e togliere la felpa, oltremodo conservativo temevo facesse freddo salendo e invece la giornata si annuncia bollente e così sarà in più di un senso
Davanti e dietro di me pellegrini sparsi, volti già incrociati, storie sconosciute, occhi limpidi e determinati, un saluto, uno sguardo, la consapevolezza che si materializza in mezzo e poi ognuno con il suo passo su quell’unica strada, la sola che ora importi percorrere, e io proseguo volutamente e volontariamente esiliato dal mondo perché oggi è un giorno particolare in questa storia speciale che è il Cammino per me

Lo stavo aspettando questo giorno, questo sentiero, queste salite, tutti quelli che ci sono passati raccontano del fascino della Ruta e tutto si può dire tranne che non è splendida, intrigante, stimolante, ma la mia attesa ha radici più occulte, riconosciute dal mio inconscio ma respinte dal mio conscio, sepolte in agitazione nell’oscurità, radicate in modo inestricabile al mio io, alla mia storia, al mio essere, quelle radici che sono venuto qui per poterle dissotterrare, portare alla luce e finalmente guardare
ciao Robi,
ciao Papà,
mi manchi lo sai? L’ultima volta che ci siamo visti è stato in sogno venticinque anni fa
lo so, ma allora era tempo che io andassi e che tu mi lasciassi andare, per questo ero venuto a salutarti
si, vero, ma non sai le volte che avrei voluto che le cose fossero andate in modo diverso, ogni volta che ho dovuto prendere una decisione senza sapere cosa fare, ogni volta che le mie decisioni mi si sono rivoltate contro, ogni volta che ho pianto o urlato di rabbia, ogni volta che mi sono sentito perso
te lo ricordi l’aeromodello?
si, cosa c’entra?
quello per cui hai rotto così tanto le palle per averlo e che poi hai mollato li semicostruito e mai finito?
Papà, avevo 16 anni …
è l’atteggiamento che conta, quell’aeromodello era la tua nemesi, mille entusiasmi, mille cose iniziate, una, forse, finita, per quanto tempo te la sei portata dietro?
ho imparato
non avevi alternative
senza sconti
nessuno era possibile
come te
già
tu lo sai perché sono qui
si …
e … ?
Buon Cammino
Il tempo non esiste, lo spazio è una costruzione mentale, la materia una percezione
La salita non è nemmeno troppo ardua ma io sento la fatica che inizia ad accumularsi, cammino racchiuso in una bolla intimista mentre intorno a me il mondo sprigiona tutta la sua selvaggia bellezza, incontaminato, immoto, costruendo un proscenio luminoso di colori a fare da contrappeso all'oscurità che sono venuto ad affrontare

Mi fermo a riposare su una sella, circondato dai monti che chiudono la vista su tre lati mentre a nord digradano verso il Mar Cantabrico perso nella lontananza e nella foschia, il sole inizia a bruciare mentre osservo il sentiero che mi aspetta snodarsi lungo la massima pendenza arrampicandosi sul versante meridionale del Pico Caborno, impossibile a guardarlo da qui
day #5 - Ruta de Los Hospitales_1.jpg
Intorno il tutto e il nulla, non un rumore, non una presenza umana, potrei essere rimasto l’ultimo sulla faccia della terra e invece mi sento come l’uomo che cadde sulla terra, infantilmente sorpreso da quanto possa essere bella e incontaminata e di quanto ci si possa sentire vivi se solo ci si concentri sul proprio respiro, sul battito del cuore, sui messaggi nervosi che il cervello invia, respira, respira, respira, fai il pieno di ossigeno, libera la mente, apri la tua anima al mondo e lascia che tutto questo ti entri dentro e ti illumini
Mi arrampico, sul sentiero sassoso ogni passo mi allontana dal mondo, ogni passo amplia la visuale, sotto di me il panorama di dispiega come le ali di una farfalla appena uscita dalla crisalide ed in una sosta, abbarbicato sul pendio con il cuore che batte per la fatica, l’eccitazione e il timore, proprio una farfalla si viene a posare davanti ai miei occhi, la guardo e vorrei farle una foto, ma penso che sono in equilibrio un po’ precario e sono un po’ stanco e non mi va di tirare fuori la macchina fotografica e quindi lascio perdere, la farfalla sembra indispettita, si libra, volteggia, si allontana poi ritorna e si posa ancora più vicina, l’aeromodello …., trovo un appoggio stabile, poggio i bastoncini, estraggo la macchina fotografica e scatto, uno solo secco senza neanche guardare il risultato, la farfalla vola via perdendosi in lontananza e quasi mi sembra di sentire un sospiro di sollievo e una pacca sulla spalla
day #5 - Ruta de Los Hospitales_beauty posing.jpg
Riprendo ad arrampicarmi e finalmente arrivo al pianoro de La Campa la Brana prima dell’ultima salita, un gruppo di pellegrini sta facendo sosta nel boschetto di conifere, parole sussurrate sottovoce quasi a non voler disturbare la magia del luogo e del momento, mi sfilo lo zaino, tolgo la maglietta che gronda e tiro fuori frutta e formaggio, primo soddisfare i bisogni primari
Arriva una coppia, lei poco più che trentenne lui ad occhio circa sessanta e si fermano anche loro per una sosta, “ciao ci siamo visti ieri a Campiello, io sono Annamaria e lui è Terry”, “Hi, nice to meet you how’s going?”, iniziamo a chiacchierare e il mondo si rivela piccolo piccolo come soltanto i proverbi lo rappresentano, quando Terry mi dice di essere un professore dell’Ohio in sabatico
La mia casa lontano da casa, nei tre anni che ho passato avanti e indietro tra fare il ricercatore a Roma e il professore ad Akron, in quello che è stato al contempo il periodo più bello della mia carriera universitaria ma anche quello in cui la mia vita è cambiata radicalmente, diviso tra il mio vecchio me con moglie e figlia in Italia e quello nuovo, allora ancora tutto da scoprire
1999, 2000, 2001, Clinton e l’american dream, dove il futuro aveva un senso e tutto era possibile per chiunque, anche trovare finalmente la forza e il coraggio di fare il primo passo fuori dal ripostiglio calustrofobico che avevo costruito in ossequio ai benpensanti e alla normalità per avventurarmi, dapprima titubante, in un mondo a sei colori simbolo della varietà, della gioia, del diritto e dell’orgoglio “I am what I am and what I am is no excuses, it's one life and there's no return and no deposit, one life so it's time to open up your closet, life's not worth a damn till you can shout out, I am what I am”
2001, 2002, 2003, GWB e gli anni cupi, un'america rinchiusa in se stessa, timorosa, quella delle urla, del fumo, dell’acciaio contorto e delle macerie, dalla follia dell’11 settembre, e scendere da un taxi a Ground Zero e doversi appoggiare al muro per non cadere, piangendo soverchiato dal dolore delle vittime innocenti, dallo strazio delle foto appese con nastrini alla rete che circonda quella fossa, moderno ingresso dell’Ade
tu perché stai facendo il Cammino?”, la domanda di Annamaria spontanea e aperta come lei, la domanda di tutte le domande, quella cui finora non avrei saputo dare risposta e che invece in quel preciso istante si materializza cristallina, “I’ve come to look into the abyss” la risposta gentile ma che non concede repliche ne invita a commenti, eppure sia Annamaria che Terry mi guardano, nei loro occhi curiosità e consapevolezza, quasi a dirmi senza bisogno di parole “eccoti, ti stavamo aspettando, non è questo il momento ma ci incontreremo di nuovo e allora parleremo”

Riassetto tutto, zaino nuovamente in spalla, compagno di avventure e testimone silente di conflitti, sconfitte e successi, e riprendo a camminare, erba poi sassi, sempre più ripida, mi sembra che siano passati anni da quando ho camminato in piano, una salita continua, costante senza tregua o sosta, implacabile, imperturbabile e imperturbata dalla notte dei tempi, una primitiva scalata verso il cielo, unico orizzonte possibile andando in verticale.
Arrivo all’Alto de L’Hospital, dietro la curva le rovine del Fonfaraon, finalmente, memento mori delle cose terrene struggente nella sua bellezza archetipica di un luogo di riposo e conforto ai confini del mondo, e intorno a me solo monti, monti, monti a perdita d’occhio
P6070174.jpg
Proseguo sul sentiero, dietro di me scorgo arrivare Manfred e Mike ma non mi fermo, i piedi mi portano avanti, sono ansiosi, ingordi quasi di macinare distanze, scavallo l’alto e mi si para un altro altopiano che mozza il fiato, l'infinito è lì, lo vedi, lo respiri, lo sentì sulla pelle, ti colma gli occhi, ti annichilisce e al contempo ti satura di esaltazione ma anche di paura perché il troppo tutto insieme è difficile da assorbire e allora ti fermi, prendi fiato, lasci placare il furioso battito del cuore e cerchi di dividere il tutto in cose più semplici, il verde dei prati, il bianco accecate delle nuvole, le mandrie brade che placide, incuranti e indifferenti a te continuano la vita di sempre, nei singoli pezzi ti ritrovi e allora provi a ricomporre il puzzle e ti accorgi che l'unione restituisce un insieme più complesso, come un quadro impressionista se ti avvicini o ti allontani e, analogamente, ti affascina come se fosse possibile esserlo più di quanto tu già non sia
Inizio la discesa verso la sella che mi separa dall’Alto de Palo, lo vedo in lontananza, quanto potrà essere una mezzora e ci arrivo, e invece cammino in un mezzogiorno di fuoco, il sole accecante appeso nel cielo come un occhio divino che guarda gli sforzi di un essere umano arrancare
All’incrocio con la statale mi fermo per bere e mi accorgo che mi è rimasta circa mezza borraccia da mezzo litro, l’altra già andata da un pezzo e penso “caxxo, mi sa che ho fatto una minchiata, ma cosa vuoi che sia tra poco arrivo a Montefurado e li mi rifornisco”

Invece è l’inizio della seconda parte della giornata, quella che non ti aspetti ma che a posteriori capisci che non avresti potuto evitare, perché è uno dei motivi, forse il principale, che ti ha portato fin qui “hallo darkness my old friend, I’ve come to talk with you again”
Ciao

Ciao
lo sai chi sono
Si, sapevo che ti saresti fatto vivo nel momento peggiore
eheheh, non puoi evitarmi non sei mai riuscito ad evitarmi
No, però ora, qui posso guardarti in faccia senza timore
e cosa speri di ricavarne?
Consapevolezza, conoscenza e serenità, tutto quello che tu non sei e che hai sempre cercato di eliminare dalla mia vita
sei ambizioso e arrogante come sempre, io sono quello che tu hai deciso che io fossi, non puoi liberarti di me
Non mi voglio liberare di te, ma posso, devo e voglio capire
Tu sei la parte di me che gli altri non vedono, ma con cui io convivo da troppo tempo, quella che mina, che mi lascia solo, che si nutre delle mie paure, incertezze, quella dei sensi di colpa, dell’inadeguatezza, dell’ansia di essere tutto quello che tutti vogliono purché non ciò che io sono
quante belle parole, sei sempre stato bravo ad argomentare ma poco nel mettere in pratica, io non sono altro che i fatti, i tuoi fallimenti, le tue scelte sbagliate, la tua codardia, la tua paura di non essere accettato, di essere sbeffeggiato, le tue insicurezze, ti sei nutrito di me, ti sei nascosto dietro di me, ti ho fatto comodo e ti farò sempre comodo
Tu sei un altro me, nato grazie all’indifferenza e incapacità di chi sarebbe stato deputato ad insegnare amore, comprensione e solidarietà come condimento a latino e storia, non avevi ragione di esistere altrimenti
Sto camminando ormai da anni quando finalmente arrivo all’Alto de Palo, il Cammino mi porterebbe a scendere diritto lungo il versante, mi affaccio e penso che se avessi gli sci me ne andrei giù scodinzolando in slalom speciale, ma non c’è neve soltanto sassi, rocce e il sole a picco, ho sentito qualche fitta al ginocchio destro e decido che è meglio non rischiare e prendo per la carretera
(segue)
 
Ultima modifica:
(seguito)
Quattro chilometri di asfalto, finendo definitivamente l’acqua già razionata come in una traversata del deserto sotto il sole che mi cuoce la parte sinistra del corpo, in luogo delle poche centinaia di metri che avrei percorso se avessi scelto la via canonica, “chi lascia la via vecchia per la nuova male si trova” la saggezza di Nonna, e quando il nastro di asfalto rovente dopo l’ennesima curva incrocia di nuovo il sentiero frecciato di giallo svolto senza esitazioni e con un lento strisciare avanzo, gli occhi puntati sulle case di Montefurado che vedo lì in fondo
ma cosa lo stai facendo a fare, cosa vuoi dimostrare e soprattutto a chi?
Te l’ho detto, cercavo un modo in cui ci saremmo potuti guardare in faccia io e te, non devo dimostrare nulla a nessuno, piuttosto adesso capisco che sono venuto a recuperare quello che da troppo tempo tu tieni in catene, le cose sono cambiate, io sono cambiato e sto cambiando e accecato dalla tua protervia non te ne sei accorto e ormai è troppo tardi per fermare il processo
ma se sei sempre vissuto protetto, con la rete di salvataggio, non ti sei mai allontanato, non hai mai rischiato, la scuola, l’università, il militare, il lavoro, sempre tutto vicino, sotto casa, perché era comodo, non rischiavi, non ti esponevi
Sorry, ma penso che ti siano sfuggiti alcuni passaggi, sei rimasto indietro di tredici anni, all’inizio non me ne sono reso conto ma già allora con quel primo passo ho iniziato a demolirti, a liberarmi, a riappropriarmi della mia voglia di vivere, del sorriso, della speranza, non è tutto facile né scontato, come questo Cammino, come questo sentiero, salite, discese, salite, discese, fatica, sofferenza, ma che gusto quando si arriva, che soddisfazione quando si riesce, che stramaledettissima figata sapere di avere la voglia, le energie per fare, tentare, azzardare, mi rendo conto che serve coraggio, ma il coraggio senza la paura è solo incoscienza e quindi va condito, alimentato, sostenuto dalla determinazione, convinzione e anche una bella dose di arroganza e ambizione, tutto quello che tu non volevi io avessi o che vedessi, ma anche con la consapevolezza che ci sono i limiti, che nessuno è perfetto, che se vuoi vivere devi prenderti per quello che sei, facendoti forza delle cose che sai fare e cercando di mitigare quelle che non sai fare, quelle che non ti riescono, quelle che ti indeboliscono, che ti rendono umano, che fanno di te qualcuno di importante che tu sia un premio Nobel o un barbone per il semplice fatto di aver calpestato questa terra, di essere nato, di aver vissuto al meglio delle tue possibilità senza nasconderti preda delle paure, per aver dato qualcosa a qualcuno anche se non saprai mai che cosa
Sono venuto a riconoscerti, perché così diventi reale e non una paura nel buio, ed essendo reale ti posso accogliere, accettare e diventare quello che ognuno di noi può essere, uno con se stesso, consapevole delle proprie forze e debolezze, capacità e incapacità, serenamente e senza conflitti interiori per sensi di colpa inespressi, ingiustificati e inutili
Entro tra le case di Montefurado quasi in trance, procedendo per inerzia un passo dopo l’altro fino ad arrivare alla fine dell’abitato e li accasciarmi sotto un albero all’ombra, il ginocchio che urla, la borraccia vuota, non ho trovato la fonte “e ora che minkia faccio? In queste condizioni non ci arrivo di certo a Berducedo”
Un filastrocca da bambini, un po’ malandrini, faceva più o meno così “pensa che ti ripensa, a ripensar m’impazzo e dopo che ho pensato non ho capito un caxxo” e tale sarei rimasto se non fossero arrivati prima una coppia di spagnoli, appena intravisti nei giorni precedenti, che condividono con me metà di una loro borraccia, e poi Terry e Annamaria che mi fa sedere e fare stretching per una buona mezzora spiegandomi che quando non si beve a sufficienza le cartilagini si induriscono (come se non l’avessi letto decine di volte tra i consigli generosamente e gratuitamente elargiti dai PPS sul forum ad ogni nuovo sprovveduto come me) e poi accompagnandomi indietro di un paio di centinaia di metri fino alla fonte, che ovviamente era dove è descritta nelle guida e dove, nemmeno a scommetterci ritrovo metà della “famiglia” in sosta
Gaudius Magno, direbbe il porporato affacciandosi alla finestra sulla piazza gremita, io lo penso soltanto non essendo porporato e non avendo né una finestra da cui affacciarmi né una piazza in giubilante attesa, ma la gioia e l’emozione non sono da meno, nel ritrovare volti amici e soprattutto nell’essere stato oggetto della misericordia del Cammino materializzata
Sosta benefica, rinfrancante e rinfrescante, dopo una mezz’ora si riparte tutti insieme ma il dolore autoinflittomi al ginocchio mi rallenta e ben presto li vedo sparire dietro le curve del sentiero che discende verso il fondovalle
Proseguo in solitario come un velista nella Vendeè Globe, lasciandomi permeare dal mondo che mi avvolge, la testa divisa in non so più quante parti ognuna impegnata full throttle a seguire un filo di pensieri, le percezioni esterne, i dolori interni fisici e non solo, i ricordi flashback di vita che è stata intervallati a quelli della vita che vorrei, il clima è diventato torrido, il sole non accenna a calare, la temperatura stabile in cima alla colonnina di mercurio, la parte finale dello stint verso la Chiesa di Santa Maria del Lago e poi fino a Casa Serafin un’esperienza torrida
Nel cortiletto davanti al bar affacciato sulla carretera c’è ancora un tavolo libero, Manfred, Mike e Christine seduti all’ombra, sorrisi a tutta larghezza, davanti a tre birre mi accolgono con affetto, svuoto il portamonete nella macchinetta delle bevande ghiacciate e mi siedo vicino a loro, non allo stesso tavolo ma a portata di voce, e mi metto in standby come C-3PO quando si deve autoriparare
La stanchezza è notevole, ma la soddisfazione inizia a stemperarla e riprendo lentamente contatto con il genere umano e con il fascino che soltanto le persone serene sanno emanare, scambio battute sorridenti e soddisfatte con i miei amici di Cammino
Incredibile a dirsi ma dopo poco mi rialzo e passeggio, rigorosamente a piedi nudi, nel cortiletto quasi incapace di stare fermo, soffermandomi a leggere i posterini pubblicitari degli albergue privati a portata dei passi prossimi venturi, nel frattempo continuano a passare pellegrini, più o meno stravolti, tutti sorridenti, tutti fieri e orgogliosi di essere quasi alla fine della tappa essendo passati per il Puerto de Palo chi dalla via bassa chi da quella alta non ha importanza, come sempre quando ci si incontra ci si ritrova e, Camino’s Magic, ci si riconosce come appartenenti alla stessa schiatta, quella di quelli che perseverano a dispetto delle difficoltà, che non mollano, che hanno risorse e che sanno dove prenderle e come tirarle fuori

A Berducedo non ci sono molti albergue e quindi, con un lieve timore di non trovare posto, innescato dall’ansia che “quello lì” ha sempre usato con la maestria di un professionista, mi riavvio lasciando i miei amici ancora seduti al bar a condividere un momento di convivialità tutta germanica
Gli ultimi chilometri sono una passeggiata in un bosco incantato, in compagnia ora di Dorothy ora di Alice, con alberi alti fino all’impossibile, un sottobosco morbido di foglie che smorza fino a sopirlo il rumore dei miei scarponi, odore di resina che mi entra in tutti i pori e il passo lieve, anche perché in pianura, che ho imparato a riconoscere come il segnale che sono in equilibrio con me stesso e il Cammino
Gli scontri dialettici tra me e me che hanno permeato questa giornata sono alle spalle, non dimenticati ma pacificati, questi passi senza fine in questo bosco sospeso nel tempo e nello spazio mi fanno ricordare che “nessuno può farti più male di quello che tu fai a te stesso” e che scoprendo chi si è e non avendo paura di esserlo si compie il primo passo verso la serenità dell’uno
Le prime case di Berducedo, supero il municipale che già so essere pieno e mi dirigo downtown imboccando il primo albergue privato che trovo, ansioso di “riservare” quattro brande per me e i miei amici teutonici come mi sono impegnato a fare lasciandoli a gustarsi la birra a Casa Serafin, e faccio bingo perché ci sono le ultime quattro di tutto il paese
La camerata è nuova, ma i bagni e le docce solo due e alle 6 di pomeriggio di fatto un pantano, non la migliore delle esperienze, ma bisogna vivere con quel che si ha e quel che si trova, doccia, vestiti puliti e telefonata ad Alfie prima di cena, poi a seguire un paio di clara e quindi il riposo, mai come oggi guadagnato
Prima di chiudere gli occhi, Simon&Garfunkel mi cullano verso l’oblio onirico ricordandomi, anche loro, che “in the clearing stands a boxer and a fighter by his trade and he carries the reminders of every glove that laid him down or cut him till he cried out in his anger and his shame I am leaving I am leaving but the fighter still remains”
Bentornato Io
 
Ultima modifica:
Come questo Cammino, come questo sentiero, salite, discese, salite, discese, fatica, sofferenza, ma che gusto quando si arriva, che soddisfazione quando si riesce, che stramaledettissima figata sapere di avere la voglia, le energie per fare, tentare, azzardare, mi rendo conto che serve coraggio, ma il coraggio senza la paura è solo incoscienza e quindi va condito, alimentato, sostenuto dalla determinazione, convinzione e anche una bella dose di arroganza e ambizione, tutto quello che tu non volevi io avessi o che vedessi, ma anche con la consapevolezza che ci sono i limiti, che nessuno è perfetto, che se vuoi vivere devi prenderti per quello che sei, facendoti forza delle cose che sai fare e cercando di mitigare quelle che non sai fare, quelle che non ti riescono, quelle che ti indeboliscono, che ti rendono umano, che fanno di te qualcuno di importante che tu sia un premio Nobel o un barbone per il semplice fatto di aver calpestato questa terra, di essere nato, di aver vissuto al meglio delle tue possibilità senza nasconderti preda delle paure, per aver dato qualcosa a qualcuno anche se non saprai mai che cosa
Sono venuto a riconoscerti, perché così diventi reale e non una paura nel buio, ed essendo reale ti posso accogliere, accettare e diventare quello che ognuno di noi può essere, uno con se stesso, consapevole delle proprie forze e debolezze, capacità e incapacità, serenamente e senza conflitti interiori per sensi di colpa inespressi, ingiustificati e inutili

Grazie [emoji173]
 
Ultima modifica:
Un racconto bellissimo come sempre: può essere d'aiuto anche a chi, come me, le salite per ora non può farle a piedi ;)
 
U A O ........................
mille entusiasmi, mille cose iniziate, una, forse, finita
U A O ........................
“hallo darkness my old friend, I’ve come to talk with you again”
U A O ........................ U A O ........................U A O ........................U A O ........................
non ti sei mai allontanato, non hai mai rischiato, la scuola, l’università, il militare, il lavoro, sempre tutto vicino, sotto casa, perché era comodo, non rischiavi, non ti esponevi
U A O ........................
che stramaledettissima figata sapere di avere la voglia
U A O ........................


devo rileggerti e rileggerti ....... e rileggerti

Per il momento "grazie", credo a nome di tutti, per aver qui esposto in prima persona il lato che tutti umanamente nascondiamo e racchiudiamo quasi vergognosamente, quando invece tu con il tuo fantastico lessico, conscio che qui nei PPS trovi il
il fascino che soltanto le persone serene sanno emanare
hai saputo farmi dire più volte in più frasi "sono io" "anche io".

ognuno ha il proprio cammino, ed un suo finale come inizio, ma c'è tanto tanto tanto che accomuna le persone in grado di "mettersi in gioco"


Vai avanti a scrivere mi raccomando .........................

Abbraccio GIGANTE :orsetto:
Daniele
 
Ti ho letto disteso su una branda di un albergue dopo Ostabat e proprio oggi pensavo a mio papà... quanto vorrei raccontargli quello che sto vivendo.. purtroppo lui già da moltissimo è andato avanti ...
Grazie Robi

Edo
 
Ti ho letto disteso su una branda di un albergue dopo Ostabat e proprio oggi pensavo a mio papà... quanto vorrei raccontargli quello che sto vivendo.. purtroppo lui già da moltissimo è andato avanti ...
Grazie Robi

Edo
Magari Lui ti vede e chiacchierando assieme alla tua Mamma,commenteranno i passi di questo figlio scellerato che si arrampica sui pali della corrente con una vertebra "così e cosà". :-)
 
Magari Lui ti vede e chiacchierando assieme alla tua Mamma,commenteranno i passi di questo figlio scellerato che si arrampica sui pali della corrente con una vertebra "così e cosà". :)
LMAO!

Edo non dar retta allo "scellerato", anzi grazie per aver condiviso i tuoi pensieri :)

Raùl, e meno male che il folletto era nei Paesi Baschi !!!!

un abbraccio Amici Miei ;)
uhm .......
 
LMAO!
Raùl, e meno male che il folletto era nei Paesi Baschi !!!!
un abbraccio Amici Miei ;)
uhm .......
LMAO?
Folletto nei Paesi Baschi?
Oggi ti percepisco criptico, fratello.... ;-)
O forse sono io che sto diventando vecchio e non "acchiappo al volo" come una volta ... :rofl:
Un abbraccio.
 
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